martedì 16 Aprile 2024

Forti cali dei prezzi in molti comparti della gdo, ma preoccupa l’ortofrutta. L’analisi con i dati di Circana

Quali sono le conseguenze dell’inflazione sui diversi comparti degli assortimenti dei supermercati e discount? Nello specifico, in quali la Grande Distribuzione ha davvero delle difficoltà di vendite a volumi (pezzi) tali da impensierire spazi e logiche di category?

I bilanci dei retailer della gdo dimostrano che, nella maggior parte dei casi, si è avuto un sacrificio di marginalità seppur commisurato ad una crescita del fatturato aziendale (vedi i casi di Pac 2000 e CIA, oppure i casi di Unicoop Firenze e Coop Alleanza, si legga a tal proposito anche il 2022 di Esselunga, ed anche dei category killer Rossetto, Supermercati Martinelli e F.lli Lando). Gli assortimenti si stanno aggiornando, e la principale tendenza registrata dai maggiori Istituti di Big Data (NIQ e Circana) è quella di una rilevante crescita della MDD a discapito delle marche leader, ed in generale a discapito di tutte le marche industriali.

La tenuta del margine è un grosso problema, gli incrementi dei listini non aiutano le scelte della GDO che si affidano alle rispettive mdd per trasferire al consumatore finale competitività e convenienza, anche per rispondere in modo adeguato alla oggettiva crescita dei discount.

Però, dei dati su cui ragionare esistono per comprendere cosa accade all’interno degli assortimenti ci sono. Che le vendite a volume siano in sofferenza non lo scopriamo oggi, si scrive da quasi un anno, e la ragione è attribuibile ai prezzi di vendita che crescono inesorabilmente. Dall’ultimo rapporto di Circana sulle vendite del LCC si possono fare alcune considerazioni sulle dinamiche che stanno avvolgendo le singole categorie merceologiche.

Ad esempio, nelle bevande (dentro cui sono inclusi i vini e le acque) la vasta categoria vive di tendenze diverse, fatte di comparti con logiche molto diverse. In alcuni dominano la scena le grandi marche industriali (bibite e birre), in altri la mdd è quasi inesistente così come le grandi marche industriali (vini), in altri ancora la mdd è da sempre una parte importante delle vendite (acque).

In ogni caso questa grande categoria, che abbiamo analizzato in occasione della pubblicazione dei bilanci 2022 di alcuni importanti imprese del settore, lo scorso anno non ha sofferto più di tanto la perdita dei volumi di vendita (-0,1%) al contrario di questo, dove il negativo arriva nel progressivo ad agosto ’23 a -4,9%.

In termini di sell out il trend delle vendite di quest’anno è inferiore a quello del totale assortimento (+5%), mentre lo scorso anno è cresciuto di più (+5,5%). Quindi il contesto non è dei più sereni: lo scorso anno non si sono avuti cali di vendite a volumi con incrementi interessanti, quest’anno dopo otto mesi la perdita dei volumi è importante ed il trend delle vendite inferiore allo scorso anno.

Eppure, le tensioni inflattive, seppur presenti, non hanno raggiunto livelli apicali come in altre categorie; infatti, nell’aprile 2023 l’inflazione del comparto era del 11,3% contro una media del LCC pari al 13%, quindi sotto media. Dopo quattro mesi, l’inflazione del comparto è scesa a 8,8% contro una media LCC del 8,6%.

Vale a dire: di fronte ad un quadro in cui l’inflazione generale scende rapidamente (LCC -4,4% in quattro mesi), nel comparto in analisi la discesa è stata più lieve (-2,5% in quattro mesi).

Vediamo l’ortofrutta: le vendite della categoria nel 2022 sono state in incremento del 5,9% sull’anno precedente con un incremento dei volumi di vendita pari al +1,3%. Nei primi otto mesi del 2023 la situazione è differente: la crescita del fatturato è rimasta uguale, ma i volumi di vendita calano del -3,4%.  Questa vasta parte di assortimento vive inflazioni e deflazioni continue determinate dal clima, ed infatti se nell’aprile del 2023 l’incremento dei prezzi era pari al +8,1% contro la media LCC del 13%, ad agosto l’incremento dei prezzi è del 10,5% mentre la media LCC è scesa al +8,6%. Oggi l’ortofrutta provoca molta inflazione, rispetto alla media.

Interessante è ciò che accade nel vastissimo comparto della drogheria alimentare. Questo è più rilevante nelle vendite totali nel nord Italia ed è molto influenzato dalle logiche della pressione promozionale delle grandi marche industriali. Lo scorso anno le vendite a volumi erano state indicativamente le medesime di quelle registrate nell’anno precedente, mentre gli incrementi delle vendite a valore sono stati pari al 8,6%. Quest’anno, a fronte di una lieve caduta dei volumi di vendita, si è registrato un incremento del 13% del fatturato. La causa, nemmeno a dirlo, l’inflazione. Basti pensare che nell’aprile di quest’anno questa era pari al 14%, un punto in più rispetto alla media, mentre ad agosto è al 10%, quindi superiore del 1,4% alla media LCC.

Decisamente interessante è ciò che è accaduto nel grande comparto dei freschi, esclusa l’ortofrutta. Lo scorso anno a fronte di un incremento delle vendite pari al 8,8% non si erano registrati percettibili decrementi dei volumi di vendita. Quest’anno, a fronte di una crescita delle vendite a valore pari al 10,1%, si è registrata una leggera flessione delle vendite a volumi, pari al -1,8%. Si faccia però attenzione: nell’aprile 2023 l’inflazione registrava una crescita del +15,1% sull’anno precedente, vale a dire 2,1% superiore alla media LCC, ma nel giro di pochi mesi il calo è decisamente evidente: ad agosto il dato segna il 6,7%. Significa che in soli quattro mesi il recupero è stato del 8,3%, cioè doppio rispetto alla media LCC.

Un’altra categoria interessante è quella dei surgelati (freddo) il cui calo è stato altrettanto considerevole. La prossima settimana GDONews pubblicherà un articolo in cui, oltre a spiegare i numeri delle vendite e della forza inflattiva del comparto, analizzerà cinque importanti aziende del segmento pizze surgelate, per comprendere in profondità quali sono state le conseguenze delle tensioni inflattive e delle negoziazioni con la GDO sui loro bilanci di esercizio che, lo anticipiamo, vedono alcune aziende in forte crescita soprattutto di marginalità.

 

 

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