I 48 affiliati presi in esame nel 2021 hanno realizzato un giro d’affari di circa 380 milioni di euro. Il rating medio degli affiliati attribuito è BB- che indica un rischio finanziario nella norma: come indica la tabella seguente, è il risultato della calmierazione tra un giudizio quantitativo risultato sotto la sufficienza (42%) e un giudizio qualitativo superiore alla media (80%).

Nel corso dell'articolo spiegheremo su quali elementi si è basato il giudizio che ha condotto all'attribuzione del rating BB-. Le aree prese in esame, per ciascuna delle quali è stato emesso un giudizio, sono state le seguenti: redditività (giudizio insufficiente); rotazione (scarso); sostenibilità dei debiti (sufficiente); produttività (scarso); liquidità (sufficiente); crescita (insufficiente).
I primi due grafici mostrano una comparazione fra Apulia e la media dei suoi concorrenti: indicano infatti la distribuzione dei rating di 3.520 società italiane appartenenti al comparto dettaglio di alimentari e bevande (supermercati, ipermercati e discount) e la distribuzione dei rating nell’ambito delle 48 società di capitali affiliate ad Apulia.

Gli affiliati Apulia si collocano al limite inferiore della fascia della normale rischiosità, tipico della media delle imprese italiane non di grande dimensione.
Anticipiamo qui le motivazioni che hanno condotto all'esito BB-.
Iniziamo partendo dall'area della redditività che, spiega Di Napoli “ottiene un giudizio insufficiente perché gli affiliati in media hanno margini in linea con il settore, solo che a causa del maggior capitale investito a parità di ricavi producono rendimenti più bassi”.
La rotazione del capitale investito “ottiene un giudizio scarso perché, come accennato sopra, le rotazioni sono più basse a causa dei maggiori fabbisogni di crediti e della minore rotazione del magazzino: questo drena cassa e riduce i rendimenti dell'attivo”, spiega l'analista.
Guardiamo adesso la sostenibilità dell'indebitamento aziendale che secondo Di Napoli ottiene un giudizio sufficiente determinato dal fatto che “la maggiore capitalizzazione media degli affiliati consente di bilanciare il peggior equilibrio fra reddito e interessi passivi e il maggior peso dei debiti a breve, mantenendo in media un livello di indebitamento nei canoni della normale sostenibilità. A parità di margini rispetto alla concorrenza, avere una maggiore capitalizzazione consente agli affiliati Apulia di bilanciare gli elementi negativi dell'analisi e di avere un livello di debiti sostenibile”.
Il giudizio sulla produttività è scarso perché “a fronte di un valore aggiunto allineato al settore, gli affiliati Apulia in media hanno un minor volume d'affari per addetto, fattore che penalizza quest'area" – dice Di Napoli. "Sufficiente il giudizio per la liquidità perché gli affiliati esaminati hanno un rapporto fra attività e passività correnti in linea con il dato settoriale medio e un più basso peso del circolante sui ricavi, elementi che permettono di mitigare i più lungi tempi di giacenza delle scorte e di incasso: hanno un ciclo commerciale lievemente più lungo che drena liquidità. Infine, la crescita ottiene un giudizio insufficiente: nel 2021, in media, gli affiliati hanno perso più ricavi rispetto alle medie settoriali e hanno rafforzato meno il patrimonio netto, due fattori che penalizzano il giudizio su quest'area”.
Entriamo adesso nel dettaglio dei numeri, con l'aiuto delle tabelle, partendo dall'area della redditività che verrà analizzata voce per voce.

"La tabella mostra che l'Ebit degli affiliati Apulia è in linea con il settore, mentre il reddito netto è addirittura migliore: redditi migliori e marginalità allineata con il settore. Perché? La prima risposta arriva dall'analisi del margine commerciale puro, cioè la differenza fra il fatturato e i consumi di materie prime: gli affiliati Apulia hanno un margine più basso, quindi comprano a prezzi più alti o vendono a prezzi più bassi rispetto alla concorrenza. Perdono un altro 0,5% alla voce 'altri ricavi' e per questo il margine commerciale allargato è inferiore dell'1,6% rispetto alla concorrenza. Però hanno minori costi operativi per lo stesso valore - 1,61% - e con questo ribilanciano l'Ebit che risulta in linea con il settore" dice Di Napoli.
Inoltre, gli affiliati Apulia "hanno oneri finanziari e fiscali più bassi rispetto alla concorrenza e questo fa sì che chiudano con un reddito netto più alto dello 0,26% rispetto alla media del settore".
Esaminiamo adesso il rendimento dell'attivo: "Il fatturato ruota 2,7 volte il capitale investito per gli affiliati Apulia contro le 3,4 volte del settore che ha un capitale più basso e quindi minori scorte e minori crediti a parità di fatturato. Gli affiliati Apulia hanno investito di più, perciò, pur avendo un Ebit più alto, la minore rotazione fa sì che il Roa risulti inferiore dello 0,79 rispetto alla media di settore", dice Di Napoli.

Con la tabella seguente entriamo nel dettaglio della sostenibilità del debito.

"L'azienda ottiene un giudizio positivo sulla sostenibilità del debito. E' più capitalizzata del settore e ha un rapporto fra il debito finanziario netto e l'Ebitda assolutamente nei canoni: significa che è in grado di rimborsare tutti i debiti finanziari netti in un anno e 6 mesi con gli attuali livelli di Ebitda ed è un valore ottimo, anche tenendo conto del fatto che normalmente questo valore è di 2 anni, 2 anni e mezzo, anche più alto nell'industria - dice Di Napoli -. Gli affiliati Apulia hanno un maggior peso dei debiti a breve sui ricavi rispetto al settore, ma è un indice assolutamente nella norma: entro il 20% viene giudicato eccellente. Infine, il rapporto fra attivo corrente e passivo corrente è perfettamente allineato al settore e superiore al 100%, ovvero indica che c'è equilibrio. Le quattro voci relative alla struttura finanziaria degli affiliati Apulia dicono che c'è una sostenibilità dell'indebitamento nella norma: i soggetti esaminati non sono un'eccellenza, ma hanno la capacità di pagare i debiti nei prossimi 12 mesi".