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Selenella, volano le vendite, quota di mercato vicino al 22%

Aumento di vendite del 17% con una quota di mercato nazionale che sfiora il 22%. Questo il traguardo 2017 della patata Selenella che ha chiuso l’anno con un aumento consistente di vendite rispetto al 2016. Secondo i dati Nielsen (dicembre 2017) Selenella ha raggiunto una quota di mercato pari al 21,8% un apprezzamento da parte di una platea sempre più ampia di consumatori confermato dall’indagine commissionata da Selenella all’istituto di ricerca Brand and Mind Research di Milano nel mese di gennaio 2018.

Dall’indagine emerge l’elevata notorietà della patata che risulta la più conosciuta tra le marche sul mercato. Alla domanda “Quali marche di patate confezionate conosce?” Selenella è la prima nel ricordo degli italiani con il 92,2% di brand awareness.
“Questo dato è di grande importanza e soddisfazione – afferma Giuliano Mengoli, direttore del Consorzio Patata Italiana di Qualità – in particolar modo se considerato nella prospettiva del percorso sviluppato dalla marca negli ultimi anni: dal 2012 a oggi i dati raccolti con la medesima metodologia di ricerca esprimono una crescita di oltre 23 punti di notorietà, passata dal 69% al 92%, con Selenella citata per prima da quasi la metà del campione”.

Per quanto riguarda l’immagine che i consumatori hanno della patata Selenella, emerge un alto profilo: dovendo scegliere una parola per definirla, il 14,6% del campione usa il termine “buona”, a seguire aggettivi quali “italiana”, “ottima”, “sana” e “gustosa”.

Frutto della tradizione agricola bolognese, Selenella rappresenta l’eccellenza pataticola italiana, continuando a garantire un prodotto della massima qualità ottenuto con il minimo impatto ambientale.
Di recente il Consorzio Patata Italiana di Qualità ha sviluppato una nuova procedura di arricchimento su patate e altre colture orticole in corso di brevettazione. “Abbiamo lavorato su tecnologie innovative e proprietarie al fine di massimizzare l’efficienza nel processo di assorbimento del selenio per garantire un prodotto dai consueti alti standard qualitativi e nutrizionali, ottenuto con tecniche agronomiche ancora più efficaci ed eco-sostenibili” conclude Mengoli.

 

[via myfruit]

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