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Food stamp, il piano di Trump minaccia i retailer

La Casa Bianca intende sostituire i buoni pasto per le famiglie povere con la fornitura di pacchi alimentari. Una mossa che rischia di danneggiare (e non poco) i retailer. Walmart, in primis.

Mick Mulvaney, Direttore dell’Ufficio per la Gestione e il Bilancio dell’amministrazione Trump, le ha paragonate ai meal-kit che hanno fatto la fortuna di Blue Apron. Eppure, tanti americani storcono il naso di fronte all’ipotesi di sostituire i cosiddetti food stamp, cioè i buoni pasto erogati dal Supplemental Nutrition Assistance Program, con scatole preconfezionate di cibo. La proposta, contenuta nel nuovo progetto di bilancio pubblico varato dal tycoon, avrebbe un impatto su oltre 16 milioni di famiglie a basso reddito, circa l’81% di coloro che beneficiano dei sussidi federali. Secondo la nuova misura, adesso al vaglio del Congresso, tutti i nuclei familiari che ricevono un assegno mensile per la spesa alimentare pari o superiore ai 90 euro (il massimo è 125,79 dollari), vedrebbero dimezzato il loro importo. In cambio, otterrebbero la fornitura a domicilio di prodotti non deperibili, dalla pasta fino alle scatole di carne e pesce. Una mossa che, accompagnata da altre sforbiciate al budget della Snap, permetterebbe all’erario statunitense di risparmiare 213 miliardi di dollari in dieci anni, sostenendo nel contempo l’industria nazionale, visto che gli alimenti sarebbero rigorosamente 100% made in Usa.

Un contraccolpo per i retailer

Oltre alle diffuse perplessità di natura etica e legate alla salute dei cittadini, tuttavia, il piano America’s Harvest Box messo a punto da Trump non piace nemmeno ai retailer a stelle e strisce. Anzi, secondo diversi analisti avrebbe inevitabilmente conseguenze pesanti sul business di diverse catene, determinando un’immediata contrazione del loro giro d’affari.

Le perdite di Walmart

Il rivenditore più danneggiato dal provvedimento sarebbe sicuramente Walmart, meta privilegiata per la spesa con i food stamp. Nel 2013, ultimo anno in cui la società ha rivelato informazioni sull’argomento, ben il 18% dei buoni sono stati riscattati nei suoi store. Oltre a dover fare i conti con il recente ingresso dei player e-commerce nel circuito, ora la catena rischia un danno ancora più grave.

Gli altri player in difficoltà

Secondo Bloomberg, inoltre, per i negozi convenienza di Dollar General, Family Dollar e Dollar Tree, i buoni spesa rappresentano attualmente circa il 5% delle vendite totali.

[via foodweb]

 

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