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	<description>Grande Distribuzione Organizzata Novità Analisi e Dibattiti</description>
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		<title>Bilanci: Coop Adriatica chiude il 2011 in utile</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 13:40:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott.ssa C. Grillo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Breaking News]]></category>

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		<description><![CDATA[Il bilancio di Coop adriatica chiude in utile dopo aver ridotto i margini per difendere il potere d’acquisto dei soci e di tutti i consumatori, in un momento di grave crisi economica, sociale e occupazionale. È il risultato 2011 di Coop Adriatica che, nonostante il calo dei consumi dell’anno scorso, ha registrato vendite per 2.086 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il bilancio di Coop adriatica chiude in utile dopo aver ridotto i margini per difendere il potere d’acquisto dei soci e di tutti i consumatori, in un momento di grave crisi economica, sociale e occupazionale. È il risultato 2011 di Coop Adriatica che, nonostante il calo dei consumi dell’anno scorso, ha registrato vendite per 2.086 milioni di euro (+2,5% sul 2010, anche grazie all’apertura di 11 nuovi negozi), utili per 15,94 milioni di euro e un totale di 1.156.554 soci (+4,34%), ai quali sono andati vantaggi per 129,8 milioni nel corso dell’anno. La Cooperativa, nel 2011, ha anche rafforzato la propria occupazione, consolidando 300 posti di lavoro e raggiungendo un totale di 9.122 dipendenti, con 171 punti vendita tra ipercoop e supermercati a Bologna, in Romagna, Veneto, Marche e Abruzzo. Da domani, giovedì 17 maggio, e fino al 7 giugno, il Bilancio civilistico e quello di sostenibilità, che illustrano i risultati economici, sociali e ambientali di Coop Adriatica, verranno discussi in 93 assemblee separate in Emilia-Romagna, Veneto, Marche e Abruzzo. I soci saranno chiamati anche ad eleggere i delegati all’assemblea generale di Bilancio, in programma a Ravenna il 16 giugno. “Si tratta di un bilancio di tenuta che consolida il patrimonio della Cooperativa – sintetizza il presidente, Adriano Turrini – e rafforza lo scambio mutualistico e l’impegno sociale di Coop Adriatica in un contesto di grandi difficoltà per i consumatori. Dunque, nonostante un livello delle vendite inferiori alle attese, la nostra scelta è stata di restituire giorno per giorno alle famiglie il massimo del potere d’acquisto, e di erogare comunque sia il ristorno ai soci, sia il salario variabile ai lavoratori, anche se in misura contenuta, remunerando adeguatamente anche i soci prestatori”. Il 2011 è stato un anno molto negativo per i consumi, specie nel secondo semestre: secondo l’Istat, a fronte della stasi del Pil e dell’occupazione, anche gli acquisti dei prodotti alimentari hanno registrato una diminuzione del 2%. In questo contesto, Coop Adriatica ha scelto di contenere i prezzi della spesa quotidiana, riducendo i propri margini e, di conseguenza, gli utili, che si attestano a 15,94 milioni di euro. Nel 2011 ai soci sono andati quasi 112 milioni di euro in sconti e promozioni dedicate, 14,2 milioni con la raccolta punti, 2,3 milioni di ristorno, 1,3 milioni di aumento gratuito del capitale sociale; in totale, 129,8 milioni di euro, di cui 1,1 destinato a persone disoccupate o colpite dalla crisi attraverso lo sconto del 10% ai lavoratori in difficoltà. Coop Adriatica ha registrato un andamento migliore di quello del mercato. I negozi hanno totalizzato vendite per 2.086 milioni di euro (1.095 milioni nei 153 supermercati e 990 milioni nei 18 ipercoop, che risentono del forte calo degli acquisti nel settore non alimentare), circa 50 milioni in più del 2010 (+2,5%). È aumentato inoltre il numero dei soci: 1.156.554 persone, 48.621 in più dell’anno precedente (+4,34%), alle quali è dovuto il 75% delle vendite. Il contributo della Cooperativa all’economia del territorio è stato rilevante anche per il settore agroalimentare. Con il progetto Territori.coop sono state valorizzate le specialità enogastronomiche italiane, garantendo un’equa retribuzione a oltre 1.100 produttori di Emilia-Romagna, Veneto, Marche e Abruzzo: la metà degli alimentari sugli scaffali provenivano dalle regioni dove Coop Adriatica opera, con un picco del 54% per l’ortofrutta e del 77% per la carne. È proseguito inoltre l’impegno per estendere la propria convenienza anche in altri ambiti: i carburanti, con il primo distributore che aprirà entro quest’anno, la salute (le vendite dei farmaci sono cresciute dell’11,5%), la telefonia (+28,3% le sim attivate con CoopVoce), l’energia con l’offerta, a Bologna e Ravenna, di impianti fotovoltaici “chiavi in mano”, la cultura con gli sconti sui libri scolastici e universitari e le convenzioni, e i servizi assicurativi, bancari e finanziari di CoopCiConto. In aumento anche i soci prestatori, che con il loro risparmi hanno scelto di sostenere Coop Adriatica: i libretti sono cresciuti dell’1,8% – 233.381 contro i 229.186 del 2010 – anche se l’ammontare del prestito è leggermente diminuito (-3,4%) per la minore propensione al risparmio delle famiglie: 1.914 milioni di euro. La gestione finanziaria è rimasta prudente, ottenendo risultati positivi, che hanno contribuito all’utile di esercizio e, dunque, a rafforzare il patrimonio netto che tutela proprio i depositi dei soci, salito a 883 milioni di euro. Durante l’anno, la Cooperativa ha rivisto più volte al rialzo i tassi del prestito; i soci prestatori godono inoltre oggi di ulteriori sconti e vantaggi. Nell’aprile del 2011, infine, si sono svolte le elezioni dei rappresentanti sociali – i 434 membri dei consigli di Zona sono stati votati da 86.416 soci – ed è stato attuato il nuovo modello di rappresentanza che rafforza il legame con i territori: l’assetto prevede 12 Distretti e 26 Zone soci. Il percorso si è completato a giugno con l’insediamento dell’attuale Consiglio d’amministrazione, del quale fanno parte anche i presidenti di Distretto. Nel 2011 la rete di Coop Adriatica è cresciuta grazie a 11 nuovi supermercati, di cui 9 acquisiti da altre catene, situati per lo più nei centri storici: 7 in Emilia-Romagna (3 a Bologna, uno a San Lazzaro di Savena, uno a San Giovanni in Persiceto, uno a Imola e uno a Ravenna), 3 in Veneto (uno a Venezia, uno a Chioggia e uno a Conegliano Veneto) e uno nelle Marche (a Macerata). Tra le priorità della Cooperativa, c’è anche quella di garantire un’occupazione stabile: a fine dicembre, i lavoratori erano 9.122, 76 in più dello scorso anno, grazie anche al consolidamento di 300 posti; complessivamente, il 93,4% dei dipendenti può contare su un contratto a tempo indeterminato. A livello di Gruppo, considerando anche le società partecipate, i lavoratori sono 9.676. Nel 2011, su 315 milioni di euro di valore aggiunto, 265 milioni sono andati a remunerare il costo del lavoro (10 in più del 2010), mentre ai dipendenti verranno erogati a giugno 3,5 milioni di salario variabile. Per lo sviluppo e la riqualificazione della rete di vendita sono stati investiti 74,9 milioni di euro, con particolare attenzione alla sostenibilità ambientale e al contenimento dei consumi: sono 36 i punti vendita dotati di impianti fotovoltaici, mentre nei negozi prosegue l’adozione di tecnologie “verdi”, come i banchi frigo chiusi e l’illuminazione con lampade a led. A Conselice (Ra) è stato inaugurato l’eco-supermercato che risparmia il 40% di energia rispetto a un negozio tradizionale. Anche nel 2011 Coop Adriatica ha continuato a investire con forza sulle attività sociali, a beneficio delle persone in difficoltà e per alimentare coesione e partecipazione sociale sul territorio. Tra le tante iniziative, il progetto “Brutti ma buoni”: in 78 negozi, il recupero dei prodotti invenduti ha raggiunto la quota di 4,5 milioni di euro di merce destinata alla solidarietà, invece che alla discarica, aiutando 5.300 persone in difficoltà e animali abbandonati. Mentre con “Ausilio”, mille soci volontari hanno portato la spesa e i libri a casa di 1.479 persone disabili e in difficoltà. Con la raccolta punti sulla spesa, la Cooperativa ha donato inoltre 828 mila euro a sostegno di progetti di solidarietà internazionale e per il diritto allo studio.</p>
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		<title>Terremoto in Sardegna? Secondo GDONews potrebbero esserci cambiamenti in un futuro prossimo</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 00:06:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Andrea Meneghini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[All’alba dei cambiamenti che stanno determinando una nuova era della Distribuzione Alimentare in Sicilia, con Centrale Italiana che si prende sulle spalle le sorti dell’isola, anche in Sardegna ci sono movimenti in atto che possono far pensare che i fenomeni di concentrazione siano appena iniziati. Nella scorsa estate a dare il via al cambiamento era [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2012/05/4-mori.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5868" title="4 mori" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2012/05/4-mori.jpg" alt="" width="165" height="110" /></a>All’alba dei cambiamenti che stanno determinando una nuova era della Distribuzione Alimentare in Sicilia, con Centrale Italiana che si prende sulle spalle le sorti dell’isola, anche in Sardegna ci sono movimenti in atto che possono far pensare che i fenomeni di concentrazione siano appena iniziati. Nella scorsa estate a dare il via al cambiamento era stato il gruppo Conad del Tirreno, forte dei successi che la stanno rendendo protagonista nelle regioni del Paese dove esercita il proprio business, acquisendo il Gruppo Panda (Lombardini) vittima della crisi di fatturati che sta falcidiando il mercato. Con quella acquisizione l’insegna cooperativa bolognese andava ad occupare una quota di mercato intorno al 30% in terra sarda. Negli ultimi giorni si sentono voci che raccontano di un mare mosso all’interno del CdA del Gruppo CS&amp;D di Villacidro (CA) per contrasti forse determinati dalle differenti vedute circa le strategie necessarie per affrontare il mercato nel prossimo futuro. Nulla di curioso in tutto ciò, anzi normale e doveroso che gli imprenditori del Gruppo si preoccupino della propria esistenza, delle migliori soluzioni per il futuro (efficienza, servizi) per affrontare al meglio i pericoli di cui, ad esempio, è stato vittima il Gruppo Panda. Il CS&amp;D, si ricorda, ha come Direttore Generale il Presidente di Sigma, oggi prima insegna in Italia come performance sull’anno precedente. Da qualche tempo ci sono voci di un suo passaggio di consegne dentro l’azienda per onorare al meglio i suoi impegni a Bologna, e le voci delle forti discussioni interne potrebbero accelerare tale decisione, forse già nei prossimi giorni in via ufficiale. Ma è bene tenere presente che CS&amp;D è anche concessionaria dell’insegna Despar nel medesimo territorio e che non ha logica pensare che tale convivenza di insegne possa continuare nel tempo per il ruolo che rappresenta in Sigma il suo attuale DG (almeno sino ad oggi ndr). Se fosse vera questa ipotesi, potrebbe essere vera l’informazione secondo cui ci sarebbero delle chiacchere in corso tra un altro Gruppo importante dell’isola, Isa Muscas, e Centrale Italiana attraverso la porta del Gruppo Despar, orfano di CS&amp;D e che quindi porterebbe in dote il contratto della prima centrale nazionale in termini di quote. E’ solo una ipotesi lontana, ma che a conti fatti farebbe bene a tutti, a Despar che continuerebbe la propria presenza sul territorio ed a Isa Muscas che entrerebbe in quella famiglia che, per la sua posizione di leadership e per la buona collaborazione interna, sta più di tutti concentrando fatturati. Chi perderebbe, e non poco, sarebbe Interdis. Sottolineiamo, prima di ricevere lettere di smentita di funzionari spaventati, che si tratta di semplici ipotesi che, ripetiamo, avrebbero una certa logica da ogni angolatura si possa vedere. Chi ci rimarrebbe? Superemme a Cagliari, con suo presidio limitato a quella provincia, dove sta operando bene, e Sisa Sardegna. Anche su questa insegna storica ci sono voci che la vorrebbero chiaccherare con Centrale Italiana dopo le ultime importanti perdite interne di soci, non si capisce attraverso quale porta, ma anche in questo caso non esiste nessun supporto di verità empirica relativamente alle reali intenzioni del Gruppo. Di fatto questo scenario porterebbe Centrale Italiana a rendersi protagonista e leader indiscusso sia in Sicilia (e già è ufficiale) sia in Sardegna se quelle che noi riteniamo ipotesi un giorno si verificassero. E quel liquido, quel Blob, che dovunque arriva porta concentrazione, dopo le due isole, potrebbe approdare in Continente.</p>
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		<title>Sadas, ascesa e attuali difficoltà di una tipica DO. Ma che ne sarà del futuro della DO italiana?</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 00:06:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Andrea Meneghini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La scorsa settimana abbiamo pubblicato un articolo che raccontava di voci che davano il Gruppo Sadas di Seveso in difficoltà nei pagamenti ai fornitori (rarità per chi conosce l’azienda) ed addirittura raccontavano del un magazzino di Baruccana più scarico del solito. L’articolo, da alcuni lettori, è stato considerato un “improvviso accanimento verso questa azienda storica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2012/05/sadas-2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5865" title="sadas 2" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2012/05/sadas-2.jpg" alt="" width="192" height="118" /></a>La scorsa settimana abbiamo pubblicato un articolo che raccontava di voci che davano il Gruppo Sadas di Seveso in difficoltà nei pagamenti ai fornitori (rarità per chi conosce l’azienda) ed addirittura raccontavano del un magazzino di Baruccana più scarico del solito. L’articolo, da alcuni lettori, è stato considerato un “improvviso accanimento verso questa azienda storica della distribuzione, e cosa ancora più bizzarra in occasione della scomparsa del fondatore” e ancora si è insinuato che fosse stato “messo a bella posta per destabilizzare il gruppo (Despar ndr) anche nel nord” sino pensare che “l’articolo penda più dalla parte disinformata e pettegola..[..]”, in verità voleva solo far luce sui fatti curiosi che abbiamo scritto. I commenti si sono consumati, chi accusava la situazione con rabbia (forse fornitori che non ricevono i dovuti pagamenti, forse dipendenti che si vedono abbandonati) e chi invece difendeva l’azienda, talvolta con argomentazioni poco credibili a dire il vero. Molti hanno ricordato la proprietà, gli Orsenigo, come dei grandi imprenditori, gran brave persone a livello umano, molto corrette ed oneste. In effetti la storia di Sadas è la classica storia di seri imprenditori lombardi che costruiscono negli anni d’oro una bella azienda di distribuzione votata sia all’affiliazione che allo sviluppo di punti di vendita di proprietà, con metodo ed organizzazione. Il territorio dove hanno sempre operato ha subìto dalla metà degli anni ’90 l’invasione dei francesi e del format Ipermercati, fatto di violente offerte promozionali e soprattutto di una violenta saturazione del mercato. In queste condizioni, per sopravvivere, chi faceva la DO ha dovuto sviluppare strategie idonee a contraddistinguersi sul mercato in termini di servizio, ma anche in termini di marketing e di category. La Lombardia si è contraddistinta subito per la competitività dei prezzi, sin dagli inizi degli anni 2000, e la DO, sino a quel momento vissuta di location e di qualità del servizio si è dovuta organizzare di conseguenza. La DO storica, incentrata ad ottimizzare i servizi, concentrava la propria forza sul CeDi, le uniche vendite prese in considerazione erano quelle del CeDi; il punto vendita era un semplice contenitore di merci che funzionava perché apriva in mezzo ad un quartiere o in una strada di scorrimento. Altri tempi, altro mercato, altra managerialità, fatta di cattiveria negli acquisti e buona gestione del servizio da CeDi, null’altro. I lay out, il category management, lo studio minuzioso delle attitudini del consumatore, e dopo lo sviluppo delle attività promozionali fatte di mix assortimentali, la giusta coniugazione tra marca commerciale e grandi marche appartengono al mondo distributivo che potremmo denominare 2.0 e 3.0, come delle evoluzioni, degli aggiornamenti di ciò che esisteva in passato e che oggi non è più idoneo alle esigenze di un mercato in contrazione, con minori marginalità e saturo. E’ possibile che Sadas non abbia operato gli “upgrade”, gli aggiornamenti nei tempi o nei modi giusti, o non ne abbia compiuti alcuni, in tal modo potrebbe trovare coincidenza la rabbia di alcuni assieme alla stima per la famiglia Orsenigo, alla diffidenza per il management assieme alla delusione per non sapere l’esito di questa storia. GDONews vuole essere un contenitore aperto, reale, privo dell’ovatta di chi racconta favole sapendo che lo sono, chi scrive le storie sono direttamente i protagonisti, a noi il compito di fare un semplice ordine. Non si può sempre pensare che se si scrive di un’azienda che può avere delle difficoltà, e magari si specifica in formula dubitativa, sia sempre e solo per destabilizzare. E’ un retaggio tutto italiano quello di avere paura del “quarto potere”, è semmai grazie alla comunicazione che se imparziale (cosa c’è di più imparziale dei vostri commenti?) si possono conoscere i fatti per come sono nella loro realtà, più oggettiva possibile. Proprio Voi avete fatto una riflessione su cui sarebbe il caso di riflettere tutti assieme, diciamo in prospettiva di una DO 4.0, ed è la seguente: un nostro lettore, Luca, dice &#8220;Il vero problema e’ affrontare il cambiamento dei tempi e dei mercati con uomini e centrali diversi. E qui apro il capitolo centrale Despar: assente da anni nell’assistenza commerciale e di formazione manageriale alla rete. Questo e’ il vero problema. Se la famiglia Orsenigo stava sbagliando era compito di una vera centrale servizi aiutarli a risolvere i problemi”. Il modello 1.0, quello degli anni ’90 aveva come MUST quello dell’assoluta indipendenza degli associati, con il tempo sono sopravvenute le commissioni di Centrale, talvolta suddivise per ogni categoria, in questi ultimi tempi si parla di controllo dei bilanci delle imprese associate (2.0 e 3.0), ma sarà che siamo già arrivati alla DO 4.0 che accenna il nostro lettore, ovvero quella che deve svolgere un ruolo consulenziale operativo sulle attività di marketing e di sell out delle singole associate?</p>
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		<title>Crack MQM (insegna Billa): supermercati usati come mezzo per la bancarotta fraudolenta</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 00:06:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Alessandro Foroni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Billa]]></category>
		<category><![CDATA[Top News]]></category>

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		<description><![CDATA[Ha fatto molto rumore in questi giorni l’arresto di tre persone coinvolte nel crack MQM, affiliato Billa, che sono accusati di bancarotta, appropriazione indebita e riciclaggio. I fallimenti sono stati dichiarati tra il 2007 e il 2010 e gli accertamenti hanno portato ad individuare il meccanismo messo a punto dal gruppo che a partire dal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1494" title="billa" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2010/01/billa.jpg" alt="" width="118" height="52" />Ha fatto molto rumore in questi giorni l’arresto di tre persone coinvolte nel crack MQM, affiliato Billa, che sono accusati di bancarotta, appropriazione indebita e riciclaggio. I fallimenti sono stati dichiarati tra il 2007 e il 2010 e gli accertamenti hanno portato ad individuare il meccanismo messo a punto dal gruppo che a partire dal 2006, attraverso la creazione di numerose società intestate a prestanome, ha creato un piccolo impero nella distribuzione attraverso l&#8217;apertura di decine di supermercati ad insegna Billa (ex Standa), che ora è parte lesa.<br />
Attraverso fittizie esposizioni in bilancio e numerose operazioni commerciali, la rete di società così costituite, tutte riconducibili alla holding capogruppo MQM, ha potuto beneficiare di ingentissimi finanziamenti presso i più importanti intermediari finanziari. Soltanto a livello bancario, il buco finanziario che si è andato consolidando negli anni, è stato valutato intorno ai 130 milioni di euro. Parallelamente all&#8217;avvio delle numerose iniziative commerciali, i tre arrestati hanno svuotato le &#8221;casse&#8221; delle società a loro beneficio, causando il fallimento delle stesse.<br />
Il fallimento ha provocato il licenziamento di 700 lavoratori che, nel frattempo, erano stati assunti a vario titolo nelle società e ha generato nocumento economico ai numerosi fornitori che non sono stati pagati. Infatti, nei sei mesi antecedenti la chiusura dei vari punti vendita, le società del gruppo, con svariati pretesti, hanno sospeso il pagamento delle forniture di merce che tuttavia, in virtù dei pregressi e consolidati rapporti e del paravento del marchio Billa, sono regolarmente proseguite. Non avendo sostenuto alcun costo per il loro acquisto, le merci sono state vendute a prezzi assolutamente concorrenziali con speciali offerte alla clientela &#8220;solo&#8221; per l&#8217;acquisto esclusivo in contanti. Così facendo il gruppo si è assicurato una considerevole disponibilità di contante che le indagini, ancora in corso, hanno consentito di rintracciare anche su conti correnti esteri riconducibili sempre agli arrestati. Altre ingenti disponibilità sono poi state investite in altre iniziative imprenditoriali, in particolare nel settore dell&#8217;elettronica e nell&#8217;immobiliare, anche attraverso la costituzione di società di diritto estero, in particolare cinese e cipriota. Secondo la consueta metodologia, anche tali società avrebbero dovuto operare per un periodo limitato di tempo entro il quale, ottenuti sostanziosi finanziamenti bancari, le stesse sarebbero poi state svuotate del loro patrimonio.<br />
Certo queste fatti non giovano all’immagine del Gruppo Billa che già sta lottando duramente contro la crisi attraverso chiusure e vendita di diversi supermercati.</p>
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		<title>La crisi è appena cominciata: gli errori della politica economica europea</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 00:05:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Alessandro Foroni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e mercato]]></category>

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		<description><![CDATA[Non è nostra abitudine occuparci di temi politici, ma l’orizzonte economico che si sta presentando, con la peggiore crisi del secondo dopoguerra che a nostro avviso è appena all’inizio, ci porta ad alcune riflessioni che vorremmo condividere con voi, cari lettori. La inedita contemporaneità di mancanza di liquidità delle aziende, calo drastico dei consumi, inflazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-4568" title="euro e banche" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2011/12/euro-e-banche.jpg" alt="" width="136" height="181" />Non è nostra abitudine occuparci di temi politici, ma l’orizzonte economico che si sta presentando, con la peggiore crisi del secondo dopoguerra che a nostro avviso è appena all’inizio, ci porta ad alcune riflessioni che vorremmo condividere con voi, cari lettori.<br />
La inedita contemporaneità di mancanza di liquidità delle aziende, calo drastico dei consumi, inflazione sostenuta (soprattutto legata agli aumenti delle tariffe e dei carburanti), sta mettendo le economie dei paesi europei di fronte a sfide epocali.<br />
Partiamo da alcuni dati di fatto: la crisi del sistema bancario si sta riflettendo sulle aziende attraverso la stretta del credito e la conseguente mancanza di liquidità. Le grosse iniezioni della BCE dei mesi scorsi sono rimaste in pancia al sistema bancario che a sua volta si trova in crisi di liquidità nonostante i massicci prestiti dei singoli stati negli anni scorsi e i continui aumenti di capitale. Il sistema bancario è ancora malato e il prezzo lo stanno pagando aziende e cittadini.<br />
La crisi dei consumi sta alimentando una spirale deflazionistica che spinge i prezzi verso il basso ed erode fino ad annullarli i margini delle aziende, che essendo già in crisi di liquidità e di vendite chiudono.<br />
E’ evidente che la politica economica rigorista percorsa fino ad oggi dall’Europa e sponsorizzata in prevalenza dalla Germania non sta funzionando, anzi sta portando paesi come Spagna e Italia in una spirale tasse-calo consumi-calo pil-ulteriori tasse per perseguire il pareggio di bilancio, che comincia ad assumere i contorni di un suicidio annunciato per queste economie, come è accaduto per la Grecia.<br />
Sono due le strade alternative che si stanno affacciando nei dibattiti europei in questi giorni.<br />
Da un lato abbiamo chi ci mette in guardia da quella che definisce “ossessione per il debito pubblico”: non esiste, per questa corrente di pensiero, nulla che dimostri che la causa della crisi attuale siano i debiti pubblici degli stati, semmai l’ossessione alla loro riduzione sta portando gli stati alla rovina. Il vero nodo è la riforma delle istituzioni europee come al BCE al fine di portare l’Unione verso un vero stato federale: l’euro è stato una grande scommessa, infatti non esiste al mondo un’altra moneta che non abbia uno stato di riferimento, e le terribili rigidità che ha imposto sono state occultate fino ad oggi dalla crescita economica. Oggi i nodi vengono al pettine: senza una parallela politica economica unica ogni stato procede secondo i sui interessi e molto diverso sarebbe lo scenario se la BCE fosse trasformata in un organo federale che avesse come obiettivi stabilità e crescita. Occorre quindi rinegoziare il trattato di Maastricht e tutte le rigidità che impone sia a livello di finanza pubblica sia a livello del sistema economico per ridare fiato alle economie. Ecco un breve video dove il Prof. Giulio Sapelli espone le ragioni appena citate durante una recente puntata di In Onda su la7:</p>
<p><iframe width="480" height="290"src="http://www.youtube.com/embed/uO1J1fQ5hcE" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Dall’altro lato c’è chi invece riconosce i debiti pubblici come una parte importante del problema e propone come soluzione una forte cura dimagrante per gli stati, come quella praticata nell’ultimo decennio da paesi come Germania e Svezia, attraverso, da una parte la cessione di asset e beni pubblici che lo riducano significativamente, e dall’altra a ridimensionare la spesa corrente e l’intermediazione dello stato nell’economia per ridurre di diversi punti di pil i costi della macchina pubblica e quindi ad un energico abbassamento delle imposte sulle aziende e sul lavoro per rilanciare la produttività. La riforma delle istituzioni europee non può essere ulteriormente rimandata: in un contesto di moneta e mercato unico le politiche economiche e fiscali o sono uniche o devono essere concorrenti e quindi gli ordinamenti meno efficienti e produttivi saranno penalizzati fino all’uscita dalla moneta unica.<br />
Ci rendiamo conto che non si può ridurre in poche righe un argomento complesso come questo, ma ci interessa iniziare un dibattito con i nostri lettori per contribuire al dibattito che deciderà il futuro del nostro paese e dell’Europa. A voi la parola.</p>
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		<title>Conad compie 50 anni e racconta con le immagini gli Italiani nel dettaglio</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 00:05:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Danilo Castellani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e mercato]]></category>

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		<description><![CDATA[Si intitola Italiani nel dettaglio la mostra fotografica ideata e promossa da Conad in occasione dei 50 anni della sua fondazione, curata dall’agenzia Contrasto. L’evento, che inaugura domani alle 17.00 nella Sala Borsa di Bologna (l’esposizione continuerà fino al 26 maggio), rientra all’interno delle celebrazioni messe in campo dal Consorzio Nazionale Dettaglianti in occasione del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2012/05/conad.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5871" title="conad" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2012/05/conad.jpg" alt="" width="155" height="116" /></a>Si intitola Italiani nel dettaglio la mostra fotografica ideata e promossa da Conad in occasione dei 50 anni della sua fondazione, curata dall’agenzia Contrasto. L’evento, che inaugura domani alle 17.00 nella Sala Borsa di Bologna (l’esposizione continuerà fino al 26 maggio), rientra all’interno delle celebrazioni messe in campo dal Consorzio Nazionale Dettaglianti in occasione del 50° anniversario della sua fondazione e dell’Anno Internazionale delle Cooperative proclamato dalle Nazioni Unite. In mostra immagini dei grandi fotografi dell’agenzia Contrasto e dell’archivio storico di Conad, vero e proprio racconto in forma di immagini sui cambiamenti degli stili di vita degli italiani. In esposizione anche gli scatti realizzati appositamente da Massimo Siragusa e Lorenzo Pesce, fotografi di Contrasto, che hanno compiuto una ricognizione fotografica tra i luoghi e le persone del mondo Conad. Infine la sezione “Italia 1962”, che raccoglie una selezione delle oltre 2.000 immagini di famiglia arrivate attraverso il concorso fotografico promosso da Conad nei mesi di marzo e aprile. Italiani nel dettaglio è un progetto di cultura d’impresa di portata più ampia che ha lo scopo di raccontare il mondo Conad nei suoi primi 50 anni. Accanto alla mostra, il progetto prevede la realizzazione di uno spettacolo di teatro d’impresa, in rappresentazione unica al Teatro Comunale di Bologna l’11 maggio 2012, e un volume che raccoglie contributi sulla storia Conad e sugli scenari economici e sociali dell’Italia. Collegate a Italiani nel dettaglio anche la lectio magistralis Cooperare, tenuta dal filosofo Massimo Cacciari il 4 maggio presso l’Università di Bologna, e l’incontro plenario dei soci Conad, che si terrà a Bologna il prossimo 28 ottobre. Mezzo secolo in tre percorsi L’allestimento della mostra in Sala Borsa (che nei prossimi mesi sarà presente in altre città italiane) è articolato in tre percorsi. Cinquant’anni di storia italiana La sezione storica ripercorre il cammino di gruppo di commercianti che, tra la fine degli anni ’50 e i primi anni ’60, decisero di affrontare insieme il mercato mettendo da parte ogni individualismo. Da quella scelta nacque l’insegna che in mezzo secolo è diventata la seconda catena italiana della distribuzione commerciale in Italia. Le immagini raccontano questa storia, per molti aspetti inedita, che si intreccia con i principali cambiamenti sociali e del mondo del commercio, ricostruita anche ascoltando le voci dei principali protagonisti di questi cinquant’anni. Italia, 1962 La sezione presenta una selezione delle oltre duemila immagini pervenute attraverso il concorso fotografico promosso da Conad, sempre nell’ambito delle celebrazioni per i 50 anni. Nei mesi di marzo e aprile il Consorzio ha infatti invitato gli italiani a raccontare gli anni ’60 attraverso le fotografie di famiglia, senza porre alcun vincolo sul soggetto, in modo da poter ricostruire, con uno sguardo sufficientemente ampio, i “favolosi Sessanta”. Immagini scattate sul territorio nazionale nel decennio 1960-1969, che ora costituiscono una testimonianza straordinaria e inedita sulla vita quotidiana del nostro paese in un decennio che ha cambiato per sempre le aspirazioni, i costumi, le relazioni private e pubbliche. La galleria completa delle immagini – vero e proprio affaccio su una memoria individuale e collettiva altrimenti non accessibile – è visibile sul sito conad.it. La terza sezione della mostra, infine, è stata affidata a due noti autori dell’agenzia Contrasto, Massimo Siragusa e Lorenzo Pesce, che hanno fotografato luoghi, spazi, persone, titolari, dipendenti e clienti del mondo Conad, dalla Sicilia al Piemonte, documentando caratteristiche comuni al sistema Conad, ma con un’attenzione alle specificità locali.</p>
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		<title>L&#8217;agroalimentare italiano sugli scaffali dei supermercati messicani grazie a Wal Mart</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 00:05:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Alessandro Foroni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e mercato]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;enogastronomia italiana conquista la grande distribuzione in Messico. Dal 15 maggio e per la durata di un mese, in decine di supermercati Superama, societa&#8217; del gruppo Wal-Mart, saranno promossi i prodotti del comparto agroalimentare. Una vetrina importante per il made in Italy, frutto di un intenso lavoro di coordinamento tra ambasciata, Ice e Camera di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-5880" title="superama" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2012/05/superama.jpg" alt="" width="217" height="137" />L&#8217;enogastronomia italiana conquista la grande distribuzione in Messico. Dal 15 maggio e per la durata di un mese, in decine di supermercati Superama, societa&#8217; del gruppo Wal-Mart, saranno promossi i prodotti del comparto agroalimentare. Una vetrina importante per il made in Italy, frutto di un intenso lavoro di coordinamento tra ambasciata, Ice e Camera di commercio. Dalla sede diplomatica di Citta&#8217; del Messico ricordano che un&#8217;iniziativa simile era stata già lanciata nel 2010, sottolineando che &#8220;quest&#8217;anno si caratterizzerà per una più ampia offerta di prodotti&#8221;. L&#8217;impegno dell&#8217;ambasciata per la promozione dell&#8217;agroalimentare non si ferma qui. Questa settimana si terrà una prima riunione per organizzare la partecipazione del nostro Paese al Gourmet show del prossimo settembre. Si tratta di una grande esposizione internazionale di prodotti enogastronomici, cui l&#8217;Italia partecipa dal 2008. &#8220;E&#8217; stato il primo Paese straniero a farlo&#8221;, sottolineano ancora da Città del Messico, ricordando che lo scorso anno è stato possibile coinvolgere oltre una decina di espositori. L&#8217;auspicio, aggiungono, e&#8217; organizzare uno stand ancora più grande per l&#8217;edizione 2012.</p>
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		<title>Aligrup: colpo di bacchetta di Centrale Italiana, nasce una partnership industriale tra Coop e Despar</title>
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		<pubDate>Sun, 06 May 2012 22:37:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Andrea Meneghini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Presidente di Despar Tonino Gatto e di Coop Italia Vincenzi Tassinari hanno messo a segno un accordo che di fatto mette il silenzio definitivo alle voci che GDONews aveva pubblicato e che il mercato ascoltava con interesse. Era necessario intervenire e chi doveva farlo ha messo sul campo tutta la capacità politica ed imprenditoriale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2012/05/aligrup.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5834" title="aligrup" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2012/05/aligrup.jpg" alt="" width="120" height="120" /></a>Il Presidente di Despar Tonino Gatto e di Coop Italia Vincenzi Tassinari hanno messo a segno un accordo che di fatto mette il silenzio definitivo alle voci che GDONews aveva pubblicato e che il mercato ascoltava con interesse. Era necessario intervenire e chi doveva farlo ha messo sul campo tutta la capacità politica ed imprenditoriale per risolvere in maniera chiara una situazione che poteva infuocarsi. Ma andiamo ai fatti: pochi giorni fa le due aziende hanno emesso un comunicato stampa congiunto con cui hanno spiegato che nascerà una partnership industriale Coop-Despar per sviluppare la grande distribuzione organizzata in Sicilia, offrendo sinergie tra reti commerciali qualificate. L&#8217;accordo verrà perfezionato entro l&#8217;estate dai due colossi della grande distribuzione, già alleati nella centrale d&#8217;acquisto &#8216;Centrale italiana&#8217;. Obiettivo dell&#8217;intesa è ampliare l&#8217;offerta in Sicilia unendo i punti di forza, dai servizi ai consumatori, alla logistica, alla gestione dei punti vendita. Protagoniste dell&#8217;accordo sono Coop Adriatica e Coop Consumatori Nordest, rispettivamente con 173 e 85 punti vendita, e Aligrup, marchio di Despar con 178 negozi nelle province di Palermo, Catania, Siracusa, Enna, Caltanissetta e Ragusa. L’intesa, che potrà comportare anche evoluzioni societarie, coinvolgerà due tra le maggiori Cooperative di consumatori del Paese, Coop Adriatica e Coop Consumatori Nordest (che contano, rispettivamente, 173 punti vendita e 1.150.000 soci, e 85 punti vendita e 850 mila soci), e Aligrup, marchio di Despar con 178 negozi nelle province di Palermo, Catania, Siracusa, Enna, Caltanissetta e Ragusa. Va ricordato che Coop Adriatica e Coop Consumatori Nordest sono già presenti nella compagine societaria di Ipercoop Sicilia, che gestisce 5 ipermercati a Palermo, Milazzo, Catania e Ragusa. Insomma una vera rivoluzione sta per accadere nella Gdo siciliana che vedrà anche la nuova società &#8216;Supercoop Sicilia&#8217; subentrare, a partire dal 7 maggio, nella gestione di 15 supermercati oggi in mano alle Coop 25 Aprile e Primo Maggio, ambedue colpite dalla difficile congiuntura economica, assicurando così un posto di lavoro a 150 persone. “Confermiamo il nostro impegno &#8211; precisa il presidente di Coop Italia Vincenzo Tassinari &#8211; per riaffermare il ruolo di Coop in un territorio difficile ma strategico per raggiungere quelle economie di scala indispensabili per valorizzare la gestione della nostra rete di vendita al Sud, salvaguardando le strutture e l&#8217;occupazione presente”.</p>
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		<title>MEDIAMARKT (Mediaworld e Saturn) blocca tutti gli acquisti per tre mesi? Intanto si trova di fronte un grosso problema: Ikea entrerà nell’elettronica di consumo</title>
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		<pubDate>Sun, 06 May 2012 22:37:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Andrea Meneghini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Che il mondo No Food sia in estrema difficoltà oggi lo sanno tutti, così può capitare che quelle insegne specializzate che negli ultimi 10 anni in Italia hanno saturato il mercato delle varie categorie possono trovare oggi, chi più e chi meno, diversi problemi di sell out e di conseguenza possibili problemi finanziari e di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2012/05/mediaworld.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5829" title="mediaworld" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2012/05/mediaworld.jpg" alt="" width="177" height="103" /></a>Che il mondo No Food sia in estrema difficoltà oggi lo sanno tutti, così può capitare che quelle insegne specializzate che negli ultimi 10 anni in Italia hanno saturato il mercato delle varie categorie possono trovare oggi, chi più e chi meno, diversi problemi di sell out e di conseguenza possibili problemi finanziari e di bilancio. I segnali di allarme si possono rivelare in mille maniere, una di queste è ciò che pare stia succedendo all’interno del colosso tedesco Mediamarkt (ovvero Mediaworld e Saturn in Italia leader nell&#8217;elettronica di consumo). Secondo alcune fonti pare (se la notizia non fosse vera saremmo i primi a smentirla) che Mediamarkt abbia bloccato in 24 ore gli ordini a tutti i fornitori per il periodo che va dal 1 Aprile alla fine di Giugno 2012, mettendo in grande difficoltà la maggior parte delle aziende che somministrano forniture presso le insegne Mediaworld/Saturn. Vi è di più: contestualmente a questa azione sono iniziate fortissime pressioni su tutti i fornitori (con minacce di chiusura dei codici) perché operino resi straordinari anche al di fuori delle condizioni di contratto. Da quanto si sa, questa azione è stata dettata direttamente dalla sede tedesca del Gruppo e non si sa, allo stato attuale, che tipo di evoluzione potrebbe avere in futuro tale situazione. Di sicuro, molte aziende italiane (già sofferenti) potranno rischiare di perdere una fetta importante del loro fatturato con il rischio che tale blocco imponga alle stesse di ricorrere a CIG e licenziamenti per questi tre mesi di inattività con il loro principale cliente. Un nostro lettore informato sui fatti ci ha fatto notare, riguardo al tema, che “[..] Così, al contrario di molte insegne che hanno iniziato a tagliare i propri costi e a chiudere i punti vendita non produttivi, in questo caso si è scaricata completamente la crisi sulle aziende fornitrici italiane, già penalizzate da contratti capestro che prevedono premi di fine anno enormi (spesso pagati mensilmente), contributi a fondo perduto e fee d&#8217;ingresso vergognosi. Per poi trovarsi adesso con un pugno di mosche in mano. E se i fornitori piangono, a leggere quello che scrivono i dipendenti su www.lavoratorimw.it anche all&#8217;interno l&#8217;aria non è buona!”.</p>
<p><a href="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2012/05/uppleva.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5830" title="uppleva" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2012/05/uppleva.jpg" alt="" width="155" height="116" /></a>A contribuire alle difficoltà di Mediamarkt contribuisce il mercato, pare infatti che il colosso mondiale del Mobile Ikea entrerà nel mercato dell’elettronica di consumo. Il colosso dei mobili da montare lancierà il mobile Uppleva: nel pacco piatto anche smart tv LED, sistema audio, dvd-Blu ray e internet. Così, dopo avere conquistato la leadership mondiale fra i mobili, Ikea ha deciso di integrare l’offerta entrando nel mondo dell’elettronica di consumo. Un annuncio-bomba, quello del colosso svedese, da far tremare i polsi ai dirigenti delle grandi catene del settore. Di fatto sembra che l’allargamento dell’assortimento si applicherà a partire dal prossimo autunno nei PdV in Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Danimarca, Norvegia e naturalmente Svezia. Poi dalla primavera 2013, l’iniziativa sarà estesa agli store del gruppo in tutto il resto del mondo.</p>
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		<title>Che succede in  Despar Sadas?</title>
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		<pubDate>Sun, 06 May 2012 22:37:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Andrea Meneghini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non c’è pace per un’azienda operosa come Despar. Dopo le problematiche legate alla vicenda Aligrup, oggi brillantemente risolte con il comunicato stampa congiunto a Coop che risolve il problema con una partnership industriale, ottimo punto di arrivo di una Supercentrale che funziona oltre ai vantaggi determinati dalla concentrazione degliacquisti, si potrebbe trovare davanti ad un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2012/05/sadas.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5824" title="sadas" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2012/05/sadas.jpg" alt="" width="200" height="48" /></a>Non c’è pace per un’azienda operosa come Despar. Dopo le problematiche legate alla vicenda Aligrup, oggi brillantemente risolte con il comunicato stampa congiunto a Coop che risolve il problema con una partnership industriale, ottimo punto di arrivo di una Supercentrale che funziona oltre ai vantaggi determinati dalla concentrazione degliacquisti, si potrebbe trovare davanti ad un caso Sadas, la concessionaria Lombarda dell’insegna bolognese. A causa di una non felice situazione finanziaria potrebbe essere in vendita? A parte affermare che quasi tutti sono in vendita alle giuste condizioni, non esistono ad oggi voci sul mercato che possano condurre ad una tale determinazione, ma di voci il Gruppo lombardo ne catalizza più che altro per i ritardi con cui si stanno pagando i fornitori. Oggi, come si è scritto più volte, il vecchio vizio di farsi finanziare dall’industria non trova più la disponibilità della stessa, stritolata anche dalla difficoltà di accesso al credito, pertanto l’allungamento unilaterale dei pagamenti da parte del Trade provoca agitazione sul mercato ed alimenta voci preoccupanti.</p>
<p><a href="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2012/05/orsenigo.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5825" title="orsenigo" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2012/05/orsenigo.jpg" alt="" width="121" height="161" /></a>Dopo pochi mesi dalla scomparsa del fondatore del Gruppo Sadas, il famoso e rispettato Giancarlo Orsenigo, il Gruppo si trova di fronte a diversi problemi: molti fornitori avrebbero addirittura dismesso le somministrazioni, e voci raccontano del senso di vuoto che si ha percorrendo il deposito di Baruccana oramai vuoto a quanto pare, e con il cash di Varedo che sta procedendo a svendere la merce. Si era parlato tempo fa di un interesse di Unes (prima dell’accordo con Luigi Viale) chissà se l’interesse è sempre vivo? Molti si domandano cosa sia successo in questi anni a questa famosa azienda, un tempo ramificata su tutto il nord ovest con un nutrito gruppo di punti di vendita di proprietà e moltissimi affiliati. Proprio questi negli ultimi tempi hanno cambiato insegna dichiarando di essere stati vittime di alcuni disservizi, le voci parlano anche di sospensione di pagamenti di fatture a vantaggio del Cedi. Una cosa è certa: diverse aziende di assicurazione del credito non si sentono di assicurare Sadas, ma questo non vuole dire più di tanto se si considera che la stessa sorte (mancata assicurazione) ricade su altre imprese distributive blasonatissime del Veneto di altra insegna. Insomma Despar si ritrova a gestire un’altra patata bollente, riuscirà a risolverla con la stessa brillantezza di Aligrup con una soluzione interna a Centrale Italiana o addirittura interna all’insegna (partnership interna)?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>ATTENZIONE: Per evitare allarmismi infondati i commenti a questo articolo che fanno riferimento a licenziamenti, cassa integrazione, etc saranno approvati solo se recano riferimenti documentali (es: link a quotidiani o siti istituzioanli)<br />
La Redazione</strong></p>
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