sabato 18 Maggio 2024

Unes riduce il personale ma i suoi problemi si trovano altrove?

A fine settembre Unes Maxi – dal 2002 controllata del Gruppo Finiper – ha informato sigle sindacali, rsu, ministero del Lavoro, Regione Lombardia e Federdistribuzione, in merito all’urgenza di ridurre la propria forza lavoro.
L’insegna, che oggi è presente con circa duecentocinquanta supermercati tra diretti e franchising in Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna, ha infatti comunicato di trovarsi “nell’indifferibile necessità di procedere alla riduzione del personale che coinvolge complessivamente 231 risorse e comporterà un esubero, all’esito dei processi di ricollocazione, di 101 dipendenti”.

La società, che ha contestualmente segnalato di voler “ripensare il modello organizzativo societario”, ha inoltre spiegato che, nonostante i ricavi complessivi della rete diretta nel 2022 siano cresciuti del 4,22%, l’utile operativo aziendale ha perso il 97,6% per un valore di circa 20,25 milioni di euro. Il suo rappresentante legale Alessandro Forlino ha infine ricordato che la stima dei ricavi dell’anno in corso, al netto della spinta inflattiva, potrà arrivare ad un valore negativo vicino al 6%.

Decisioni drastiche quelle di Unes, che la riportano indietro nel tempo, quando non era ancora il modello italiano dell’everyday-low-price, e che cerchiamo di spiegare andando ad approfondire i suoi bilanci dal 2018 al 2022, per capire cosa abbia determinato questo scenario di crisi.

Per realizzare questo studio ci avvarremo della app presente nel portale GDONews ed utilizzabile da tutti gli abbonati PREMIUM, “Benchmark on Line”.

L’azienda analizzata è Unes Maxi Spa ed il periodo analizzato è dal 2018 al 2022. La prima tabella prodotta dalla app presenta l’evoluzione dei ricavi nel quinquennio.

Il fatturato, come spiegato dal rappresentante legale, nel 2022 è stato in crescita ed è passato da 1,042 miliardi di euro a 1,081 miliardi, partendo da oltre 947 milioni nel 2018, con un trend di crescita quinquennale del 16,47% e del 14,96% a tre anni. Ma se il totale attivo è cresciuto di circa il 16,5% nel quinquennio, il trend dell’EBITDA nel medesimo periodo ci fornisce il primo dato eclatante con una caduta vicino al 51% (-50,97%).

La qualità della crescita ha vissuto il suo anno migliore nel 2020, con il trend dei ricavi e dell’EBITDA che hanno corso di pari passo in costante crescita. Nel 2021 si è invece registrata la prima caduta di margini mentre l’anno scorso il forte calo dei margini è stato ancora più evidente.

Una fotografia che diventa ancora più nitida con l’EBIT Margin degli ultimi cinque anni con un 4% costante fino al 2021 (2,45%) poi quasi azzerato l’anno scorso (0,68%).

Un andamento molto simile a quello del Profit Margin che, dopo un’oscillazione fra 2,94% e 3,28% è sceso prima a 1,92% prima del crollo a 0,72%. Va di pari passo anche l’andamento del rendimento del capitale investito che nel 2018 si attestava sopra il 10% collocando Unes fra le eccellenze della Grande Distribuzione, prima del crollo dell’anno scorso con l’1,58% dopo il 5,64% del 2021.

Entrando poi nel merito del Conto Economico Riclassificato, si inizia a comprendere meglio quello che è accaduto.
Partendo dalla prima verifica sul margine commerciale allargato, ovvero dalla relazione tra il valore dei ricavi e quello degli acquisti: sostanzialmente nei cinque anni (2022 compreso) è sempre rimasto invariato, oscillando fra il 29,12% e il 29,7%. In molti casi, in diversi studi da noi pubblicati sui retailer e suoi loro bilanci del 2022, abbiamo notato una caduta, più o meno significativa, del margine commerciale. Ma non è questo il caso di Unes.

Cosa è cambiato dunque?

Il costo del lavoro ha raggiunto vette significative nella sua incidenza %?

Questa casistica, normalmente, si verifica quando un’azienda vive una caduta dei ricavi con conseguente incremento dell’incidenza dell’indicatore del costo del lavoro, oppure quando si realizzano molte nuove aperture che non portano i risultati a cui l’azienda è abituata.
Eppure sembra proprio di no, da una rapida verifica della tabella che riporta il conto economico riclassificato – nei cinque anni in analisi – si nota come anche il costo del lavoro sia sempre rimasto stabile attorno all’11% in tutto il quinquennio, 2022 compreso.

 

L’unico indicatore che sembra sia davvero cambiato nei bilanci di Unes è quello della macro-voce “Spese per i servizi” la cui crescita percentuale, oggettivamente, è proprio di quei punti persi dall’EBIT.
Infatti, tali spese sono passate da un’incidenza del 9,85% del 2018 ad una media intorno al 10,20% fino al 2020, prima salire a 11,46% nel 2021 e a 13,12% nel 2022.
Le perdite di Unes sembrano così annidarsi in questa casella nella quale, ricordiamo, ci sono tutti i costi che vanno dalla logistica al magazzino, l’energia, la pubblicità, il marketing e gli stipendi degli amministratori. Una voce che cresce con l’aumentare di alcuni costi ma non quello del lavoro.

Se andiamo invece ad osservare l’EBITDA notiamo che scende da 6,22% al 3% nell’anno scorso, passando per un 4,8% nel 2021.
Le voci affitti & noleggi e ammortamenti & svalutazioni, che possono anch’esse variare i conti economici, rimangono sostanzialmente stabili, quindi non resta che pensare che il problema di Unes non riguardi le vendite (il fatturato cresce agli stessi margini) ma la gestione dei costi.

Il sacrificio di oltre cento lavoratori non sembra così la conseguenza di una riduzione delle vendite bensì di un cambio di gestione, ben riconoscibile all’interno delle “spese per i servizi”, e ciò è abbastanza singolare. Ovviamente l’azienda sa benissimo quello che deve fare, e nessuno mette in dubbio le logiche che hanno portato al comunicato di cui sopra, però proprio le risultanze da noi espresse in questo articolo ci portano ad osservare una casistica che, francamente, non avevamo ancora visto.

Anche ulteriori approfondimenti, rivolti alla qualità del patrimonio dell’azienda, confermano come ci troviamo di fronte ad un’impresa sanissima, la cui relazione fra mezzi propri e attivo è cresciuta fra il 2018 e il 2022.

Non solo, i suoi debiti finanziari sono in negativo e quelli a breve termine hanno un’incidenza bassissima e stabile attorno o sopra al 16%.
Insomma, si sta parlando di un’azienda davvero solida e che è sempre stata profittevole ma che, negli ultimi due anni, ha presentato a bilancio, risultati diversi dal passato.

La riduzione di personale prevista da Unes potrà quindi essere risolutiva? Le conseguenze a bilancio sono ovvie: si ridurrà l’incidenza del costo del lavoro ma l’importante sarà riportare ai vecchi livelli l’indicatore dei costi per servizi, o almeno di stabilizzarli riducendo il costo del personale. In definitiva, dalla nostra postazione è inutile fare congetture particolari, però siamo sicuramente di fronte ad un caso che GDONews non aveva ancora conosciuto.

1 commento

  1. Io credo che il 2013 sarà un anno estremamente positivo per la gdo.
    Fatturati gonfiati dall inflazione, tali da migliorare automaticamente le incidenze gestionali di PV. Margini stabili.
    Riduzione importante dei costi dell energia.
    Altro che andamento negativo del x% al netto dell inflazione. Un rigore a porta vuota calciato dalla riga dell area piccola.
    Chi non fa gol è miope, o inadatto.
    Non essendo il caso del nuovo management Unes, diventa ancora più difficile argomentare il cinismo assoluto nei confronti di persone che, col loro lavoro quotidiano, molti da decine di anni, hanno reso Unes quello che è. Una azienda stimata. Dai clienti. Dai concorrenti. Forse non da loro.
    I numeri parlano. E mostrano il valore del lavoro dei responsabili dei negozi, sulle leve gestite direttamente, e verso i clienti, risorsa prioritaria del sistema commerciale.
    Il valore, non il disvalore, come sembrano considerarlo i nuovi manager.
    Per la poca esperienza che ho del settore, non esiste manager normale medio o top che non sia tale se non per il lavoro e la passione di chi realizza le strategie in azioni per i clienti.
    Gente che non viene citata, che non va ai convegni, ma che si appassiona alla sua azienda, che è sua per l orgoglio di averla fatte crescere.
    Rispetto, e gratitudine, innanzitutto.
    Valori desueti? Loro sono persone di valore che creano valore. Gli altri dovranno dimostrarlo

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui
Captcha verification failed!
CAPTCHA user score failed. Please contact us!

Ultimi Articoli

Demografia, sociologia ed economia, le famiglie italiane sospese fra presente e...

0
In occasione della seconda giornata della 39° edizione de Linkontro, l’evento di riferimento nel mondo del Largo Consumo di NIQ, i relatori Christian Centonze,...

Foggia: Gruppo Megamark investe più di 8 milioni per il suo...

0
Il punto vendita, realizzato secondo i dettami della sostenibilità ambientale, è il trecentesimo Famila in Italia. Novità assoluta il Bistrò Famila con cucina visiva.  Ha...

NIQ a Linkontro: frena l’inflazione, si raffreddano i prezzi ma gli...

0
NIQ (NielsenIQ) in occasione della 39° edizione de Linkontro, l’evento di riferimento nel mondo del Largo Consumo, registra per il 2024 oltre 900 presenze...

A Comacchio (FE) inaugura il primo PetStore Conad della città all’interno...

0
Dopo l’apertura dello Spazio Conad, Comacchio accoglie il nuovo PetStore Conad, il primo della città: oltre 5.000 referenze tra alimenti, prodotti dietetici e parafarmaci...

Il mondo delle meraviglie di FAO Schwarz arriva nel cuore di...

0
Dopo Milano, Parigi. FAO Schwarz, nato nel 1862 dal sogno di Frederick August Otto Schwarz di creare un luogo unico in cui i migliori...