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Sacchetti ortofrutta, la nuova misura sta già cambiato i consumi?

Secondo un’indagine di Agroter, un quinto dei clienti ha preferito il fruttivendolo alla gdo, mentre il 17% si è spostato verso prodotti già confezionati, surgelati o pronti al consumo. Opinioni frammentate sulle possibili soluzioni

Mentre si continua a discutere della norma sui sacchettini dell’ortofrutta biodegradabili, compostabili e a pagamento dal primo gennaio, il nuovo provvedimento ha già cambiato le abitudini di consumo di quasi un italiano su due, con una fuga dalla grande distribuzione che nel tempo potrebbe consolidarsi. Un’indagine condotta dal Monitor Ortofrutta della società di ricerca Agroter in collaborazione con Toluna ha misurato le reazioni di circa 500 consumatori.

Se le opinioni variano molto in base alla fascia di età, a saltare all’occhio è il fatto che in sole due settimane il 44% dei consumatori ha rimodulato il proprio modo di fare la spesa in funzione della nuova legge, spostandosi verso l’ortofrutta già confezionata o surgelata e addirittura abbandonando il supermercato in favore dei negozi al dettaglio. Mentre infatti il 56% dichiara di aver mantenuto immutate le proprie abitudini (con punte del 58% tra gli uomini e del 61% tra chi ha un’età compresa tra i 18 e i 34 anni), il 21% (il 23% tra gli over 55) ha preferito il fruttivendolo al supermarket e il 12% ha scelto frutta e verdura già confezionata così da non pagare il sacchetto (il 13% delle donne e degli over 55), a cui si aggiungono percentuali più piccole di chi ha optato di più per prodotti pronti al consumo (3%) o surgelati (2%). Il 7% ha comprato meno frutta e verdura. “Il consumatore oggi ha un’alta reattività. Rimane vero che si fa la spesa nel posto più comodo, ma in misura minore rispetto al passato. Lo spostamento verso i punti vendita al dettaglio potrebbe consolidarsi, anche se ridimensionato rispetto a come lo osserviamo adesso”, spiega Roberto Della Casa, docente di Marketing dei prodotti agroalimentari all’università di Bologna e fondatore di Agroter.

Sacchetti ortofrutta, la nuova misura ha già cambiato i consumi

Secondo l’esperto, la grande distribuzione potrebbe perdere una quota di mercato in favore del commercio al dettaglio quantificabile in alcuni punti percentuali: “I clienti potrebbero trovare delle soddisfazioni legate alla comunicazione del prodotto tali da spingerli ad acquistare di più nei piccoli negozi. Se infatti nella gdo il prodotto deve parlare da solo, nella vendita assistita c’è la possibilità di raccontarlo faccia a faccia”. Diverso il discorso sullo spostamento verso prodotti confezionati: “Questa tendenza è destinata a rientrare, perché altrimenti implicherebbe un cambiamento di mentalità del consumatore italiano, che da sempre preferisce scegliere da solo frutta e verdura”, continua Della Casa.

Indietro ai sacchettini trasparenti in plastica tradizionale non tornerebbe quasi nessuno (solo il 6%), neanche tra quel 34% di consumatori che giudica il provvedimento una nuova tassa, con percentuali del 40% tra chi ha più di 55 anni. Allo stesso tempo però, la misura è giudicata positiva da meno di un quarto degli intervistati: il 23%. La percentuale scende al 21% tra i giovani, i più convinti (31% contro la media del 24%) che la nuova misura sia giusta a livello di concetto, ma poco efficace all’atto pratico. Per un altro 12% la norma è inutile perché non serve a salvaguardare l’ambiente, mentre l’8% ritiene che non cambierà nulla rispetto a prima. I consumatori guardano avanti alle modifiche necessarie, sulle quali però le opinioni sono molto frammentate. “La partita è stata molto sottovalutata e la frittata ormai è fatta.

Qualunque correttivo verrà introdotto per migliorare la situazione, lascerà comunque insoddisfatta una quota importante dei cittadini”, osserva Della Casa. A prevalere è la quota di coloro che vorrebbero la possibilità di scegliere alternative: il 23% vorrebbe poter portare le retine da casa e il 12% poter usare sacchetti riutilizzabili. Soluzioni che riscuotono maggiori consensi soprattutto tra i giovani, con percentuali rispettivamente del 30% e del 17%. Un altro 23% invece, con punte più alte tra gli uomini (28%) e gli over 55 (25%) preferirebbe un cambiamento normativo che renda i sacchettini gratuiti. Una soluzione per una parte dei consumatori potrebbe essere il passaggio a sacchetti di carta (18%), mentre un altro 18% pensa che basti un po’ di tempo per prendere l’abitudine alle nuove regole. E se al momento la grande distribuzione appare come uno dei soggetti che rischia di più in questa partita, secondo Della Casa la situazione rappresenta per le insegne anche una spinta all’innovazione: “Un piccolo distributore del Nord Italia, per esempio, ha offerto gratuitamente ai clienti i sacchetti di carta. Un’operazione di fidelizzazione di larga portata, attraverso la quale il supermercato, trasformando la minaccia in un’occasione, ha guadagnato in fiducia e credibilità”.

 

[via repubblica]

 

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  1. lorenzo

    Beh, cio’ che avevo scritto nel commento del 10 gennaio 2018 si sta concretizzando

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