giovedì 22 Gennaio 2026

Calo a sorpresa di nord est e sud Italia: i bilanci danno una doccia fredda alla GDO. Le superette crollano nel Centro Italia

I bilanci di esercizio di oltre 11 mila società che operano in GDO, analizzati con il software dell'Istituto Georetail Italia, hanno portato ad una serie di consapevolezze riassunte tutte in questo articolo: la prima è che il nord ovest è l'unica area del paese a crescere. Il nord est, invece, è in crisi, soprattutto nella prossimità che paga caro il periodo Covid. Ma è il sud la vera sorpresa: tutti a raccontare che cresceva ed invece i bilanci decretano una sua stagnazione. Nel dettaglio dei formati di vendita è proprio la prossimità a soffrire quasi dappertutto. Una doccia fredda narrata in questa pubblicazione con dati incontrovertibili

In Italia la Grande Distribuzione ha retto la crescita portata dalle conseguenze del Covid ed almeno i ricavi fanno sperare positivamente i player del mercato. Il vero problema di questi anni sono i margini, ma sino a quando le vendite saranno con "il vento in poppa" le preoccupazioni verranno sopite. L'Istituto Georetail Italia ha misurato le quote di mercato determinate dalla pubblicazione di tutti i bilanci di esercizio ed i risultati hanno portato a delle sorprese da un lato, ed alla disintegrazione di alcuni miti, dall'altro.

Facciamo una premessa: nel sud Italia si annida una numerica di partite IVA che hanno ad oggetto la vendita al dettaglio in GDO decisamente rilevante, pari al 45% dell'intero paese. Sono tutte micro aziende che legate alle insegne nazionali sotto i diversi Cedi che operano sul territorio. Queste società non sono eccessivamente fedeli al propri "Master Franchisee", ovvero ai Centri Distributivi, comprano e vendono una numerica rilevante di prodotti locali nel banco servito, l'incidenza delle vendite a peso variabile supera spesso il 50% (contro il 35% medio del nord Italia) e per tale ragione è praticamente impossibile per le società di ricerca più note, avere una chiara rilevazione delle loro vendite. Questa nebulosità può essere diradata solo con i bilanci di esercizio.

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L'Istituto Georetail Italia è una società che si occupa di studiare le dinamiche della GDO sia nel macro numero (quote di mercato) sia nel micro numero, ovvero nei singoli bacini di utenza. E' un lavoro improbo perchè incrocia una numerica di informazioni impressionante, ma grazie alla tecnologia ha potuto costruire un database che riesce nell'intento.

I risultati determinati dall'immissione dei dati di bilancio di tutte le società che operano in GDO ha portato ad una consapevolezza: l'anno del post Covid per la GDO è stato difficile ma la chiusura non è stata tragica, come molti temevano: il risultato è stato

-0,6% (2021 su 2020). Il dato non è una sorpresa, era stato dichiarato da Nielsen e IRI ma, in verità, le diversità esistono e si possono scorgere dalle prestazioni dei diversi canali di vendita ed all'interno dei singoli territori.

 

 

Il mercato è passato dai 107.7 miliardi di euro del 2020 ai 107 esatti del 2021. Questo risultato scaturisce da un buon incremento dei super store e degli ipermercati, ovvero tutte le superfici maggiori di 2.500 mq, che segnano un +2% ma va registrata la forte caduta dei negozi di estrema prossimità (Libero Servizio sotto i 400 mq) che segnano un -6.7%.

Il mondo dei Supermercati di prossimità, che analizzeremo nel dettaglio in un’altra pubblicazione, e che esprime la gran parte del fatturato in valore e in percentuale, ha invece registrato un lieve calo, pari al -0.3%. Questo è il risultato che ci mostrano i bilanci.

Entriamo ora nel merito dei territori, delle varie aree Nielsen, per scoprire alcuni elementi sorprendenti.

Il Nord-ovest, che Nielsen individua come Area 1, cresce dell’1.5% mentre il Nord-est, ovvero l’Area 2, cala molto, perdendo il 2.6%. È proprio in quest’ultima area che troviamo la prima sorpresa.

Il Centro Italia (Area 3) cala dell’1.1% ed anche questo, sicuramente, è un elemento di novità. Ancora più interessante, però, è rilevare che l’Area 4, considerata in grande crescita, guardando ai bilanci di esercizio di tutti gli affiliati dei centri distributivi, cala dell’1%. Ricordiamo che, in tale territorio, gli affiliati sono moltissimi. Questo è un dato che deve far riflettere. È proprio il caso di citare un proverbio che, qui, calza a pennello: “Non è tutto oro quel che luccica.”

Entriamo ancor più nel dettaglio. Abbiamo detto che l’Area 1 è crescita ed anche bene, ovvero dell’1.5%. Parlando di valore assoluto, è passata da 32.5 miliardi di euro a 33 miliardi. Questo è il dato macro. All’interno dell’Area 1, il calo del libero servizio, dopotutto, non è stato così netto. È vero, dunque, che esiste una crisi diffusa del libero servizio ma nel Nord-ovest questo fenomeno è più che dimezzato rispetto al numero nazionale. Qui si registra, infatti, un -2.9%.

La grande prossimità, un segmento che comprende tutte le superfici dai 400 ai 2.500 mq, cresce dell’1.9%, così come crescono del 2% iper e super store. Questi dati ci dicono che il mondo della storica DO del Nord-ovest soffre meno di quanto si possa credere e che quello dei supermercati di moderna prossimità sta andando bene, crescendo anche nel 2021 dopo l’incremento già segnato nel 2020.

L’Area 2 è, da sempre, considerata un territorio di grande evoluzione e crescita ma, in realtà, le cose non stanno proprio così. Abbiamo visto che l’area in questione segna un calo pari al 2.6%, passando dai 25.2 miliardi di euro fatturati nel 2020 ai 24.5 miliardi del 2021. Ciò, lo ricordiamo, secondo quanto ci dicono i bilanci di esercizio. Il libero servizio (estrema prossimità) presenta un calo rilevante, pari al -4.4%. È una cifra certamente migliorativa rispetto alla media nazionale ma, comunque, rappresenta un segno meno importante. È poi molto netto il calo del 3.2% segnato dalla prossimità che va dai 400 ai 2.500 mq. Questo è un elemento da attenzionare e che deve preoccupare in un territorio dove la prossimità è regina. Anche i super store e gli ipermercati calano, qui, ma parliamo di una lieve flessione.

In quest’area c’è, possiamo dire, la prima “doccia fredda”. Sapevamo, infatti, che la zona era interessata da un decremento rispetto ai grandi fasti degli ultimi anni ma la discesa si è rivelata più ripida del previsto, soprattutto per quanto concerne la prossimità.

Il Centro Italia cala poco però sempre in modo imprevisto. Infatti, si pensava che il Centro Sud fosse una macro-zona che trainava l’Italia. I bilanci di esercizio rivelano, anche qui, che così non è. Il libero servizio, le superette, cedono addirittura il 16.7%. Tutta l’Area 3, poi, è passata dai 26.6 miliardi di euro fatturati nel 2020 ai 26.3 miliardi del 2021. Il solo libero servizio, però, è passato da 4.2 miliardi di valore a 3.5, un calo mostruoso. Diciamo pure che il LSP, in caduta libera, trascina giù tutto il mercato. La prossimità moderna, infatti, cresce dell’1.1%, così come crescono molto i super store e gli ipermercati, registrando un +4.8%. Fa riflettere pensare che una fetta minore del mercato possa portare ad effetti tanto notevoli.

Infine, passiamo all’Area 4 che presenta un calo del -1% (-200 mio totali), un dato estremamente interessante. Il libero servizio, un comparto estremamente rilevante al Sud, perde poco (-1.8%). La prossimità cala dell’1.2% e qui, probabilmente, si parla di un dato cruciale nella composizione del -1% generale. Crescono, invece, super store e ipermercati. L’Area 4, dunque, a differenza di quanto si credeva, non rappresenta assolutamente il traino delle vendite nazionali. Sorprendentemente, il vero driver delle vendite è il territorio più saturo e maturo, ovvero il Nord-ovest.

Chiudiamo l’articolo spiegando quali possono essere le ragioni dietro l’incongruenza che esiste tra i dati che conoscevamo dal mercato e ciò che, invece, risulta dai bilanci. L’incongruenza risiede in questo elemento: l’LCC, ovvero lo strumento di misurazione delle quote di mercato, è molto soggetto alle attività promozionali.

Le attività promozionali nell’LCC del 2021 sono state notevolmente superiori a quelle del 2020 e ciò ha portato ad una buona crescita, individuabile in un’accensione delle vendite dell’LCC soprattutto nel Sud Italia dove, ricordiamo, la pressione promozionale è superiore alla media. Abbiamo, dunque, assistito ad un fenomeno caratterizzato da fatturati “drogati” che, peraltro, non si sono concretizzati, poi, in numeri particolarmente eccezionali.

Infine, però, l’abbaglio della crescita dell’LCC, in quanto tale, non si è poi rivelato veritiero nei dati di bilancio che mostrano una forte crisi delle superette, particolarmente localizzata nel Centro Italia.

L’LSP è in crisi dappertutto, anche nel Nord-est in un certo modo, ma nel Nord-ovest e a Sud presenta dei cali che non possono preoccupare. Gli ipermercati e i super store crescono abbastanza diffusamente mentre il canale supermercati è a tinte chiaro-scure. Possiamo dire che i supermercati rappresentano un po’ il famoso ago della bilancia. Calano, infatti, molto nel Nord-est (e questo è preoccupante) e segnano un -1.2% al Sud ma, altrove, i dati sono tutti in positivo.

Le nuove quote di mercato ci fanno vedere, quindi, un mercato sostanzialmente stabile, caratterizzato da una crisi che si evidenzia nei piccoli formati di vendita, soprattutto nel Centro Italia. Questo è ciò che rivelano i bilanci analizzati.

 

 

 

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Massimo Schiraldi
Massimo Schiraldi
Fondatore e Amministratore della Netbound, società specializzata nel management consulting indirizzato al Retail ed all’industria alimentare, è appassionato del commercio in tutte le sue forme. È stato membro del CdA ed Amministratore Delegato di società operanti nella produzione e distribuzione di beni di largo consumo. Ha viaggiato in Europa e negli Stati Uniti (dove ha risieduto) per analizzare le formule di retail con le migliori performance. e-mail: m.schiraldi@netbound.net

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