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Acquisizione Conad – Auchan: emergono dettagli spinosi e poco conosciuti che preoccupano

La vicenda dell’acquisizione di Auchan Spa da parte di Conad sembra porterà forti strascichi non solo per le questioni legate alle insofferenze dei fornitori, ma anche per le difficoltà di ricollocamento del personale che apparteneva alla multinazionale francese. E’ una situazione decisamente complicata che continua ad essere all’ordine del giorno sui tavoli del MISE, ma, secondo i lavoratori di Auchan, esistono forti lacune di comunicazione relativamente ai fatti accaduti ed in corso di svolgimento, facciamo un po’ di storia: 

Il 13 maggio ai lavoratori del gruppo francese è stata annunciata, da parte di Auchan Holding, la cessione del 100% delle quote del gruppo (proprietaria anche di SMA spa) a BDC spa, società partecipata al 49% da di Mincione con WRM Groupe e al 51% da Conad nazionale.

Il 20 giugno si svolse un primo incontro al MISE chiesto dai sindacati. Il Vice Capo di Gabinetto Giorgio Sorial (Movimento 5 stelle), secondo i lavoratori di Auchan, in quell’occasione evidenziò che l’operazione avrebbe dovuto garantire, sia nel breve che nel lungo periodo, la solidità e la sostenibilità economica e gestionale del piano di integrazione tra Auchan e Conad, sia riguardo la valorizzazione degli asset che la salvaguardia dei lavoratori.

Il 23 luglio si svolse un secondo incontro al MISE, e sempre secondo i lavoratori di Auchan, si stabilì, in vista del closing, il proseguimento delle negoziazioni tra BDC e sindacati in sede aziendale, al fine di verificare tutte le opportunità e le criticità derivanti dall’acquisizione della rete commerciale di Auchan da parte di Conad.

Dopo 4 incontri, tuttavia, il tavolo sindacale non trovò soluzione e l’accordo tra BDC e sindacati non fu firmato.

Il 31 luglio è la data del closing tra la società Auchan SPA e BDC. In una nota dei lavoratori di Auchan e SMA si specifica che “l’accordo si concluse con la consegna della società Auchan Spa (che include anche SMA) senza alcun debito pregresso, salvo quelli ordinari legati alla merce, e con un capitale sociale di 1 miliardo di euro, di cui 500 milioni di liquidità versato da Auchan Holding per coprire in anticipo oltre 2 anni e mezzo di perdite.” In verità non si è mai saputo nel dettaglio, com’è giusto che sia, il valore della vendita ed il suo dettaglio, sebbene i giornali parlassero di una cifra vicino al miliardo. Se poi una parte di questo iporto Auchan lo abbia rimesso in liquidità dentro la società ceduta a copertura dei debiti sarebbe qualcosa di normale.

L’affermazione è però rilevante nella spiegazione di dettagli importanti del closing tra le due società, sebbene la previsione delle coperture si potrebbe definire più una opinione che un fatto concreto.

Fatto sta che a settembre sono state attivate da parte di BDC le comunicazioni di legge per il passaggio di 109 negozi alle cooperative Conad in tutta Italia, “senza che venisse presentato un piano industriale e prima che l’antistrust si esprimesse sull’operazione”, spiega la nota dei lavoratori di Auchan e SMA.

Tensioni comprensibili sebbene sia importante tenere presente che un’acquisizione così complicata non può essere che gestita nell’immediatezza in termini manageriali. L’attesa dell’Antitrust può durare mesi, sarebbe stato deleterio attendere l’esito prima di agire. Dall’altro lato è assolutamente giustificata l’ansia di chi ha sempre lavorato in tutti quei negozi e che il Governo, in qualche modo, dovrebbe garantire.

I sindacati chiesero pertanto un nuovo incontro al MISE, che tenutosi il 30 ottobre.

In quella giornata i sindacati hanno proclamato lo sciopero nazionale per tutti i dipendenti Auchan e SMA di tutti i 270 punti vendita diretti, di tutte le sedi (quella nazionale e le 4 regionali), dei 5 depositi. In occasione dello sciopero sono stati organizzati molti presidi: il principale davanti al MISE e quelli regionali davanti a molte Prefetture delle città dove Auchan è presente con i propri negozi (Milano, Torino, ecc) e davanti a molti ipermercati Auchan.

In occasione dell’incontro al MISE e dello sciopero generale del 30 ottobre, i sindacati e i collaboratori di Auchan e SMA hanno voluto sollecitare il MISE a fare chiarezza:

  1. Sul trattamento dei collaboratori dei 109 punti vendita che sono passati o comunque passeranno entro marzo alla rete Conad
  2. Sul destino dei collaboratori dei restanti punti vendita della rete
  3. Sul destino dei collaboratori della sede centrale di Rozzano e delle altre sedi regionali 

Successivamente all’incontro i lavoratori di Auchan preparano ed inviano un comunicato nel quale spiegano che “Sembra che Auchan pur di liberarsi delle attività retail in Italia, da alcuni anni in perdita (attenzione, solo alcuni anni, non è sempre stato così anzi), abbia consegnato l’azienda a Conad pagando una cifra importante (1 md di euro) perché Conad gestisse la dismissione delle attività. Cioè, non ritenendosi in grado di ristrutturare la società magari riducendo il perimetro Auchan (grandissimo) ha preferito che fosse Conad a gestire l’operazione soprattutto per il coinvolgimento di moltissime persone (oltre 16.000 al closing), impiegate da anni. Auchan quindi consegna a Conad BDC al 31 luglio una società che presenta un conto economico in perdita, ma dispone anche di un capitale sociale di 1 miliardo di euro, di un patrimonio netto di 800 milioni, non ha debiti oltre quelli della gestione ordinaria e ha una liquidità per oltre 500 milioni. Le perdite sul bilancio 2018 di Auchan spa, che comprende anche le perdite di Sma spa, sono di 88 milioni di euro.  Ci sarebbero poi svalutazioni fatte dalla capogruppo francese e dismissioni straordinarie, forse proprio per consentire quella cessione a BDC Conad, una cessione molto particolare. Conad nel suo comunicato dopo il MISE parla di perdite 2018 di Auchan spa per 534 milioni di euro e di perdite di 1,1 milioni di euro al giorno, senza motivare da dove nascono questi numeri”.

Il comunicato dei lavoratori di Auchan poi continua: “Da subito Conad cosa fa? Neanche il tempo di dire buongiorno e di raccontare di un meraviglioso futuro alle squadre di direzione, inizia a cedere alla cooperative Conad che subaffittano a piccoli imprenditori i negozi migliori che già danno un cash flow positivo per oltre 100 milioni di euro. Qualcuno sa a che valori sono dati in affitto i negozi? A quali valori saranno poi ceduti? Nessuno lo dice, nessuno lo chiede. I sindacati non firmano l’accordo sindacale di trasferimento dei negozi per carenza di informazioni, ma il trasferimento è valido egualmente e così “l’argenteria di famiglia” prende un’altra strada.”

Il comunicato dei lavoratori di Auchan si fa angosciante e prosegue: “Il personale dei negozi? Passerà a piccoli imprenditori che comunque non hanno preso alcun impegno scritto né in tema occupazionale né in tema di diritti sindacali. Si dice “messa in sicurezza” di tutti questi lavoratori, ….è cosi? Sono state date le garanzie che si prevedono in situazioni di crisi simili? Gli imprenditori affittuari si sono impegnati per iscritto sul tema occupazionale? Tutta la trattativa sarà parcellizzata a livello territoriale e quindi diventerà irrilevante? Qualcuno (istituzioni, sindacati, politica, ecc) controllerà cosa accadrà? […] E la Sede di Rozzano con oltre 800 dipendenti? E le sedi regionali? E i depositi della logistica? Non si sa. Ci si aspetta la chiusura, dato che senza negozi da gestire non ha senso avere sedi e depositi.”

Intanto al MISE è stato ufficializzato che altri 45 negozi passeranno a Conad con le stesse modalità dei primi 109, in definitiva Conad assorbirà un totale di 154 negozi. Alla conta mancano 116 punti di vendita dell’ex gruppo Auchan che probabilmente sono quelli per cui praticamente tutta la Distribuzione Organizzata nazionale sta negoziando con Conad.

Commenti e riflessioni di GDONews

La preoccupazione dei dipendenti è comprensibile ma in effetti il comportamento di Conad segue le normali vicissitudini di queste tragiche vicende. Cosa pensa la Redazione di GDONews della vicenda?

Purtroppo situazioni come questa sono assai frequenti in GDO, sino ad ora non abbiamo visto niente di strano, si tratta di una attività di ristrutturazione e salvataggio di un’azienda che negli ultimi 8 anni ha perso molti capitali. Di fronte a queste situazioni è chiaro che si deve intervenire sia sul numero dei dipendenti che sulle altre voci di costo e ricavo, oltre a chiudere i negozi che non si possono più salvare. D’altronde salvataggi a costo zero non sono mai esistiti e non possono esistere. Che poi i negozi vengano gestiti a livello locale da imprenditori della galassia Conad ci sembra del tutto in linea con il business model dell’azienda, che è diverso da quello di Auchan. L’alternativa era che l’azienda francese si ritirasse dall’Italia, chiudendo l’attività, così al posto di licenziare ad esempio 1.000 persone, avrebbero tutti perso il posto di lavoro.

Dal primo momento ci siamo domandati “chi glielo ha fatto fare a Conad” di buttarsi questa operazione, se non la volontà di risanare più negozi possibili, lo abbiamo anche chiesto in Maggio al Dott. Sergio Imolesi, dirigente di ANCD Conad in un evento da noi organizzato.  Diversamente Conad se ne sarebbe stata seduta a guardare la nave che affondava piano piano, magari prendendosi i negozi un po’ alla volta, assieme agli altri concorrenti a prezzo di saldo.

Quindi, in conclusione, ben vengano i tavoli permanenti al MISE e magari una valutazione d’insieme della dinamica degli accordi con i lavoratori ancorchè parcellizzati a livello territoriale, perché è dovere del Governo, date le tasse che tutte le aziende pagano, tutelare il più possibile queste complicatissime dinamiche, senza obbligare nessun degli attori a modificare il modello di business oppure appesantire costi che con tanta fatica sono mantenuti in equilibrio. Conad è dentro una tempesta in cui, in un certo senso, ci si è messa da sola, ma sino ad oggi l’atteggiamento tenuto, anche con i fornitori, non la vede comportarsi in modo differente rispetto a come si sono comportate tutte le aziende nella storia della grande distribuzione italiana in questo genere di situazioni.

 

13.11 A completamento del presente articolo una nuova pubblicazione in data odierna clicca qui per leggere

 

 

 

 

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5 COMMENTI
  1. drusilla de nicola

    Mi pare che l’articolo contenga significative inesattezze ed omissioni che rischiano di fornire un quadro fuorviante della situazione.
    Prima di tutto non può essere considerato giusto non fornire da parte dell’acquirente i dettagli del contenuto del contratto di acquisto delle azioni. Peraltro si tratta di un contratto registrato ed i cui dati dovranno essere inseriti nel bilancio 2019 di pubblicazione nella prossima primavera. I Sindacati avrebbero potuto e dovuto pretenderne una copia e pubblicizzarla a tutti i dipendenti Auchan interessati. Non fosse altro per la ragione che di fatto quel contratto realizza – per vie traverse – l’obiettivo delle parti contraenti di cedere tutte le attività aziendali, obiettivo che come è noto richiede l’applicazione di precise procedure di legge, nel caso completamente ignorate.
    In secondo luogo non è affatto la stessa cosa scontare dal prezzo di acquisto 500 milioni per coprire IN ANTICIPO due anni e mezzo di perdite o rimettere in liquidità dentro la società ceduta la stessa cifra a copertura dei debiti. Sono cose completamente diverse. La prima non comporta necessariamente che la società della quale si sono acquistate le azioni abbia una posizione debitoria scaduta pari a 500 milioni, ma semplicemente che il nuovo proprietario non voglia rimetterci quanto occorrerà per gestire l’azienda per 2 anni e mezzo. Ma gestirla è un conto. Dismetterla è ben altra cosa.
    In terzo luogo non può definirsi un’operazione di salvataggio quella che si risolva in uno smembramento dell’azienda acquistata lasciando a casa dai 3000 ai 5000 dipendenti e proteggendo gli altri facendoli finire nelle dinamiche della Galassia Conad. Non è che il business model dell’azienda Conad abbia ricevuto il crisma della regolarità per verbo divino ed anzi non pochi sono i profili di ambiguità ed opacità che preoccupano i dipendenti Auchan e seppure molto tardivamente le OO.SS..
    Infine non è per niente vero che l’alternativa sarebbe stata quella di trovarsi con tutti i 18mila lavoratori Auchan, più quelli degli appalti e dell’indotto, a casa dalla sera alla mattina.
    Nel bilancio 2018 Auchan (Italia) s.p.a. evidenziava una perdita di 87 milioni e non di 400 milioni come affermato dai rappresentanti di BDC che hanno parlato di 1,1 milione di euro al giorno. Né la crisi di Auchan riguardava tutti i suoi punti vendita.
    E’ fantascienza far credere che in assenza dell’arrivo di Conad fossero a rischio tutti i 18mila e passa posti di lavoro di Auchan almeno nell’immediato. Mentre sono a rischio più o meno nell’immediato almeno 3105 posti di lavoro.
    Il fatto è che se il “salvataggio” di BDC (Conad-Mincione) – la messa in sicurezza – si risolve nel destinare il 60% degli esercizi Auchan alla sua rete di piccoli imprenditori che non possono fornire nessuna garanzia di mantenimento dei livelli occupazionali, nè di rispetto delle condizioni contrattuali in atto, e nel liberarsi del restante 40% come meglio può, aprendo per di più una procedura di mobilità per oltre 3105 dipendenti, facendo parallelamente affari immobiliari lucrosi, tanto l’azienda gliel’hanno regalata, allora non si tratta di un salvataggio, ma di un’operazione ben diversa che lascio a voi definire, ma fatta soprattutto per rafforzare la presenza nel “ricco Nord”, per dirla con Imolesi e liberarsi del resto. Insomma è rappresentata una realtà piegata alle esigenze di BDC (Conad-Mincione) di apparire come i salvatori della patria e non degli imprenditori che si sono proiettati a realizzare un colossale affare. Non per niente sarebbe stato lo stesso Mincione ad affermare con nonchalance che Auchan gli sarebbe stata regalata.
    Il fatto è che Conad dopo aver annunciato nell’immediatezza della notizia di voler risanare l’azienda Auchan, ha messo sul tavolo le sue reali intenzioni, facendo credere che questo è il solo sistema per salvare la maggior parte dei dipendenti, amputando consistentemente. E come si può far credere che abbia messo in sicurezza 13500 del 16500 posti di lavoro di Auchan? Abbiamo già detto che non c’era nessuna attualità di collocazione in mobilità per i collaboratori Auchan. E la cosiddetta messa in sicurezza di 13500 dipendenti si risolve in un loro passaggio alle dipendenze di decine e decine di soggetti associati alle cooperative, associate a loro volta a Conad, attraverso la cessione a loro degli esercizi commerciali Auchan, cessioni dopo le quali seguiranno altri tagli, rimodellamenti e relativi esuberi con un conseguente sostanziale azzeramento, alla fine della giostra, sia delle garanzie di mantenimento dei livelli occupazionali che del potere contrattuale di lavoratori e sindacati.
    La verità è che non possono non registrarsi da un lato le evidenti inadeguatezza di tutela delle tante migliaia di dipendenti Auchan e dall’altra ancora il silenzio sulla questione dei Media nazionali. Basta vedere con quale disarmante superficialità e brevità Rai tre con l’Annunziata hanno trattato ieri la questione.
    Grazie per l’ospitalità.

    1. Dott. Andrea Meneghini

      Buongiorno, dopo aver letto il suo commento si è deciso di pubblicarlo. Ovviamente ciò che scrive è una sua opinione, così com’è nostra opinione quello che abbiamo scritto sull’articolo. La cruda verità è che Auchan ha fallito sul mercato italiano, il resto conta poco. Purtroppo il mercato è fatto di numeri e 18 mila dipendenti per una impresa che perde denari da molti anni non sono sostenibili. Conad ha acquistato ma ha un suo business model che è completamente diverso da quello di Auchan. La tutela dei dipendenti è affar di Stato quando si arriva a certe situazioni, se si pensa che l’impresa subentrante deve acquisire anche il comportamento sul mercato della venditrice allora non ci siamo proprio. Poi sulla situazione del Bilancio di Auchan e SMA la questione è la seguente: stiamo facendo noi uno studio dei Bilanci del 2018 e lo pubblicheremo, perchè sembra un paradosso fare affermazioni sul “nulla”. Le dichiarazioni dei lavoratori che abbiamo messo accuratamente in virgolettato sono solo opinioni che andranno analizzate dalle risultanze. Non siamo qui per difendere Conad, giammai, non ne ha certo bisogno, però pur sapendo che l’argomento dei lavoratori è delicato e sacrosanto, bisogna anche comprendere le logiche del mercato. Il modello Conad in Italia ha successo? Si. Il modello Conad ha permesso di acquisire i negozi di un player importante? Si. Auchan aveva i Bilanci in perdita? Si. Perdita quanto? Noi abbiamo pubblicato al principio del 2019 un lungo studio sui Bilanci del 2017 dei Gruppi Sma e Auchan. Di quelli oggi possiamo fare affermazioni in attesa dei nuovi studi: ebbene in quel Bilancio tra Auchan e Sma la perdita totale è di 389 milioni di euro. 389.000.000.

    2. SEVERINO NAPPI

      Buon giorno.
      Ho letto l’intervento di Drusilla de Nicola su GDO news del 12.11. e la risposta di Andrea Meneghini. Apprezzo la correttezza espressa dalla testata nel pubblicare anche commenti dissenzienti dalle proprie posizioni e dunque la democraticità del dibattito. E per questo mi permetto di intervenire.
      Condivido naturalmente il principio che su questioni complesse e sulle loro soluzioni ci possano essere opinioni divergenti, ciascuna in buona fede e sono pronto – per lealtà e trasparenza del confronto – a rispettarle tutte; ci mancherebbe. Tuttavia credo sia fondamentale distinguere tra fatti ed opinioni. Ed i primi non dovrebbero mai essere né taciuti nella loro verità storica né suscettibili di contestazioni; appunto perché si tratta di fatti.
      Nella c.d. operazione Auchan-Conad, certo estremamente complessa, che mi ha appassionato da un po’ di tempo come giurista ed osservatore delle vicende a forte impatto sociale, ci sono fatti che non possono essere taciuti e che contribuiscono a lanciare qualche ombra su meccanismi, modalità, persone, efficacia e soluzioni.
      – E’ un fatto che lo strumento individuato ed utilizzato da Conad per subentrare in tutte le attività commerciali di Auchan (Italia) sia stato quello di costituire una società ad hoc, la BDC, con la quale assicurarsi il pieno controllo di Auchan, attraverso l’acquisto dell’intero pacchetto azionario dai proprietari, la Soldanelle s.a..
      – E’ un fatto che in tal modo Auchan e l’acquirente BDC si siano sottratte all’osservanza degli obblighi di informazione ed attivazione delle procedure di consultazione previste dalla legge nelle ipotesi di cessione d’azienda, proprio l’obiettivo realizzato con il contratto intervenuto.
      – E’ un fatto che tale società, denominata dalla stessa Conad società veicolo, sia stata fatta con il finanziere Raffaele Mincione, certamente estraneo al business della GDO, ma molto presente in affari finanziari e di natura immobiliare; e che egli sia noto nell’ambiente oltre che per operazioni con il Vaticano definite “spregiudicate” da importanti testate (Repubblica, L’Espresso), anche per la originale scelta di chiamare la sua barca a vela da regata Botta di Culo.
      – E’ un fatto che Conad avesse manifestato un forte interesse a rafforzare la sua presenza nel ricco Nord e non nel Centro Sud (Imolesi, segretario generale ANCD, 24.5.2019).
      – E’ un fatto che Conad avesse manifestato, in dai primi momenti successivi all’annuncio dell’operazione, attraverso le dichiarazioni di molteplici soggetti, l’intenzione di gestire l’azienda Auchan non direttamente, ma mediante l’affidamento dei suoi rami d’azienda ai soggetti titolari dei vari esercizi commerciali già inseriti nella rete Conad; e dunque che a regime BDC avrebbe esaurito la sua funzione svuotando Auchan di tutte le attività aziendali.
      – E’ un fatto che tale intenzione sia stata confermata dal primo blocco di cessioni, espressamente dichiarate preliminari a successive sub-cessioni, riguardante 109 esercizi commerciali Auchan, oggetto delle comunicazioni finalizzate alle consultazioni sindacali previste dall’art. 47 l.428/1990.
      – E’ un fatto che i vertici di BDC non abbiano mai smentito ufficialmente di aver ricevuto – o essersi visti scontare dal prezzo di acquisito delle azioni – svariate centinaia di milioni di euro (le voci oscillano da 1mld a ½ mld) per affrontare le perdite di gestione dei due anni e mezzo o tre successivi al sub ingresso nella proprietà azionaria. E’ una mia opinione che la cosa avrebbe presupposto secondo elementari regole di logica la gestione e non la dismissione dell’azienda Auchan.
      – E’ un fatto che non siano mai stati messi a disposizione delle OO.SS. e tanto meno resi pubblici i dati essenziali del contenuto del contratto di acquisto del pacchetto azionario da parte di BDC. E’ una mia opinione che, oltre ad obblighi di carattere giuridico, la cosa sarebbe stata doverosa sotto profili di lealtà contrattuale e trasparenza nelle trattative, tanto più che i dati dovranno emergere nel bilancio 2020 di BDC.
      – E’ un fatto che PWC sia stata al tempo stesso Revisore dei conti del Bilancio Auchan 2018 (e di quelli degli anni precedenti, con incarico esteso al periodo 2019-2021) e si sia presentata al tavolo del confronto aperto al MISE con le controparti sindacali quale Rappresentante di BDC e di una fantomatica ed inesistente “nuova Auchan-Conad”, senza che le OO.SS. abbiano sollevato obiezioni sulla sua legittimazione o chiesto di verificarne la documentazione, vale a dire l’esistenza di un preliminare d’acquisto delle azioni Auchan da parte di BDC.
      – E’ un fatto che una trattativa o anche solo il confronto preventivo per una cessione di tutti o più rami di azienda debba intervenire con i rappresentanti della Società proprietaria dell’azienda e non con i soci proprietari della società; e meno che mai con i rappresentanti di una società inesistente.
      – E’ un fatto che Auchan s.p.a. avesse denunciato nel bilancio 2018, senza tener conto delle controllate e dunque relativamente alla gestione ipermercati, perdite di esercizio per 83,502 milioni di euro.
      – E’ un fatto che né nel corso del 2018, né nei primi mesi del 2019 vi sia mai stata alcuna dichiarazione dei vertici di Auchan o della holding di controllo, di voler procedere alla chiusura delle intere attività italiane, dirette e controllate, con la messa in mobilità di tutti i dipendenti. Ed anzi è vero che addirittura nella relazione al bilancio del 28.3.2019, si desse conto che l’azionista Auchan Holding s.a. avesse “già manifestato l’impegno irrevocabile a continuare a finanziare e sostenere patrimonialmente la Società al fine di consentire alla medesima l’adempimento delle sue obbligazioni”, e che tale impegno venisse confermato dalla relazione del CDA di Auchan, nella quale alla pagina 10 si legge: “la controllante Auchan Holding s.a. si è resa disponibile a sostenere finanziariamente gli investimenti approvati ed il budget operativo 2019”.
      – E’ un fatto che, pur all’interno di un andamento ancora in negativo, il 2018 avesse visto una riduzione dell’indebitamento, delle perdite di bilancio e di una serie di costi operativi.
      – E’ un fatto, risultante dal bilancio, l’affermazione della solidità finanziaria della Società, dichiarata dalla CDA e certificata proprio dalla società di revisione PWC.
      – E’ un fatto che l’andamento della rete commerciale di Auchan spa, per quanto riguarda i 46 ipermercati gestiti sul territorio nazionale ( 21 al Nord, con vendite molto superiori alla somma del Centro-Sud, 12 al Centro e 13 al Sud), pur ancora in trend negativo ( con un – 2% complessivo rispetto al 2017), avessero visto solo 8 Iper su 46 interessati da contratti di solidarietà, a termine nel 2018, per un numero di dipendenti di circa 1300 su 9478 totali.
      – E’ un fatto che Auchan, per le ragioni sopra indicate, non versasse in una situazione prefallimentare (come l’Alitalia) o di impossibilità a continuare ad operare per ragioni di sicurezza ( come l’ILVA del 2013). E’ una mia opinione, tuttavia suffragata da tutti i fatti preelencati, che non esistessero le condizioni perchè Auchan potesse realisticamente decidere di chiudere tutte le sue attività e licenziare tutti i dipendenti.
      – E’ un fatto, certamente, che la proprietà francese di Auchan avesse intenzione di uscire dal mercato italiano, almeno con le sue attività principali, altrimenti non avrebbe ceduto l’intero pacchetto azionario. Ma non può essere considerata un’opinione, ma un fatto la circostanza che ciò non sia stato certo determinato da una ipotetica situazione prefallimentare ma da scelte strategiche di diverso genere. E dunque non è una semplice opinione, ma molto di più, che Conad, attraverso BDC, sia entrata nella gestione di un’azienda da ricondurre verso segni positivi, da risanare, ma non da salvare da una bancarotta o da una chiusura.
      – E’ un fatto che Conad non gestisca le attività commerciali della sua rete in forma unitaria, ma attraverso una miriade di imprenditori associati alle cooperative territoriali a loro volta associate al Consorzio bolognese e da questo controllate.
      – E’ un fatto, documentabile, che in numerose dichiarazioni sia da parte dei vertici Conad, che di ANCD, sia dalle stesse Organizzazioni sindacali, sia da svariati commentatori specializzati, si sia dichiarato che la forza del modello organizzativo Conad è nell’enorme frazionamento della sua rete e dunque del suo rischio.
      – E’ certamente un fatto che i numeri commerciali di Conad siano stati molto più positivi di quelli di Auchan. Ed è una mia opinione che, oltre alle indubitabili maggiori capacità di fare commercio su larga scala, Conad possa avvantaggiarsi di una peculiare forma di organizzazione della gestione delle risorse umane con il trasferimento su soggetti apparentemente autonomi delle competenze che in una società unitaria come Auchan sarebbero di direttori e quadri. Ma è anche mia opinione che con le disponibilità finanziarie messe a disposizione di BDC, vi fosse la possibilità di rigenerare l’azienda Auchan con l’introduzione dei modelli di gestione commerciale vincenti di Conad, ma senza snaturarne l’unitarietà.
      – E’ un fatto che una volta che fosse completato il trasferimento di tutti gli esercizi commerciali di Auchan nella rete Conad, almeno per gli ipermercati, ammesso che ne sia possibile il travaso di tutti e 46, si prospetterebbe, come dichiarato dai rappresentanti di BDC, la necessità di una riduzione dal 30% al 40%, con conseguente rischio di esuberi aggiuntivi nella stessa proporzione. E dunque che non possano essere considerati come messi in sicurezza 13mila posti di lavoro dei 16mila complessivi (secondo i dati forniti dai rappresentanti di BDC), i quali peraltro non erano affatto in pericolo nell’immediato.
      – E’ un fatto, infine, che, una volta svuotata Auchan di tutti i suoi rami d’azienda, non vi sarebbero più funzioni residue da far svolgere ai dipendenti della sede centrale di Milano, in quelle regionali e nei depositi e si prospetterebbero esuberi per un altro migliaio di dipendenti.
      – Ciascuno poi è in grado di trarre le proprie considerazioni dai fatti rappresentati e dalle opinioni espresse.
      – Saluti.

      1. Dott. Andrea Meneghini

        Buongiorno Avv. Nappi, credo che la vicenda sia talmente pubblica (Dal MISE in giù) che se venisse ravvisato qualcosa di illegale sarebbe già ampiamente emerso. Così non è. Conad, anzi tutta la GDO in generale non è mai stata aiutata nè da Governi nè dalla politica, è un enorme limite che tutti hanno sempre lamentato, pur rappresentando una importante fetta dell’economia nazionale. Sul socio Mincione, anche io leggo i giornali, ed anche io mi faccio una opinione, però questo non implica ragionamenti da proprietà transitiva…dico io……altrimenti se vogliamo ragionare con il regime del sospetto la Storia ha già insegnato le conseguenze. A proposito di proprietà transitiva una cosa approfitto per dirla: dalle risultanze dei Bilanci del 2018 (pubblicazione del 18.11) la ragione appartiene più a Conad che ai lavoratori, e sul trend del 2019, se fosse uguale a quello del 2017-2018, avrebbe matematicamente ragione ancora una volta Conad. Distinti saluti a tutti e grazie a tutti per il contributo e per le rispettive opinioni.

  2. Luca Tancredi

    Sul fatto che i governi, non necessariamente nazionali, non abbiano aiutato la GDO, non era d’accordo neanche il patron di Esselunga che sul tema ha anche scritto un libro….. dipende qual’è la GDO e chi è al governo….Un altro fatto? Si parla dei posti di lavoro a rischio a Taranto, si parla di whirpool, nessuno parla di Auchan-Conad …. Coincidenze?

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