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Field marketing, controlli nella Gdo a caccia di contratti irregolari

Tempi duri per i committenti che si affidano ad aziende di field marketing sottoscrittrici di «contratti pirata»: l’Ispettorato nazionale del Lavoro ha avviato controlli a raffica. Più di 30 i gruppi della grande distribuzione organizzata finora oggetto di controlli. Per capire l’aria che tira, basta leggere l’ultima nota dell’Inl sul tema: nel settore terziario «si riscontrano violazioni di carattere contributivo o legate alla fruizione di istituti di flessibilità in assenza delle condizioni di legge». L’azione, dunque, «si concentra nei confronti delle imprese che non applicano i contratti “leader” sottoscritti da Cgil, Cisl e Uil».

Affidandosi piuttosto a «contratti stipulati da organizzazioni sindacali che, nel settore, risultano comparativamente meno rappresentative». Contrariamente a quanto prescrive la circolare 3/2018 che afferma come l’ordinamento riconosce l’applicazione di certe discipline solo ad alcuni contratti collettivi considerati «più rappresentativi».

La minaccia del dumping contrattuale
Ma cos’è il field marketing? È il vasto mondo delle ragazze del «compra due confezioni e la terza è in omaggio», degli esperti di vini che ti invitano alla degustazione, dei team che allestiscono totem per dare visibilità ai prodotti, un settore che spazia dal promoting al merchandising, al servizio clienti che, spesso e volentieri, sono multinazionali con in portafoglio marchi importanti – dal food alla cosmesi – interessate a presidiare meglio Gdo e non solo.
Un comparto che in Italia conta 90 imprese per un giro d’affari di 500 milioni e 50mila addetti. Il problema è che almeno un terzo di questi ultimi riceve un trattamento al di sotto degli standard del contratto nazionale di riferimento che è quello del terziario distribuzione e servizi, con retribuzioni più basse e addirittura gabbie salariali. Questo proprio in virtù dell’esistenza di contratti alternativi a quello più rappresentativo che consentono, a chi li sottoscrive, di operare in una sorta di regime di dumping contrattuale.

Il criterio di responsabilità solidale
«La normativa di riferimento però adesso è chiara», spiega Danilo Papa, direttore centrale vigilanza, affari legali e contenzioso dell’Ispettorato nazionale del Lavoro. «Esiste una contrattualistica di riferimento e ci si deve attenere. Se questo non succede, si interviene a sanzionare. Le imprese che non applicano il contratto dovrà rispondere di sanzioni amministrative, omissioni contributive e trasformazione a tempo indeterminato dei rapporti di lavoro flessibili. Misure che possono colpire anche i committenti, in virtù del criterio di responsabilità solidale introdotto dal?Dl. 25/2017».
Sul tema non si scherza. Anasfim – associazione di categoria che riunisce le maggiori imprese di settore, la stessa che nel 2012 sottoscrisse con Fisascat e Uiltucs un accordo quadro di secondo livello che prendeva come riferimento il ccnl terziario e servizi, consentendo la trasmigrazione degli addetti al lavoro subordinato – ha già provveduto a denunciare le situazioni di illecito. La guerra al dumping contrattuale passa anche per le aule tribunalizie.

 

[via ilsole24ore]

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