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Pomodoro, in forte calo le importazioni dalla Cina

ala drasticamente l’import di pomodoro cinese in Italia. Lo rivela l’Istat che registra un’importante riduzione pari a – 63,6%. Le importazioni dalla Cina passano, in valore assoluto, dalle 90.000 tonnellate del 2016 alle 33.000 tonnellate del 2017. Più in generale l’anno scorso è calato l’import di concentrato anche da altri Paesi (Spagna e Portogallo con il 39%, California 37%) passato dalle 200mila tonnellate del 2016 alle 164mila del 2017.

«Le importazioni di concentrato di pomodoro cinese vengono erroneamente considerate pratica illegale finalizzata a produrre conserve di scarsa qualità – spiega il direttore di Anicav, l’associazione di categoria, Giovanni De Angelis – Abbiamo chiarito molte volte che quel concentrato di pomodoro viene sottoposto a rapida lavorazione in Italia e poi venduto in Paesi africani che ne fanno esplicita richiesta: mai in Italia». Ma cosa ha influito sul calo delle importazioni? Per De Angelis due fattori: «Gli imprenditori conservieri che storicamente importano dalla Cina, pochi in Italia, stanchi di dover difendere dalle notizie scandalistiche la reputazione delle proprie imprese e di altre loro linee di produzione di conserve di alta qualità, hanno desistito e stanno riducendo fortemente le qualità importate». Non solo, a quanto sembra, sta anche cambiando lo scenario. «In altre parole – chiarisce De Angelis che della questione Italia Cina ha fatto la sua crociata – diventa più conveniente per chi importa concentrato cinese non farlo sbarcare in Italia, ma portarlo direttamente in Paesi di destinazione del prodotto finito, dove i cinesi stessi, avendo acquisito le tecnologie di trasformazione hanno impiantato aziende per la lavorazione del concentrato». E forse ci stanno pensando anche gli imprenditori italiani.

Positivo il saldo della bilancia commerciale.
L’Italia “del pomodoro” è soprattutto Paese esportatore , con vendite all’estero per circa 2 milioni di tonnellate a fronte di un import di circa 170 mila tonnellate. L’export di pomodoro italiano nel 2017 ha raggiunto il valore di 1,5 miliardi contro un valore import di circa 113 milioni di euro. Performance che conferma l’industria del pomodoro e dei suoi derivati uno dei punti di forza dell’agroalimentare italiano.
«Negli ultimi dieci anni l’export dei derivati del pomodoro continua a registrare trend positivi – dice il presidente di Anicav Antonio Ferraioli, ad della La Doria di Angri – Crescono le quote di mercato dei nostri prodotti tradizionali, pelati, polpe e passata, quelli a maggior valore aggiunto, che rappresentano oltre l’80% del volume delle esportazioni, a testimonianza che, anche in periodi di crisi, i consumatori scelgono la qualità».
Nei mercati consolidati, pelati, polpe e passata continuano a registrare performance di segno positivo: Regno Unito (+5%), Usa (+4%), Francia (+7%) e Australia (+6%). Si evidenzia, invece, una flessione in Giappone (-4%), in Germania (-5%) e in Belgio (-2%). In crescita le quote di export nei nuovi mercati di sbocco, in particolare l’Est Europa (+6%) e, per le aree extra Ue, Brasile e Argentina (+ 35%) e Sud Africa (+16%). Buone le performance anche in Corea del Sud (+7%) e negli Emirati Arabi Uniti (+7%) e nell’area Asean (+6%).

[via ilsole24ore]

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