sabato 18 Maggio 2024

Mondo del caffè in crisi? Picenelli (Covim): “Acquisto della materia prima e listini sono un problema e il “trimestre antinflazione” non aiuta”

I bilanci del mondo del caffè che stiamo analizzando in questi giorni evidenziano una categoria merceologica che è oggettivamente in sofferenza, e questa è dovuta a diversi fattori, ma il principale è la materia prima, il caffè verde, che questa situazione è talmente delicata che rischia di complicare in particolare la situazione delle imprese medie, quelle che superano i 50 milioni ma non arrivano a 100, e sono proprio queste a soffrire l’aggressività commerciale del leader di mercato e la durezza dello scontro negoziale con la gdo. Sia però chiaro: i due fattori sono interconnessi.

“Il problema principale è legato all’acquisto della materia prima – ci spiega Daniele Picenelli, area manager Italia di Covim Caffè, intervistato da GDONews – e chiaramente all’aumento di tutti i servizi visto che stiamo tornando più o meno a livelli di un anno fa, prima del grosso picco degli incrementi.”

Il mercato del caffè vive di profondi cambiamenti a causa dei forti incrementi della materia prima, come accade nelle categorie della pasta di semola e dell’olio extra vergine, ma in questo caso i prezzi non si sono alzati come nelle due categorie citate. Perché?
La ragione potrebbero essere le “miscele”, il blend.

“In molti hanno cambiato le varie origini di acquisto dei prodotti andando alla ricerca di arabica ma con qualità magari meno pregiate per il canale della Grande Distribuzione- spiega ancora Picenelli – Se parliamo invece di ho.re.ca. di un certo tipo o di marchi top con qualità alta, allora in quel caso i blend sono rimasti gli stessi ma hanno volumi più bassi.
Noi – prosegue Picenelli – siamo sbilanciati molto sulla MDD che incide per circa il 35% del nostro fatturato, insieme a un 33% di vending e un 21% di estero, oltre ovviamente all’ho. re.ca. L’aver realizzato poi il magazzino automatico, rivolto al netto miglioramento delle performance di servizio per realizzare una MDD perfetta per la GDO in un momento molto particolare, sicuramente non ci sta aiutando sul fronte del conto economico”.

Cosa sta succedendo dunque sugli scaffali italiani?

“Sul fronte delle vendite – sottolinea il manager di Covim – è successo che Lavazza, in particolare sul mercato del caffè macinato e delle capsule, è molto aggressiva e presente su molta parte della scala della categoria. Noi siamo molti forti nel mercato della private label, siamo al servizio della GDO e questa deve costruire un’offerta dove il leader deve avere un ruolo, ma la sua marca ne deve avere un altro. E talvolta questo non succede.”

In questo contesto non semplice su quali elementi bisognerebbe costruire allora un dialogo fra industria e GDO ad esclusivo vantaggio del consumatore?

“A mio parere bisognerebbe fare come già avviene ad esempio nella categoria della plastica dove la revisione dei listini è automatica ogni tre mesi in base all’andamento della Borsa. Il mio produttore di capsule mi dice “questi sono gli indicatori di Borsa, e questo è il tuo nuovo listino per il prossimo trimestre” e non ci sono storie, sono costretto a subirlo. Qui invece per ottenere un aumento di listino passano almeno sei mesi e dopo che lo abbiamo ottenuto, anche se non copre tutto quello che serve per recuperare la marginalità persa, ci chiedono subito sconti. In una situazione di difficoltà economica – evidenzia – con l’inflazione ancora alta e la nuova ripresa dell’aumento dei costi del petrolio ancor prima dell’inverno, ci troviamo in una fase davvero complicata. Se i listini potessero essere legati ad alcuni parametri si potrebbe pensare di essere un pochino più tranquilli ma al momento questo non è possibile nemmeno per il consumatore. Anzi, ci troviamo anche a fare i conti con il famoso “trimestre antinflazione”, una bella idea dello Stato ma sulla quale né la distribuzione né i produttori sono molto d’accordo perché da qualche settimana ogni giorno riceviamo richieste di scontistica.

“I retailer – conclude Picenelli – devono applicare questi cartellini sui ribassi dei prezzi e noi siamo quasi obbligati a intervenire per tenere buoni rapporti commerciali. La cosa non è per nulla semplice”.

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