Fratelli Arena l’azienda più produttiva del sud Italia e tra le migliori del Paese. Bene Maiora, Megamark e Multicedi

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Nell’ultima pubblicazione abbiamo descritto e messo a confronto gli Ebitda di quattro grandi Retailers della DO del sud Italia, la Fratelli Arena in Sicilia, Maiora e Megamark in Puglia e Multicedi in Campania. Nell’analisi compiuta abbiamo già esaminato i loro costi strutturali ed abbiamo appurato che tutte e quattro trovano la loro principale caratteristica di successo nell’eccezionale equilibrio tra vendite e costi. Tutte e quattro incrementano i ricavi tutti gli anni mantenendo sotto controllo le spese, anzi migliorando l’efficienza grazie alla ottimizzazione delle loro funzioni.

Si è già scritto che le quattro aziende a confronto, in verità, si possono suddividere nettamente in due modelli di business differenti, dove nel primo modello il retailer è un mero franchisor che affilia soci e franchisee e somministra loro merci e servizi. E’ il modello Conad, per capirci, che è applicato dalle aziende Multicedi e Megamark. L’altro modello di business (quello di Maiora e Fratelli Arena) è differente: oltre ad essere franchisor ed a somministrare merci e servizi, entra attivamente sul territorio aprendo negozi di proprietà e rivolgendosi direttamente al consumatore. Peraltro si è visto nella prima pubblicazione che il fatturato derivante dai negozi di proprietà è nettamente prevalente su quello prodotto dagli affiliati sia per Maiora che per Arena.

Si ricorda, una volta in più, che in ogni Bilancio il resoconto prodotto dall’Ebitda è riferibile esclusivamente alla qualità dei risultati conseguiti nel 2018, quindi permette di verificare come si è comportata l’azienda sul mercato dal 1 gennaio al 31 dicembre, quindi a prescindere dalla valutazione degli investimenti pregressi (prima del 2018) si valuta la prestazione dentro i soli 12 mesi. Però ogni azienda porta con sé una storia, un passato, fatto di investimenti che, nel tempo, si comprende se sono stati troppo ingenti oppure no, fruttiferi oppure no, ed in caso di negatività, se sono in grado di alterare e condizionare le prestazioni ottenute nell’anno (come, ad esempio, è accaduto ad Auchan). Questo sarà il tema dell’ultima pubblicazione: la gestione finanziaria delle quattro aziende sottoposte ad analisi e la conseguente loro valutazione definitiva.

Al principio del presente studio ci soffermeremo sul costo della rete vendite, ovvero dei negozi e/o dei magazzini. Ogni retailer, oltre a produrre servizi e prestazioni per eventuali soci o affiliati, spesso ha punti di vendita di proprietà ed una delle sue sfide è quella di dare a questo costo la minor incidenza possibile. Nel caso delle aziende del presente benchmark, chiarito che si tratta di un confronto che coinvolge due distinti modelli di business, va specificato che nel caso di Multicedi e Megamark il costo della rete (che coinvolge solo i costi relativi ai magazzini) dovrà uscire non rilevante, nell’altro modello di business invece tale costo assumerà ben altro aspetto.

Successivamente si analizzerà il loro Ebit, ovvero il loro risultato operativo, verificando quali sono le aziende con i migliori risultati e verificando quale dei due modelli di business è maggiormente profittevole dentro il recinto delle aziende esaminate.

Si è scritto che tutte e quattro le aziende stanno crescendo notevolmente anno dopo anno, sarà quindi interessante verificare come gli investimenti necessari alla evoluzione dell’azienda impattano sui numeri del Bilancio, ovvero se si tratta di crescita sostenibile o meno. Questi investimenti finanziari producono utili che, nel Bilancio, compaiono dopo l’Ebit, quindi sotto l’utile operativo, essendo il frutto di una gestione finanziaria. Pertanto sarà necessario non considerare l’ebit come l’ultimo degli indici di valutazione ed altrettanto interessante sarà ratificare il Profit margin finale per renderci definitivamente conto se le aziende analizzate sono davvero sane, oppure se riscontrano delle criticità.

Il costo della Rete

Il costo della rete in Italia non è il principale costo per le aziende che fanno retail ma è, comunque da tenere sotto debito controllo. Questo è la somma degli ammortamenti degli immobili acquistati e le loro svalutazioni/rivalutazioni più la somma degli affitti e dei noleggi (leasing compresi). Ad essere precisi va spiegato che dentro questa voce di Bilancio vengono inseriti tutti i tipi di investimenti, quindi anche i magazzini logistici, quello dei freschi, del congelato, quello ventilato dell’ortofrutta, quello dei secchi ed insieme anche i negozi (per chi li ha), ma anche gli avviamenti pagati sui magazzini/negozi acquistati.

Nei precedenti benchmark, quello delle aziende dell’area 1, dell’area 2 e dell’area 3 avevamo descritto un costo della rete medio pari al 5%, in questo la valutazione sarà utile per un confronto generale solo in riferimento ai valori espressi da Maiora e Fratelli Arena.

Entriamo quindi nel merito: i costi della rete più rilevanti

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Dott. Giuseppe Di Napoli
Consulente di direzione con 20 anni di esperienza nell’area Finance di industrie e aziende della GDO italiana. E’ stato uno dei più giovani membri del board nazionale dell’Associazione Italiana degli Analisti Finanziari (aiaf, 45 anni di attività, 1.000 associati), per la quale ha ricoperto il ruolo di responsabile dell’area Valutazione d’Azienda e di Business. E’ Autore di numerosi saggi in tema di Valutazione d’Azienda e Rischio Finanziario. E’ docente in materia di analisi finanziaria. Supporta la direzione finanziaria e la direzione crediti delle aziende clienti, curando fra l’altro lo sviluppo di modelli di calcolo del rischio finanziario di clienti e fornitori strategici.

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