L’inflazione vola nei discount, quasi quattro punti di differenza con i formati tradizionali

Il tema dell’andamento dei prezzi è un aspetto che influenza inevitabilmente le vendite nella grande distribuzione e dopo essere rimasto del tutto marginale per almeno un ventennio, è invece deflagrato in modo fragoroso da quasi un anno, in particolare negli ultimi mesi. Una situazione ben delineata dagli ultimi dati IRI che inquadrano gli effetti dell’aumento dell’inflazione sui prezzi delle categorie merceologiche del Largo Consumo Confezionato. Da gennaio ad agosto 2022 infatti i formati tradizionali (Ipermercati, Supermercati e Libero Servizio piccolo) hanno avuto un incremento rilevante: +5% rispetto allo stesso periodo nel quale influiva solo per +0,2% dato che le tensioni nel settore a inizio 2021 non si erano poi concretizzate nel resto dell’anno.

Discorso differente invece per gli Specialisti del mondo Casa e Persona dove l’inflazione è più limitata e si attesta al +3%, arrivando addirittura dopo un dato che l’anno scorso era -1,0% mentre nel 2020 aveva raggiunto il +2,2%.

I numeri senza dubbio più rilevanti sono però quelli che riguardano i discount, formato che da qualche tempo a questa parte è diventato il più attrattivo per i consumatori o, almeno, quello cresciuto maggiormente rispetto agli altri per aspetti già analizzati in passato. Il canale, nei primi otto mesti di quest’anno ha prodotto un’inflazione pari a +8,9%, dunque quasi quattro punti in più se comparato ai formati tradizionali. Una differenza già visibile, seppur in maniera meno evidente, anche nel 2021 quando Ipermercati e Supermercati erano a +0,2% e i discount a +1,1%. Dobbiamo quindi tenere in considerazione il consistente incremento dei prezzi che è molto superiore a quello degli altri canali concorrenti.