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	<title>GDO News</title>
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	<description>Grande Distribuzione Organizzata Novità Analisi e Dibattiti</description>
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		<title>Con “Speciale Sardegna” Conad sostiene le eccellenze del territorio sardo</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Jun 2013 09:56:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott.ssa C. Grillo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Breaking News]]></category>

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		<description><![CDATA[Conad del Tirreno ha un forte radicamento nei territori in cui opera e ciò fa sì che il sostegno alle economie locali sia un punto qualificante delle proprie attività. Ancor più laddove, complice la crisi che ha ridotto il potere d’acquisto di tante famiglie, il contesto si presenta oggi degradato, come in Sardegna. Nasce da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img class="alignleft size-full wp-image-9309" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2013/06/CONAD-del-tirreno_logo_103x1311.jpg" alt="" width="72" height="92" />Conad del Tirreno ha un forte radicamento nei territori in cui opera e ciò fa sì che il sostegno alle economie locali sia un punto qualificante delle proprie attività. Ancor più laddove, complice la crisi che ha ridotto il potere d’acquisto di tante famiglie, il contesto si presenta oggi degradato, come in Sardegna. Nasce da tali premesse l’iniziativa Speciale Sardegna che per due settimane, dal 13 al 26 giugno, sarà protagonista nei negozi E.Leclerc Conad, Conad Superstore, Conad, Conad City e Sapori&amp;Dintorni della Toscana, di La Spezia e del Lazio promuovendo i prodotti tipici di una terra che ha nell’agroalimentare e nel turismo punte d’eccellenza riconosciute ovunque. L’obiettivo è contribuire a rafforzare l’economia dell’isola, sostenere l’occupazione, ma anche premiare i clienti e i possessori di Carta Insieme che aderiranno all’iniziativa. Per promuovere l’economia del territorio sardo e dare l’opportunità ai clienti di vincere molti premi, Conad del Tirreno lancia il concorso La fortuna è Sarda: facendo la spesa, per ogni prodotto in promozione acquistato sarà distribuita una cartolina con cui si potranno vincere immediatamente un altro tra i prodotti dell’offerta e 25 vacanze in Sardegna (8 giorni e 7 notti) per due personemesse in palio tra i possessori di Carta Insieme. Conad del Tirreno ha scelto come partner turistico il gruppo Delphina, che offre in Sardegna prestigiose strutture inserite in splendidi contesti paesaggistici e dall’operazione si attende un fatturato di oltre 1 milione di euro. I prodotti tipici oggetto di Speciale Sardegna – dai pecorini al pane carasau, dai salumi ai dolci e ai vini – rappresentano il cuore della gastronomia locale: un’occasione ulteriore per scegliere di partecipare al concorso, dal cui successo dipenderà anche l’entità del sostegno che sarà fornito all’economia della Sardegna. In più, tutti i premi non assegnati o non richiesti dai vincitori saranno devoluti all’associazione onlus Caritas di San Faustino di Cagliari, quale forma di aiuto solidale alle persone più bisognose. “Siamo da sempre una risorsa per i produttori locali, anche per quelli piccoli e medi”, ricorda l’amministratore delegato di Conad del Tirreno Ugo Baldi. “Un investimento di successo per la cooperativa e per i produttori, dal quale traggono frutto i clienti. Abbiamo dato vita a un ciclo virtuoso grazie al quale viene messo a disposizione dei consumatori il meglio dell’agroalimentare, con una forte impronta territoriale e di promozione turistica. Nei nostri punti di vendita si trovano sempre quei prodotti tipici delle tradizioni localiche in altre realtà della grande distribuzione non hanno posto sugli scaffali”. L’iniziativa di Conad Tirreno si prospettaimportante per la Sardegna, dove la crisi ha colpito un tessuto economico già provato: il Crenos, Centro di ricerche creato da economisti delle Università di Cagliari e di Sassari, ha rilasciato a fine maggio il ventesimo Rapporto sull’economia dell’Isola, secondo cui gli ultimi dati confermano che in Sardegna il reddito e i consumi diminuiscono e gli investimenti precipitano. Conad del Tirreno è impegnata a portare in tavola tanti prodotti regionali di piccoli e medi produttori, proponendo quotidianamente eccellenze enogastronomiche e artigianali locali. Un impegno rivolto al rispetto e alla valorizzazione della cultura regionale in campo alimentare, alla incentivazione e al sostegno delle economie locali, tanto che nel 2012 ha acquistato oltre 7 mila prodotti alimentari da 870 fornitori locali, sviluppando un fatturato di 225 milioni di euro. Un rapporto che ha come sbocco finale sia la capillare rete di vendita della cooperativa, sia il mercato Europa grazie ai partner della grande distribuzione. Speciale Sardegna si aggiunge e arricchisce di nuovi contenuti gli obiettivi di valorizzazione del localismo e di fidelizzazione a cui Conad del Tirreno è da sempre attenta.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Penny Market, Prix Quality e i “profitti da mediano”</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Jun 2013 23:04:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Giuseppe Di Napoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Discount]]></category>
		<category><![CDATA[GDO e finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Penny Market]]></category>
		<category><![CDATA[Top News]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi parliamo di Penny Market e Prix Quality, altri due importanti marchi (minori) del settore Discount. Come al solito l’articolo trae spunto da uno studio effettuato sui Bilanci riferiti al periodo 2005-2011, e tiene quindi conto di un arco temporale abbastanza lungo e di differenti fasi economiche (quella espansiva 2005-2008 e quella recessiva 2009-2011). Pur [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-9281" title="Penny_market" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2013/06/Penny_market-220x150.png" alt="" width="220" height="150" />Oggi parliamo di Penny Market e Prix Quality, altri due importanti marchi (minori) del settore Discount.</p>
<p>Come al solito l’articolo trae spunto da uno studio effettuato sui Bilanci riferiti al periodo 2005-2011, e tiene quindi conto di un arco temporale abbastanza lungo e di differenti fasi economiche (quella espansiva 2005-2008 e quella recessiva 2009-2011).</p>
<p>Pur avendo le due aziende una dimensione diversa fra loro: nello specifico Penny Market produce un giro d’affari più che doppio rispetto a Prix Quality (rispettivamente 721 mln € vs 300 mln € nel 2011), ne parliamo nello stesso articolo poiché la nostra ottica di osservazione è quella della capacità di produrre profitti in maniera adeguata rispetto al rischio d’impresa (creazione di valore). Secondo quest’ottica, ed in continuità rispetto alle imprese esaminate nei precedenti articoli, Penny Market e Prix Quality occupano una posizione mediana (da qui il titolo dell’articolo, che trae spunto da una famosa canzone di Ligabue) nella nostra ipotetica classifica.</p>
<p>Nel periodo 2005-2011 le due aziende hanno, infatti, espresso livelli di redditività molto vicini alla media: il che vuol dire che esse non hanno particolarmente brillato e neanche prodotto performance fortemente negative.<br />
Di seguito cercheremo di illustrare come le due aziende hanno operato sulle leve disponibili per orientare i risultati verso la creazione di valore (crescita, margini, rotazione dei capitali e grado d’indebitamento).<br />
Prima di procedere con l’analisi è doveroso segnalare una sostanziale differenza di business model che riguarda Penny Market rispetto a tutte le aziende Discount esaminate, e che si riflette in maniera rilevante sulla redditività.<br />
Nella Nota Integrativa al Bilancio 2011 di Penny Market si trovano infatti tre punti fondamentali per comprendere la genesi della redditività aziendale:</p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>1. “Il margine lordo della società, tenendo in considerazione anche gli sconti finanziari sugli acquisti di merce, è nullo, a causa del fatto che il ribaltamento dei costi della merce alla controllante avviene senza l’applicazione di un margine addizionale”</em></p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>2. “Il risultato operativo risulta invece essere positivo principalmente a causa del fatto che tutti i costi sostenuti nell’arco dell’esercizio vengono riaddebitati con un margine alla controllante o alla controllata per i servizi svolti nei loro rispettivi confronti.</em></p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>3. Il saldo tra proventi ed oneri finanziari risulta essere positivo per effetto degli interessi attivi addebitati alla controllata ed e alla consociata per i finanziamenti ad essa erogati nel corso dell’esercizio”</em></p>
<p>Questa premessa è importante per interpretare i dati e orientare di conseguenza il giudizio sulla capacità reddituale complessiva di Penny Market.<br />
La tabella che segue riassume pertanto le principali performance delle due aziende lungo il periodo 2005-2011:</p>
<p><a href="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2013/06/penny1.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-9272" title="penny1" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2013/06/penny1-400x311.jpg" alt="" width="400" height="311" /></a></p>
<p>Si può notare come, per quanto appena esposto, a differenza di Prix Quality e in generale della media settoriale, Penny Market presenti livelli di ROE (rendimento dei capitali dei soci) non molto distanti dalla concorrenza, partendo da risultati reddituali operativi (margine commerciale, EBITDA ed EBIT, ROI) nulli o prossimi allo zero.<br />
L’ultimo dato della tabella, lo spread ROE-Ke rappresenta (<em>l’ormai noto</em>) differenziale fra il rendimento medio annuo del Capitale Netto (utile/Capitale Netto, che misura il rendimento degli azionisti sui capitali da essi investiti in azienda) e il costo (teorico) dello stesso (<em>per approfondimenti rinviamo agli articoli precedenti su Eurospin e LIDL ITALIA</em>).<br />
In un’ottica di lungo periodo, tenendo conto del dato medio 2005-2011, possiamo osservare come entrambe le aziende presentino uno spread di valore negativo, in linea col dato settoriale.<br />
Un parametro negativo di questa entità (-2% -3%) non significa che le imprese non facciano profitti (infatti sia Penny Market che Prix Quality hanno regolarmente prodotto utili lungo il quinquennio) ma che la dimensione di questi redditi è al di sotto delle (nostre) attese, in relazione al costo dei capitali impiegati (e quindi al rischio d’impresa).<br />
Anche per Penny Market e Prix Quality l’analisi su base temporale (periodo pre-crisi e periodo recessivo) ha evidenziato un certo ridimensionamento delle principali performance finanziarie, seppur con intensità e in aree differenti.<br />
Ma quali sono stati i fattori che hanno contribuito a (non) creare valore aziendale, dal punto di vista finanziario?</p>
<p>In prima battuta osserviamo i differenti livelli di crescita:</p>
<p><a href="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2013/06/penny2.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-9273" title="penny2" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2013/06/penny2-400x225.jpg" alt="" width="400" height="225" /></a></p>
<p>Dal grafico emerge in generale una minore crescita rispetto ai concorrenti, che ci consente di dire che nel complesso le due aziende non hanno certamente basato la propria strategia sull’espansione delle vendite.<br />
L’analisi su base temporale evidenzia al contrario un differente andamento: mentre nel periodo 2005-2008 entrambe le aziende sono cresciute in maniera inferiore al settore (con un’intensità pari a circa la metà dei concorrenti), nel periodo 2009-2011, Penny Market ha perpetuato in questo gap di crescita, mentre Prix Quality ha invertito rotta, segnando un aumento delle vendite superiore a quello dei concorrenti (+9% vs +7%).</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Tenendo bene a mente la premessa iniziale su Penny Market</span>, analizziamo ora la capacità di generare reddito valutando il livello di margine commerciale (fatturato +/- variazione magazzino – consumi di merci) e l’EBITDA margin (margine commerciale – costi operativi, esclusi ammortamenti, interessi e imposte), che tiene conto dell’impatto degli altri costi operativi sul Margine Commerciale.</p>
<p><a href="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2013/06/penny3.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-9274" title="penny3" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2013/06/penny3-400x112.jpg" alt="" width="400" height="112" /></a></p>
<p>L’esame dei grafici ci permette di distinguere in modo netto le due realtà:</p>
<ul>
<li>Da un lato Penny Market che, in virtù delle politiche di ripartizione della redditività fra le varie aziende del gruppo di appartenenza, opera senza applicare ricarichi (margine commerciale nullo) ed esprime una scarsa redditività operativa (EBITDA) solo in funzione dei servizi prestati in favore delle società del gruppo;</li>
<li>Dall’altro Prix Quality che, al contrario, esprime una capacità reddituale operativa allineata al settore, partendo però da posizioni migliori in termini di marginalità commerciale: questo accade poiché l’impresa ha una struttura di costi più pesante rispetto ai concorrenti di maggiori dimensioni.</li>
</ul>
<p>Una terza leva disponibile per la generazione di valore consiste nel grado di efficienza nella gestione dell’attivo, che per il settore GDO misuriamo valutando la capacità di rotazione del magazzino (fatturato/magazzino):</p>
<p><a href="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2013/06/penny4.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-9275" title="penny4" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2013/06/penny4-400x224.jpg" alt="" width="400" height="224" /></a></p>
<p>Il grafico mette in luce, al contrario di quanto appena emerso per la redditività, una maggiore capacità di rotazione del magazzino da parte di Penny Market (che presenta tempi medi di giacenza delle scorte fra i più bassi del campione) ed una performance leggermente al di sotto dei concorrenti da parte di Prix Quality.<br />
L’esame combinato di redditività e rotazione del magazzino ci permette di affermare che mentre per Prix Quality il principale punto di forza è rappresentato dalla marginalità, la capacità di far ruotare il magazzino è per Penny Market il principale driver di generazione di valore (ragionando sull’azienda come realtà giuridica a se stante).</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Sempre tenendo bene a mente la premessa iniziale su Penny Market</span> possiamo osservare come la capacità di generare margini e di contenere gli attivi influenza direttamente il rendimento dei capitali aziendali delle due imprese. Rendimento che rappresenta il primo e più importante pilastro della capacità di creare valore.</p>
<p><a href="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2013/06/penny5.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-9276" title="penny5" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2013/06/penny5-400x224.jpg" alt="" width="400" height="224" /></a></p>
<p>Il grafico evidenzia, come naturale conseguenza di quanto esposto in precedenza, uno scarso livello di redditività dell’attivo per Penny Market, in virtù dei margini commerciali nulli (vedi politiche infragruppo), e una performance di Prix quality inferiore ai concorrenti (a causa della più pesante struttura di costo).<br />
Proseguiamo ora l’analisi valutando anche l’impatto delle variabili extra operative alla performance aziendale complessiva (il secondo pilastro della creazione di valore): ci riferiamo quindi al grado di indebitamento (e relativo peso degli oneri finanziari) e all’incidenza delle imposte sui redditi.</p>
<p>Le due aree hanno, infatti, e per motivi differenti, un peso rilevante sui risultati delle due aziende sotto esame.</p>
<p><a href="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2013/06/penny6.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-9277" title="penny6" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2013/06/penny6-400x112.jpg" alt="" width="400" height="112" /></a></p>
<p>Iniziamo da Penny Market. L’azienda presenta una leva finanziaria nulla ed un peso degli oneri finanziari prossimo allo zero. Questo avviene poiché, come ci spiegava la nota integrativa al bilancio 2011, l’azienda è creditrice netta verso le altre società del gruppo, a cui presta risorse finanziarie.<br />
Per Penny Market quindi la gestione finanziaria non sottrae risorse ma ne produce (sotto forma di proventi finanziari) alimentando in modo significativo la redditività complessiva, come mostrato dal grafico seguente, nel quale confrontiamo il reddito operativo (EBIT, Earnings Before Interests and Taxes) con il saldo della gestione finanziaria (proventi finanziari – oneri finanziari):</p>
<p><a href="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2013/06/penny7.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-9278" title="penny7" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2013/06/penny7-400x214.jpg" alt="" width="400" height="214" /></a></p>
<p>Per quanto concerne Prix Quality i grafici mostrano invece un più intenso ricorso alla leva finanziaria, ma anche una minore incidenza degli interessi passivi sul fatturato.</p>
<p>L’elemento che differenzia in negativo Prix Quality rispetto a tutti i competitor esaminati non è tuttavia legato all’uso della leva finanziaria, ma risiede nella diversa e più elevata incidenza della componente di costo fiscale. Il tax rate (rapporto fra imposte sui redditi e reddito ante imposte) per il periodo 2005-2011 è infatti in media pari al 70% contro il 46% del resto del campione.<br />
Questo maggiore carico fiscale rispetto ai competitor ha ridotto sensibilmente la redditività complessiva dell’azienda e quindi la redditività dei capitali investiti dai soci.<br />
L’effetto combinato (e diverso fra le due aziende esaminate, soprattutto con riferimento al business model di Penny Market) in termini di marginalità, livelli di rotazione dell’attivo, uso della leva finanziaria e tax rate, ha determinato per entrambe le aziende rendimenti sui capitali investiti dai soci leggermente inferiori alle (nostre) aspettative, senza contribuire quindi ad accrescere il valore aziendale.</p>
<p><a href="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2013/06/penny8.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-9279" title="penny8" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2013/06/penny8-400x259.jpg" alt="" width="400" height="259" /></a></p>
<p>Il confronto dei dati medi 2005-2011 di Penny Market e Prix Quality evidenzia quindi un ROE rispettivamente inferiore di 2 e 3 punti rispetto al costo del capitale, in linea con i concorrenti.<br />
Penny Market (intesa come singola realtà giuridica) non ha generato valore non tanto perché non è stata in grado di produrre performance positive bensì per il peculiare approccio alla formazione e distribuzione del margine commerciale fra le diverse aziende del gruppo di appartenenza.<br />
Il gap di generazione di valore di Prix Quality, al contrario, è dipeso sia da risultati operativi leggermente al di sotto della media, sia da uno dei più alti livelli di imposizione fiscale riscontrato nel campione esaminato.<br />
L’esame temporale della performance in termini di creazione di valore evidenzia infine un differente trend fra le due imprese: a differenza di Penny Market, Prix Quality appare in miglioramento nel periodo 2009-2011, forse grazie alla crescita del giro d’affari, superiore rispetto a quella media del settore nello stesso periodo.</p>
<p><a href="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2013/06/penny9.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-9280" title="penny9" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2013/06/penny9-354x400.jpg" alt="" width="354" height="400" /></a></p>
<p>Nel prossimo articolo concluderemo questa nostra indagine del settore discount parlando delle performance di D Più, Lillo e DICO.</p>
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		<title>Prix Quality: il discount veneto</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Jun 2013 23:04:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Andrea Meneghini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Discount]]></category>
		<category><![CDATA[Top News]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Veneto è una regione dove il category killer è un mestiere che ha radici storiche. La Grande Distribuzione in questo territorio non ha mai visto primeggiare il format Ipermercati, al contrario prima il supermercato, oggi il superstore hanno sempre dominato il mercato con prezzi estremamente aggressivi. Ogni territorio che presenta una battaglia dei prezzi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gdonews.it/2013/06/prix-quality-il-discount-veneto.html/prix" rel="attachment wp-att-9256"><img class="alignleft size-full wp-image-9256" title="prix" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2013/06/prix.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a>Il Veneto è una regione dove il category killer è un mestiere che ha radici storiche. La Grande Distribuzione in questo territorio non ha mai visto primeggiare il format Ipermercati, al contrario prima il supermercato, oggi il superstore hanno sempre dominato il mercato con prezzi estremamente aggressivi. Ogni territorio che presenta una battaglia dei prezzi significativa lascia poco spazio di manovra al format Discount che di fatto non può esprimere tutto il suo potenziale rivolto a differenziarsi. Ecco perché il merito di Prix Quality ha un valore ancora più significativo, opera esclusivamente in un territorio difficile. Negli anni dell’analisi effettuata dal collega dott. Di Napoli Prix Quality ha dovuto organizzarsi per reagire al gruppo DICO che ai primi degli anni 2000 aveva comprato la catena discount DIX, prima affiliata alla Dial. Questa sfida diretta, sugli stessi bacini di utenza, ha condizionato gli anni esaminati perché il Discount ex Coop si era presentato sul territorio, dopo un importante e costoso investimento, con l’intenzione di conquistare importanti quote di mercato ai danni di Prix. Di fatto Prix Quality dovette reagire e lo fece con una compressione delle marginalità realizzata in maniera complessa ed articolata, e con una politica di comunicazione promozionale davvero violenta. Questa reazione fu la ragione della vittoria sul concorrente diretto che non riuscì mai a prevalere e fu la ragione per cui Prix ha delle produttività che non sono eccelse rispetto ai leader ma che sono facilmente spiegabili. Oggi, negli anni della profonda crisi, Prix ha ritrovato vigore sul mercato grazie ad una fiducia che il consumatore gli sta riconoscendo in virtù delle politiche che ha dovuto percorrere.</p>
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		<title>Mercadona: il prezzo dell&#8217;ortofrutta varia in base all&#8217;orario&#8230;</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Jun 2013 23:03:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Alessandro Foroni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mercadona]]></category>
		<category><![CDATA[Spagna]]></category>
		<category><![CDATA[Top News]]></category>

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		<description><![CDATA[Mercadona è sicuramente uno dei gruppi distributivi più innovativi in Europa e le vendite vanno benissimo nonostante la profonda crisi spagnola proprio grazie a questa capacità di rinnovare ed adattare l’offerta. In queste settimane il gruppo sta portando avanti un test molto interessante su alcuni punti vendita pilota a Valencia, che sono insolitamente pieni di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5312" title="mercadona" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2012/03/mercadona-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />Mercadona è sicuramente uno dei gruppi distributivi più innovativi in Europa e le vendite vanno benissimo nonostante la profonda crisi spagnola proprio grazie a questa capacità di rinnovare ed adattare l’offerta.<br />
In queste settimane il gruppo sta portando avanti un test molto interessante su alcuni punti vendita pilota a Valencia, che sono insolitamente pieni di clienti nel settore ortofrutta nel tardo pomeriggio. Il motivo? Approfittare delle riduzioni di prezzo che vengono applicate in certi orari del giorno. Mazzi di asparagi 50 centesimi, patate a 20 centesimi o ciliegie a metà prezzo rispetto al prezzo che avevano al mattino&#8230; sono alcune delle occasioni proposte dal supermercato ai propri clienti. I capi reparto di frutta e verdura di questi negozi, che aderiscono a un test per migliorare le vendite, ora hanno l’autonomia di ridurre i prezzi dei prodotti ed evitare di rimanere con merce invenduta. L&#8217;obiettivo: avere prodotti freschissimi ogni giorno e rimanenze minime o nulle. Il presidente della rete, Juan Roig, ha recentemente dichiarato che quest&#8217;anno la società concentrerà i suoi sforzi per raddoppiare le vendite di freschi per arrivare a volumi di vendita simili al secco. Il ribasso del prezzo, come detto, viene deciso dal responsabile del reparto, che direttamente cambia i prezzi esposti e alle casse. Diversi capi settore di questi negozi hanno indicato di non avere limiti al ribasso che possono applicare, anche se in Mercadona sostengono c&#8217;è una forchetta ufficiale per evitare di vendere sottocosto. L&#8217;ora del giorno in cui iniziare i ribassi di prezzo non è stabilito a priori, in linea teorica l’operazione può iniziare anche al mattino, ma di solito si inizia nella seconda parte della giornata, in prossimità della chiusura in quanto il responsabile può decidere in base agli articoli che potrebbero rimanere invenduti.<br />
Il piano per promuovere frutta e verdura ha reso possibile un rifornimento quotidiano. &#8220;L&#8217;obiettivo è quello di imparare a gestire gli ordini con un concetto di microimpresa&#8221;, sostengono i responsabili del gruppo. Tuttavia il processo è ancora in fase di perfezionamento.</p>
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		<title>Supermercati GROS: inaugurato il nuovo Centro Logistico</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Jun 2013 23:02:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Andrea Meneghini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e mercato]]></category>

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		<description><![CDATA[Nei giorni scorsi si è avuta la cerimonia di inaugurazione del Centro Logistico Romano del Gruppo GROS. A tale evento ha partecipato anche il Presidente della Centrale Nazionale SUN, a cui appartiene come socio GROS dal principio del 2013. L&#8217;innovativa infrastruttura è stata realizzata dal consorzio Gros – Gruppo Romano Supermercati si sviluppa su un&#8217;area [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gdonews.it/2013/06/supermercati-gros-inaugurato-il-nuovo-centro-logistico.html/gros-2" rel="attachment wp-att-9260"><img class="alignleft size-full wp-image-9260" title="gros" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2013/06/gros.jpg" alt="" width="200" height="91" /></a>Nei giorni scorsi si è avuta la cerimonia di inaugurazione del Centro Logistico Romano del Gruppo GROS. A tale evento ha partecipato anche il Presidente della Centrale Nazionale SUN, a cui appartiene come socio GROS dal principio del 2013. L&#8217;innovativa infrastruttura è stata realizzata dal consorzio Gros – Gruppo Romano Supermercati si sviluppa su un&#8217;area complessiva di 80 mila mq, di cui 42 mila mq occupati da magazzini e tremila mq da uffici. Completano la struttura il piazzale di 34 mila mq, 78 mila posti pallet e 32 bocche per il carico e lo scarico di merce. A regime il centro distributivo potrà garantire un flusso di 260 pallet in ricevimento e 150 in spedizione ogni ora. “Si tratta di una struttura distributiva all&#8217;avanguardia – ha sottolineato il presidente di SUN Marco Odolini – che conferma l&#8217;evoluzione che stanno attuando le realtà associate alla nostra organizzazione. In una fase congiunturale come quella che stiamo attraversando ottimizzare la gestione dei flussi in entrata e in uscita di merce rappresenta un fattore competitivo estremamente importante”. Il Gros – Gruppo Romano Supermercati, costituito 18 anni fa grazie alla lungimiranza di alcune tra le storiche insegne di supermercati di Roma e provincia è attualmente una delle più importanti realtà della moderna distribuzione fortemente radicato nel Lazio. Quattordici sono attualmente le aziende associate che occupano complessivamente 3.800 dipendenti e nel 2012 il fatturato ha raggiunto un miliardo e 136 milioni di euro pari a una quota del 21% del totale delle vendite di Roma e provincia. La nuova maxistruttura realizzata nel territorio del comune di Guidonia sorge nei pressi del Centro Agroalimentare Romano e contribuirà “indubbiamente a garantire uno slancio importante al mondo della logistica dei trasporti – ha aggiunto il presidente di Sun Marco Odolini – tenendo conto dell&#8217;alta tecnologia impiegata a tutto vantaggio della riduzione dei costi di trasporto e di conseguenza dei distributori che potranno mantenere bassi i prezzi al consumo”. “Il nuovo centro di distribuzione – ha detto il presidente del Gros Giorgio Trombetta – è uno degli impianti nazionali più grandi ed evoluti. Il risparmio ottenuto dalla logistica consentirà ai vari distributori di contenere i prezzi dei prodotti venduti a tutto vantaggio dei clienti finali”. “L&#8217;inaugurazione del nuovo centro logistico – ha commentato il Presidente di Sun Marco Odolini – rappresenta un segnale positivo per il Paese e per la sua ripresa e si inserisce coerentemente con i piani di sviluppo portati avanti anche dagli atri soci. L&#8217;operazione che recentemente ha permesso l&#8217;ingresso del Gros nel SUN – ha detto il presidente Marco Odolini – ha reso possibile al nostro consorzio di portare avanti il programma di espansione lungo la fascia tirrenica, con una presenza molto capillare in una area dai tassi di sviluppo in crescita rispetto a quelli medi nazionali che era già marginalmente coperta attraverso la presenza degli attuali soci del consorzio. Nel corso della cerimonia di inaugurazione – ha detto infine il presidente Odolini – sono stato favorevolmente colpito dal contributo, pari a 100 mila euro, devoluto dal Gros alla Caritas di Roma. Un gesto che interpreta perfettamente il nostro modo di essere imprenditori della gdo: moderni nella distribuzione, ma nel contempo attenti alle esigenze sociali del territorio soprattutto in questo momento”. Con l&#8217;ingresso di Gros – Gruppo Romano Supermercati avvenuto lo scorso dicembre Sun ha allargato la propria compagine sociale di cui fanno parte altre cinque insegne consolidate della moderna distribuzione quali: Italmark di Brescia, Cadoro di Venezia, Grandi Magazzini Superconti di Terni, Orvea di Trento e Magazzini Gabrielli di Ascoli Piceno.</p>
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		<title>PAC 2000 (Conad) Cresce anche nel 2012</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Jun 2013 23:01:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Danilo Castellani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Conad Leclerc]]></category>
		<category><![CDATA[Economia e mercato]]></category>

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		<description><![CDATA[Il gruppo PAC 2000A – una delle otto cooperative associate a Conad – cresce in tutte le regioni in cui opera, Umbria, Lazio, Campania, Calabria: 2,4 miliardi di euro di fatturato (+9,5 per cento rispetto al 2011), 956 soci, 13.478 addetti (+2,7 per cento rispetto al 2011) e una quota di mercato pari al 20,1 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-9264" title="conad pac" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2013/06/conad-pac-220x150.jpg" alt="" width="220" height="150" /></p>
<p>Il gruppo PAC 2000A – una delle otto cooperative associate a Conad – cresce in tutte le regioni in cui opera, Umbria, Lazio, Campania, Calabria: 2,4 miliardi di euro di fatturato (+9,5 per cento rispetto al 2011), 956 soci, 13.478 addetti (+2,7 per cento rispetto al 2011) e una quota di mercato pari al 20,1 per cento, incrementata di 0,9 punti percentuali sull’anno precedente. La rete di vendita del gruppo conta 1.154 punti di vendita per una superficie complessiva di 596.083 mq (+8,2 per cento rispetto al 2011), che hanno sviluppato un fatturato di 3,2 miliardi di euro, in crescita del 9,7 per cento rispetto al 2011. L’utile netto si attesta a 48 milioni di euro. Il patrimonio netto del gruppo è 412 milioni di euro (+9,2 per cento). Le vendite, a rete omogenea, sono cresciute dell’1,36 per cento rispetto al 2011 e l’incidenza delle promozioni sul fatturato del gruppo è salita al 32 per cento. Nel 2012 PAC 2000A Conad ha sottoscritto accordi con 1.940 fornitori di merci e servizi sviluppando un fatturato di 966 milioni di euro. Con gli investimenti messi in cantiere per il 2013 – aperture per 29.700 mq di superficie di vendita e 800 nuovi posti di lavoro – PAC 2000A stima che l’incremento del fatturato supererà i 150 milioni di euro.</p>
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		<title>I retailer inseguono il web&#8230; ed eBay diventa fisico, almeno in parte</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Jun 2013 23:00:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Alessandro Foroni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dibattiti]]></category>
		<category><![CDATA[Economia e mercato]]></category>

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		<description><![CDATA[Quante volte su queste pagine abbiamo spronato la distribuzione ad affrontare attivamente il nodo della comunicazione web e social? Evidentemente, al contrario, per chi opera solo su web il fatto di no avere spazi fisici può essere una limitazione, almeno dal punto di vista del marketing. E&#8217; il caso di eBay che ha deciso di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-9287" title="ebay-logo" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2013/06/ebay-logo-220x150.jpg" alt="" width="220" height="150" />Quante volte su queste pagine abbiamo spronato la distribuzione ad affrontare attivamente il nodo della comunicazione web e social? Evidentemente, al contrario, per chi opera solo su web il fatto di no avere spazi fisici può essere una limitazione, almeno dal punto di vista del marketing. E&#8217; il caso di eBay che ha deciso di scendere nel mondo fisico, per ora a New York, che è notoriamente la patria dello shopping, il centro nevralgico di Manhattan. Nasce così la “shopable window”, un enorme display sensibile al tatto dalla lunghezza di 2,70 metri e altezza 60 cm firmato eBay.<br />
Non si tratta quindi di un negozio fisico, ma l&#8217;ecommerce diventa “tangibile” senza aver bisogno di device, non dobbiamo quindi necessariamente avere il nostro Tablet a portata di mano o il nostro Smartphone miracolosamente carico, sarà sufficiente passeggiare per le strade di New York per assaporare il possibile futuro dell’ecommerce territoriale.<br />
Chi deciderà di fare i suoi acquisti tramite queste piattaforme riceverà il prodotto <span style="text-decoration: underline;">entro un’ora dall&#8217;ordine</span> secondo quanto dichiarato da eBay, e il pagamento potrà avvenire alla consegna con carta PayPalHere.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-9288" title="ebay-shoppable-windows" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2013/06/ebay-shoppable-windows-400x299.jpg" alt="" width="400" height="299" /><br />
Le quattro (al momento) grandi e sottili vetrine interattive si trovano appunto nelle strade della grande mela, là dove oggi più che mai si respira l’aria tech grazie ai numerosi Angels che hanno deciso di promuovere numerose iniziative di startupper, proprio per dare alla Città quell&#8217;aurea tecnologica che mancava. Il target obiettivo di eBay è quella fetta di popolazione legata alla cultura innovativa, habitué del mcommerce (mobile commerce).</p>
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		<title>Lombardini e IN’S Mercato: gli altri due player profittevoli del Discount</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Jun 2013 22:36:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Giuseppe Di Napoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[GDO e finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Top News]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo aver esaminato nei precedenti articoli le performance finanziarie di Eurospin e LIDL ITALIA, principali operatori del mercato italiano discount, oggi parliamo di Lombardini e IN’S Mercato, che sono le altre due aziende (di minore dimensione) che nel periodo 2005-2011 hanno espresso una buona profittabilità. Lo studio è stato eseguito, in assenza dei Bilanci 2012, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-9235" title="ld-ins" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2013/06/ld-ins-220x150.png" alt="" width="220" height="150" />Dopo aver esaminato nei precedenti articoli le performance finanziarie di Eurospin e LIDL ITALIA, principali operatori del mercato italiano discount, oggi parliamo di Lombardini e IN’S Mercato, che sono le altre due aziende (di minore dimensione) che nel periodo 2005-2011 hanno espresso una buona profittabilità.</p>
<p>Lo studio è stato eseguito, in assenza dei Bilanci 2012, sui dati riferiti al periodo 2005-2011, tenendo quindi conto di un arco temporale abbastanza lungo e di differenti fasi economiche (quella espansiva 2005-2008 e quella recessiva 2009-2011).</p>
<p>Le aziende in esame, con differente intensità, hanno realizzato profitto agendo in maniera diversa sulle varie leve a disposizione (crescita, margini, rotazione dei capitali e leva finanziaria): allo stesso modo Lombardini e IN’S Mercato hanno risentito in maniera dissimile degli effetti della crisi economica in atto.</p>
<p>La tabella che segue riassume le principali performance delle due aziende lungo il periodo 2005-2011:</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2013/06/ins1.jpg"><img class="size-medium wp-image-9225 aligncenter" title="ins1" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2013/06/ins1-400x311.jpg" alt="" width="400" height="311" /></a></p>
<p>L’ultimo dato, lo spread ROE-Ke rappresenta (l’ormai noto) differenziale fra il rendimento medio annuo del Capitale Netto (utile/Capitale Netto, che misura il rendimento degli azionisti sui capitali da essi investiti in azienda) e il costo (teorico) dello stesso (per approfondimenti rinviamo agli articoli precedenti su Eurospin e LIDL ITALIA).</p>
<p>In un’ottica di lungo periodo, tenendo conto del dato medio 2005-2011, possiamo osservare come entrambe le aziende presentino uno spread di valore positivo (+3% Lombardini, +18% IN’S Mercato), che permette loro di accedere alla parte alta della classifica riguardo alla “capacità di creare valore”, assieme ad Eurospin (+18%) e LIDL ITALIA (+6%).</p>
<p>E’ opportuno precisare in questa sede che sulla base delle nostre analisi nessuna delle altre aziende esaminate (Penny Market, LILLO, DICO, Dpiù e Prix Quality) è stata in grado di generare un differenziale positivo fra rendimento e costo (teorico stimato) dei capitali investiti.</p>
<p>Anche per Lombardini e IN’S Mercato l’analisi su base temporale (periodo pre-crisi e periodo recessivo) ha evidenziato un sensibile ridimensionamento dei livelli di redditività sui Capitali investiti, quindi della capacità di creare valore.</p>
<p>Ma quali sono stati i fattori che hanno contribuito a creare valore aziendale, dal punto di vista finanziario?</p>
<p>In prima battuta osserviamo i differenti livelli di crescita:</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2013/06/ins2.jpg"><img class="size-medium wp-image-9226 aligncenter" title="ins2" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2013/06/ins2-400x225.jpg" alt="" width="400" height="225" /></a></p>
<p>Il grafico fa emergere un allineamento alla media dei concorrenti per quanto concerne Lombardini ed un posizionamento ampiamente inferiore nel caso di IN’S Mercato. Non sembra che le due aziende abbiano fatto dell’espansione delle vendite il punto di forza della propria strategia.</p>
<p>L’analisi su base temporale evidenzia, nel periodo 2009-2011, una diversa tendenza fra i due competitor: mentre Lombardini rallenta lo sviluppo delle vendite (+4% medio annuo), IN’S Mercato ottiene un aumento della crescita (+7%) rispetto al periodo precedente.</p>
<p>Analizziamo ora la capacità di generare reddito valutando il livello di margine commerciale (fatturato +/- variazione magazzino – consumi di merci) e l’EBITDA margin (margine commerciale – costi operativi, esclusi ammortamenti, interessi e imposte), che tiene conto dell’impatto degli altri costi operativi sul Margine Commerciale.</p>
<p><a href="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2013/06/ins3.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-9227" title="ins3" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2013/06/ins3-400x111.jpg" alt="" width="400" height="111" /></a></p>
<p>L’esame dei grafici ci permette di distinguere in modo netto due realtà:</p>
<p>* Da un lato Lombardini, che presenta livelli reddituali al di sotto della media e leggermente in diminuzione nei due periodi (2005-2008 e 2009-2011);</p>
<p>* Dall’altro IN’S Mercato che al contrario esprime una capacità reddituale fra le più elevate nel settore, ed in crescita rispetto al periodo pre-crisi</p>
<p>Quanto sopra ci permette di affermare che per IN’S Mercato il principale driver di generazione di valore è senz’altro rappresentato dalla capacità di lavorare sull’ottimizzazione dei margini commerciali e sul mantenimento della struttura dei costi sotto controllo.</p>
<p>Al contrario, per Lombardini, il maggior contributo alla generazione di valore arriva da aree di gestione diverse da quella reddituale, le cui performance come abbiamo visto sono al di sotto della media.</p>
<p>Un terzo fattore operativo di generazione di valore consiste nel grado di efficienza nella gestione dell’attivo, che per il settore GDO misuriamo valutando la capacità di rotazione del magazzino (fatturato/magazzino):</p>
<p><a href="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2013/06/ins4.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-9228" title="ins4" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2013/06/ins4-400x224.jpg" alt="" width="400" height="224" /></a></p>
<p>Il grafico mette in luce, al contrario di quanto appena emerso per la redditività, una maggiore capacità di rotazione del magazzino da parte di Lombardini (anche rispetto alla media dei concorrenti) ed una performance inferiore alla media da parte di IN’S Mercato.</p>
<p>Questo ci permette di affermare che per Lombardini uno dei principali driver di generazione di valore è senz’altro rappresentato dalla capacità di far ruotare il magazzino. Occorre tuttavia segnalare che l’ottima performance sul magazzino viene in parte assorbita dal forte peso dei crediti dell’azienda nei confronti delle società del gruppo. In termini finanziari questo fenomeno comporta un rallentamento della rotazione dell’attivo (che per Lombardini è pari a 2,8 volte nel periodo 2005-2011).</p>
<p>IN’S Mercato invece, nonostante parta da livelli di rotazione del magazzino più lenti, ottiene un livello medio di rotazione dell’attivo simile a quello di Lombardini (2,8 volte), grazie a tempi d’incasso più rapidi e a un minore fabbisogno di capitale complessivamente investito.</p>
<p>La capacità di generare margini adeguati e contenere gli attivi influenza direttamente il rendimento dei capitali aziendali, che rappresenta il primo ed il più importante pilastro della capacità di creare valore. Il grafico che segue evidenzia un livello medio di redditività dell’attivo che, per IN’S Mercato è pari al doppio di quello dei concorrenti e, per Lombardini, sin pone leggermente al di sotto della media.</p>
<p><a href="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2013/06/ins5.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-9229" title="ins5" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2013/06/ins5-400x225.jpg" alt="" width="400" height="225" /></a></p>
<p>In termini dinamici il rendimento dell’attivo è in diminuzione per tutte e due le aziende nei due periodi a confronto (prima e durante la crisi): Lombardini sperimenta infatti una contrazione della performance dal 3,6% al 3,1%, mentre IN’S Mercato scende dall’8,2% al 7%.</p>
<p>Proseguiamo ora l’analisi valutando l’impatto delle variabili finanziarie sulla performance aziendale (il secondo pilastro della creazione di valore).</p>
<p><a href="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2013/06/ins6.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-9230" title="ins6" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2013/06/ins6-400x113.jpg" alt="" width="400" height="113" /></a></p>
<p>L’analisi dimostra come Lombardini riesca a recuperare parte del proprio gap di redditività operativa (rispetto a IN’S Mercato), grazie ad una struttura finanziaria più conservativa, che le consente di contenere il peso degli oneri finanziari e quindi migliorare la redditività finale.</p>
<p>L’effetto combinato (e diverso fra le due aziende esaminate) di marginalità, livelli di rotazione dell’attivo e uso della leva finanziaria (positiva), ha determinato per entrambe le aziende rendimenti sui capitali investiti dai soci mediamente superiori alle (nostre) aspettative, con ciò ponendo le basi per accrescere il valore aziendale.</p>
<p><a href="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2013/06/ins7.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-9231" title="ins7" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2013/06/ins7-400x223.jpg" alt="" width="400" height="223" /></a></p>
<p>Il confronto dei dati medi 2005-2011 di Lombardini e IN’S Mercato evidenzia un ROE rispettivamente superiore di 3 e 17 punti rispetto al costo del capitale, laddove come più volte ribadito in media gli altri concorrenti ottengono performance negative.</p>
<p>Naturalmente, osservando nei grafici seguenti i dati su base temporale, si può notare, per entrambe le aziende, un significativo calo della capacità di creare valore come conseguenza degli effetti della crisi economica ancora in atto.</p>
<p><a href="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2013/06/ins8.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-9232" title="ins8" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2013/06/ins8-355x400.jpg" alt="" width="355" height="400" /></a></p>
<p>Appare chiaro dai suddetti grafici come IN’S Mercato presenti livelli di performance finanziaria di assoluto rilievo e per tale ragione ci sembra corretto evidenziarlo.</p>
<p>Per concludere, l’analisi dei bilanci di Lombardini e IN’S Mercato ci ha mostrato come sia stato possibile anche per i player del settore discount di minore dimensione, nel periodo 2005-2011, e nonostante la crisi, realizzare profitti e performance finanziarie positive, adoperando in maniera diversa le differenti leve di gestione a disposizione.</p>
<p>La settimana prossima parleremo di Penny Market e Prix Quality.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Scompare Roberto Fiammenghi, un riferimento della distribuzione moderna</title>
		<link>http://www.gdonews.it/2013/06/scompare-roberto-fiammenghi-un-riferimento-della-distribuzione-moderna.html</link>
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		<pubDate>Sun, 02 Jun 2013 22:36:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Andrea Meneghini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Coop Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Top News]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 29 Maggio 2013 è venuto a mancare Roberto Fiammenghi, consigliere delegato di Coop Italia e dirigente di spicco del movimento delle cooperative. Il mondo della Grande Distribuzione perde un uomo di successo e di notevole esperienza, un punto di riferimento della Moderna Distribuzione. Il nome di Fiammenghi è sempre stato molto legato a quello [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-9222" title="Fiammenghi Roberto" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2013/06/Fiammenghi-Roberto-220x150.jpg" alt="" width="220" height="150" />Il 29 Maggio 2013 è venuto a mancare Roberto Fiammenghi, consigliere delegato di Coop Italia e dirigente di spicco del movimento delle cooperative. Il mondo della Grande Distribuzione perde un uomo di successo e di notevole esperienza, un punto di riferimento della Moderna Distribuzione. Il nome di Fiammenghi è sempre stato molto legato a quello del Presidente di Coop Italia, Vincenzo Tassinari. La coppia ha avuto grandi meriti negli anni di guida del gruppo, hanno sempre gestito un&#8217;azienda in continua trasformazione: prima passando da semplice aggregatore di realtà regionali per poi passare verso un sostanziale cambio diretto verso una centralizzazione assortimentale nazionale nel momento della crescita degli Ipermercati. La Coop degli ultimi quindici anni ha sempre cercato di coniugare nel miglior modo possibile la sua storica vocazione alla distribuzione alimentare con la sempre più importante comparto finanziario generato dallo straordinario sviluppo del prestito soci. Queste trasformazioni, gli Ipermercati ed il prestito soci, hanno portato Coop a diventare uno dei maggiori gruppi industriali italiani. Guidare un gigante del genere é stato complicato negli anni della crescita, ma è ancora più difficile negli anni della crisi. Anni che hanno visto l&#8217;indietreggiare dello sviluppo degli Iper e la crescita inflazionistica delle derrate alimentari hanno caratterizzato gli ultimi anni della direzione commerciale di Fiammenghi. In queste &#8220;alte onde&#8221; avverse ha sempre voluto guidare la &#8220;nave&#8221; Coop verso porti accessibili, attraverso lo sviluppo profondo della Private Label, attraverso un ritorno alle politiche più elastiche nella gestione dei supermercati, attraverso una corretta direzione della Supercentrale Centrale Italiana. Oggi siamo tutti orfani di qualcosa senza di lui, la Coop perde una grande guida, Centrale Italiana perde la sua &#8220;luce commerciale&#8221;, il mercato perde un pezzo di storia ed un riferimento sicuro.</p>
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		<title>Coop Estense, nel 2012 il bilacio regge nonostante il sisma</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Jun 2013 22:36:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Alessandro Foroni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Coop Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Risultati dei gruppi]]></category>
		<category><![CDATA[Top News]]></category>

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		<description><![CDATA[Ha avuto luogo il 25 maggio l’Assemblea Generale dei Delegati di Coop Estense. All’ordine del giorno l’approvazione del bilancio 2012, già sottoposto ai soci nelle 34 assemblee separate che si sono svolte nelle scorse settimane e a cui hanno preso parte ben 6.068 persone. Il bilancio del 2102 L’attività della cooperativa nel 2012 rientra in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1375" title="coop-estense" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2009/11/coop-estense-150x129.jpg" alt="" width="150" height="129" />Ha avuto luogo il 25 maggio l’Assemblea Generale dei Delegati di Coop Estense. All’ordine del giorno l’approvazione del bilancio 2012, già sottoposto ai soci nelle 34 assemblee separate che si sono svolte nelle scorse settimane e a cui hanno preso parte ben 6.068 persone.</p>
<p><strong>Il bilancio del 2102</strong><br />
L’attività della cooperativa nel 2012 rientra in un contesto estremamente duro, appesantito da oltre 5 anni di crisi e che ha visto a livello nazionale un tracollo di tutti gli indicatori economici ed una riduzione dei consumi del 4,3%. In tutto questo si è inserito poi il tragico evento che ha colpito l’Emilia nel maggio scorso, che la cooperativa ha subito e vissuto pesantemente in prima persona. I danni diretti e indiretti del sisma sono stimati in 13 milioni di euro. Nonostante ciò il bilancio di Coop Estense tiene.<br />
L’esercizio chiude con una <span style="text-decoration: underline;">sostanziale tenuta delle vendite</span>, a quota 1 miliardo e 379 milioni di euro (-0,1% sul 2011). Tenendo conto delle mancate vendite dovute alla temporanea chiusura di alcune strutture a seguito del sisma, così come del trasversale crollo dei consumi, si tratta di un risultato eccellente che ha permesso alla cooperativa di salvaguardare l’occupazione. Al suo raggiungimento hanno contribuito in maniera significativa le vendite di carburante, a quota 72 milioni di euro, realizzate dai distributori di Bari e di Brindisi, così come gli incassi realizzati grazie alle aperture domenicali.<br />
In contrazione rispetto all’anno precedente (- 33%) ma positivo, l’utile consolidato si attesta a 10,594 milioni di euro. Un utile comunque superiore alle attese, visti i forti investimenti fatti per contenere l’inflazione e gli interventi straordinari per il ripristino delle strutture danneggiate dal terremoto. Per raggiungere questo risultato è stato determinante un forte presidio della redditività dell’impresa, attraverso interventi mirati ad ottimizzare i processi gestionali e ricercare le massime efficienze in tutti i settori, a fronte di una crescita delle utenze (tariffe, luce, gas,…) e dei costi del lavoro. Infine, anche la gestione finanziaria ha chiuso positivamente, con un risultato di 10,445 milioni di euro.<br />
A fine 2012 Coop Estense conta 671 mila soci, di cui 116 mila nella sola provincia di Ferrara, dove hanno realizzato l’85% delle vendite; 54 punti vendita (di cui 29 a Modena, 12 a Ferrara, 12 in Puglia e 1 a Matera), 5.501 dipendenti, di cui 5.449 assunti con contratti a tempo indeterminato; 86.391 Soci prestatori.<br />
Coop Estense è riuscita a dare risposte importanti, in termini di risparmio, alle crescenti difficoltà delle famiglie, investendo oltre 161 milioni di euro in difesa del potere d’acquisto, di cui 46 a favore esclusivo dei soci, e contenendo l’aumento dei propri prezzi nonostante una spinta inflattiva media del 3%.<br />
“Il 2012 – commenta Mario Zucchelli, presidente Coop Estense – sarà ricordato come un anno duro e doloroso per il dramma del terremoto che, in un momento storico dominato da una crisi senza precedenti, ha colpito l’Emilia e la nostra impresa. La cooperativa ha saputo reagire pur nelle difficoltà senza mai venire meno ai principi che governano la sua attività: dal massimo presidio della convenienza, alle garanzie di sicurezza e salubrità dei prodotti.<br />
La difficile situazione – prosegue Zucchelli – ci ha poi spinti a ripensare agli ambiti in cui la cooperativa può portare maggiori e nuove tutele alle persone. Per questo ha esteso la propria presenza nel mercato dei carburanti, avviando un percorso di sviluppo intenso ed ambizioso in tutti i territori in cui è presente. Così come ha intensificato la rete delle proprie convenzioni e della propria offerta in settori importanti come la salute ed il benessere”.</p>
<p><strong>Il sisma</strong><br />
Il terremoto ha avuto pesantissime ripercussioni: sono sette i punti vendita che la cooperativa ha dovuto chiudere per diverso tempo a causa dei danni subiti e tuttora a Rovereto sul Secchia l’attività è svolta all’interno di una tensostruttura provvisoria.<br />
Nonostante le enormi difficoltà, Coop Estense ha cercato di ripristinare il proprio servizio in tempi rapidissimi, mettendo al primo posto la massima sicurezza di soci e lavoratori. Ha poi avuto un ruolo determinante a fianco delle popolazioni colpite, costituendo un gruppo di lavoro che ha gestito gli approvvigionamenti quotidiani delle derrate alimentari per 22 campi, dislocati tra le province di Modena e Ferrara. La cooperativa è andata incontro alle difficoltà dei residenti nelle aree del cratere riconoscendo iniziative di sconto mirate e rispondendo alle difficoltà dei dipendenti, attraverso misure economiche per far fronte a bisogni contingenti e garantendo la massima disponibilità per le assenze dal lavoro.</p>
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		<title>Retail: nuove sfide</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Jun 2013 22:35:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e mercato]]></category>
		<category><![CDATA[Le news dell'industria]]></category>

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		<description><![CDATA[Articolo Publiredazionale Così come nel mondo macro-economico è finito un ciclo, anche nel retail siamo di fronte a nuovi scenari e a grandi cambiamenti. Le superfici si riducono, i prodotti sono più selezionati, ma soprattutto i clienti sono più esigenti. L’era della globalizzazione ha lasciato spazio alla personalizzazione e all’unicità creando nuovi bisogni e nuove [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-9213" title="cuoa-luogo" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2013/06/cuoa-luogo.jpg" alt="" width="117" height="137" /></p>
<p><em>Articolo Publiredazionale</em></p>
<p>Così come nel mondo macro-economico è finito un ciclo, anche nel retail siamo di fronte a nuovi scenari e a grandi cambiamenti. Le superfici si riducono, i prodotti sono più selezionati, ma soprattutto i clienti sono più esigenti. L’era della globalizzazione ha lasciato spazio alla personalizzazione e all’unicità creando nuovi bisogni e nuove aree non sempre presidiate. La sfida per il retail sta nel tradurre questi cambiamenti negli spazi che ormai sono necessariamente sia fisici che virtuali, generando curiosità e coinvolgimento, senza però intaccare la catena del valore.</p>
<p>I cambiamenti in atto nel contesto economico e tecnologico hanno determinato una profonda trasformazione sociologica e comportamentale, che si traduce in una serie di evoluzioni che coinvolgono tanto le persone che i modelli di business, così come sono stati concepiti fino ad oggi: è finito un ciclo durato decenni e il retail deve prenderne atto, per non restare soffocato nei nuovi meccanismi che emergono dal mercato.</p>
<p>L’approccio tradizionale al retail è ormai superato: i costi del Real Estate per le Primium location restano alti e difficilmente tenderanno a scendere, i competitor si moltiplicano e sono sempre più trasversali (l’on-line è ormai una regola e la sua diffusione sempre più capillare tra gli utenti), aumentano i problemi di servizio e di cash-flow legati alla gestione finanziaria, nei canali tradizionali gli investimenti per mantenere inalterato il valore del brand e rinforzarne l’identità sono onerosi, e alcuni settori hanno subito trasformazioni davvero radicali e irreversibili (si pensi ad esempio al mondo dell’editoria e della musica).</p>
<p>La competizione diventa sempre più agguerrita: come affrontare con successo tutti questi nuovi cambiamenti in atto? Il negozio deve reinventare un nuovo modo di essere, deve riuscire a captare i nuovi clienti, i nuovi stili e le nuove tendenze per riuscire a dare nuove risposte a nuove esigenze. Shopping experience, valorizzazione del tempo del cliente, personalizzazione dei prodotti e informazione sono solo alcune delle parole chiave da perseguire, che però funzionano solo se inserite all’interno di un modello forte e altamente coerente.</p>
<p>Il successo si raggiunge infatti con un modello chiaro in cui tutti i dettagli sono riconducibili alla stessa matrice: solo avendo bene in mente i valori fondanti dell’azienda, le proprie Brand Equity, è possibile trovare il modo di tradurli all’interno di un assortimento corretto e di uno spazio retail vincente, sia esso fisico o virtuale. Il retail non sarà più un semplice luogo di vendita, ma un’area di relazione con il cliente, una zona di comunicazione in cui condividere informazioni, valori, contenuti. Lo scopo ultimo è di far tornare il cliente al centro, un cliente sempre più consapevole, sempre meno singolo e più “comunitario”, sempre più attento al valore dei suoi acquisti.</p>
<p>La sfida per il retail sta proprio in questo: nel riuscire a catalizzare i cambiamenti del nuovo consumatore traducendoli in un’offerta che rispetti le sue esigenze (…mantenendo la profittabilità dell’azienda!), ma che sia anche in grado di stupirlo in termini di esperienza complessiva e punti di contatto. Solo in questo modo si può vincere la competizione e raggiungere degli obiettivi di successo.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Paolo Brugioni,<br />
</em><em>Amministratore Delegato ER spa,<br />
Docente CUOA sui temi del Retail Management</em></p>
<blockquote><p><strong>Retail Management</strong></p>
<p>1^ edizione | 18 giugno &#8211; 8 ottobre 2013</p>
<p>Percorso formativo su strategie e tecniche per operare con successo nel marketing dei processi distributivi.</p>
<p>Gli obiettivi sono:</p>
<ul>
<li>fornire metodologie per la gestione del prodotto, dalla pianificazione dei fabbisogni al controllo delle vendite, e del punto vendita, dall&#8217;allestimento alla gestione dello stock</li>
<li>presentare un modello di retail che valorizzi le risorse umane in chiave strategica per il raggiungimento degli obiettivi di vendita</li>
<li>sviluppare le competenze strategiche e operative per la gestione del web Retailing e lo sviluppo della multicanalità nelle vendite</li>
<li>presentare i più evoluti modelli distributivi legati ai nuovi trend di consumo specifici delle varie aree di business.</li>
</ul>
<p>Il percorso formativo si sviluppa da giugno a ottobre, per un totale di 10 lezioni, organizzate in sessioni di una giornata, il martedì dalle ore 9.30 alle ore 17.30.<br />
Informazioni su <a href="http://www.cuoaretail.it" target="_blank">www.cuoaretail.it</a></p>
<p>&nbsp;</p></blockquote>
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		<title>Ikea in campagna acquisti: rilevato l&#8217;Auchan di Cagliari</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Jun 2013 22:35:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Danilo Castellani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Acquisizioni e fusioni]]></category>
		<category><![CDATA[Auchan]]></category>
		<category><![CDATA[Economia e mercato]]></category>

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		<description><![CDATA[Si sa, in periodo di crisi si aprono grandi opportunità per chi ha la forza di investire: è il caso di Ikea che aprirà a Cagliari rilevando l&#8217;ipermercato Auchan Cagliari Marconi. Non c’è ancora la conferma ufficiale ma ormai quella che fino a qualche giorno fa era solo un’ipotesi è diventata certezza. La multinazionale svedese [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si sa, in periodo di crisi si aprono grandi opportunità per chi ha la forza di investire: è il caso di Ikea che aprirà a Cagliari rilevando<img class="alignleft size-thumbnail wp-image-7597" title="Ikea-sede1" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2013/01/Ikea-sede1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /> l&#8217;ipermercato Auchan Cagliari Marconi. Non c’è ancora la conferma ufficiale ma ormai quella che fino a qualche giorno fa era solo un’ipotesi è diventata certezza. La multinazionale svedese ha deciso di investire in città e voci attendibili e molto diffuse negli ambienti del commercio cagliaritano danno ormai per certa l&#8217;operazione. Si vocifera però da ambienti vicini all&#8217;Auchan che l’Ikea, in considerazione dell’esiguità degli spazi presenti nell&#8217;attuale ipermercato, stia valutando di rilevare le aree confinanti e abbia avviato una trattativa per acquistare anche lo stabile adiacente per ampliare i suoi spazi espositivi. Se verranno rispettati i tempi di dismissione dell’attuale proprietà, l’ Ikea potrebbe inaugurare il nuovo punto vendita, unico in Sardegna, nel 2015. A fare da contraltare alla soddisfazione dei potenziali clienti, in attesa di notizie ufficiali, c’è il dramma di chi rischia di perdere il posto di lavoro e una grande preoccupazione dei titolari dei negozi presenti nella Galleria Marconi che temono di chiudere le attività prima della scadenza dei contratti di affitto. L’attesa è finita per i tantissimi estimatori e potenziali clienti che si sono espressi a favore della nota multinazionale svedese anche nei social network e nei quotidiani online e avevano espressamente richiesto l&#8217;arrivo in Sardegna del noto marchio mondiale di mobili e accessori per la casa a prezzi accessibili. Ora non sembrano esserci più dubbi. L&#8217;Ikea, dopo aver bocciato la struttura di Auchan presente a Santa Gilla, ha deciso di acquistare l&#8217;ipermercato Auchan Cagliari che lascerà il posto al grande negozio.</p>
<p>[via Casteddu]</p>
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		<title>Simply promuove la sicurezza alimentare</title>
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		<pubDate>Fri, 31 May 2013 13:24:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott.ssa C. Grillo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Breaking News]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel mese di giugno Simply Italia &#8211; l’insegna dei supermercati del Groupe Auchan &#8211; promuoverà nei 120 supermercati della Lombardia il “Numero verde sulla sicurezza alimentare”, un servizio gratuito del Movimento Consumatori nato per dare ai cittadini lombardi la possibilità di avere informazioni, notizie e chiarimenti in tema di sicurezza alimentare. Con l’aumento degli allarmi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img class="alignleft size-full wp-image-9206" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2013/05/simply-220x1503.jpg" alt="" width="154" height="105" />Nel mese di giugno Simply Italia &#8211; l’insegna dei supermercati del Groupe Auchan &#8211; promuoverà nei 120 supermercati della Lombardia il “Numero verde sulla sicurezza alimentare”, un servizio gratuito del Movimento Consumatori nato per dare ai cittadini lombardi la possibilità di avere informazioni, notizie e chiarimenti in tema di sicurezza alimentare. Con l’aumento degli allarmi alimentari per prodotti contraffatti o contaminati (+ 26% nel 2013 fonte Coldiretti), diventa sempre più importante offrire ai cittadini una fonte informativa attendibile, che possa aiutarli a prevenire eventuali rischi per la salute nel momento dell’acquisto e della conservazione del cibo. Dal 2009 il Movimento Consumatori è impegnato sul tema con un progetto sulla sicurezza alimentare che prevede, tra l’altro, un numero verde gratuito per ogni dubbio sui temi legati all’alimentazione. Realizzato con il contributo della Regione Lombardia, il numero verde 800864534, chiamato da telefono fisso, non avrà costi a carico dei cittadini lombardi. Da lunedì a venerdì, dalle 14 alle 18, gli esperti del Movimento Consumatori risponderanno gratuitamente a qualsiasi dubbio relativo alla sicurezza alimentare.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Coop Italia annuncia con profonda tristezza la scomparsa di Roberto Fiammenghi, suo consigliere delegato e dirigente di primo piano del movimento cooperativo.</title>
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		<pubDate>Wed, 29 May 2013 12:22:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott.ssa C. Grillo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Breaking News]]></category>

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		<description><![CDATA[Con profonda tristezza e con grande affetto Coop Italia e tutto il movimento cooperativo partecipa al dolore della famiglia annunciando l’improvvisa scomparsa di Roberto Fiammenghi consigliere delegato di Coop Italia. Coop Italia ricorda con immensa gratitudine la figura di un dirigente di primo piano del movimento cooperativo che negli incarichi ricoperti ha sempre unito la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img class="alignleft size-full wp-image-9202" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2013/05/COOP.jpg" alt="" width="130" height="50" />Con profonda tristezza e con grande affetto Coop Italia e tutto il movimento cooperativo partecipa al dolore della famiglia annunciando l’improvvisa scomparsa di Roberto Fiammenghi consigliere delegato di Coop Italia. Coop Italia ricorda con immensa gratitudine la figura di un dirigente di primo piano del movimento cooperativo che negli incarichi ricoperti ha sempre unito la grande professionalità con un’autentica passione per gli ideali e i valori cooperativi. Ha saputo trasmettere identica passione in tutti coloro che hanno avuto il privilegio e la fortuna di conoscerlo e lavorare al suo fianco. Roberto ha così contribuito in maniera determinante e con innata generosità a far crescere la cooperazione nel nostro Paese con la sensibilità e l’altruismo del vero cooperatore. L’intero sistema Coop non potrà non percepire il vuoto della sua assenza.</p>
<p style="text-align: justify">
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Coop Etruria (Simply): bilancio 2012 al centro dell’assemblea dei soci di mercoledì a Siena</title>
		<link>http://www.gdonews.it/2013/05/coop-etruria-simply-bilancio-2012-al-centro-dell%e2%80%99assemblea-dei-soci-di-mercoledi-a-siena.html</link>
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		<pubDate>Mon, 27 May 2013 10:33:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott.ssa C. Grillo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Breaking News]]></category>

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		<description><![CDATA[Si riuniranno a Siena, mercoledì 29 maggio, i 233 soci di Cooperativa Etruria, master franchisee di Simply® Italia per i negozi a insegna in Toscana e Umbria. L’assemblea sarà chiamata a votare il bilancio d’esercizio al 31 dicembre 2012, la ripartizione del ristorno e le relative modalità di erogazione. All’ordine del giorno ci saranno anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img class="alignleft size-full wp-image-9198" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2013/05/simply-220x1502.jpg" alt="" width="220" height="150" />Si riuniranno a Siena, mercoledì 29 maggio, i 233 soci di Cooperativa Etruria, master franchisee di Simply® Italia per i negozi a insegna in Toscana e Umbria. L’assemblea sarà chiamata a votare il bilancio d’esercizio al 31 dicembre 2012, la ripartizione del ristorno e le relative modalità di erogazione. All’ordine del giorno ci saranno anche la remunerazione del prestito sociale e la relazione del Direttore generale, Graziano Costantini. A lui il compito di indicare i passaggi più significativi di una gestione ancora segnata da una pesante crisi dei consumi alimentari e di tracciare le strategie che saranno messe in campo per continuare a sostenere i soci e andare incontro alle esigenze delle famiglie. In occasione dell’assemblea sarà illustrato anche l’andamento delle società controllate che fanno capo alla Cooperativa: Etruria C&amp;C Srl, che si occupa di food service e retail, Gms Srl, che opera nella gestione dei punti di vendita diretti della Cooperativa, Proxima Pet Srl, specializzata nel settore pet food e Sapori di Toscana Spa, attiva in ambito food service.</p>
<p style="text-align: justify">
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		<title>Conad Centro Nord compie 50 anni all’insegna della tradizione</title>
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		<pubDate>Sun, 26 May 2013 21:34:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Andrea Meneghini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Venerdì 24 Maggio si è tenuta una tavola rotonda, coordinata dal giornalista Antonello Piroso, dove hanno partecipato Simona  Caselli, presidente Legacoop Reggio Emilia; Ivano Ferrarini, direttore generale Conad Centro Nord; Gian Carlo Muzzarelli, assessore Attività produttive e sviluppo sostenibile Regione Emilia-Romagna; Roberta Paltrinieri, sociologa dei consumi e docente all&#8217;Università di Bologna; Massimiliano Panarari, politologo e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gdonews.it/2013/05/conad-centro-nord-compie-50-anni-all%e2%80%99insegna-della-tradizione.html/conad-18" rel="attachment wp-att-9161"><img class="alignleft size-full wp-image-9161" title="conad" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2013/05/conad.jpg" alt="" width="308" height="163" /></a>Venerdì 24 Maggio si è tenuta una tavola rotonda, coordinata dal giornalista Antonello Piroso, dove hanno partecipato Simona  Caselli, presidente Legacoop Reggio Emilia; Ivano Ferrarini, direttore generale Conad Centro Nord; Gian Carlo Muzzarelli, assessore Attività produttive e sviluppo sostenibile Regione Emilia-Romagna; Roberta Paltrinieri, sociologa dei consumi e docente all&#8217;Università di Bologna; Massimiliano Panarari, politologo e saggista, curatore del libro &#8220;Mezzo secolo di commercianti cooperativi. Conad Centro Nord e l&#8217;organizzazione dei dettaglianti in Emilia e in Lombardia&#8221;; Francesco Pugliese, direttore generale Conad .</p>
<p>Conad Centro Nord compie 50 anni e l’iniziativa è stata l’occasione per interrogarsi sul destino della società dei consumi, un tema che oggi sta affiorando con forza nei discorsi di tante persone, nelle famiglie, nelle paure di ciascuno di noi. Si è riflettuto su questi temi, partendo dall’esperienza compiuta dai commercianti fondatori di Conad Centro Nord – che, nell’Italia del Dopoguerra e nella nascente società dei consumi, intrapresero un cammino piuttosto originale – per portare poi la riflessione sull’attuale contesto economico, sui cambiamenti in atto nelle dinamiche sociali e nei comportamenti di acquisto e di consumo. Conad Centro Nord è una bella realtà cooperativa emiliano – lombarda ad insegna Conad. La loro sede è nelle Terre di Campegine (RE) a pochi km dall’altro importante cedi del mondo Conad, il Nordiconad a Modena. Se uno straniero leggesse questo articolo e venisse a conoscenza del fatto che le due aziende titolari del marchio Conad in Italia hanno i due cedi a pochissimi kilometri di distanza pur essendo presenti in tutte le regioni del Nord penserebbe che gli italiani sono tutti matti. Invece questa peculiarità spiega cosa significa la cooperazione e più in generale l’associazionismo. In Italia, nel Paese unito da solo 150 anni, le peculiarità regionali, non solo enogastronimiche, ma soprattutto culturali, sono tali e differenti che il fatto concreto di tenere unite realtà con obbiettivi non sempre simili, con attitudini sicuramente differenti, e con organizzazioni altrettanto differenti, riuscire a creare un concetto di unità all’interno delle varie culture e delle varie tradizioni (i singoli cedi) è un arte: chi riesce a tenere assieme tutte queste culture ha davvero una capacità manageriale (e politica) di livello superiore. Conad Centro Nord e Nordiconad, pur essendo vicine, sono di fatto lontanissime in termini culturali: la modenese, è stata da tempo, più rapida ad approcciare la “modernità”: ha una serie di Ipermercati rilevanti a marchio Leclerc, hanno uno sviluppo delle categorie del No Food davvero peculiare, con una suddivisione per categorie piuttosto precisa, ha fatto sviluppo ed acquisizioni (anche distanti) da molti anni. Negli anni avevano percorso anche la strada del Cash and Carry, insomma alla fine degli anni ’90 ed anni 2000 le caratteristiche di Nordiconad lasciavano pensare ad una ottima dinamicità del Gruppo, una estrema modernità. Gli anni della crisi hanno però colpito più duramente proprio gli innovatori (Nordiconad) che nonostante tutto continua a galleggiare con fatturati che tengono in piedi l’organizzazione. Conad Centro Nord non ha mai voluto avvicinarsi al format Ipermercati, la vocazione alimentarista è sempre stata la principale caratteristica dell’azienda. Diffidente a tutto ciò che è innovativo (Private Label prima, No Food poi) l’azienda reggiana si è sempre defilata dal mondo Conad nazionale, e relative strategie, proprio perché non voleva minimamente macchiare il proprio business che ha sempre prodotto numeri positivi. E questa poca propensione all’innovare haa, di fatto, salvato l’azienda negli anni della crisi. Il consumatore attuale ha abbandonato le spese negli Ipermercati, ritornando alla prossimità o al discount, e Conad Centro Nord lì è sempre rimasta, ha sempre presidiato egregiamente il vicinato, soprattutto nei territori emiliani. Il no Food, oggi in crisi spaventosa, è sempre stato gestito da un buyer del Food, solo ultimamente hanno frazionato le categorie inserendo due manager per tutte le categorie del non alimentare, e gli spazi nei negozi sono limitati: il food domina. Ed oggi il consumatore non compra No Food. Gli ultimi anni hanno visto l’azienda crescere in termini di quote di mercato con le acquisizioni di alcuni PdV ex Billa e soprattutto con l’acquisizione di buona parte dei supermercati Pellicano (Lombardini). Sembra che le logiche di gestione di Conad Centro Nord abbiano rapidamente dato i loro frutti, ed anche i PdV ex Lombardini oggi vantano performance interessanti. Oggi, a 50 anni dalla nascita, Conad Centro Nord è in un momento dove deve crescere, sia per logiche nazionali, sia per esigenze del mercato, ma il management vuole costruire un percorso di crescita molto meditato, e soprattutto in linea con la vocazione dell’azienda.</p>
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		<title>L&#8217;aumento dell&#8217;IVA si avvicina e la GDO scrive al Governo</title>
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		<pubDate>Sun, 26 May 2013 21:34:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Alessandro Foroni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Top News]]></category>

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		<description><![CDATA[Il primo Luglio si avvicina ed il Governo fino ad ora ha promesso l&#8217;impegno a trovare risorse alternative per scongiurare l&#8217;aumento dell&#8217;IVA, ma per ora provvedimenti concreti non se ne vedono. Tutta la distribuzione nazionale, che vive un momento di crisi senza precedenti, manifesta da tempo la preoccupazione dell&#8217;effetto ulteriormente negativo sui consumi che si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6734" title="iva" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2012/10/iva-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />Il primo Luglio si avvicina ed il Governo fino ad ora ha promesso l&#8217;impegno a trovare risorse alternative per scongiurare l&#8217;aumento dell&#8217;IVA, ma per ora provvedimenti concreti non se ne vedono.<br />
Tutta la distribuzione nazionale, che vive un momento di crisi senza precedenti, manifesta da tempo la preoccupazione dell&#8217;effetto ulteriormente negativo sui consumi che si produrrà dall&#8217;aumento dell&#8217;imposta ed in questi giorni le 12 principali associazioni di categoria hanno diramato una lettera aperta al Presidente Letta.</p>
<blockquote><p>Illustre Presidente del Consiglio, riteniamo necessario segnalare la gravissima preoccupazione da parte delle imprese per l&#8217;ulteriore rallentamento dei consumi che l&#8217;aumento dell&#8217;Iva previsto per luglio di quest&#8217;anno provocherebbe nella situazione di acuta recessione che sta caratterizzando in particolare i primi mesi del 2013. Le più recenti stime effettuate da centri studi e istituti specializzati indicano, a regime, l&#8217;impatto di questa misura in un aggravio di costi pari a oltre 160 euro a famiglia, fatto tanto più grave in considerazione delle 9 milioni di famiglie che versano in situazioni di difficoltà economica, di cui 5 milioni a rischio povertà. L&#8217;aumento dell&#8217;Iva avrebbe effetti sul settore distributivo, su quello della produzione industriale, sull&#8217;agricoltura e sul mondo dei servizi, che operano sul mercato interno, con rilevanti conseguenze anche sui livelli occupazionali. Si andrebbe in questo modo a deprimere la domanda interna, che deve al contrario essere rilanciata come motore propulsivo della crescita e del Pil. Auspichiamo fortemente che il Governo, pur in una situazione di difficoltà nel recuperare risorse, trovi una soluzione definitiva a questo difficile problema, dando così un chiaro segnale ai consumatori italiani e alle imprese che hanno ancora la volontà di investire in questo Paese.</p></blockquote>
<p>Interessante anche la ricerca fatta dalla CGA di Mestre che mostra come le famiglie numerose siano le più penalizzare dall&#8217;aumento dell&#8217;IVA. Ecco alcuni casi tipo:</p>
<p>SINGLE: lavoratore dipendente. L&#8217; incidenza percentuale del rincaro dell&#8217;Iva sullo stipendio netto annuo si farà sentire maggiormente per le fasce meno abbienti. Infatti è dello 0,29% su un reddito annuo di 15.000 euro, cala allo 0,27% su un reddito annuo di 55.000 euro. In termini assoluti l&#8217;aumento di imposta cresce man mano che aumenta il livello retributivo. L&#8217;aggravio oscilla tra i 37 e i 99 euro.</p>
<p>- DIPENDENTE CON MOGLIE E FIGLIO A CARICO: l&#8217;incidenza percentuale dell&#8217;aumento è inversamente proporzionale al livello di reddito. E&#8217; dello 0,33% per un reddito annuo di 15.000 euro, scende allo 0,30% per un reddito di 55.000 euro. In termini assoluti l&#8217;aggravio d&#8217; imposta, man mano che cresce il reddito, sale da 51 a 113 euro.</p>
<p>- MOGLIE E 2 FIGLI: anche in questa tipologia famigliare l&#8217;incidenza percentuale dell&#8217;aumento dell&#8217;Iva è inversamente proporzionale al livello di reddito. Si attesta allo 0,34% su un reddito annuo di 15.000 euro, cala fino a toccare lo 0,31% su un reddito di 55.000 euro. Man mano che cresce il reddito, la maggiore Iva annua passa, in termini assoluti, da 61 a 120 euro.</p>
<p>- PIU&#8217; FIGLI, PIU&#8217; SI PAGA: dalle simulazioni emerge un altro risultato molto intuitivo: a parità di reddito, più aumenta il numero dei componenti di una famiglia, più si fa sentire il peso dell&#8217; aumento dell&#8217;Iva.</p>
<p>Certo questo ulteriore aggravio impositivo sugli italiani, già in grande difficoltà, rischia di peggiorare ulteriormente la situazione economica. Ma soprattutto l&#8217;industria, che da diversi trimestri perde fatturato sul mercato interno, sarà la più danneggiata da un prevedibile ulteriore calo degli ordinativi, con conseguenze facili da immaginare anche sull&#8217;occupazione.<br />
Il tema è molto delicato ma il Governo non sembra per ora aver trovato soluzioni concrete.</p>
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		<title>Simply conquista due prestigiosi premi al Retail Award</title>
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		<pubDate>Sun, 26 May 2013 21:33:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Danilo Castellani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Top News]]></category>

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		<description><![CDATA[Simply  si è aggiudicata due prestigiosi riconoscimenti al Retail Award 2013 in ben due categorie: Sostenibilità e Best in Private Label proprio grazie all’approccio concreto ed innovativo ai temi della sostenibilità e all’assortimento ad alto valore aggiunto di due linee premium di marca privata. Il concorso, organizzato dalle testate business del Gruppo 24 Ore &#8211; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gdonews.it/2013/05/simply-conquista-due-prestigiosi-premi-al-retail-award.html/simply-9" rel="attachment wp-att-9165"><img class="alignleft size-full wp-image-9165" title="simply" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2013/05/simply.jpg" alt="" width="275" height="183" /></a>Simply  si è aggiudicata due prestigiosi riconoscimenti al Retail Award 2013 in ben due categorie: Sostenibilità e Best in Private Label proprio grazie all’approccio concreto ed innovativo ai temi della sostenibilità e all’assortimento ad alto valore aggiunto di due linee premium di marca privata. Il concorso, organizzato dalle testate business del Gruppo 24 Ore &#8211; Gdoweek e Mark Up – è rivolto alle industrie e insegne della distribuzione che si sono distinte per la capacità di evolversi e differenziarsi. Dodici le categorie di giudizio: Leadership, Retail Concept, Store Design, Local Retailer, Digital Retailer, Multichannel Retailer, Sostenibilità, Best in Private Label, Technology, Comunicazione, Giovani e Customer Satisfaction.</p>
<p>Oltre 150 i progetti presentati e valutati da una giuria di rilievo composta dai principali operatori della business information del settore: Blogmeter, CFI Group Italia, Duepuntozero Research Doxa, GfK Retail and Technology Italia, Nielsen, IRI. Candidate con Coop, Despar, Iper, Pam-Panorama e Selex, le due linee premium di marca privata Simply, Passioni e Sapori delle Regioni, si sono aggiudicate il primo premio della categoria Best in Premium PL con la seguente motivazione della giuria: &#8221; Per aver inserito nel proprio assortimento a marche d&#8217;insegna Passioni e I Sapori delle Regioni, proponendo i due brand all&#8217;attenzione allargata del pubblico nazionale con una campagna pubblicitaria intensa, che ne sottolinea le ambizioni di marca a elevato valore aggiunto&#8221;.  “Siamo molto orgogliosi di aver ottenuto un riconoscimento così prestigioso, perché testimonia che le scelte strategiche e gli sforzi fatti per selezionare prodotti, ricette e fornitori sono stati premiati dai nostri clienti. -commenta Erica Fiore, Responsabile Marca Privata Simply® Italia. &#8211; Continueremo a sviluppare queste linee esclusive, per esaltare la nostra tradizione enogastronomica lavorando con piccole imprese artigianali, capitale del tessuto imprenditoriale italiano”. Il secondo riconoscimento del Retail Award è stato dato alla Caccia al Tesoro Simply “Scopri Milano, Vinci la Spesa”, che si è aggiudicata il terzo premio nella categoria Sostenibilità (decima edizione di Ethic Award). L’evento ha sottolineato l’interesse di Simply nel  promuovere messaggi etici per la comunità quali: il rispetto per l’ambiente, l’importanza della solidarietà verso le categorie svantaggiate e il valore di una vita sana all’aria aperta. &#8220;L’idea della caccia al tesoro è nata per coinvolgere la grande famiglia Simply e la comunità meneghina in una giornata di grande festa, &#8211; afferma Marco Brambilla, Direttore Regionale Lombardia e Lazio di Simply® Italia &#8211; con l’intento non solo di ringraziare il territorio per la fiducia che ci dimostra ogni giorno, ma anche per renderci portavoce di messaggi etici importanti quali il rispetto per la nostra città e l’impegno sociale verso le associazioni che si attivano quotidianamente nell’aiutare la comunità locale”.</p>
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		<title>Il Prof. Giulio Sapelli è il nuovo presidente del CDA Lombardini</title>
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		<pubDate>Sun, 26 May 2013 21:31:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Alessandro Foroni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e mercato]]></category>

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		<description><![CDATA[Lombardini holding spa ha deliberato l&#8217;ingresso di Giulio Sapelli (docente di Storia economica all&#8217;Università degli studi di Milano, già editorialista del Corriere e membro del Consiglio generale della Compagnia San Paolo) nel Cda della società: la sua cooptazione e contestuale nomina a presidente del Cda avverrà dopo il via libera al bilancio atteso a giugno. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-9182" title="sapelli" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2013/05/sapelli-220x150.jpg" alt="" width="220" height="150" />Lombardini holding spa ha deliberato l&#8217;ingresso di Giulio Sapelli (docente di Storia economica all&#8217;Università degli studi di Milano, già editorialista del Corriere e membro del Consiglio generale della Compagnia San Paolo) nel Cda della società: la sua cooptazione e contestuale nomina a presidente del Cda avverrà dopo il via libera al bilancio atteso a giugno. Il nuovo assetto prevede l&#8217;uscita dal Cda dell&#8217;attuale presidente Romolo Lombardini e del figlio Andrea: nel Cda restano Emilio Lombardini, ad della holding, e Gianfranco Ceruti. «La nomina del professor Sapelli &#8211; ha dichiarato Emilio Lombardini &#8211; è parte integrante del processo di rilancio del gruppo che vede una forte discontinuità con il passato grazie al riposizionamento delle attività sul solo canale ad insegna LD market e l&#8217;apertura del board a personalità esterne alla famiglia Lombardini».<br />
Il fatto che il Prof. Sapelli sieda nel Consiglio Generale della Compagnia San Paolo, una delle fondazioni bancarie più importanti del paese, non passa certo inosservato. D&#8217;altra parte la grande competenza in materia economica del Professore darà di certo ottimi spunti alle attività del Gruppo Lombardini.</p>
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		<title>Decathlon cambia l&#8217;insegna di Koodza in &#8220;Decathlon Simply&#8221; e programma nuove aperture</title>
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		<pubDate>Sun, 26 May 2013 21:31:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Alessandro Foroni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e mercato]]></category>

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		<description><![CDATA[Koodza, l&#8217;insegna del gruppo Oxylane-Decathlon, che ha in assortimento soltanto le private label del mondo del tessile-moda, e che si concentra nella ricerca di un buon rapporto qualità&#8217;/prezzo e servizio rapido, ha cambiato nome in Decathlon Simply. Il restyling verrà presentato in ottobre quando sarà inaugurato il quinto punto di vendita all&#8217;interno del parco commerciale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-9180" title="Decathlon" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2013/05/Decathlon-220x150.jpg" alt="" width="220" height="150" />Koodza, l&#8217;insegna del gruppo Oxylane-Decathlon, che ha in assortimento soltanto le private label del mondo del tessile-moda, e che si concentra nella ricerca di un buon rapporto qualità&#8217;/prezzo e servizio rapido, ha cambiato nome in Decathlon Simply. Il restyling verrà presentato in ottobre quando sarà inaugurato il quinto punto di vendita all&#8217;interno del parco commerciale Parma-Retail-Park, dopo quelli di Biella, Ivrea (To), Orzinuovi (Bs) e Sacile (Pn).<br />
Il nuovo store, che si sviluppa su una superficie di circa 1.200 mq, propone una strategia ora più orientata sugli shopping center. Si tratta di un format che propone ai propri clienti i prodotti delle Marche Passione, le marche esclusive della rete Oxylane (Quechua, Tribord, Kipsta, Domyos, Kalenji ecc.). La filosofia è quella di sempre, ponendosi tre obiettivi principali: avere i prezzi bassi, una qualità elevata e di dare al cliente un rapido servizio che è garantito da un organico nutrito e qualificato che sarà in grado di dare le giuste risposte ad una clientela sempre più esigente.</p>
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		<title>Nasce il portale AgentiGDO.it. Un servizio al mondo GDO</title>
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		<pubDate>Sun, 26 May 2013 21:31:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e mercato]]></category>

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		<description><![CDATA[In un momento di difficoltà a trovare un lavoro, l’amplificarsi degli strumenti di ricerca di opportunità di lavoro è un fatto benefico per il mercato. La GDO è un mondo vastissimo, fatto di aziende leader ma soprattutto di piccole e medie imprese che cercano di presentare al mercato prodotti locali spesso di grande qualità ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gdonews.it/2013/05/nasce-il-portale-agentigdo-it-un-servizio-al-mondo-gdo.html/agentigdo" rel="attachment wp-att-9169"><img class="alignleft size-full wp-image-9169" title="agentigdo" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2013/05/agentigdo.jpg" alt="" width="200" height="200" /></a>In un momento di difficoltà a trovare un lavoro, l’amplificarsi degli strumenti di ricerca di opportunità di lavoro è un fatto benefico per il mercato. La GDO è un mondo vastissimo, fatto di aziende leader ma soprattutto di piccole e medie imprese che cercano di presentare al mercato prodotti locali spesso di grande qualità ma che poche volte hanno la possibilità di arrivare ad essere valutati nei tavoli della Distribuzione Alimentare. L’industria lamenta l’ermeticità del mondo della GDO, chiuso ed impermeabile ai non addetti ai lavori, aperto solo ai pochi e conosciuti personaggi che hanno rapporti abituali con i compratori. La Distribuzione, dal canto suo, viene talmente ingolfata di lettere di presentazione, di aziende che si presentano ed offrono prodotti e servizi, che non sanno più come gestire la necessità di linearità di assortimenti sugli scaffali in abbinamento alle valutazioni di nuovi fornitori da considerare inseribili negli assortimenti in essere. Ci sono operatori del mercato, gli agenti, che vorrebbero avere nuove opportunità, affrontare nuovi mercati, mettere la loro competenza e conoscenza al servizio del mercato ma le fonti per approcciare nuove realtà imprenditoriali sono troppo poche e troppo conosciute. Insomma AgentiGDO.it è un’ottima occasione per trovare agenti in tutti i territori d’Italia, un’ottima occasione per trovare aziende che diano l’occasione di rilanciarsi sul mercato, insomma un adeguato punto di incontro tra domanda ed offerta nel mondo della GDO. Il portale è curato dal nostro giornalista Danilo Castellani, esperto di GDO e di formazione di reti vendita, a cui GDONews fa un grande in bocca al lupo per la sua nuova esperienza.</p>
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		<title>Oltre la società dei consumi</title>
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		<pubDate>Thu, 23 May 2013 15:28:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott.ssa C. Grillo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Breaking News]]></category>

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		<description><![CDATA[Nell’anno in cui compie 50 anni, Conad Centro Nord ha organizzato per domani, venerdì 24 maggio alle ore 18, ai Chiostri di San Domenico in via Dante Alighieri 11 a Reggio Emilia una tavola rotonda dal titolo “Oltre la società dei consumi”. Alla tavola rotonda, coordinata dal giornalista Antonello Piroso, parteciperanno Simona Caselli, presidente Legacoop [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img class="alignleft size-full wp-image-9157" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2013/05/CONAD-CN.jpg" alt="" width="140" height="74" />Nell’anno in cui compie 50 anni, Conad Centro Nord ha organizzato per domani, venerdì 24 maggio alle ore 18, ai Chiostri di San Domenico in via Dante Alighieri 11 a Reggio Emilia una tavola rotonda dal titolo “Oltre la società dei consumi”. Alla tavola rotonda, coordinata dal giornalista Antonello Piroso, parteciperanno Simona Caselli, presidente Legacoop Reggio Emilia; Ivano Ferrarini, direttore generale Conad Centro Nord; Gian Carlo Muzzarelli, assessore Attività produttive e sviluppo sostenibile Regione Emilia-Romagna; Roberta Paltrinieri, sociologa dei consumi e docente all&#8217;Università di Bologna; Massimiliano Panarari, politologo e saggista, curatore del libro &#8220;Mezzo secolo di commercianti cooperativi. Conad Centro Nord e l&#8217;organizzazione dei dettaglianti in Emilia e in Lombardia&#8221;; Francesco Pugliese, direttore generale Conad Conad Centro Nord compie 50 anni e l’iniziativa è l’occasione per interrogarsi sul destino della società dei consumi, un tema che oggi sta affiorando con forza nei discorsi di tante persone, nelle famiglie, nelle paure di ciascuno di noi. Sarà un’opportunità per riflettere su questi temi, partendo dall’esperienza compiuta dai commercianti fondatori di Conad Centro Nord – che, nell’Italia del Dopoguerra e nella nascente società dei consumi, intrapresero un cammino piuttosto originale – per portare poi la riflessione sull’attuale contesto economico, sui cambiamenti in atto nelle dinamiche sociali e nei comportamenti di acquisto e di consumo.</p>
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		<title>Simply Italia cresce nel Nord Ovest grazie a 3A: aperti 30 punti vendita a insegna Puntosimply</title>
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		<pubDate>Mon, 20 May 2013 09:28:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott.ssa C. Grillo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Gruppo 3A di Asti, partner strategico da oltre 10 anni di Simply® Italia &#8211; l’insegna di supermercati del Groupe Auchan leader in Italia nel campo dell’affiliazione &#8211; ha aperto tre nuovi punti vendita a Collegno (TO) in via Crimea 11, a Genova (GE) in via Oliveto 2r e a Spotorno (SV) in via Puccini [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img class="alignleft size-full wp-image-9149" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2013/05/simply-220x1501.jpg" alt="" width="154" height="105" />Il Gruppo 3A di Asti, partner strategico da oltre 10 anni di Simply® Italia &#8211; l’insegna di supermercati del Groupe Auchan leader in Italia nel campo dell’affiliazione &#8211; ha aperto tre nuovi punti vendita a Collegno (TO) in via Crimea 11, a Genova (GE) in via Oliveto 2r e a Spotorno (SV) in via Puccini 35 che si vanno ad aggiungere ai 24 supermercati recentemente passati sotto insegna Simply in Piemonte e a 3 nuove aperture nel torinese. I tre nuovi punti vendita sono superette di vicinato PuntoSimply con una superficie compresa tra i 210 e i 350 mq2 e un assortimento di circa 6.000 referenze che rappresentano un ulteriore rafforzamento della presenza dell’insegna nel nord Italia. In Piemonte, in particolare, la rete 3A aveva già siglato nell’ultimo anno un importante accordo con uno storico imprenditore locale grazie al quale ben 24 negozi presenti nella città di Torino e provincia sono passati sotto insegna PuntoSimply, un processo di conversione delle insegne che si è concluso il 30 ottobre. Ai 24 punti vendita poi si sono aggiunte anche altre 3 nuove aperture dello stesso imprenditore a insegna PuntoSimply a Torino, rispettivamente in Corso Rosselli, Corso Moncalieri e Via Exilles. “La nostra cooperativa nasce 40 anni fa con un’ispirazione molto sociale e si è sviluppata negli anni grazie alla relazione che viene instaurata con gli associati, commercianti di prossimità che vivono a diretto contatto con la clientela. – commenta Santo Cannella, Direttore Generale della Cooperativa 3A – La vicinanza alle esigenze degli imprenditori ci ha consentito di attrarre questa realtà importante del mercato piemontese. Un segnale forte per il nostro gruppo, che consolida con queste aperture la propria posizione di leader della piccola e media distribuzione alimentare nel nord-ovest dello stivale.“ “Siamo particolarmente orgogliosi dei risultati raggiunti che vedono crescere i partner di un nostro affiliato storico come 3A – afferma Marco Bocchiola, Direttore Rete Franchising di Simply® Italia &#8211; La nostra forza è legata strettamente anche alle capacità degli imprenditori che decidono di scegliere la nostra insegna e di stringere con noi accordi di franchising come quello che ci vede lavorare insieme a 3A da oltre 10 anni. Per la nostra azienda l’affiliazione è un asse strategico di crescita, che continueremo a sviluppare anche in Piemonte. Siamo orgogliosi di poter mettere a disposizione dei piccoli e medi imprenditori locali capacità e strumenti, che possano aiutarli a crescere nel loro business”. La formula PuntoSimply caratterizza le superette di vicinato, situate in zone centrali e strategiche delle città, che offrono un elevato livello di servizio e di assistenza e hanno un assortimento che punta principalmente sui freschi di alta qualità per una spesa agevole e frequente. L’accordo con 3A metterà a disposizione del gruppo piemontese tutto il know-how di un grande gruppo internazionale in termini di politica commerciale e marketing e consentirà lo sviluppo di sinergie a livello logistico e organizzativo. L’obiettivo del franchising Simply® è infatti supportare gli imprenditori locali, aiutandoli a riqualificarsi nel territorio dove già operano, con particolare attenzione alle rispettive produzioni locali. Il Gruppo 3A (Alimentaristi Astigiani Associati) nasce nel 1974 dall’idea lungimirante di un gruppo di imprenditori locali come Consorzio Acquisti e fin da subito aderisce al Gruppo CRAI. Nel 2001 stringe uno dei primi accordi di Master franchising nel nostro Paese con Simply® Italia, l’insegna di supermercati del Groupe Auchan. Al Gruppo 3A sono associati oggi 210 punti vendita in Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, che hanno sviluppato nel 2012 un fatturato alle casse di circa 230 milioni di euro. Simply® Italia conta su una radicata esperienza nel campo dell’affiliazione, iniziata nel 1995 con l’acquisizione di un gruppo locale nelle Marche. Oltre all’affiliazione diretta, l’azienda è stata la prima in Italia ad aver introdotto la formula del Master Franchising. Ancora oggi il franchising rappresenta per Simply® Italia un importante strumento di sviluppo, che ha portato l’azienda ad avere una copertura capillare sul territorio nazionale.</p>
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		<title>Lidl: il Retailer tedesco sempre più annacquato all’italiana</title>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2013 23:02:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Andrea Meneghini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Discount]]></category>
		<category><![CDATA[Lidl]]></category>
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		<description><![CDATA[Lidl è un vero discounter inteso come il Retailer che, attraverso una gestione che tende ad ottimizzare personale, attività, spazi ed il tempo, crea valore e profitto attraverso alti fatturati e bassi costi di gestione. Aldi e Lidl, entrambi tedeschi, sono i due colossi di organizzazione ed efficienza propri della cultura tedesca. Dagli euro pallet [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gdonews.it/2013/05/lidl-il-retailer-tedesco-sempre-piu-annacquato-all%e2%80%99italiana.html/lidl-2" rel="attachment wp-att-9106"><img class="alignleft size-full wp-image-9106" title="lidl" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2013/05/lidl.jpg" alt="" width="214" height="236" /></a>Lidl è un vero discounter inteso come il Retailer che, attraverso una gestione che tende ad ottimizzare personale, attività, spazi ed il tempo, crea valore e profitto attraverso alti fatturati e bassi costi di gestione. Aldi e Lidl, entrambi tedeschi, sono i due colossi di organizzazione  ed efficienza propri della cultura tedesca. Dagli euro pallet sostenuti in basso in modo che il prodotto contenuto possa essere veicolato ed inserito nell’area vendita senza usare le mani ma sono gli strumenti di lavoro, alle casse che non hanno lo spazio per dare la possibilità al consumatore di inserire i propri acquisti nelle apposte borse della spesa ed aumentare i tempi di attesa, tutto è stato studiato in funzione della risorsa principale: il tempo. Per Lidl il tempo è davvero denaro, tutto è stato studiato in modo che ogni addetto (pochi per Punto di Vendita) debba impiegare pochissimo tempo in ogni attività che presta, anche il consumatore si deve adeguare ad ottimizzare i tempi di attesa alle casse. Lidl in Italia è presente da 20 anni, ed è stato considerato per moltissimo tempo un luogo dove il consumatore era quasi esclusivamente straniero. Quando arrivò in Italia la formula che offriva al nostro consumatore era radicale: tutti gli items erano a marchio di fantasia, spesso di provenienza tedesca con scritte in tedesco e con un assortimento davvero basico, una referenza per categoria. L’impatto con il consumatore italiano fu tragico, nessuno osava entrare in uno store così palesemente concentrato a vendere solo ed esclusivamente prodotti sconosciuti, a prezzi molto bassi e con magazzini che definire spartani era un eufemismo. Insomma una vera provocazione per il nostro stereotipo di consumatore che, di fatto, era e, talvolta è ancora attratto dall’esempio contrario di Retail. Negli anni a seguire la sfida con Eurospin si è fatta intensa, ed il leader teutonico ha dovuto fare di necessità virtù, creando una strategia alternativa alla crescita di Eurospin. Al centro di tutte le strategie di Lidl, in Europa, c’è sempre stata la comunicazione. Gli investimenti che Lidl opera in comunicazione sono davvero rilevanti se si pensa che nel 2012 ha investito in pubblicità somme talmente importanti da risultare il secondo retailer operante in Italia per gli investimenti compiuti sui media, dopo Conad e prima addirittura di Coop. A metà della prima decade degli anni 2000 Lidl decise di fare comunicazione sfruttando il proprio assortimento no food. L’intento era chiaro: utilizzare gli spazi non sfruttati nello store per sviluppare un concetto di vendita più vicino alla bancarella rionale che ad un’offerta non alimentare di un supermercato. I prodotti che venivano pubblicizzati avevano sempre un forte connotato stagionale (prodotti da giardino, accessori delle biciclette, biciclette stesse, scarponi da passeggio montano, etc.) ed i prezzi dei prodotti civetta erano talmente bassi che i consumatori italiani iniziarono ad avvicinarsi ai negozi a marchio Lidl per comprare quei prodotti e contestualmente acquistare qualcos’altro. L’obiettivo veniva quindi raggiunto: far entrare il consumatore italiano e fargli provare i famigerati prodotti unbranded per fargli scoprire che c’è della qualità. A sostegno di questa strategia si compi, in quegli anni, una vera rivoluzione: vennero inserite le Grandi Marche in assortimento: Ferrero, Barilla ed altri ancora entrarono nei negozi a marchio Lidl, occuparono gli spazi del più integralista dei Retailers. Il paradosso fu (ed è) che in termini di assortimento oggi Eurospin è più Discount rispetto a Lidl, almeno nel rapporto con le Grandi Marche. Questa strategia ha portato a notevoli crescite di fatturato in seno alla holding Schwarz (alla quale appartengono altre catene di supermercati tedesche, come Handelshof e Kaufland) nel mercato italiano, non rilevanti come Eurospin che in termini di numerica Punti di Vendita è irraggiungibile, ma in ogni caso davvero significative. Negli ultimi anni la crisi ha mietuto molte vittime, ed i consumatori stranieri sono stati i primi ad essere sprofondati in una povertà superiore a quella in cui si trovavano. La crisi del lavoro, la mancanza di liquidità ha colpito ovviamente anche il consumatore immigrato di Lidl che si è visto abbassare la battuta di scontrino in maniera vistosa, sebbene abbia aumentato la frequenza. Perché ciò è avvenuto? Intanto è meglio precisare che tale tendenza accomuna tutta la Grande Distribuzione, ma per Lidl la descrescita è ancora più marcata: lo straniero nella sua generalità è infatti abituato, per propria consuetudine e per abitudini alimentari, a fare acquisti quindicinali e consistenti, e venendo a mancare questo tipo di consumatore, mentre aumenta invece quello italiano, si vengono a sovrapporre anche abitudini di acquisto radicalmente diverse. Oggi i numeri e le statistiche ci raccontano del discount come di un formato in crescita di fatturato, anche a discapito dei supermercati e degli ipermercati, e Lidl ha compreso perfettamente la situazione, è il momento ideale per acquisire quote di mercato rilevanti a discapito non tanto della concorrenza diretta, quanto della concorrenza dei supermercati: deve convincere definitivamente il consumatore italiano che il suo magazzino, sempre uno uguale all’altra rigidamente, è un posto dove quel tipo di consumatore si può trovare perfettamente a suo agio negli acquisti.</p>
<p><a href="http://www.gdonews.it/2013/05/lidl-il-retailer-tedesco-sempre-piu-annacquato-all%e2%80%99italiana.html/anchio" rel="attachment wp-att-9107"><img class="alignleft size-full wp-image-9107" title="anch'io" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2013/05/anchio.jpg" alt="" width="132" height="187" /></a>E così ha dapprima provveduto a sfornare il pane direttamente dentro le proprie strutture ed a offrire al consumatore i referenze a suo Brand ma prodotti da importanti aziende italiane ognuna leader nella sua categoria e per concludere nella campagna pubblicitaria della primavera 2013 si sferra l’attacco finale al mercato con una comunicazione molto chiara: il marchio Lidl è abbracciato , avvolto dalla bandiera tricolore italiana e la scritta sotto “Lidl è per te”, in prima pagina domina lo spazio un agricoltore italiano seduto al fianco dei contenitori di latte che sorridente presenta a lato la scritta “Anch’io!” e sopra la didascalia: “Non cambiare stile di vita, cambia supermercato”. Come a dire, vieni da me, non sono più un discount. Molti prodotti caseari nel volantino e di conseguenza negli store presentano infatti il nostro tricolore a dimostrare la definitiva scelta di campo del colosso tedesco. Arrendersi davanti agli italiani ed alla sua straordinaria tradizione enogastronomica.</p>
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		<title>Lidl: rallenta la corsa del discounter tedesco. Analisi dei bilanci</title>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2013 23:01:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Giuseppe Di Napoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Discount]]></category>
		<category><![CDATA[GDO e finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Lidl]]></category>
		<category><![CDATA[Top News]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo aver esaminato nel precedente articolo l’evoluzione delle performance finanziarie del leader di settore dei Discount, Eurospin, proseguiamo la nostra analisi con LIDL ITALIA, il secondo operatore italiano per fatturato. Anche in questo caso lo studio è stato eseguito, in assenza dei Bilanci 2012, sui dati riferiti al periodo 2005-2011, tenendo quindi conto di un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-763" title="lidl" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2009/03/1981_lidl_sicilia.jpg" alt="" width="113" height="113" />Dopo aver esaminato nel precedente articolo l’evoluzione delle performance finanziarie del leader di settore dei Discount, Eurospin, proseguiamo la nostra analisi con LIDL ITALIA, il secondo operatore italiano per fatturato.</p>
<p>Anche in questo caso lo studio è stato eseguito, in assenza dei Bilanci 2012, sui dati riferiti al periodo 2005-2011, tenendo quindi conto di un arco temporale abbastanza lungo e di differenti fasi economiche (quella espansiva 2005-2008 e quella recessiva 2009-2011).</p>
<p>A differenza del leader di settore, LIDL ITALIA, pur presentando costantemente risultati di gestione positivi (chiudendo in utile in tutti gli esercizi del periodo), mostra di avere risentito in misura sensibile degli effetti della crisi economica in atto. Si rileva, infatti, una netta divergenza fra fase espansiva e recessiva in termini di crescita, margini e quindi capacità di creazione di valore aziendale e per gli azionisti.</p>
<p>La tabella che segue riassume le principali performance dell’azienda prima e durante la crisi economica:</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-9086" title="lidl1" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2013/05/lidl1-400x268.jpg" alt="" width="400" height="268" /></p>
<p>L’ultimo dato, lo spread ROE-Ke rappresenta il differenziale fra il rendimento medio annuo del Capitale Netto (utile/Capitale Netto, che misura il rendimento degli azionisti sui capitali da essi investiti in azienda) e il costo (teorico) dello stesso.</p>
<p>Se tale spread è positivo significa che l’azienda è stata in grado di generare in maniera durevole livelli reddituali superiori alle attese, quindi di creare Valore aziendale e per gli azionisti. Dal punto di vista strategico quest’abilità non può che dipendere dal possesso di vantaggi competitivi durevoli nei confronti della concorrenza, che trovano quindi riscontro in risultati di gestione ampiamente al di sopra della media.</p>
<p>Rammentiamo che il costo teorico del Capitale Netto esprime la pretesa di rendimento che un investitore “razionale” dovrebbe avere sui propri capitali investiti, e quindi è pari al rendimento che esso potrebbe ottenere dai titoli di Stato pluriennali, a cui si aggiunge un extra rendimento (rispetto a quello offerto dai titoli di Stato) che potrebbe ottenere investendo in azioni quotate sul mercato borsistico italiano, a cui si aggiunge infine un ulteriore pretesa di rendimento in funzione dei “fondamentali” della specifica azienda (più è piccola più e rischiosa, più è indebitata più è rischiosa).</p>
<p>Se ragioniamo in un’ottica di lungo periodo e teniamo conto del dato medio 2005-2011 possiamo osservare come LIDL Italia presenti uno spread di valore positivo (+6%), che le permette di accedere alla seconda posizione per capacità di creare valore nel tempo, dopo Eurospin (+18%).</p>
<p>Tuttavia se approfondiamo l’analisi su base temporale notiamo invece come la performance sia in peggioramento dall’ottimo 11% del periodo pre-crisi (sintomatico di livelli di redditività del Capitale Proprio elevati, a differenza di quanto accade nel settore) al -1% del periodo recessivo (soprattutto a causa delle performance registrate negli esercizi 2009 e 2011).</p>
<p>Possiamo quindi affermare che LIDL Italia, dopo aver ottenuto ottime prestazioni finanziarie nel periodo antecedente la fase di rallentamento economico, è stata poi in grado di resistere meglio di altri ai colpi della crisi “mantenendo” il proprio valore, anche se in questo frangente ha registrato performance positive ma molto inferiori rispetto al passato.</p>
<p>Ma quali sono stati per LIDL Italia i fattori che hanno contribuito a creare prima e difendere poi il valore aziendale, dal punto di vista finanziario?</p>
<p>In prima battuta osserviamo i differenti livelli di crescita:</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-9087" title="lidl2" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2013/05/lidl2-400x231.jpg" alt="" width="400" height="231" /></p>
<p>Se complessivamente nel periodo 2005-2011 LIDL Italia è cresciuta in misura leggermente superiore ai concorrenti, il confronto fra i due diversi periodi esaminati mette in luce un forte trend di sviluppo nel periodo pre-crisi (+16% annuo contro il +12% dei concorrenti) e una bassa crescita nel periodo 2009-2011 (+2% medio annuo contro uno sviluppo medio annuo dei fatturati del 5% da parte della concorrenza).</p>
<p>Riteniamo che questa evidente inversione nei trend di crescita abbia giocato un ruolo importante nella contrazione della performance finanziaria aziendale.</p>
<p>Analizziamo ora la capacità di generare reddito: l’impresa presenta un livello di margine commerciale (fatturato +/- variazione magazzino – consumi di merci) stabile e superiore di due punti rispetto ai competitor (24% vs 22%). Si tratta di uno dei livelli più alti riscontrati nel campione di aziende analizzate nel settore discount.</p>
<p>Così come per Eurospin avevamo identificato nella rotazione del magazzino il principale driver di valore, la capacità di operare stabilmente con livelli di marginalità commerciale superiori ai competitor rappresenta senz’altro per LIDL Italia l’elemento più rilevante nella formazione della performance finanziaria.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-9088" title="lidl3" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2013/05/lidl3-400x111.jpg" alt="" width="400" height="111" /></p>
<p>Se vogliamo tenere conto dell’impatto degli altri costi operativi sul Margine Commerciale, dobbiamo osservare l’andamento dell’EBITDA margin (margine commerciale – costi operativi, esclusi ammortamenti, interessi e imposte). Dal grafico notiamo come, a differenza di quanto accaduto per il primo margine, LIDL Italia abbia registrato, in rapporto al giro d’affari, un calo considerevole del reddito operativo lordo nel periodo 2009-2011 (dal 6 al 3,9%), pur attestandosi sempre al di sopra del dato medio di settore.</p>
<p>Una delle cause di questa perdita di redditività è da ricercarsi nella differente velocità con cui, nel periodo 2009-2011, sono cresciuti i costi per servizi (+8,9% annuo) rispetto ai ricavi (+2% annuo), mentre nel periodo pre-crisi 2005-2008 il trend di sviluppo di queste due importanti voci di Bilancio era sostanzialmente allineato. La maggiore crescita di questi costi potrebbe essere forse legata all’aumento delle promozioni o dei budget pubblicitari per cercare di espandere e/o mantenere i volumi di vendita anche nel periodo recessivo.</p>
<p>Anche il costo del personale è cresciuto ad una velocità superiore rispetto a quella del giro d’affari, ma si tratta di un fenomeno preesistente al 2009, e comunque riscontrato anche in altre aziende del settore.</p>
<p>In conclusione, pur mantenendo livelli reddituali al di sopra della media, LIDL Italia mostra un rilevante calo della redditività aziendale, che come vedremo ha pesato in maniera notevole sulla performance finanziaria complessiva.</p>
<p>Il grafico che segue evidenzia in modo puntuale l’andamento dell’EBITDA in relazione al giro d’affari nei due periodi a confronto:</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-9089" title="lidl4" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2013/05/lidl4-400x193.jpg" alt="" width="400" height="193" /></p>
<p>La contrazione del MOL nei due periodi osservati, in rapporto al fatturato, è di circa il 35%, contro un calo che in media è stato del 17% per i concorrenti. Nello stesso periodo soltanto DICO ha registrato un maggiore livello di contrazione del margine operativo lordo, segnando un -74%.</p>
<p>Anche non tenendo conto dell’ottima performance registrata nel 2005, che potrebbe in qualche modo “alzare la media” del primo periodo, il dato reddituale medio 2006-2008 (5,4%) resterebbe ampiamente superiore a quello successivo 2009-2011 (4%).</p>
<p>Un terzo ed ultimo fattore operativo di generazione di valore consiste nel grado di efficienza nella gestione dell’attivo, che per il settore GDO misuriamo valutando la capacità di rotazione del magazzino (fatturato/magazzino):</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-9090" title="lidl5" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2013/05/lidl5-400x223.jpg" alt="" width="400" height="223" /></p>
<p>Il grafico mette in luce una stabile capacità di far ruotare il magazzino più velocemente dei concorrenti.</p>
<p>Confrontando i dati nei due periodi di riferimento, possiamo osservare che mentre LIDL Italia è stata in grado di mantenere i propri livelli di rotazione, i concorrenti hanno al contrario rallentato, passando dalle 19 volte del periodo 2005-2008 alle 17 volte del periodo 2009-2011.</p>
<p>Alla luce di quanto sposto più sopra, è possibile sostenere che livelli di redditività superiori al settore (seppure in forte calo) e più veloce rotazione del magazzino permettono a LIDL Italia di ottenere i migliori livelli di rendimento sui capitali investiti, dopo Eurospin, anche grazie al modesto peso degli interessi passivi conseguente una struttura finanziaria meno aggressiva rispetto a quella dei concorrenti.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-9091" title="lidl6" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2013/05/lidl6-400x226.jpg" alt="" width="400" height="226" /></p>
<p>Il rendimento dell’attivo, in forte diminuzione nei due periodi a confronto, è comunque in media superiore di tre punti percentuali rispetto al dato dei competitor.</p>
<p>Dal momento che, come abbiamo visto, la rotazione del magazzino è rimasta pressoché invariata, così come il peso degli immobilizzi dell’azienda, il forte ridimensionamento del rendimento dell’attivo è da imputarsi quasi esclusivamente alla perdita di redditività operativa di cui si è discusso in precedenza (ovvero a parità di capitale investito e di rotazione dei magazzini, l’azienda guadagna di meno).</p>
<p>Proseguiamo ora l’analisi valutando l’impatto delle variabili finanziarie sulla performance aziendale.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-9092" title="lidl7" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2013/05/lidl7-400x227.jpg" alt="" width="400" height="227" /></p>
<p>L’azienda presenta nel complesso dei sei anni un grado di leva finanziaria più basso rispetto ai concorrenti (0,8x vs 1,1x), anche se l’analisi dei due periodi mostra un aumento del ricorso al sistema bancario nel periodo 2009-2011, a differenza di quanto avviene in media per i competitor, stabili al valore 1,1x in entrambi i periodi.</p>
<p>Il modesto ricorso alla leva finanziaria ha consentito a LIDL Italia di mantenere un’incidenza degli interessi passivi sul fatturato leggermente inferiore ai competitor (0,32% vs 0,39%), con ovvi benefici in termini di contributo alla redditività finale.</p>
<p>L’effetto combinato di margini e livelli di rotazione del magazzino superiori alla media, e di un uso contenuto della leva finanziaria (positiva), ha determinato rendimenti sui capitali investiti dai soci <span style="text-decoration: underline;">mediamente</span> superiori alle (nostre) aspettative.</p>
<p>Il peggioramento della performance reddituale nel triennio 2009-2011 fa si che non sia possibile affermare che ci troviamo di fronte ad un’azienda in grado di generare valore in maniera stabile nel tempo, come nei confronti del principale player di settore, ma ci impone di articolare meglio il giudizio su LIDL Italia.</p>
<p>In una prima fase, quella espansiva, l’impresa è stata in grado di accrescere il proprio valore, grazie a performance molto positive, in una seconda fase, quella recessiva, la modesta crescita ed il calo dei margini hanno generato performance comunque positive ma tuttavia nell’ambito di una strategia volta al “mantenimento” del valore aziendale.</p>
<p>Detto questo segnaliamo in chiave positiva per LIDL Italia che nel periodo 2009-2011 soltanto Eurospin ha operato al di sopra delle (nostre) aspettative, soltanto due imprese hanno saputo invece “mantenere” valore aziendale (tra cui appunto LIDL Italia), mentre tutte le altre imprese del campione analizzato hanno distrutto valore.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-9093" title="lidl8" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2013/05/lidl8-400x228.jpg" alt="" width="400" height="228" /></p>
<p>Come anticipato il confronto dei dati medi 2005-2011 premia l’azienda, che presenta un ROE superiore di 9 punti rispetto al settore, ed anche uno spread di valore positivo (a differenza dei concorrenti).</p>
<p>Se osserviamo invece i dati sui due periodi, notiamo un significativo calo della redditività sul capitale proprio (ROE dal 19 al 9%), come conseguenza della contrazione della redditività operativa (ROI dal 10 al 4%) solo in parte compensata dal maggior uso della leva finanziaria (positiva).</p>
<p>Si noti inoltre l’inversione di tendenza dello spread fra Rendimento (ROE) e Costo teorico del Capitale Netto (Ke). Il dato medio passa infatti dal +10% del periodo 2005-2008 (l’azienda crea valore) al -1% del successivo periodo 2009-2011 (l’azienda non crea valore).</p>
<p>Come mai il Rendimento sui Capitali Propri (ROE) diminuisce di dieci punti nei due periodi? La tabella che segue riepiloga l’evoluzione di tutti i fattori che incidono sulla redditività dei capitali investiti dai soci, e ci aiuta a rispondere a questa domanda.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-9100" title="lidl10" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2013/05/lidl10-400x303.jpg" alt="" width="400" height="303" /></p>
<p>La tabella ci dice che il principale fattore di deterioramento della redditività per gli azionisti è da ricercarsi quasi esclusivamente dal calo della marginalità operativa, poiché tutti gli altri fattori sono migliorati (vedi Rotazione dell’attivo, leva finanziaria positiva) o riamasti sostanzialmente invariati (onerosità del debito, peso delle componenti extra caratteristiche).</p>
<p>L’analisi dei bilanci di LIDL Italia ha dimostrato come questa sia il secondo player nazionale del settore discount non solo in termini di fatturato ma anche e soprattutto a livello di performance finanziaria, seppure con evidenti differenze di crescita e tenuta dei margini rispetto al leader settoriale nel periodo 2009-2011.</p>
<p>La settimana prossima parleremo di Lombardini.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Cibus Global Forum: il Governo aiuti l’export. Coop Italia presenta un supermercato virtuale per acquistare prodotti italiani all’estero</title>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2013 23:01:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Andrea Meneghini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Coop Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Top News]]></category>

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		<description><![CDATA[Senza il supporto di una forte azione di sostegno da parte di Governo e Parlamento, sia italiano che europeo, l’export alimentare italiano non potrà crescere a livelli adeguati. Questo l’appello che le industrie alimentari hanno lanciato dal Cibus Global Forum di Parma che ha chiuso oggi la seconda giornata di lavori. Appello al quale hanno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gdonews.it/2013/05/cibus-global-forum-il-governo-aiuti-l%e2%80%99export-coop-italia-presenta-un-supermercato-virtuale-per-acquistare-prodotti-italiani-all%e2%80%99estero.html/cibus-global" rel="attachment wp-att-9114"><img class="alignleft size-full wp-image-9114" title="cibus global" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2013/05/cibus-global.jpg" alt="" width="157" height="157" /></a>Senza il supporto di una forte azione di sostegno da parte di Governo e Parlamento, sia italiano che europeo, l’export alimentare italiano non potrà crescere a livelli adeguati. Questo l’appello che le industrie alimentari hanno lanciato dal Cibus Global Forum di Parma che ha chiuso oggi la seconda giornata di lavori. Appello al quale hanno risposto Paolo De Castro, Presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo e Riccardo Monti, Presidente dell’ICE, intervenuti oggi al Cibus Forum. “Il Governo italiano deve avere ben chiaro che proprio a causa dei problemi strutturali dell’industria italiana e in mancanza di una grande distribuzione italiana presente all’estero il ruolo dell’ICE va potenziato – ha detto De Castro – L’industria alimentare italiana sconta un problema di nanismo, con molte aziende con meno di 9 addetti e deve affrontare troppe barriere sanitarie che ne frenano l’export. L’Unione Europea deve avere un atteggiamento più aggressivo e meno difensivo, per esempio nei riguardi delle barriere sanitarie Usa”. Sul ruolo di sostegno alla internazionalizzazione delle imprese alimentari italiane Riccardo Monti, Presidente dell’ICE ha puntualizzato: “Ci aspettiamo maggiore attenzione dal nuovo Governo e dal nuovo Parlamento, ma è chiaro che l’ICE non potrà più disporre dei fondi che aveva negli anni scorsi. Tuttavia, il fondo per la promozione del food made in Italy di 50 milioni grazie ad una collaborazione con privati, Regioni, Camere di Commercio ed altro godrà di un effetto moltiplicatore che lo porterà fino a 200 milioni. Quindi la strada maestra è quella delle sinergie. In questo contesto l’elemento fieristico può dare un contributo importante e Cibus sarà un ottimo show case in giro per il mondo”. Governo e Parlamento dovranno dunque confrontarsi con una ricca agenda che prevede: impegno ad abbattere le barriere sanitarie promozionali all’estero; coordinamento di tutte le iniziative dei vari enti preposti alla promozione all’estero; agevolazione burocratica e fiscale alla costituzione di reti e consorzi tra imprese per l’export; sviluppo di piattaforme logistiche e strutture commerciali comuni tra imprese sui mercati esteri principali; maggiore defiscalizzazione delle fusioni tra imprese al fine di favorirne la crescita dimensionale. Una agenda resa ancor più urgente dalla forte caduta dei consumi alimentari come ha sottolineato Filippo Ferrua, Presidente di Federalimentare: “La contrazione ha raggiunto i 12-13 punti nel periodo 2008-2013, rispetto ai circa 9 punti accusati in parallelo dalla media dei consumi nazionali. La insufficiente proiezione export oriented del settore (in assoluto, rispetto alle sue potenzialità, e comparativamente, rispetto al manifatturiero nazionale e alla migliore concorrenza europea) rendono più che mai importanti le potenzialità sui mercati esteri e preziosi gli approfondimenti recati da un appuntamento come il Cibus Global Forum”. Le imprese alimentari si attendono un maggior sostegno anche da parte delle istituzioni europee come ha sottolineato Mella Frewen, Direttore Generale di Food Drink Europe, che riunisce 25 associazioni alimentari europee: “Date le difficoltà ad intervenire in sede tecnica sulla abolizione delle barriere sanitarie, come il WTO, sarebbe opportuno un impegno politico diretto da parte dell’Unione Europea”. Un problema supplementare è rappresentato dalla mancanza di catene distributive italiane all’estero, some ha sottolineato Alessandro Montanari, Direttore Export Auchan Italia: “Coop e Conad non hanno punti di vendita all’estero, ma catene come Carrefour e Auchan da anni distribuiscono il made in Italy. Auchan Italia è a tutti gli effetti una azienda Italiana che esporta il food made in Italy a prezzi concorrenziali, quando molti importatori vi applicano sopra un ricarico del 100/200% rendendo i prodotti italiani all’estero carissimi”. Sull’argomento è intervenuto Vincenzo Tassinari, Presidente di Coop Italia, che ha annunciato un grosso progetto di creazione di un supermercato virtuale Coop tramite il quale sarà facile acquistare prodotti italiani dall’estero. Esiste comunque un problema di scarsa visibilità dei marchi italiani e della origine italiana sugli scaffali della grande distribuzione europea ed asiatica, come hanno evidenziato con dovizia di particolari (il caro amico) Luigi Rubinelli, Direttore di RetailWatch.it e Andrea Rasca di BTG Group: spesso il prodotto italiano si perde tra gli scaffali, quando non è riunito in un area italiana, e spesso le etichette dei prodotti italiane non evidenziano a sufficienza la provenienza italiana, la storia produttiva, le caratteristiche e via dicendo. Un problema che Auchan sta cercando di risolvere con l’introduzione di QR CODE leggibili da qualsiasi smartphone. Le imprese alimentari italiane avranno modo di presentarsi al pubblico internazionale grazie ad Expo 2015, il cui Padiglione Italia è stato presentato in dettaglio a Cibus Global Forum da Marina Geri, Direttore Marketing di Padiglione Italia. Fiere di Parma ha annunciato che grazie ad un progetto sviluppato assieme a Federalimentare, circa 1000 aziende potranno esporre ad Expo 2015, all’interno di un padiglione dedicato e gestito da Fiere di Parma. Al Forum ha partecipato anche Guido Barilla, Presidente dell’omonimo gruppo, che ha esortato gli organizzatori di Cibus a procedere nella strada intrapresa: “Se Pietro Barilla fosse qui oggi vi direbbe: andate avanti con coraggio e determinazione, fate poche cose, ma fatte bene”.</p>
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		<title>Tesco cerca partner in Cina per continuare l&#8217;espansione: gli investimenti all&#8217;estero sono troppo onerosi</title>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2013 23:00:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Alessandro Foroni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[Economia e mercato]]></category>
		<category><![CDATA[Inghilterra]]></category>
		<category><![CDATA[Tesco]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;Asia è da tempo la nuova frontiera dell&#8217;espansione mondiale dei grandi retailer mondiali. Tutti si sono cimentati con alterne fortune, ma tutti con investimenti enormi. Tesco, il primo gruppo inglese ed il terzo al mondo, dal 2004 ha sviluppato la propria rete anche in Cina, ma a distanza di quasi un decennio, e con la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-9126" title="tesco china" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2013/05/tesco-china-220x150.jpg" alt="" width="220" height="150" />L&#8217;Asia è da tempo la nuova frontiera dell&#8217;espansione mondiale dei grandi retailer mondiali. Tutti si sono cimentati con alterne fortune, ma tutti con investimenti enormi. Tesco, il primo gruppo inglese ed il terzo al mondo, dal 2004 ha sviluppato la propria rete anche in Cina, ma a distanza di quasi un decennio, e con la crisi europea al suo apice, ha iniziato la ricerca di una partnership locale per continuare nell&#8217;espansione riducendo il livello di investimenti diretti.<br />
Tra i retailer cinesi il più quotato per la partnership è  Cina Resources Enterprise, gruppo controllato dallo stato che possiede Vanguard e i supermercati Ole, e non è nuovo ad alleanze di questo tipo avendo già intrapreso una joint venture con la birra SABMiller.<br />
Due anni e mezzo fa, Tesco aveva annunciato  piani di crescita per la Cina molto aggressivi, impegnandosi a investire miliardi di sterline in aperture di decine di centri commerciali e centinaia di supermercati. Tuttavia da allora il piano è stato ridimensionato anche per le performance nel paese, dove ha generato un fatturato di 1,4 miliardi di sterline l&#8217;anno scorso, una piccola fetta dei 190 miliardi di sterline del mercato alimentare cinese. Oggi Tesco gestisce circa 130 negozi in Cina, anche se il mese scorso, durante la presentazione dei risultati annuali, ha confermato che la Cina è rimasta di &#8220;importanza strategica&#8221;, ma si sarebbe &#8220;adottata una posizione più prudente&#8221;.<br />
Il retailer britannico ha focalizzato la sua attenzione da cinque regioni a tre e iniziato ad aprire strutture in immobili di terzi anziché gallerie commerciali di proprietà, ha sviluppato pesantemente la vendita online basata sulla convenienza dei prezzi, a cominciare da Shanghai.<br />
Una partnership in Cina porterebbe non solo a risparmi sugli investimenti, ma potrebbe anche fornire ulteriori contatti locali ed acquisire competenze. Il mercato di generi alimentari in Cina, infatti, è destinato ad aumentare di 140 miliardi di sterline nei prossimi cinque anni.<br />
La ricerca di un partner dimostra come Tesco stia disciplinando i piani di spesa in tutto il gruppo, sulla scia dei pessimi risultati in USA , che sono costati oltre 1 miliardo di sterline di svalutazioni, e gli sforzi che sta concentrando nel mercato di casa dopo il primo &#8220;profit warning&#8221; in 20 anni di storia.</p>
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		<title>Mercadona: 2012 a +7% nonostante la profonda crisi spagnola</title>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2013 23:00:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Alessandro Foroni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e mercato]]></category>
		<category><![CDATA[Mercadona]]></category>
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		<description><![CDATA[Il gruppo Mercadona ha chiuso il 2012 con il fatturato in crescita del 7% e 4.000 nuove assunzioni. Un miracolo in un Paese in profonda recessione con 6,2 milioni di disoccupati. Ancora più incredibile in un settore, quello della grande distribuzione, legato mani e piedi alla domanda interna. Nel 2012 i consumi delle famiglie spagnole, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4235" title="mercadona" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2011/11/mercadona-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />Il gruppo Mercadona ha chiuso il 2012 con il fatturato in crescita del 7% e 4.000 nuove assunzioni. Un miracolo in un Paese in profonda recessione con 6,2 milioni di disoccupati. Ancora più incredibile in un settore, quello della grande distribuzione, legato mani e piedi alla domanda interna.<br />
Nel 2012 i consumi delle famiglie spagnole, infatti, sono diminuiti del 2,1% e quest&#8217;anno &#8211; per ammissione dello stesso governo di Madrid &#8211; caleranno ancora del 2,5% contribuendo in modo pesante alla contrazione del prodotto interno lordo che nel 2013 scenderà ancora, almeno dell&#8217;1,5 per cento. Nel primo trimestre il tasso di disoccupazione spagnolo ha raggiunto un nuovo massimo storico al 27,16%, ormai vicinissimo ai dati ufficiali della Grecia. E la situazione è anche più drammatica nel Sud del Paese, in regioni come l&#8217;Andalusia, dove il tasso di disoccupazione sfiora il 37% della popolazione attiva. Mentre sono quasi due milioni in Spagna le famiglie rimaste senza alcun reddito da lavoro.<br />
Eppure Juan Roig e la moglie Hortensia Herrero che controllano la società e gestiscono direttamente l&#8217;azienda, ce l&#8217;hanno fatta. In controtendenza rispetto a tutti gli indicatori macroeconomici, ribaltando la crisi economica e sociale spagnola. Da quando nel 1991 ha conquistato la maggioranza del gruppo la coppia Roig e Herrero ha fatto crescere Mercadona con successive acquisizioni, facendola diventare la prima catena distributive del Paese. E negli ultimi tre anni con l&#8217;aggravarsi delle difficoltà delle famiglie spagnole ha puntato sui prodotti a basso prezzo e sulle private label: nell&#8217;alimentare con marche come Hacendado, e nel non food con etichette come Deliplus, Bosque Verde e Dermik. Sempre insistendo nel retail di prossimità, soprattutto nelle grandi città.<br />
I risultati danno ragione alla gestione strettamente familiare del gruppo di Valencia. Il 2012 per Mercadona si è chiuso con un fatturato di 19,1 miliardi di euro, in crescita del 7% rispetto all&#8217;anno precedente. E anche l&#8217;utile netto è salito in parallelo fino a 508 milioni di euro: un risultato che ha del miracoloso e che ha permesso alla società di assumere altri 4.000 dipendenti.<br />
Mercadona secondo Bloomberg vale oggi 6,7 miliardi di euro. La sua rete comprende 1.356 supermercati, otto centri logistici e altri due blocchi in fase di costruzione. In tutto dà lavoro a più di 70.000 spagnoli. E non si ferma di fronte alla crisi economica coprendo ormai più del 14% delle vendite alimentari nel Paese. «Mercadona, sotto la guida di Roig, ha ottenuto una crescita straordinaria negli ultimi dieci anni», spiega David Bain, capo ricercatore alla Campden Wealth di Londra, un network che mette assieme i maggiori business familiari del mondo. «Roig crede molto nel modello familiare di gestione del gruppo, e crede molto nel contributo che i membri della famiglia devono dare all&#8217;attività economica, lavorando e non certo vivendo di rendita».<br />
Personaggio molto noto per i suoi giudizi sulla politica e l&#8217;economia nazionali, Roig controlla il 51% della società ed è il quarto uomo più ricco di Spagna con un capitale personale stimato da Bloomberg in oltre 3,5 miliardi di euro. La moglie controlla invece il 28% del capitale della società e ha un patrimonio individuale stimato in poco più di due miliardi di euro. Dal 2006 hanno incassato circa 310 milioni di euro di dividendi: il 10% dell&#8217;utile prima delle imposte, anche nel 2012.<br />
Il format è assolutamente vincente, spesso si è parlato di un ingresso del gruppo spagnolo in Italia, ma per ora non ci sono certezze.</p>
<p>[via ilsole24ore]</p>
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		<title>Coralis continua a crescere. Nuovi acquisizioni in arrivo</title>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2013 23:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Danilo Castellani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Coralis]]></category>
		<category><![CDATA[Economia e mercato]]></category>

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		<description><![CDATA[Coralis conferma la bontà della sua formula associativa annunciando nel 2013 l’ingresso nella compagine consortile di ben cinque nuove aziende: FRANZESE RAFFAELE S.r.l. di Terzigno (NA), GEDIAL S.r.l. di Potenza, R.T. FOOD S.r.l. di Barletta (BT), SALLUZZO S.r.l. di Castelvetrana (TP) e TRE P S.r.l. di Scanzano Jonico (MT). FRANZESE RAFFAELLE S.R.L. opera nella provincia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gdonews.it/2013/05/coralis-continua-a-crescere-nuovi-acquisizioni-in-arrivo.html/coralis-2" rel="attachment wp-att-9118"><img class="alignleft size-full wp-image-9118" title="coralis" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2013/05/coralis.jpg" alt="" width="82" height="104" /></a>Coralis conferma la bontà della sua formula associativa annunciando nel 2013 l’ingresso nella compagine consortile di ben cinque nuove aziende: FRANZESE RAFFAELE S.r.l. di Terzigno (NA), GEDIAL S.r.l. di Potenza, R.T. FOOD S.r.l. di Barletta (BT), SALLUZZO S.r.l. di Castelvetrana (TP) e TRE P S.r.l. di Scanzano Jonico (MT). FRANZESE RAFFAELLE S.R.L. opera nella provincia di Napoli con una struttura cash&amp;carry di circa 3.000 metri quadrati focalizzata nel comparto dell’alimentare con un assortimento mirato a soddisfare le principali esigenze del territorio. Numerosa la clientela servita, composta per il 70% da dettaglio tradizionale e per il restante 30% da clientela Ho.re.Ca. Il presidente Antonio Franzese, optando per il sodalizio con la centrale Coralis, punta a consolidare il proprio business nel canale C&amp;C dove il consorzio si afferma ormai da diversi anni tra i primi gruppi del mercato.  Il fatturato  alla vendita previsto per quest’anno si attesterà attorno ai 15 milioni di euro. GEDIAL S.R.L. storico gruppo distributivo opera nella regione Basilicata, precisamente nella provincia di Potenza, con un centro distributivo di 4.000 metri quadrati e con una rete di supermercati orientati al format della prossimità ad insegna Puntok. Il direttore commerciale, Salvatore Rosa, annuncia con l’ingresso in Coralis l’ampliamento del business dell’azienda con l’apertura prossima di un cash&amp;carry che fungerà da piattaforma dedicata a soddisfare i bisogni della molteplice e variegata clientela locale. Questa caratteristica di multicanalità, grande forza anche del gruppo Coralis, è uno dei motivi principali per i quali la Gedial ha voluto fortemente entrare nel consorzio. Il giro d’affari per il 2013, senza comprendere il nuovo cash&amp;carry, è previsto attorno ai 12 milioni di euro. R.T. FOOD S.R.L. opera nella provincia di Barletta-Andria-Trani con un centro distributivo di circa 2.500 metri quadrati e 6 supermercati di proprietà ad insegna Supermercati Italiani con un format di vendita che va dai 200 ai 600 metri quadrati. Nel territorio si contraddistingue per la grande vicinanza alla clientela locale, il servizio offerto e per la qualità dei prodotti, punti fermi anche della proposta commerciale di Coralis.</p>
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		<title>Rewe sarebbe in procinto di cedere Billa: Coop e Conad i possibili acquirenti</title>
		<link>http://www.gdonews.it/2013/05/rewe-sarebbe-in-procinto-di-cedere-billa-coop-e-conad-i-possibili-acquirenti.html</link>
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		<pubDate>Sun, 12 May 2013 21:54:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Alessandro Foroni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Acquisizioni e fusioni]]></category>
		<category><![CDATA[Billa]]></category>
		<category><![CDATA[Conad Leclerc]]></category>
		<category><![CDATA[Coop Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Economia e mercato]]></category>
		<category><![CDATA[Rewe]]></category>

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		<description><![CDATA[La voce arriva da un quotidiano tedesco, Lebensmittel Zeitung, che però non rivela la fonte, e se fosse vera sarebbe una delle acquisizioni più importanti del 2013. Rewe starebbe per cedere il gruppo Billa abbandonando cosi il mercato italiano. La tesi sarebbe corroborata anche da recenti dichiarazioni di Alain Caparros, Ceo di Rewe: &#8220;Il gruppo potrebbe ritirarsi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-8813" title="billa" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2013/04/billa1.jpg" alt="" width="160" height="85" />La voce arriva da un quotidiano tedesco, Lebensmittel Zeitung, che però non rivela la fonte, e se fosse vera sarebbe una delle acquisizioni più importanti del 2013.<br />
Rewe starebbe per cedere il gruppo Billa abbandonando cosi il mercato italiano. La tesi sarebbe corroborata anche da recenti dichiarazioni di Alain Caparros, Ceo di Rewe: &#8220;Il gruppo potrebbe ritirarsi da quei mercati in cui non sia in grado di raggiungere nel mercato una posizione tra i primi tre leader nel corso dei prossimi anni&#8221;.<br />
Il quotidiano tedesco riporta anche quelli che sarebbero i gruppi interessati all&#8217;acquisizione: Conad, che ha già rilevato una quarantina di supermercati Billa alla fine del 2011, e Coop Italia. La cessione riguarderebbe tutti i 140 punti vendita Billa che nel 2012 hanno sviluppato oltre 700 milioni di euro di fatturato.</p>
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			<wfw:commentRss>http://www.gdonews.it/2013/05/rewe-sarebbe-in-procinto-di-cedere-billa-coop-e-conad-i-possibili-acquirenti.html/feed</wfw:commentRss>
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