la crisi della GDO tradizionale: la Z generation (e forse anche Industria di Marca) va più d’accordo con discount

0

“A metà degli anni ’80 acquistavo panettoni alla GS e buttai fuori assortimento la Motta perché un concorrente importante, a Milano, aveva rotto il prezzo del panettone a 3.190 lire, che equivalgono a 1,60€ di adesso. Sono passati 34 anni ed ancora oggi vedo  panettoni della stessa marca a 2€” racconta Mario Gasbarrino spiegando le distorsioni che ancora oggi limitano l’evoluzione della Grande Distribuzione italiana.

 

In occasione di una puntata de “Il supermercato delle idee” trasmessa LIVE sui canali YouTube di Redazione GDONews e sul profilo LinkedIn GDONews, dedicata ad un’importante indagine svolta da Istituto Piepoli sul rapporto tra acquisti alimentari, brand ed i giovani della generazione Z e presentata in trasmissione dalla dottoressa Sara Merigo, le parole di Gasbarrino tuonano sul web. Ad accendere il dialogo tra il noto manager della GDO ed Antonio Cellie, Amministratore Delegato di Fiere Parma e consulente strategico di grandi imprese di produzione alimentare, sono stati proprio i risultati dello studio presentato.

Il 74% degli intervistati è intenzionato ad aumentare il consumo di cibi salutari, il 66% è alla ricerca della miglior qualità, il 63% cerca di acquistare prodotti made in Italy, il 59% si informa sull’origine dei prodotti che acquista. Inoltre, dallo studio è emerso che i giovani ipotizzano un maggior consumo di cibi pronti, servizi di delivery e spesa online per motivi pratici: risparmio di tempo e comodità. Ma allo stesso tempo la Z Generation cerca prodotti dal prezzo competitivo e non comprano prodotti premium. Insomma, affermazioni discordanti, rimarcato dagli ospiti, ma che disegnano un quadro piuttosto chiaro: i discount sono in vantaggio rispetto agli altri formati nella soddisfazione delle necessità dei giovani.

“La distribuzione tradizionale ha perso credibilità, almeno sul grocery, rispetto al discount: la volatilità dei prezzi crea panico, non solo nei mercati finanziari ma anche nei consumatori” ha spiegato Antonio Cellie che ha poi proseguito “esistono due stereotipi di consumatori: quelli che attraverso siti internet come volantino.it vanno alla caccia delle promozioni passando da un supermercato all’altro, oppure quelli che preferiscono andare al discount per avere certezze”. È indubbio che oggi il format discount è arrivato ad una evoluzione che lo porta ad abbracciare davvero le richieste di un consumatore della Z Generation.

Le scale delle categorie sono complete, forse con maggior profondità nella parte alta in una costruzione del value-for-money decisamente interessante, l’italianità è oramai un punto di forza di tutta la GDO, discount compresi. Cellie ha poi spiegato: “La crescita del discount va letta anche in un’altra ottica, quella della relazione con l’industria. Io vedo i bilanci delle industrie con cui lavoro, ed i margini risultano essere migliori dalle vendite ai discount rispetto ai retailer tradizionali, i quali tra margine di primo livello, secondo livello, premi, costi agenti, non si hanno più certezze degli utili, e se essi esistono. Ai discount vendi il carico completo ed hai risolto il problema, hai certezze e per tale ragione spesso si realizzano più margini proprio con il discount.”

Il timore degli ospiti e che il Retailer tradizionale perda di vista il focus del proprio mestiere: l’allargamento delle soddisfazioni dei consumatori, la ricerca della qualità attraverso un’offerta più ampia, distintiva, meno concentrata nella relazione prodotto/prezzo. “La distribuzione ha un approccio dove la MDD occupa tutti i livelli – conclude Cellie – dal primo prezzo al super premium, un famoso retailer del nord Italia, che performa più di tutti, ha occupato in modo militare tutti i cluster, anche quelli di primo prezzo, e ciò mi ha sorpreso perché è una resa incondizionata, sembra di tornare ai cestoni che citava prima Gasbarrino.”

L’Amministratore Delegato di Decò Italia è ancora più categorico: “La ricchezza la dobbiamo andare a recuperare dove c’è, ma se noi la buttiamo via non facciamo il nostro mestiere. Il male di tutto questo sono le promozioni, la pressione promozionale quando arriva a questi livelli non si ha più il tempo per creare il resto. Noi ancora non comprendiamo questo. In nostri assortimenti sono affollati nella parte sbagliata, i discount vince perchè è facilitato a vincere la battaglia del prezzo. L’altra strada è la specializzazione, non la promozione. La selezione la farà il mercato, ed attenti perchè questo è un periodo in cui le accelerazioni sono molto marcate e quindi devono in tal senso risultare preoccupanti”

 

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui