Effetto Coronavirus sulla GDO: +8.34% la settimana dal 17 al 23 febbraio

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La corsa all’accaparramento di scorte alimentari è stata sotto gli occhi di tutti coloro che hanno varcato la porta di un supermercato ma adesso iniziano anche ad arrivare le prime rilevazioni che permettono di misurare con maggiore precisione la “febbre” che ha colto i consumatori italiani. Secondo i dati raccolti da Nielsen nella settimana dal 17 al 23 febbraio il giro d’affari della grande distribuzione ha fatto registrare un balzo dell’8,34% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

Per capire la portata di questo dato bisogna però tener conto del fatto che la corsa agli scaffali è iniziata nel pomeriggio della domenica e questo importante progresso è dunque figlio di solo poche ore di vendite e non dell’intera settimana. Gli analisti di Nielsen spiegano che nei giorni successivi, il lunedì e il martedì della settimana dal 24 febbraio al 1 marzo (il cui dato non è ovviamente ancora disponibile), le insegne hanno fatto ordini ai propri fornitori addirittura superiori a quelli di giornate tradizionalmente di picco come per esempio il Natale. La situazione ha messo a dura prova l’intera catena logistica e di approvvigionamento, che ha però risposto molto bene alla situazione straordinaria che si è venuta a creare.

I forti progressi delle vendite sono stati rilevati su tutto il territorio nazionale, anche in quelle regioni dove non si è registrato nessun caso di infezione. Il boom più importante si è però avuto nel Nord-ovest (+11,20%), dove si trova la Lombardia (+12,9%), e nel Nord-est (+9,66%), dove si trova il Veneto (+10,6%). Il Centro (+4,38%) e il Sud (+6,06%) hanno mantenuto i nervi leggermente più saldi, favoriti dalla mancanza di malati. Spicca il calo (-0,3%) della Sardegna, con i suoi abitanti che si sono sentiti rassicurati dalla barriera marina. E non è un caso che il secondo dato più basso sia quella dell’altra grande isola, la Sicilia (+3,5%).

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I bilanci di febbraio e dall’inizio dell’anno sono ora ampiamente positivi ma nelle prossime settimane si assisterà a un processo di smaltimento delle scorte che ridimensionerà questi risultati (anche se lunedì 24 e martedì 25 sono stati ancora giornate di forti acquisti e l’intero dato settimanale sarà con ogni probabilità molto positivo).

Nei loro acquisti da panico i consumatori non hanno fatto distinzione fra prodotti deperibili e prodotti che si possono conservare facilmente: le vendite di frutta e verdura e di “macelleria e salumeria” sono entrambe balzate del 9,9%; hanno fatto registrare una forte crescita addirittura i reparti di gastronomia (+10%). Nel largo consumo confezionati si registra invece il +13,7% del “food confezionato” e il +11% dei “surgelati”. Gli Italiani si sono preoccupati perfino dei propri animali da compagnia (+10,1% il Pet). Il balzo più importante è stato però quello della cura della persona (+17,4%): per accaparrarsi i disinfettanti e debellare eventuali virus, o almeno calmare la paura, non si è badato a spese.

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