In Ungheria una legge contro i gruppi stranieri: Tesco pensa di lasciare il mercato

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Il tema del ruolo delle multinazionali che operano in perdita nei paesi dove cercano di ritagliarsi una buona quota di mercato è sempre attuale e non solo nel mondo della distribuzione. Ed è una pratica che miete vittime soprattutto tra le compagnie locali che non hanno la forza di “combattere” ad armi pari.

In Ungheria il governo ha deciso di neutralizzare questi metodi commerciali aggressivi con una legge, ribattezzata “Tesco tax”, per rimarcare come l’obiettivo fossero proprio i gruppi della grande distribuzione. Ebbene, le nuove regole, tra cui svetta una tassa per la supervisione moltiplicata di 15 volte, fanno le prime vittime proprio presso la catena britannica, che ha annunciato la chiusura di 13 punti vendita.

“Un punto nella nuova legislazione in vigore è che le aziende che non generano profitti per due anni di fila devono lasciare il mercato”, spiega il numero uno di Tesco Ungheria Nigel Jones. “Per cui è assolutamente essenziale rimanere in attivo per proteggere il nostro futuro in questo Paese”.
Ufficialmente la norma serve a impedire che le grandi catene operino in perdita per mettere fuorigioco i concorrenti. Ma la legislazione, dicono gli oppositori, sembra fatta su misura per colpire le catene straniere.

Il governo si difende, affermando che i tagli sono causati dalla crisi di Tesco in Gran Bretagna. A prescindere, 500 impiegati devono ora scegliere se cambiare punto vendita o andarsene.
“Le nuove regole toccano tutte le catene della grande distribuzione, tra cui ad esempio Auchan e Spar”, racconta la corrispondente di Euronews Beatrix Asboth. “Per ora non pensano ancora di lasciare l’Ungheria. Spar ha reagito tagliando gli investimenti e mettendo alcuni dei suoi punti vendita in franchising. Tesco non ha in piano tale mossa almeno nel breve termine”.

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