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GDO e fallimenti: il 40% delle società sul mercato è a rischio default

Oggi al “Supermercato delle idee”, la Web Radio di GDONews, parleremo di Grande Distribuzione e fallimenti, e lo faremo con il Dott. Giuseppe Di Napoli, analista finanziario ed esperto di Grande Distribuzione, autore di un libro appena pubblicato sull’argomento. E’ un tema che non smette di essere attuale e che coinvolge quella sfera del business che è meno evidente ai più, ma parte fondante della nostra grande distribuzione.

Negli anni successivi alla crisi economica in Italia si è vissuto un periodo molto delicato nel mass market retail, infatti il nostro mercato, a differenza di altri, è fondamentalmente costituito da aziende medio piccole. Si pensi per esempio alla Francia, dove un player meno famoso dei tanti internazionali presenti, come System U, oggi è il quarto retailer del Paese, e fattura circa 25 miliardi di euro. In Italia il Primo è Esselunga (si parla di società con un’unica partita IVA) e fattura poco più di 7,5 miliardi. Insomma questo per spiegare che il nostro è un mercato composto da piccole aziende, la maggior parte a conduzione ancora familiare e con un management che normalmente cresce dentro le stesse aziende.


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Questo mercato è sempre stato molto fragile, poco patrimonializzato, e con le restrizioni imposte dai parametri di Basilea al sistema bancario, diverse aziende non sono più state in grado di sopravvivere. Negli ultimi cinque anni il numero dei fallimenti, o di situazioni pre-fallimentari è diminuito moltissimo rispetto ai cinque precedenti, però circa il 40% delle società che hanno come business la GDO sono oggi a rischio default. E’ un numero spaventoso, abnorme, però è la realtà dei fatti; a differenza che nel recente passato, dove le imprese della produzione, i fornitori, erano coloro che più di altre dovevano usare molta accortezza nell’elargire pagamenti dilazionati e quantitativi di merci legate alle garanzie prodotte, oggi chi deve usare estrema cautela nel fare credito sono proprio le aziende della GDO che vivono di affiliazione, i Ce.Di.

Il mercato delle aziende di dimensioni più rilevanti, quelle che hanno Ce.Di e rappresentano una insegna della GDOin territori interregionali, dopo anni di selezione è oggi più stabile, le aziende rimaste sono maggiormente patrimonializzate, quindi l’industria può sentirsi moderatamente più sicura nel complicato business della GDO. Chi invece deve “alzare le antenne” è proprio il master franchisee delle insegne nazionali nei diversi territori, le aziende che fungono da magazzino e Centrale Acquisti per gli affiliati. Qui si annidano rischi straordinari, le imprese che gestiscono supermercati (uno o più) sono aziende che vivono di bassi margini e se viene a mancare, o diminuire, il fatturato il rischio default incombe.

Per questa ragione il mestiere del credit manager è oggi più che attuale, e non è pensabile che venga svolto con competenze amministrative di tipo classico, come non è pensabile che siano le assicurazioni del credito la soluzione ai problemi.

Ciò non significa che l’industria produttrice, ovvero il fornitore, non sia più coinvolto nelle problematiche legate alla incertezza dell’incasso, è il sistema ad essere debole perché una importante insolvenza a danno di un retailer (cedi), oppure una serie di piccole insolvenze, sono un eccezionale detonatore di un problema che, a filiera, sale sino al punto di partenza che si raffigura nella somministrazione della merce.

Pertanto l’argomento, sebbene non sempre approfondito nella dovuta maniera, è di estrema attualità ed il libro “I FALLIMENTI NELLA GDO ITALIANA: ANALISI FINANZIARIA” edito da PR Italia ed acquistabile nel portale GDONews rappresenta un’ottima guida per comprendere a fondo questo delicato argomento.

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