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Nielsen: “crescono i consumi di cibi etnici”. Forse è il caso che la GDO faccia una riflessione

Sono 14 milioni gli italiani che dichiarano di aver mangiato in ristoranti e locali di cucina etnica tra gennaio e marzo 2018, vale a dire il 42% dei 33,6 milioni che hanno dichiarato di aver mangiato fuori casa almeno una volta nel periodo in analisi. Di questi 14 milioni, il 24% mangia etnico fuori casa con regolarità, più di una volta a settimana (in media 1,6 volte). Rispetto al 2013, gli italiani che hanno aumentato il consumo di ethnic food in locali e ristoranti sono 7,6 milioni, il 28% di chi sceglie anche questo tipo di cibo quando mangia fuori casa. Il 52% ha dichiarato un consumo stabile.

Per il 48% degli italiani, la cucina preferita è esclusivamente quella nazionale. Per il restante 52% (35% alterna cucina italiana ed etnica, il 17% sceglie solo cucina etnica), le principali preferenze da gustare sono le seguenti: il 23% sceglie la cucina cinese, il 22% quella giapponese, il 9% quella messicana, turca 8%, indiana 5%.

Analizzando le ragioni alla base della scelta dell’etnico quando si mangia nei ristoranti, il 46% dichiara che è quella di mangiare piatti che non si cucinano in casa, il 42% perché piace il gusto esotico, il 37% per variare, il 15% perché costa meno mangiare in locali etnici rispetto ai ristoranti italiani, il 10% per scoprire nuove ricette da replicare a casa, l’8% perché il servizio è veloce, il 7% per comodità, il 4% anche per motivi salutistici (15% non sa / altri motivi).

Si tratta di dati davvero rilevanti che non possono non essere presi in considerazione. Oggi molte insegne della GDO hanno dentro la loro offerta, soprattutto a libero servizio, anche i cibi etnici, e nel dettaglio quelli cinesi e giapponesi, ma osservando i numeri pubblicati da Nielsen e presentati a Linkontro in Sardegna, forse la riflessione da fare è un po’ più profonda.

Poche referenze inserite negli scaffali o nei frigoriferi non fermano il proliferare di piccoli negozi di prossimità etnici che sono presenti in tutte le città italiane. Sarebbe molto interessante sapere quanto fatturato questi piccoli negozi, che non sono catalogati da nessuna mappatura e che rispondono verosimilmente a migliaia di unità in tutta Italia, viene eroso alla Grande Distribuzione.

Talvolta viene da domandarsi se, almeno in alcune zone delle città, dove l’incidenza di popolazione straniera sale a doppia cifra, non sia il caso di adeguare gli assortimenti.

L’analisi di Nielsen faceva riferimento alle abitudini degli italiani, è chiaro, ma se anche i cittadini italiani sono sempre più attratti dal cibo etnico il quale prolifera in un contesto che va molto oltre gli italiani, forse sarebbe il caso di studiare il tema alla radice e dentro un contesto analitico.

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