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I consumatori italiani ritrovano un po’ di fiducia

Secondo la rilevazione trimestrale effettuata da Nielsen l’indice del Belpaese è balzato a 65 punti dai 58 della lettura precedente proprio mentre il resto d’Europa tirava il fiato. Il lavoro continua a preoccupare, le finanze famigliari meno

A lungo fanalino di coda in Europa, l’Italia ha finalmente messo a segno un deciso balzo della fiducia dei consumatori nel terzo trimestre. E lo ha fatto in un arco temporale in cui le altre maggiori economie del Vecchio Continente si sono mantenute sui livelli delle rilevazioni precedenti o hanno addirittura perso terreno. Secondo i dati rilevati da Nielsen l’indicatore relativo al Belpaese ha toccato quota 65 punti, contro i 58 della lettura precedente e i 57 di dodici mesi prima. Questo progresso assume ulteriore importanza alla luce del calo fatto registrare dalla Francia, che è scesa a 71 punti dai 75 del secondo trimestre di quest’anno, e di quello più contenuto della Germania, passata da 103 a 102 punti. Gli unici due Paesi che sono riusciti a mantenersi sui livelli del periodo aprile-giugno sono stati la Gran Bretagna e la Spagna, fermi rispettivamente a quota 99 e 91 punti.

La fiducia in Italia, tutti gli indici del terzo trimestre 2018

A favorire la risalita dell’indicatore in Italia è stata soprattutto la percezione della situazione finanziaria da parte delle famiglie, mentre la vera zavorra continua a essere il mercato del lavoro. Per il 19% degli intervistati – dunque un Italiano su cinque – l’occupazione resta la principale preoccupazione su un orizzonte temporale di sei mesi, un dato invariato rispetto a dodici mesi fa. Solo in Spagna si registra un livello così alto (18%). In Germania solo il 4% degli intervistati ha il timore di restare disoccupato (o di continuare a esserlo), in Gran Bretagna il 7% e in Francia il 13%. All’estero la preoccupazione maggiore è il terrorismo: 24% in Germania, 23% in Gran Bretagna, e 22% sia in Francia che in Spagna. Su questo fronte l’Italia è su livelli decisamente più bassi (13%).

 

Da noi l’aumento della fiducia emerge chiaramente nella risposta alla domanda “Come ritiene che sarà lo stato delle sue finanze personali su un orizzonte temporale di 12 mesi?”: nel terzo trimestre del 2016 il 78% degli intervistati aveva risposto “non buono” o “pessimo”, mentre adesso solo il 70% ha fornito questa risposta. La nazione che ha una situazione più simile a quella italiana è la Francia (60%), mentre in Germania (42%), Gran Bretagna (43%) e Spagna (48%) c’è decisamente più fiducia riguarda al mercato del lavoro.

Un altro incoraggiante miglioramento in Italia arriva dalla propensione al consumo. Alla domanda “Tenuto conto del prezzo dei beni e dei servizi e lo stato delle proprie finanze personali, ritiene che sia il momento giusto per comprare le cose di cui ha bisogno e che desidera?” il 75% ha risposto negativamente, una percentuale in calo rispetto al 78% di dodici mesi prima. Anche in questo caso però il resto d’Europa sta molto meglio: in Gran Bretagna (48%), Germania (49%) e Spagna (51%) solo un consumatore su due si limita negli acquisti, mentre in Francia (60%) c’è qualche preoccupazione in più.

Migliora infine significativamente la situazione di molte famiglie sull’orlo della povertà: chi resta senza niente in tasca dopo aver fatto le spese necessarie è oggi il 16%, contro il 24% di un anno fa.

Per l’Italia la strada da fare per vincere la paura del futuro è comunque ancora molto lunga. Da sempre popolo di risparmiatori, gli Italiani hanno ulteriormente aumentato la quota di soldi destinata al risparmio, che di fatto sono risorse sottratte ai consumi. Nel periodo luglio-settembre di quest’anno ben il 46% degli intervistati ha detto di mettere da parte ciò che avanza dopo aver soddisfatto i bisogni essenziali (erano il 38% dodici mesi fa).

[via repubblica]

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