sabato 7 Febbraio 2026

Il Libero Servizio potrebbe battere i discount? I numeri aiutano a capire

Un esercito di punti vendita e migliaia di aziende: sono questi i paladini della GDO, i piccolo negozi di prossimità che durante l’emergenza COVID-19 hanno sostenuto i consumi alimentari degli italiani ed incrementato i fatturati (o attenuato le perdite) della filiera alimentare dalla produzione al consumatore finale.

Però, a solo un mese e mezzo dalla nuova normalità, il loro sacrificio sembra già dimenticato dai consumatori e sembra assottigliarsi sempre di più anche la speranza che queste migliaia di piccoli imprenditori conservavano: vedere una nuova vita per un formato che sembrava andare lentamente verso un binario morto.

Dal 2014 al 2019 hanno, infatti chiuso i battenti circa 1.500 punti vendita di prossimità, e 1.200 mila partite IVA. La battaglia dei prezzi e dell’efficienza, dominata dai discount in modo incontrastato, ha portato negli anni ad un cambio rilevante dell’offerta.

Questa è solo la superficie di un tema che non trova il perimetro del suo orizzonte e che non permette nemmeno a straordinarie aziende di statistica come Nielsen o IRI di avere certezze sui veri fatturati della GDO.

Per capire la dimensione del problema proviamo a dare vita ad un paragone applicabile alla poca conoscenza della vera GDO italiana, a questa somma di partite IVA. Si pensi, ad esempio, di voler dettagliare quanti alberi sono presenti in sud america e ci si trovi davanti a situazioni dove le singole città e paesi sono in grado di definire con buona precisione la numerica dentro i loro perimetri, ma nella foresta amazzonica non ci è mai entrato nessuno a numerarli.

Il libero servizio in Italia, nonostante qualcuno possa affermare il contrario, è questo: migliaia di Bilanci di aziende, migliaia di EBITDA e PROFIT margin che sono ogni anno a rischio e che vivono di margini che variano da Gruppo (insegna) a gruppo (insegna) e con listini che variano da centrale (o super centrale) a centrale.

In questo studio, ed in altri che affronteremo in nei prossimi mesi, racconteremo questa parte della GDO che si raggruppa sotto i Cedi e sotto le insegne, dove ognuna di esse possiede un’anima (e conti economici).

Chi pensa che il destino dei negozi di prossimità sia tristemente inevitabile oggi ha materiale su cui riflettere: il periodo del lockdown ha dimostrato che esistono ancora aspetti su cui si potrebbe ricominciare a lavorare, persino per contrastare con efficacia la forza dei discount, ma ciò che appare chiaro è che gli strumenti a disposizione di questi piccoli imprenditori sono insufficienti a mantenere un trend positivo se al di sopra di loro non si cambia qualcosa nelle strategie.

Con il supporto della nostra mappa della GDO abbiamo provato a delineare chi è questo esercito che rappresenta una parte numericamente rilevante della GDO, quante imprese sono rappresentate, a quali super centrali appartengono e come si differenziano nei numeri dai loro”carnefici”, ovvero i discount, ed infine abbiamo ipotizzato una strategia figlia dei numeri, che indicheremo in base agli eventi che abbiamo vissuto.

Il Libero Servizio in Italia pesa

circa il 9,1% del fatturato totale, contro il 19,9% del discount, sebbene i punti di vendita siano oltre 11 mila i primi ed oltre 5 mila i secondi.

Le metrature medie non sono così distanti, e questo è il primo dato davvero interessante, chi pensa ad una battaglia dove le misure e la numerica dell’assortimento fanno la differenza si sbaglia di grosso: la numerica delle referenze è, invece, molto simile, tra le 2.000 e le 3.000, mentre i metri quadri nel Libero Servizio hanno una misura media di 210 mq contro i 663 mq dei discount, insomma sono prossimità entrambi.

Non si dimentichi infatti che, se è vero che il format discount sta compiendo enormi trasformazioni ed oggi è assimilabile negli spazi ad un superstore, è pur vero che la sua storia è quella della prossimità e questa non si cancella, come si può vedere dai dati.

La supercentrale con più punti di vendita di prossimità, come si può vedere è l’attuale Aicube con circa 3500 punti di vendita, seguita da Margherita Distribuzione + CRAI con circa 2.000 unità e poi da Conad + Finiper, oltre 1.000. Esiste anche un esercito di indipendenti (circa 2.000 negozi) che si somministrano dai vari CeDi grossisti della GDO.

Come si può vedere dai dati, all’interno dell’attuale Aicube, Vegè non è così dominante numericamente nel libero servizio, sono diverse le insegne con tantissimi imprenditori piccoli e medi che rappresentano questa organizzazione.

Dei 3.500 punti di vendita, infatti, Vegè ne esprime circa 1.500, ma Carrefour ne esprime circa 1.000, despar supera le 600 unità. PAM che ha dato recesso dal contratto, ne esprime solo 400 unità.

Quali sono le prospettive per queste migliaia di imprenditori?

Appare chiaro che se Aicube rimanesse unita avrebbe davvero le armi per costruire un serio progetto da anteporre ai monoliti del discount.

A quale brand industriale non farebbe comodo essere presente dentro 3500 negozi? Oppure: a quale produttore di MDD (con diversi brand) non farebbe comodo lo stesso obiettivo?

Abbiamo visto che la metratura media del discount è di 660 mq ma contro 210 mq dei negozi a libero servizio, c’è sicuramente differenza ma si faccia attenzione: non si sta mettendo in paragone Davide contro Golia; si parla di un differenziale tra piccoli negozi, diciamoci la verità.

Viene da domandarsi: se ai primi venisse affidata una MDD competitiva, prezzi molto aggressivi in una parte delle grandi marche, oltre a quelle armi che già possiede, sarebbe una sfida con esiti diversi?

Si immagini una supercentrale che decida di costruire un progetto in cui il 60% delle referenze in MDD sono acquistate assieme ed inserite nel 98% dei punti di vendita ed un piano promozionale dove il 30% dell’assortimento è accomunato.

Perchè no?

Per quale ragione Carrefour, o Vegè, o Despar (di sicuro non più PAM) non decidono di fare un simile progetto e dare armi adeguate a oltre oltre 3 mila negozi?

Si tratta di voler guardare lontano senza la paura della competitività interna e senza le gelosie dei responsabili acquisti: si tratta di fare gli interessi di una categoria di negozi che, di fatto, potrebbero, se ben gestiti, essere la vera risposta al discount perchè dalla loro parte hanno, tra i tanti, un elemento di forza molto molto importante da sfruttare: l’ubicazione!, quello che nel periodo COVID-19 è stata preferita agli sconti ed ai prezzi. La comodità di comprare sotto casa, ovvero la ragione per cui sono nati, oramai tanti anni fa, i supermercati.

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Dott. Andrea Meneghini
Dott. Andrea Meneghinihttp://www.gdonews.it
Analista ed esperto di Grande Distribuzione alimentare. E’ un attento osservatore delle dinamiche evolutive dei diversi format in Italia ed in Europa. Collabora con alcuni Gruppi della GDO italiana nelle aree di crisis communication management e news management. Affianca la Direzione Generale di alcuni Gruppi della GDO nella gestione delle strategie aziendali. Collabora anche con aziende del Mass Market Retail all'estero come assistant manager sull'italian food. Si può contattare scrivendo a meneghini@gdonews.it

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