L’Istat ha appena reso noto che nel corso del 2015 il numero dei residenti ha registrato una diminuzione consistente per la prima volta negli ultimi 90 anni: il saldo complessivo è negativo per 130.061 unità. Il calo riguarda esclusivamente la popolazione di cittadinanza italiana – 141.777 residenti in meno – la popolazione straniera aumenta di 11.716.
Sommando i flussi in entrata (nascite e immigrazioni) e sottraendo quelli in uscita (decessi ed emigrazioni), sottolinea l’Istat, la popolazione residente calcolata al 31 dicembre 2015 è pari a 60.665.551, con una diminuzione di 130.061 unità rispetto all’anno precedente. La flessione è più marcata per le donne (-84.792) rispetto agli uomini (-45.269). Lo stesso calcolo, effettuato per la popolazione straniera, ha fatto registrare un incremento di appena 11.716 unità, portando i cittadini stranieri residenti nel nostro Paese a 5.026.153, pari all’8,3% dei residenti.
Quasi il 10% della popolazione residente è straniera e se si conta quella non residente il numero supera la doppia cifra con certezza.
La Grande Distribuzione si rende conto di questo fenomeno? Si è organizzata per soddisfare la richiesta del 10% della popolazione?
I Discount lo hanno fatto in minima parte: l’assortimento per italiani e poco di più ha un prezzo al pubblico che invita anche la popolazione non italiana ad affollare gli scaffali del format di convenienza, ma quanto di più si potrebbe fare?
Eppure in altri Paesi (Francia, UK e Germania sopra a tutti) dentro gli assortimenti esistono molti prodotti per cittadini di altre culture e la percentuale di stranieri non è così dissimile da quella italiana.
In Italia fioriscono negozi alimentari di prossimità di proprietà di stranieri (arabi in primis, ma anche cinesi e sud americani), negli altri Paesi gli affiliati degli anni 2000 delle grandi insegne sono soprattutto stranieri: insomma non abbiamo ancora compreso che è cambiato il Pianeta.








