domenica 8 Febbraio 2026

Cura Casa: le incredibili crescite dei drugstore impongono un ripensamento dell’offerta della GDO

La Grande Distribuzione italiana attribuisce al grande comparto "Cura Casa" la funzione del servizio. E' una categoria importante con fatturati molto alti, dominato da grandi multinazionali che impongono prezzi, promozioni e novità. La MDD ha un ruolo sempre più marginale. Nonostante ciò, il vero cambio di questi anni è determinato dalle evoluzioni compiute dal canale specializzato: i drugstore. Se i discount sono la novità del mercato, con crescite impensabili, investimenti faraonici e conquiste di quote a discapito della concorrenza, i drugstore rappresentano tutto ciò ma con numeri ancor più in ascesa. E siccome la numerica dei punti vendita sta diventando davvero rilevante e la capillarità dell'offerta ai livelli dei discount, è inevitabile che la GDO tradizionale debba ripensare alle sue strategie

Che cosa succede (nel post pandemia) ad una delle categorie più toccate dagli stravolgimenti di questi due anni, la Cura Casa? Il grande comparto ha subito delle forti fluttuazioni, diverse per area e, comunque, non ancora stabilizzatesi. Se alcuni eventi traumatici (come il COVID19) sono fortunatamente passeggeri, è vero anche che possono lasciare una traccia in determinate abitudini di consumo, in questo caso sono state più significative.

I principali Istituti nazionali di Big Data che si occupano di GDO, ovvero IRI e Nielsen, racchiudono in questo vasto ambito merceologico una svariata numerica di comparti merceologici, talvolta lontani tra loro ma che trovano come minimo comun denominatore il posizionamento dell'offerta a scaffale nei supermercati alimentari. Peraltro è bene ricordare che il mondo dei Drugstore assume un peso decisamente rilevante nelle vendite che i supermercati devono assolutamente considerare nel calibrare la loro offerta. L'elemento di servizio (funzione ricoperta dalla categoria nei punti vendita della GDO inclusi i discount) nel drugstore si trasforma in core business e la variabile determinata dall'incredibile numerica di negozi che esistono in Italia nel mondo della cura casa e cura persona non può più non essere calcolata nella costruzione delle strategie di vendita.

Un esempio delle forze in campo: alla fine del 2021 i canali super+iper+superette hanno chiuso in negativo rispetto all'anno precedente (-1%), risultato considerato più che soddisfacente dati gli eventi. Il mondo drugstore nel 2020 visse un periodo di crisi nei mesi del lockdown a causa delle locations spesso fuori dei centri abitati, ma seppero chiudere l'anno con una crescita del +6,4%, contro il +2,8% dei super+iper+superette e contro il 8,7% dei discount. Alla fine del 2021 i drugstore hanno ulteriormente incrementato il fatturato del +5,2%, contro il +0,6% dei discount.

A parità di rete (quindi escludendo la variante delle nuove aperture, che sono considerevoli) il fatturato dei drugstore nel 2020 è comunque cresciuto del +3,6% e nel 2021di un ulteriore +2,4%.

Insomma tutto ciò per spiegare che le strategie dei canali alimentari, alla luce di queste crescite, devono per forza di cose essere aggiornate.

Entriamo ora nel merito dei numeri delle vendite in GDO.

Nell’anno terminante ad Aprile 2022 il mercato di riferimento (I+S) ha comunque veicolato un fatturato che ha superato i

3 miliardi di euro di vendite (1.4 miliardi di unità) nel reparto “Cura Casa”, suddivise come segue:

L’Area 1 è la protagonista del mercato con il 34% di incidenza mentre le rimanenti zone del Paese condividono più o meno lo stesso peso (circa 22%) e ciò è valido sia in termini di valore che di volume. Questi dati danno una chiara indicazione di investimento all’industria che, nell’Area 1, troverà un mercato decisamente ricettivo.

 

Fare previsioni, nel caso del comparto Cura Casa, è ancora rischioso perché non si può avere la certezza che i consumatori (in caso di eventuali nuove ondate di virus reali o teoricamente prospettate) non “corrano ai ripari” aumentando la spesa relativa ad alcuni articoli a danno di altri.

Il trend per area mostra che le Aree 2 e 4 sono le più penalizzate, perdendo entrambe il 5,1% a valore. L’Area 3, invece, è quella che si comporta meglio con un calo del 3,7%.

 

Le spiegazioni, in questo caso, non sono mai semplici ma è pacifico che l’Area 1 è sicuramente il territorio dove le grandi superfici costruiscono assortimenti molto profondi rispetto al resto del paese e poi, chissà, è possibile che il distretto che comprende le grandi città industriali del Nord sia stata la più colpita, in generale, dalla pandemia e, dunque, potrebbe aver conservato un certo riguardo verso i prodotti di igiene per la casa, mentre l’Area 4, date le sue temperature più elevate e la minore densità abitativa, sia stata con ogni probabilità più soggetta al decremento nella frequenza di utilizzo di determinati prodotti atti a favorire il contenimento del contagio (es. guanti o candeggina).

Il grafico sopra riportato è lo specchio di quanto dicevamo. Segmenti come la candeggina (-6,9%), i panni/spugne per piccole superfici (-9,9%), gli avvolgenti alimentari (-10%), i guanti (-6,3%) ed il bucato con ammorbidente (-3,2%) perdono quota mentre la guadagnano sottocategorie come gli accessori tavola usa e getta (+12,3%) o i deodoranti ad azione continua (+12,2%).

Il tema del peso che la pandemia avrebbe lasciato su alcune categorie una volta passata è stato a lungo dibattuto ma, da quanto vediamo, la flessione di alcuni segmenti ci suggerisce che i momenti di emergenza passano e, con essi, gran parte delle abitudini di consumo che li contraddistinguono.

La media italiana della pressione promozionale sulla Cura Casa è del 26% con picchi al rialzo (29%) per l’Area 1 che concentra il 34% del mercato e picchi al ribasso (22%) per l’Area 2.

L’Area 1, per le ragioni già addotte sopra, è la zona più ricettiva ed il 29% di pressione promo è quasi fisiologico ma il confronto tra Area 2 e 4 è interessante perché, nonostante abbiano un peso praticamente analogo in termini di quota di mercato, differiscono sul lato della pressione promozionale. Il Sud è, infatti, notoriamente sensibile alla promo mentre l’Area 2 , invece, è invasa da Category Killers (di cui abbiamo parlato qui) che preferiscono mantenere prezzi continuativi bassi piuttosto che puntare su tagli prezzo occasionali. In futuro, con l’avanzata di gruppi orientati all’ every day low price (EDLP) in atto al Sud, tale differenza potrebbe assottigliarsi.

Se la MDD pesa "solo" il 21% del fatturato totale (super+Iper) è per la semplice ragione che i segmenti di questa grande categoria sono rappresentati da grandi multinazionali, dove gli investimenti pubblicitari sono ingenti e spesso utilizzano testimonial importanti. Sta di fatto che, al momento, per l’industria, sembrerebbe che il Customer Lifetime Value (denaro portato al brand dal cliente tramite gli acquisti) sia nettamente maggiore rispetto al Customer Acquisition Value (spesa sostenuta dal brand per conquistare e fidelizzare il cliente). Gli investimenti ripagano a pieno.

C’è da dire anche, però, che a parte qualche gruppo GDO, molti hanno sviluppato il minimo indispensabile in termini di numerica articoli nel comparto Cura Casa MDD. Ciò è forse dovuto al basso tasso di fedeltà dei clienti verso alcuni articoli cura casa? Possibile ma, in questi casi, l’MDD potrebbe offrire semplicemente convenienza, imponendosi come player di rilevanza, sempre che tale convenienza non la possano garantire, ormai, solo Discount e Drugstore.

 

 

 

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Massimo Schiraldi
Massimo Schiraldi
Fondatore e Amministratore della Netbound, società specializzata nel management consulting indirizzato al Retail ed all’industria alimentare, è appassionato del commercio in tutte le sue forme. È stato membro del CdA ed Amministratore Delegato di società operanti nella produzione e distribuzione di beni di largo consumo. Ha viaggiato in Europa e negli Stati Uniti (dove ha risieduto) per analizzare le formule di retail con le migliori performance. e-mail: m.schiraldi@netbound.net

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