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“La Coop non sei tu”: GDONews intervista Mario Frau, l’autore del libro

GDONews ha incontrato Mario Frau, l’autore del libro “ La Coop non sei tu” , dopo lo stupore suscitato dalla pubblicazione di un libro che per la prima volta apre le porte ai mille segreti del colosso distributivo italiano, mostrando così le sue debolezze e le sue peculiarità. Noi, che per primi avevamo riportato una parte del testo immediatamente dopo la sua uscita a fine Luglio, ci eravamo accorti di come i nostri lettori, commentando in maniera profonda ed interessata, si erano incuriositi al testo recentemente pubblicato da Editori Riuniti ( non dimentichiamo che si tratta di una casa editrice di sinistra!).

Il dott. Frau ci accoglie nel suo studio nel novarese, nell’accomodarci ci fa un lieto regalo, due libri di poesie da Lui scritte negli anni, “ Son tornati gli aironi” e “ Come fuoco sotto la cenere”.

“Mi hanno detto che il libro era in vendita alla Festa del PD ( A Torino si è conclusa da poco la Festa Nazionale del PD ndr), ed anche nelle librerie della Coop!” esordisce quasi sorpreso l’autore.

D: “Dott. Frau il libro ha destato molta curiosità tra in nostri lettori ma anche qualche sospetto perché rappresenta, tra l’altro, una messa in stato di accusa delle metodologie di Novacoop sul mercato per mano del suo storico Presidente Gillone. Più di un lettore del libro può pensare che la fonte stessa da cui proviene la produzione intellettuale del libro sia la sua rabbia, la sua collera conseguente alle sue vicende personali degli ultimi anni di lavoro nei confronti dello stesso Gillone e dei suoi metodi che narra nel libro.”

R: “Beh, una persona non scrive un libro per esternare la sua collera, per sfogare la rabbia, non si perde un anno e mezzo della propria vita perché si è arrabbiati. Per contro posso dire che questo libro nasce invece da un’idea nobile: quella di voler spiegare cosa è diventata negli anni la Coop, di come si è modificata in negativo rispetto ai suoi originari principi. Bisogna raccontare ai giovani, e non, di come si sono modificati gli originari principi di mutualità e solidarietà che stavano alla base del concetto cooperativo, di come la Coop si sia allontanata da quei principi i cui obbiettivi erano dare servizi a prezzi molto vantaggiosi ai loro appartenenti nonché opportunità di lavoro. Quando io entrai in Coop questi valori erano importanti e fondamentali. Le faccio io una domanda: Oggi è così? La Coop è la più vantaggiosa, la più conveniente? No, la sa benissimo. E’ infatti avvenuta una profonda mutazione, quella che io nel libro chiamo una mutazione genetica che è passata per varie fasi e situazioni. La prima degenerazione la vissi con la nascita della società Ipercoop SPA, quindi proprio con il fatto di concepire una SPA che diffondesse l’insegna Coop, era di fatto un primo e profondo allontanamento dalla base sociale. Poi ci fu in altro episodio che mi fece capire che la filosofia del mondo Coop stava cambiando, lo racconto nel libro, ed avvenne dopo la fusione delle due Coop piemontesi, Coop Piemonte e CPL. Uno dei primi interventi del Presidente della neonata Novacoop ( Fabrizio Gillone) fu quello di chiedere di fare subito un elenco degli immobili non strumentali della Cooperativa e di procedere alla vendita degli stessi. In quell’elenco, lo racconto nel libro, c’era anche il Circolo Ricreativo di Nibbiola, un Paese di appena 750 anime nella bassa novarese la cui economia è a tutt’oggi legata all’agricoltura. Quell’immobile era nato dal frutto del lavoro volontario della Casa del popolo del Paese, ed aveva annesso anche il Bar e lo spaccio alimentare, insomma era l’anima del Paese, ma considerato improduttivo da Novacoop pur essendo fondamentale per quella comunità di contadini. Ebbene sa cosa accadde? La vicenda si risolse con la tipica furbizia contadina: il Sindaco di quel piccolo Paese era anch’egli socio della Cooperativa ed intese che andare allo scontro con la Novacoop non avrebbe portato a nulla, allora fece la cose più furba, cambiò la destinazione d’uso dell’immobile. Quando l’acquirente, perché già c’era un acquirente, si accorse di tale cambio fece un immediato dietrofront decidendo di abbandonare l’acquisto. Questo circolo ancora oggi c’è e funziona, la guerra fu vinta dai contadini grazie alla loro astuzia. Sempre in quel periodo un altro aspetto che andò decisamente verso quella profonda mutazione, fu quello relativo alla politica commerciale che venne imposta dalla neonata Novacoop: furono create 18 linee di prezzi, a seconda del mercato che si andava ad affrontare. Ma come? Ma i soci non dovrebbero essere tutti uguali? Il “Gillone-pensiero” era questo: essere co-leader dove il mercato è agguerrito, e guadagnare dove siamo leader. L’obbiettivo numero uno della politica di Gillone, quindi della Novacoop, quindi del concetto cooperativo mutato, era accumulare, non l’equa divisione, ma l’accumulazione. Questo è il punto di fondo.

Un’altra svolta fondamentale, che cambiò il mondo cooperativo nella sua organizzazione, si ebbe con le vicende di tangentopoli. Prima, in un certo senso, il rapporto politica e cooperativa era un rapporto che prevedeva un doveroso equilibrio di correnti e partiti, quindi in certo senso più democratico. Dopo tangentopoli la corrente socialista venne allontanata maniera molto decisa così, finiti i partiti e quindi le correnti, si creò un rapporto di tipo verticistico che ebbe il suo culmine nella scandalosa vicenda Unipol.

D: “E’ tutto chiaro dott. Frau, però scusi ma insisto: se non avesse avuto gli ultimi cinque anni di inferno, ma si fosse allontanato dal movimento cooperativo d’amore e d’accordo, questo libro lo avrebbe scritto lo stesso?”

R: “Si, quasi sicuramente si. Perché, ripeto, gli avvenimenti si succedettero negli anni, il disadattamento si sviluppò negli anni, chi credeva nei principi originari del concetto cooperativo non poteva accettare tutto ciò. Quando nel libro racconto il passaggio del socio cooperativo a socio sovventore, durante la conferenza di Roma del 1999 io c’ero, e le assicuro che fu aberrante. Negli anni vissi la graduale ma continua cancellazione di ogni parvenza di democrazia interna nel mondo cooperativo. Ho scritto nel libro di come si svolgono le riunioni per l’approvazione del bilancio dei soci: racconto che si regalano dei buoni acquisto per far partecipare i soci che non sono minimamente interessati a ciò che si dice in quella sede. Ci sono, è vero, alcuni vecchi soci che ci credono ancora, ma sono pochi, non più del 20%, il rimanente 80% viene in quella sede esclusivamente per ottenere dei buoni per fare la spesa. Vissi diverse volte seri momenti di imbarazzo in quella sede, l’approvazione del bilancio avveniva solo alla fine della discussione, e varie volte mi capitò di subire l’offesa di gente che tirava la pallina di carta perché finissi in fretta di parlare e votare subito, si immagini Lei.”

D: “Mi scusi Frau, ma lei crede davvero che in un mondo come quello attuale, fortemente globalizzato a livello economico, con una competizione fortissima, e con una situazione economica del genere, il concetto di Coop di tipo romantico, come Lei vorrebbe, sarebbe in grado di stare sul mercato?”

R: “Io penso che una organizzazione di persone che si mettono assieme per dotarsi di servizi a condizioni più vantaggiose rispetto al mercato in un momento di generale impoverimento come accade in questo periodo, potrebbe essere di estrema attualità. Nel 1844 alla nascita della cooperativa di Rochdale c’erano dei poveracci ( la futura classe operaia) che non riuscivano nemmeno a vivere, struttati quotidianamente dal pizzicagnolo. La Coop di Rochdale nasce per rispondere a quel soggetto. Oggi il problema continua parzialmente ad esistere, ma a differenza del 1844, oggi si assiste ad un processo di decadenza, di impoverimento che in ogni caso rende, come dicevo, di estrema attualità il concetto cooperativo nella sua accezione originale, e nelle determinazioni prese dopo il congresso di Manchester del 1995.”

D: “Nei concetti generali non si può che essere d’accordo con Lei, ma pensando alla nostra GDO secondo Lei è possibile questo atteggiamento da parte di Coop?”

R: “ Le Coop oggi si sono omologate alle società di capitali per competere sul mercato, dimenticando che sono delle cooperative.”

D: “ Frau mi perdoni, ma i fatti raccontati nel suo libro, gli atteggiamenti manageriali di Gillone dentro e fuori l’azienda, alla fine dei conti mi sembrano tutti episodi e comportamenti che accadono in tutte le organizzazioni economiche presenti sul mercato, non vedo grosse novità rispetto a ciò che accade in una qualsiasi altra organizzazione.”

R: “Sì, ma non si parla di una società di capitali, si parla di una cooperativa, dove dovrebbe valere il concetto del voto capitario! Mentre in una SpA tre soci di capitale si mettono d’accordo e se hanno i numeri fanno quello che vogliono, in una cooperativa, dove una testa è un voto a prescindere dal capitale, se Lei fosse socio cooperativo e volesse entrare in un CdA non ci riuscirebbe mai. E’ un sistema chiuso, è stato reso tale, è un sistema dove ci sono i Presidenti a vita. Qui si assiste alla degenerazione del valore cooperativo. Alla fine del libro io scrivo delle proposte per migliorare il sistema cooperativo, per renderlo moderno ed allo stesso tempo non disperdere il concetto originario che è stato, è e senza dubbio sarà un valore nobilissimo, che va ritrovato e ben conservato.”

D: “Parlando dell’ennesima e stucchevole querelle tra Coop ed Esselunga nell’episodio di Modena, GDONews si schierò apertamente a favore del Sindaco della Città e della Coop Estense, dicendo che la legge permetteva alla Coop di investire 24 miliardi di lire su un terreno facente parte di un unico piano particolareggiato e quindi che abbisogna del consenso di tutti i proprietari per procedere alla costruzione di un supermercato. Se proprio si voleva trovare l’errore, bisognava risalire al legislatore. Lei che ne pensa?”

R: “Penso che la Coop ha fatto i propri interessi. Però qui si deve entrare in un terreno diverso per giudicare, bisogna entrare in un terreno etico: investire 24 miliardi per bloccare un progetto di un concorrente è un atto finanziario-imprenditoriale che cozza con la logica del libero mercato. Questo è ovviamente un investimento a perdere. Sicuramente, come dice Lei, non è stata violata la legge, è ineccepibile dal punto di vista giuridico amministrativo, ma dal punto di vista etico suscita molta perplessità.”

D: “Lei nel suo libro cita Renzo Guccinelli, assessore alle attività produttive della Regione Liguria. Ha visto che sta succedendo anche li? L’assessore ha autorizzato l’apertura di una Esselunga anche a Genova.”

R: “Beh si, dovrebbe essere così, però tutto è ancora possibile (sorride). Che i prezzi in Liguria sono molto alti non lo dico io, che Genova ancora oggi è una città dove il costo della spesa è tra i più alti d’Italia, lo dicono le statistiche, anche il fatto che in terra ligure la concorrenza scarseggia è un dato oggettivo. In ogni caso se adesso si aprirà alla concorrenza chi né trarrà vantaggio sarà il consumatore.”

D: “ A proposito di Coop Liguria, adesso il mitico Presidente Cordazzo è passato alla Presidenza di DICO ( Sviluppo Discount SPA).”

R: “Ai tempi di Barberini i Presidenti delle Cooperative non ne volevano sapere di lasciare il loro incarico dopo un determinato periodo. Arrivò il momento che si dovettero fissare delle regole, e si crearono tre fronti distinti: il primo, capeggiato da Renzo Testi Presidente di Coop Nord Est, era per dare un cambio al vertice al raggiungimento di una determinata età ( famosa la sua frase: “nessuno pensi di creare il mandarinato”). Il secondo fronte, capeggiato da Campaini (Unicoop Firenze) stava a metà, intravvedeva la possibilità di tutelare l’esperienza attribuendo incarichi di indirizzo e sorveglianza ( Governance Duale). Poi c’era il terzo fronte, che era il più affollato e che di lasciare non ne voleva sapere, e diceva: d’accordo fissiamo un età per andare in pensione, ma senza essere rigidi e trovando le condizioni per approdare a qualche altro organo cooperativo dove svolgere attribuzioni dirigenziali. Gillone per esempio, una volta pensionato, fu collocato dentro Aurora Assicurazioni ed Unipol, oltre a diversi CdA.”

D: “ Lei nel suo libro parla del format supermercati del mondo Coop, del passaggio traumatico agli Ipermercati, ma non fa accenno all’altro format che negli ultimi anni si è andato affermando nel mercato, il Discount. Com’era considerato il discount all’interno del management Novacoop?”

R: “Ricordo che i direttori commerciali dei supermercati di Novacoop erano terrorizzati dai primi prezzi applicati dal Discount. Arrivarono addirittura a creare, all’interno delle strutture di vendita, dei veri e propri corner discount per dare un’offerta di primi prezzi. Ma così non si poteva più andare avanti, e si sviluppò, nel mondo Coop, l’idea del format Discount. Il punto era che la sua evoluzione non era determinata e voluta, era più considerata uno strumento di difesa contro gli agguerritissimi stranieri che arrivavano dal nord Europa. Il brand DI.CO non doveva in nessun modo essere avvicinato al nome Coop. Per questo venne creata una SPA apposita, lontana dalla Coop, in nessun modo assimilabile ad essa, quasi come fosse una figlia illegittima che il mercato ci aveva mandato e che avevamo dovuto prendere. Le Cooperative non ci hanno mai creduto e così il Discount è stato concepito per difendersi e non per attaccare com’era solita fare Coop. Per esempio bisogna dare atto a Gillone di essere stato uno dei pochi a crederci davvero nel Discount, almeno sino a quando si rese conto che era l’unico nel distretto a volere anche quel format ( Coop Lombardia e Coop Liguria non ci hanno mai creduto) a quel punto cedette anche lui ed iniziammo a smettere di acquistare, per iniziare a prendere in affitto, che non è davvero la stessa cosa.”

“ Mi scusi – interrompe il dott. Frau nel silenzio tra una domanda e l’altra – ci tengo a precisare una cosa: questo non è, e non vuole essere il solito libro contro le Coop Rosse. L’intento è quello di togliere un velo sui cambiamenti che ne hanno snaturato l’idea originale, ma so benissimo e lo scrivo sul libro, che il mondo Coop ha tantissime cose positive e per questo porto le mie proposte”

D: “ Un’ultima domanda: Lei fa la spesa alla Coop?”

R: “ Guardi le faccio vedere – tira fuori il suo portafoglio e mostra le tessere – io sono socio Novacoop, Coop Liguria, Coop Lombardia e Conad. Ho poi la Bennet Card, quella del Gigante, quella del Doks dove compro la cancelleria per l’ufficio e la Spesa Amica di GS”.

Poi mi fa avvicinare alla sua scrivania, accende il suo PC per mostrarmi un sito internet interessante, e nello sbirciare on line incappiamo in un articolo che mostra la foto di Bernardo Caprotti, Patron di Esselunga, con un titolo eloquente : “ Nessun dividendo destinato ai soci, si reinveste tutto.”.

Il dott. Frau si volta verso di me, sorride e mi dice : “ Questo è come Gillone”.

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Dott. Andrea Meneghini

Analista ed esperto di Grande Distribuzione alimentare.E’ un attento osservatore delle dinamiche evolutive dei format discount e supermercati in Italia ed in Europa. Opera come manager per alcuni gruppi alimentari sullo sviluppo all’estero, soprattutto nord Europa e Medio Oriente. Ha scritto il libro per la catena Lillo Spa “Vent’anni di un successo”.

4 COMMENTI
  1. mario

    secondo non si dovrebbe fare di tutto un fascio delle 9 grandi coop ognuna ha la sua storia rispetto molte volte rispetto al territorio dove operano io conosco soltanto unicoop fi perche vi sono socio cosi come il 66 degli abitanti del mio comune nella nostra cooperativa ci sono una decina di piccolissimi negozi da 70 a 190 mq di superfice di vendita che complessivamente rimettono qualche 100000 di euro ma vengono tenuti in vita perche i soci che vi abitano nelle vicinanze ne subirebbero un danno e anche l immagine della cooperativa ne resintirebbe sul fronte prezzi unicoop fi nell indagine di altro consumo mette i suoi supermercati e iper nei primi 5 posti della cassiflica da 101 a 104 quindi una piccolissima differenza sia dove ha concorrenza sia dove la concorrenza non c e perche se tengo i prezzi bassi scoraggio la concorrenza ad investire in una zona con un forte competitor unicoop fi non fa parte di dico perche lo ritiene un venire meno alla responsabilita della qualita offerta ai propi soci infatti all interno di unicoop fi la scelta varia dal primo prezzo alla marca commerciale al prodotto di marca la concorrenza molte volte e un bene perche rafforza la voglia di competere e da alla cooperativa lo stimolo di non sedersi ed ai soci un prezzo molto competitivo che e un ritorno della tessera pagata

  2. LUCA

    Ho avuto modo di condividere una esperienza lavorativa insieme al Dott. Frau nel periodo dell’apertura del C.Comm.le S.Martino di Novara.
    Ho sempre apprezzato la sua grande signorilità e onestà.
    Mi piacerebbe invitarlo a presentare la sua meritoria opera nella bassa vercellese.
    Attendo buone nuove (se possibile).
    Grazie
    Luca L. (criluk@libero.it)

  3. Aldo

    A chi interessa è uscito il libro “un altra vita è possibile” di Turiddo Campaini

  4. cosimo

    se il fine principale è l’accumulazione,nel caso sinonimo di profitto, non è più cooperazione, ma impresa che fa concorrenza sleale, attraverso le agevolazioni fiscali, e nepotismo parentale e politico della peggiore specie. Non più luogo di diritto, di eguaglianza fra cittadini, di meritocrazia, ma luogo di sottobanco e di compromessi col potere di turno sulla pelle dei cittadini che si fidano pur rimanendo esclusi dalla condivisione. Non è un luogo dove si esercita la vera democrazia e cittadinanza, ma l’appartenenza compromessa e l’omertà.

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