Pasta di Camerino sfida la “tempesta perfetta” e cresce anche nel 2022

Pasta di Camerino cresce anche in mezzo alla “tempesta perfetta”, continua ad investire e scommette sul promettente mercato della pasta fresca alla quale è dedicato il nuovo stabilimento che verrà inaugurato il prossimo 15 luglio. Grazie all’alta patrimonializzazione dell’azienda – ottenuta con la creazione di riserve accumulate da anni di crescita continua e robusta – la “pasta dell’entroterra” riesce a sostenere questa fase in cui produrre è antieconomico (cioè, lavora in perdita) e non intende cambiare la strategia che le garantisce il successo. Nella speranza che dal 2023 la situazione generale dia segni di miglioramento. Lo spiega in questo colloquio con GDO News il direttore generale Federico Maccari.

Come avete chiuso il 2021?

“Molto bene, come i precedenti: i nostri volumi di vendita sono cresciuti del 18% nonostante il 2020 fosse andato benissimo. E’ i frutto del consolidamento di tanti clienti che ci hanno conosciuti durante la pandemia, quando alcuni brand molto noti hanno dovuto fronteggiare alcune rotture di stock: siamo stati l’alternativa, ma chi ci ha scoperti poi si è affezionato e non ci ha ha più lasciati”.

Nel 2022 cosa sta succedendo?

“Com’è ormai noto, i pastifici sono in mezzo alla tempesta perfetta: dall’agosto 2021 abbiamo avuto una crisi dietro l’altra, prima quella del prezzo del grano, poi quella del prezzo degli imballaggi, poi quella dell’energia. Adesso non resta più niente da affrontare e assistiamo ad una importante evoluzione dei prezzi al consumo che ha comportato un aumento compreso fra il 15 e il 30%”.

Per voi di quanto sono aumentati i costi?

“L’incremento totale del costo industriale è stato dell’80%”.

Quindi adesso per voi produrre è anti economico?

“Sì perché i costi sono aumentati dell’80% e non possiamo scaricarne nemmeno la metà sul consumatore perché incrementi maggiori porterebbero ad una crisi dei consumi. Aumentando ulteriormente i prezzi, i nostri prodotti passerebbero dalla fascia premium a quella super premium con una restrizione della platea dei clienti potenzialmente importante. In questo senso ci confortano i primi dati del 2022”.

Cosa dicono questi numeri?

“Alla fine del mese di maggio 2022, nonostante tutto, abbiamo registrato una crescita del 3%”.

Con quali strategie siete riusciti ad ottenere questi risultati?

“Da sempre il nostro obiettivo è presentarci ai consumatori con il miglior rapporto qualità-prezzo sul mercato. Da 15 anni certifichiamo i nostri ingredienti che sono 100% italiani, con il qr code i clienti hanno accesso alla tracciabilità totale della filiera e ad un video che mostra la nostra lavorazione artigianale. E’ il nostro mantra fin dall’inizio e negli anni lo abbiamo sempre mantenuto e rispettato. La crescita ottenuta ci ha permesso di consolidare i numeri, conquistare nuovi consumatori che poi non ci abbandonano nonostante gli aumenti di prezzo che vediamo oggi. Lo dimostrano gli ultimi dati di vendita”.

La tempesta perfetta vi farà cambiare strategie?

“No. Intendiamo continuare così, augurandoci che ci sia un rientro almeno parziale degli elementi che compongono l’aumento del costo industriale per tornare all’ equilibrio nei conti: da qui a fine 2022 cerchiamo uno spiraglio per avviare il percorso di discesa dei costi, resistiamo. Certo, se dovesse perdurare questa situazione oltre il 2022 e nel 2023, avremo bisogno di gestire una nuova strategia commerciale perché la situazione diventerebbe insostenibile anche per noi. Al momento la produzione è anti economica e fatichiamo a arrivare al pareggio bilancio. Abbiamo chiuso il 2021 in pareggio, grazie al primo semestre positivo, con un aumento complessivo dei volumi a fine anno in doppia cifra. Il 2022, invece, prospetta una situazione economica negativa. Ma, come ogni buona gestione dovrebbe fare, in un momento di tempesta, per non perdere i risultati del lavoro fatto fino ad ora, resistiamo grazie alla buona patrimonializzazione fatta negli anni. Se la crisi è passeggera si tratta di tenere botta. Se dura oltre l’inizio del 2023 avremo bisogno di una strategia diversa”.

Confermate gli investimenti che avevate in programma?

“Sì. Siamo abituati a lavorare in difficoltà: siamo stati coinvolti nel terremoto del 2016 e nonostante quello abbiamo rilanciato costruendo un nuovo stabilimento doppio rispetto al precedente e nel 2017 abbiamo lanciato nuovi prodotti come la pasta di semola secca, poi quella integrale e poi quella di grani antichi. Il prossimo 5 luglio ci presentiamo al mercato con una nuova linea di prodotti di pasta fresca ripiena e non, frutto di un investimento da 4 milioni di euro che sono serviti per costruire un nuovo stabilimento e acquistare gli impianti. Questo ci permetterà di affacciarci su un mercato per noi nuovo che mostra trend in aumento. Ci auguriamo di avere successo perché anche qui varrà il nostro mantra: qualità e prezzo, oltre alla confezione green completamente riciclabile, sulla quale abbiamo investito molto in risorse e innovazione”.