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Profitti in calo e finanza: le criticità del sistema Coop

Fortissime sul fronte dei ricavi, più deboli sul piano della marginalità. Il conto economico delle Coop ruota attorno a questi due pilastri che, guardando solo al comparto della Gdo, spiccano anche nella ricerca di R&S Mediobanca sul settore: 10,5 miliardi di investimenti finanziari, 10,1 miliardi di raccolta soci, un fatturato di 11,2 miliardi e un margine operativo netto sul giro d’affari negativo dello 0,9%. Se si allarga il raggio d’azione i dati sono ancora meno incoraggianti. La fotografia più recente risale al 2015 e mostra un mondo che già da qualche tempo deve fare i conti con un calo considerevole dei profitti.

La classifica nella grande distribuzione prodotta da R&S Mediobanca si evidenzia come nel loro complesso le coop sono in vetta in termini di ricavi (11,2 miliardi) eppure se si guarda l’ebit margin dei principali operatori di settore nessuna Coop è presente nelle prime dieci posizioni (la prima è Alì Group con il 6,9% e la seconda Esselunga con il 6%)e cinque su sette hanno margini negativi.?La migliore è Coop Liguria che ha un ebit margin del 2,7% mentre per Coop Alleanza 3.0 è negativo del 2,3% e per Unicoop Tirreno del 3,7%. Complice probabilmente un altro dato chiave: se Esselunga riesce a produrre 16 mila euro l’anno per metro quadrato Coop ne fa 6,7 mila. In questo scenario, peraltro, si è inserito l’ultimo bilancio di Coop Alleanza 3.0 (qui l’approfondimento di gdonews), quello del 2017 chiuso con 4,83 miliardi di fatturato (+3,9%) ma ha chiuso con una perdita di 37,6 milioni. A causa anche degli investimenti per la mole di azioni condotte nell’ambito della gestione caratteristica e la necessità di compiere «accantonamenti e svalutazioni prudenziali per 103,4 milioni». Voci solo parzialmente compensate dal risultato della gestione finanziaria (149,9 milioni) e immobiliare. Proprio la performance finanziaria sembra però confermare un trend rilevato anche dalla ricerca di Piazzetta Cuccia dalla quale emerge che tra il 2012 e il 2016 il margine industriale delle maggiori cooperative è stato negativo per 130 milioni mentre i proventi finanziari netti sono stati pari addirittura a 1,4 miliardi (l’opposto di Conad, comunque legata a Legacoop, che ha segnato un margine industriale di 931 milioni). Somma che d’altra parte è lo specchio degli oltre 10 miliardi di raccolta soci riferibile al sistema Coop della grande distribuzione e ai 10,5 miliardi di investimenti finanziari.

La dipendenza, in termini di risultato, dalla gestione finanziaria «è un problema che la coop di consumo sta affrontando», ha garantito Mauro Lusetti, presidente di?Legacoop al Sole24oOre. E per farlo bisogna lavorare «per avere le dimensioni giuste per superare un limite che in effetti lo è». I denari raccolti, peraltro, sono spesso impegnati in titoli di stato o obbligazioni. Anche se in passato sono stati veicolati anche sul settore del credito con perdite considerevoli (Unicoop Firenze ha perso 200 milioni su Mps, Coop Centro Italia altri 137 e Coop Liguria ha dovuto fare i conti con Banca Carige). Più di recente è emerso il caso Holmo, azionista diretto di Unipol con un 6.667% che, a valle della scomparsa di Finsoe, si è trovato a dover gestire un debito balzato a ridosso dei 270 milioni. Una cifra rilevante poiché garantita, di fatto, da un unico asset, ossia il pacchetto di solo dalle azioni detenute nella holding assicurativa. Titoli che oggi valgono meno di 200 milioni, sebbene la partecipazione sia iscritta a bilancio per 535 milioni.

Insomma quando le Coop incrociano la finanza non sempre la spuntano. È il caso, per esempio, di Manutencoop. La cooperativa che ha deciso di lasciare Legacoop, ha votato anche la fusione tra Manutencoop Facility Management e la holding Cmf. Integrazione votata per portare i risultati della gestione caratteristica più vicini al debito. Dall’integrazione nascerà una realtà con un’esposizione di 450 milioni di cui 360 milioni legati a un prestito obbligazionario che paga il 9% di interessi. Tanto che su 113 milioni di margine operativo lordo attesi nel 2019 ben 42,8 milioni saranno assorbiti dagli oneri finanziari. Quel prestito è stato contratto per liquidare i soci privati che volevano uscire dal capitale. Manutencoop reclama di non aver avuto alcun supporto dagli altri cooperatori in una fase assai delicata per la compagnia.

 

[via ilsole24ore]

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