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Chiusure domenicali, è tutto da rifare. O da non fare

“Il testo proposto è cambiato totalmente rispetto a quello iniziale, perciò bisognerà ricominciare da capo e risentire le associazioni coinvolte”: a parlare in merito alla proposta di legge sulla regolamentazione del lavoro domenicale è il senatore leghista Andrea Dara, il relatore del testo proposto. Rimane quindi ferma al palo la norma che avrebbe dovuto cancellare quanto fatto da Mario Monti ai tempi del governo tecnico, con il testo che sarebbe quindi da rifare. Una strada già ostica, che sembra diventare ancora più lunga.

Considerando che il tema del lavoro è uno dei più delicati, con Pd e Forza Italia pronte ad attaccare, la Lega di Salvini sembra disposta ad aprire un nuovo dialogo per trovare la ‘chiave’ per regolarizzare le aperture domenicali dei negozi senza scontentare lavoratori, sindacati, consumatori e il mondo della grande distribuzione. Un compito non semplice, anche se il testo presentato giovedì scorso in commissione Attività produttive della Camera è tutt’altro che blindato, come confermato dal relatore Andrea Dara.

Chiusure domenicali, Conad: “Una proposta indecente”
“Una proposta indecente, che creerà di fatto il caos nel settore della distribuzione commerciale, producendo disuguaglianze e difformità tra i diversi territori ed esercizi”. Così Sergio Imolesi, segretario generale di Ancd Conad, in merito alla proposta di legge sulle chiusure domenicali delle attività commerciali depositata in commissione Attività produttive della Camera. “Apprendiamo che il testo attuale prevede la possibilità per i negozi di restare aperti per un totale di 26 domeniche e 4 festività all’anno -continua Imolesi- affidando alle singole Regioni il compito di stabilire le giornate di chiusura, e contempla una serie di deroghe per le località turistiche e per le attività di dimensioni inferiori a una certa soglia. Siffatte eccezioni daranno vita a situazioni paradossali per cui, nei comuni vicini o anche nei centri urbani di una stessa città conviveranno negozi a cui è concesso restare aperti, e altri a cui questa possibilità sarà negata. Inutile dire che questi ultimi subiranno gravi danni pesantemente, in un periodo già di forte contrazione dei consumi. Vale la pena ricordare, a questo proposito, che molti acquisti domenicali sono costituiti da vendite ‘a impulso’, fatte prevalentemente da clienti occasionali, che verrebbero a mancare”.

“Una cosa è certa, la chiusura degli esercizi farà diminuire la forza lavoro proporzionalmente alla riduzione dell’orario di apertura dei negozi che si stima in molte migliaia di unità -aggiunge Imolesi-. Parallelamente, sul fronte della regolamentazione delle singole giornate, l’attribuzione delle competenze a livello regionale introdurrà una normativa disomogenea e frammentata, limitando fortemente lo sviluppo delle catene nazionali”. “Se approvata, questa legge rappresenterebbe una pesante battuta d’arresto per un comparto produttivo vitale per il Paese, mettendo in difficoltà tanto le grandi catene quanto i piccoli commercianti, che il più delle volte, per esempio, gestiscono i negozi in franchising dei grandi centri commerciali. È per questa ragione che chiediamo di intervenire subito sul testo, dopo avere ascoltato nuovamente gli attori coinvolti”, conclude Imolesi. Su 3.149 punti vendita, nel 2017 in Conad sono rimasti chiusi la domenica 1.334 esercizi, il 42,3% del totale. Di questi, 820 hanno aperto solo al mattino, i restanti 514 sono rimasti attivi tutta la giornata. Il fatturato domenicale è ammontato a 1.476 milioni di euro, circa l’11,3% del fatturato complessivo. Le aperture hanno coinvolto circa 25.000 addetti, il 47% del totale, che hanno ottenuto una maggiorazione del 30% sulle ore lavorate.

[via today.it]

 

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