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	<title>GDO News &#187; Risultati dei gruppi</title>
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	<description>Grande Distribuzione Organizzata Novità Analisi e Dibattiti</description>
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		<title>Selex: In crescita e rassicurazione di non appartenere a Finmeccanica</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Nov 2011 21:32:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Andrea Meneghini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Risultati dei gruppi]]></category>
		<category><![CDATA[Selex]]></category>

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		<description><![CDATA[Nonostante la crisi dei consumi, continua la crescita del Gruppo distributivo Selex. E’ quanto emerge dalla assemblea dei soci tenutasi qualche giorno fa, nel corso della quale sono stati esposti l&#8217;andamento 2011 ed i programmi 2012 e dati alla stampa tramite un comunicato ufficiale. L’assemblea ha commentato positivamente i dati Nielsen che evidenziano per Selex [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2011/11/selex.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4396" title="selex" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2011/11/selex.jpg" alt="" width="185" height="123" /></a>Nonostante la crisi dei consumi, continua la crescita del Gruppo distributivo Selex. E’ quanto emerge dalla assemblea dei soci tenutasi qualche giorno fa, nel corso della quale sono stati esposti l&#8217;andamento 2011 ed i programmi 2012 e dati alla stampa tramite un comunicato ufficiale. L’assemblea ha commentato positivamente i dati Nielsen che evidenziano per Selex una crescita del canale dettaglio (+6,8% gennaio/ottobre 2011 rispetto allo stesso periodo del 2010), del canale cash &amp; carry (+3,0% gennaio/settembre 2011) e del canale discount (+ 7,4% gennaio/settembre 2011 &#8211; fonte dati interni). Risultati positivi, soprattutto se confrontati con quelli dei mercati di riferimento, a conferma del dinamismo delle imprese socie del Gruppo Selex, espressione dell’imprenditoria della distribuzione italiana indipendente. GDONews, ad essere sinceri, non ha capito bene l’estrapolazione del dato appartenente al canale Discount, ipotizzando una crescita a parità di rete, dando per scontato che il calo di fatturato del segmento è certo rispetto allo scorso anno per l’uscita del Gruppo Lillo Spa ( Md Discount) dalla compagine di Trezzano sul Naviglio alla fine dello scorso anno. Ciò, ovviamente, non toglie nessun merito ad una Centrale che sta davvero brillando nel panorama distributivo nazionale. “Nonostante il diffuso e crescente indebolimento del potere d’acquisto dei nostri clienti – ha osservato il cav. Giovanni Pomarico, presidente di Selex – siamo soddisfatti dei risultati ottenuti nel 2011 e, in quanto imprenditori, guardiamo con fiducia ai prossimi mesi. Certo, le difficoltà non mancano, soprattutto per la flessione dei consumi che in certe aree geografiche, quali per esempio il Sud Italia, è decisamente consistente”. Nel corso dell’assemblea sono stati presentati i programmi per il 2012, durante il quale si prevede una crescita delle vendite del + 4,2%. Gli investimenti supereranno i 115 milioni di euro e saranno concentrati su 52 nuove aperture e 60 ristrutturazioni, con l’assunzione di circa 570 nuovi addetti. “Nel 2012 beneficeremo ancora dell&#8217;importante contributo delle nostre alleanze commerciali con la Centrale ESD Italia ed il nostro partner europeo, la Centrale EMD” ha aggiunto Riccardo Francioni, procuratore generale di Selex. Tra i programmi di Centrale per il 2012, l’innovazione dei formati distributivi e la ricerca di sinergie.</p>
<p>“Vogliamo consolidare la nostra posizione competitiva, aumentando efficienza e marginalità del punto di vendita – ha sottolineato Maniele Tasca, direttore generale di Selex – ma garantendo anche una spesa conveniente, di qualità ed attenta alle specifiche realtà territoriali, fattori di successo del nostro Gruppo”.</p>
<p>Nel frattempo, gli scandali che hanno avvolto il Gruppo Finmeccanica e la sua controllata Selex, hanno indotto i dirigenti della centrale alimentare di Trezzano sul Naviglio a fare una precisazione proprio in questi giorni sulle principali testate nazionali, spiegando che loro nulla hanno a che fare con l’omonima azienda parastatale, approfittando dell’investimento per ringraziare della fedeltà i propri consumatori e per rilanciare la conoscenza dei marchi territoriali appartenenti al Gruppo. Ben fatto.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Wal-Mart: crescono i costi e calano gli utili</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Nov 2011 22:36:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Alessandro Foroni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Retailer Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Risultati dei gruppi]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
		<category><![CDATA[Wal Mart]]></category>

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		<description><![CDATA[Wal-Mart ha riportato un calo del 2,8% negli utili del terzo trimestre mentre la debolezza economica degli Stati Uniti continua a pesare sulle operazioni domestiche del colosso della distribuzione, alle prese con costi più alti. Ciononostante le vendite di Wal-Mart sono aumentate, interrompendo una serie di cali nelle vendite a livello di negozi che durava [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2159" title="walmart" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2010/07/walmart.gif" alt="" width="145" height="62" />Wal-Mart ha riportato un calo del 2,8% negli utili del terzo trimestre mentre la debolezza economica degli Stati Uniti continua a pesare sulle operazioni domestiche del colosso della distribuzione, alle prese con costi più alti. Ciononostante le vendite di Wal-Mart sono aumentate, interrompendo una serie di cali nelle vendite a livello di negozi che durava da nove trimestri. L’azienda prevede inoltre che la crescita continui che le vendite nei negozi aperti da almeno un anno dovrebbero aumentare fino al 2% durante il quarto trimestre. “Lo slancio delle vendite ci mette in una posizione estremamente positiva per le prossime festività”, ha detto il ceo di Wal-Mart, Mike Duke. L’azienda sta “investendo sui prezzi bassi per le feste” ha sostenuto, intendendo che sta mantenendo i prezzi bassi aumentando però la pressione sui margini. Wal-Mart ha rialzato di quattro centesimi la parte basse della forchetta dei guadagni dell’intero anno, stimati ora in 4,45-4,51 dollari per azione contro il consensus di 4,50 dollari degli analisti. Wal-Mart prevede inoltre per il trimestre in corso utili da 1,42 a 1,48 dollari per azione, mentre gli analisti interpellati da Reuters si aspettano 1,45 dollari.<br />
La società di distribuzione più grande al mondo ha vinto la sfida contro il calo delle vendite mentre si alzavano i prezzi della benzina e la disoccupazione gravava sui suoi clienti meno abbienti. Wal-Mart ha dei formidabili avversari nelle catene discount e nei siti di shopping online come Amazon.<br />
“La sfida a cui stanno andando incontro è quella di ampliare la differenza di prezzo tra loro e gli avversari, ma è molto difficile perché questi ultimi sono molto agguerriti nelle loro strategie”, ha sostenuto Rocco Huang, professore di finanza presso l’Università del Michigan. Nel trimestre concluso il 28 ottobre Wal-Mart ha registrato un profitto di 3,34 miliardi, meno rispetto ai 3,44 miliardi dell’anno precedente. Gli utili per azione sono saliti da 95 a 96 centesimi per via della diminuzione del numero di azioni in circolazione. I risultati dell’ultimo trimestre incorporano una perdita di un penny per azione legati ad operazioni non ricorrenti, mentre il trimestre dell’anno precedente comprendeva un beneficio fiscale di cinque centesimi per azione. La proiezione di agosto di Wal-Mart era di un utile per azione variabile da 95 centesimi a un dollaro. Gli analisti si aspettavano invece utili di 98 centesimi per azione. Il fatturato è aumentato dell’8,1% a 110,23 miliardi di dollari, superiori ai 108,22 attesi dagli analisti interpellati da Reuters. Il margine operativo è calato invece dal 5,5% al 5,3% mentre il costo delle vendite ha sfiorato l’8,9%. Wal-Mart ha affermato che le vendite internazionali hanno sfiorato il 20 (15% a valuta costante), mentre il risultato operativo è aumentato del 14%. Le vendite degli Stati Uniti, a livello di stesso negozio ed escludendo i carburanti, sono aumentate fino all’1,3%.</p>
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		<title>Francia: Carrefour perde clienti e quote di mercato a discapito di Leclerc che cresce</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Oct 2011 23:11:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Andrea Meneghini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Carrefour]]></category>
		<category><![CDATA[Conad Leclerc]]></category>
		<category><![CDATA[Francia]]></category>
		<category><![CDATA[Ipermercati]]></category>
		<category><![CDATA[Risultati dei gruppi]]></category>

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		<description><![CDATA[Lars Oloffson, Ad del gruppo Carrefour, in una recente intervista ha fatto media culpa: “ Abbiamo voluto crescere troppo, e troppo in fretta” ed ancora “ abbiamo riparametrato la perdita del risultato operativo che dal 15% indicato a metà agosto viene oggi ricollocato tra il 15% ed il 20%&#8221;. Carrefour nel primo semestre ha infatti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2282" title="carrefour" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2010/09/carrefour.jpg" alt="" width="160" height="124" />Lars Oloffson, Ad del gruppo Carrefour, in una recente intervista ha fatto media culpa: “ Abbiamo voluto crescere troppo, e troppo in fretta” ed ancora “ abbiamo riparametrato la perdita del risultato operativo che dal 15% indicato a metà agosto viene oggi ricollocato tra il 15% ed il 20%&#8221;. Carrefour nel primo semestre ha infatti registrato una perdita netta di 249 milioni di euro e sebbene il fatturato del terzo trimestre del 2011 è rimasto stabile (+ 0,3%) pari a 22,8 miliardi di euro, le vendite nei supermercati ed ipermercati francesi, il mercato più importante del Gruppo, sono scese del 4,4%, anzi secondo Worldpanel Kantar ha addirittura perso quasi un milione di clienti nell’ultimo anno . Che cosa è successo? Sicuramente<span id="more-3827"></span> la congiuntura economica non aiuta proprio nessuno, ma in Francia gli insuccessi del Gruppo sono troppo evidenti, tanto che lo stesso Oloffson è arrivato ad ammettere che è possibile che la formula di Carrefour Planet non sia piaciuta ai clienti. Il vero problema pare essere la politica dei prezzi attuata dal gruppo francese negli ultimi anni, ritenuta “ex post” non di contenimento inflattivo. Di fatto, secondo Oloffson, la maturazione di Planet ancora non si è compiuta, ha spiegato che &#8220;[...] il processo è ancora a metà strada, e potrebbe essere possibile&#8221; secondo quanto dichiarato dall’Ad a Le Figarò “ che il consumatore abbia pensato che la ristrutturazione sia stata caricata sui prezzi”. Per risolvere il problema Carrefour sta attuando adesso una politica molto aggressiva con prezzi più bassi e meno attività promozionali. Si tratta di drastiche misure che, spiegano gli analisti, potrebbero avere un impatto significativo sui margini della Carrefour a breve termine, creando ripercussioni sui suoi titoli in borsa. Intanto chi invece sorride delle disgrazie altrui sembra essere Michel-Edouard Leclerc che è riuscito a mantenere la sua promessa: i prezzi sugli scaffali dei Punti Vendita Leclerc quest&#8217;anno non devono aumentare di oltre il 2% . Il Presidente ha ricordato che l&#8217;industria, a seguito dell’impennata delle materie prime, aveva chiesto un aumenti medi del 5,5%. Leclerc, noto per la sua durezza nei negoziati, aveva concordato un aumento medio limitato al 2,4%, e di fatto pare che solo Lactalis  non abbia ancora rinnovato l’accordo. Nel frattempo proprio grazie alla sua politica aggressiva Leclerc ha continuato a guadagnare quote di mercato, raggiungendo una quota del 17,4% ai primi di agosto, ovvero 0,6% di incremento in un anno. Recentemente lo stesso Gruppo ha pubblicato le vendite del mese scorso ed ha fatto notare che sono aumentate del 8,06% pari a 2,6 miliardi di euro, carburante escluso. Pertanto dall&#8217;inizio dell&#8217;anno la crescita è stata 5,32% ovvero sopra l&#8217;obiettivo del 5% fissata da Michel-Edouard Leclerc nell’anno in corso.</p>
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		<title>Inchiesta sui prezzi 2011 di Altroconsumo: nuovi protagonisti</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Oct 2011 22:28:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Alessandro Foroni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Altroconsumo]]></category>
		<category><![CDATA[Economia e mercato]]></category>
		<category><![CDATA[Risultati dei gruppi]]></category>

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		<description><![CDATA[Anche quest&#8217;anno l’indagine su supermercati, ipermercati e discount di Altroconsumo ha fotografato le dinamiche concorrenziali in 61 città, registrando 887 mila prezzi di 108 categorie merceologiche in 949 punti vendita. La novità forse più evidente di quest’anno è che quasi nessuna catena della grande distribuzione offre più gli stessi prezzi su tutto il territorio nazionale. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1315" title="altroconsumo" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2009/10/altroconsumo.jpg" alt="" width="150" height="157" />Anche quest&#8217;anno l’indagine su supermercati, ipermercati e discount di Altroconsumo ha fotografato le dinamiche concorrenziali in 61 città, registrando 887 mila prezzi di 108 categorie merceologiche in 949 punti vendita. La novità forse più evidente di quest’anno è che quasi nessuna catena della grande distribuzione offre più gli stessi prezzi su tutto il territorio nazionale. Cioè, maggiore è la concorrenza, migliori sono le offerte proposte al consumatore.<br />
La spesa media per famiglia è di 6.300 euro all’anno, ma dove esiste la concorrenza tra punti vendita si risparmiano in media 700 euro all’anno. È il primo dato che salta all’occhio sfogliando l’inchiesta di Altroconsumo sui supermercati più e meno cari d’Italia. Un esempio? La concorrenza tra insegne favorisce in particolare gli abitanti di Alessandria: scegliendo gli stessi prodotti al prezzo più competitivo, per loro è possibile risparmiare addirittura 1.310 euro all’anno.<br />
Tra le altre grandi città dove la concorrenza tra catene favorisce l’abbassamento dei prezzi (e il risparmio delle famiglie) ci sono anche<span id="more-3715"></span> Firenze, Pesaro, Modena, La Spezia, Arezzo e Milano. In questi centri si possono ottenere risparmi ben superiori ai mille euro: 1.622 euro per Firenze, 1.267 per Rimini, 1.214 per Milano e 1.204 per Verona. Di contro, l’indice minimo più alto è stato riscontrato a Messina: qui tutti i punti vendita praticano prezzi superiori alla media nazionale e le possibilità di risparmio non raggiungono i 300 euro. Come si vede, se il risparmio è di casa al Nord, è invece al Sud, dove la concorrenza fra insegne è meno forte, che si concentrano i punti vendita meno convenienti. Verona conquista la palma della città più conveniente d’Italia, dove è possibile trovare il supermercato dove fare la spesa-tipo al prezzo più contenuto in assoluto. Seguono Pisa e Firenze. Interessante balzo in avanti rispetto all&#8217;anno scorso di Napoli, tredicesima in classifica e prima città del Sud per risparmio. Ma il Mezzogiorno d’Italia si conferma comunque avido di dinamiche concorrenziali e con livelli di prezzo più cari della media in particolare per Calabria, Sardegna e Sicilia (vedi tabella in fondo all&#8217;articolo).<br />
L’indagine di Altroconsumo suggerisce anche come risparmiare all’interno di ogni singolo punto vendita. Le offerte promozionali sui prodotti di marca consentono di risparmiare in media il 23%, percentuale che sale al 38% se si scelgono confezioni a marchio commerciale, sino al 42% per quelli a primo prezzo. Supera anche il 50% il risparmio possibile se si sceglie l’hard discount.<br />
E la sfida tra i diversi gruppi? Secondo Altroconsumo quest&#8217;anno approdano alla vetta gli IperGalassia (Commerciale Brendolan &#8211; Selex), ed un gradino sotto troviamo gli U2 di Unes (Gruppo Finiper). La novità che rende la competizione più frizzante sono proprio loro: supermercati anche di piccole e medie dimensioni, con una strategia di prezzi<img class="alignleft size-full wp-image-3720" title="class-ins" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2011/10/class-ins-e1317581869664.jpg" alt="" width="250" height="179" /> competitivi soprattutto sul prodotto di marca. Insieme a questi primi due gruppi troviamo appena sotto la vetta Iper, Panorama ed Esselunga. Seguono Iper Simply, Ipercoop, Leclerq Conad, Auchan, Pam, Iperfamila, Bennet e Alì. Quello che salta subito all&#8217;occhio è l&#8217;eccezzionale performance che stanno avendo le associate Selex: la politica estremamente aggressiva sui prezzi e l&#8217;alta pressione promozionale sta portando risultati e ha permesso  al <a href="http://www.gdonews.it/2011/07/selex-vola-a-78-nei-primi-cinque-mesi-dellanno.html" target="_blank">gruppo di crescere nei primi 5 mesi del 7,8%</a>. Questo 2011 ci sta quindi svelando nuovi protagonisti nella competitività oltre i soliti noti Coop, Esselunga, e Conad Leclerc.<br />
L’indagine di Altroconsumo ha stilato anche la classifica dei prodotti di largo consumo che sono rincarati di più negli ultimi dieci anni, da quando cioè esiste l’euro. La palma d’oro dei rincari se l’aggiudicano farina e olio non di oliva, che in appena un decennio hanno visto schizzare all’insù i prezzi del 50%. Seguono pasta e pane, poi frutta fresca e tonno in scatola. Tra i prodotti che sono aumentati di meno ci sono le carni suine (+6,7%) e i gelati (+9,3%). La media si attesta al +21% in dieci anni. Non male&#8230;</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-3717" style="border-style: initial; border-color: initial;" title="class-citta" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2011/10/class-citta.jpg" alt="" width="276" height="1050" /></p>
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		<title>Tesco getta la spugna in Giappone: vende tutto</title>
		<link>http://www.gdonews.it/2011/09/tesco-getta-la-spugna-in-giappone-vende-tutto.html</link>
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		<pubDate>Fri, 30 Sep 2011 08:48:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Alessandro Foroni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Inghilterra]]></category>
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		<category><![CDATA[Strategie dei gruppi]]></category>
		<category><![CDATA[Tesco]]></category>

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		<description><![CDATA[Tesco venderà le sue attività in Giappone. &#8220;Avendo compiuto numerosi sforzi in Giappone ci siamo resi conto che non avremmo potuto mettere a segno grandi successi nel Paese&#8221;, ha motivato il Chief Executive Officer Philip Clarke. Il gruppo ha riferito che condurrà nei prossimi mesi un processo di vendita formale. L&#8217;attività in Giappone è la minore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3646" title="tescojp" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2011/09/tescojp.jpg" alt="" width="216" height="142" />Tesco venderà le sue attività in Giappone. &#8220;Avendo compiuto numerosi sforzi in Giappone ci siamo resi conto che non avremmo potuto mettere a segno grandi successi nel Paese&#8221;, ha motivato il Chief Executive Officer Philip Clarke. Il gruppo ha riferito che condurrà nei prossimi mesi un processo di vendita formale. L&#8217;attività in Giappone è la minore tra le altre internazionali di Tesco, ha spiegato il gruppo, che gestisce 129 punti vendita minori nell&#8217;area circostante Tokyo. Clarke ha aggiunto che la società è interessata a espandere le sue attività maggiori in Asia, che le offrono un buon ritorno e che sono in continua crescita.<br />
L&#8217;annuncio di Tesco circa l&#8217;intenzione di cedere le attività in Giappone potrebbe costituire il primo passo verso un approccio più realistico nei confronti delle attività oltreoceano.<br />
Tesco ha ammesso di non essere riuscita a conseguire i progressi sperati in Giappone e di voler pertanto<span id="more-3645"></span> abbandonare il mercato del Paese. Questa motivazione è interessante soprattutto se si prende in considerazione il fatto che anche le attività del gruppo negli Usa non assistono a un forte sviluppo.<br />
Secondo Shore Capital l&#8217;annuncio di Tesco circa la cessione delle attività in Giappone è rilevante dal &#8220;punto di vista simbolico e direzionale&#8221;. &#8220;La decisione dovrebbe dare al gruppo il messaggio che il Ceo Philip Clarke cercherà di creare un modello di crescita sostenibile e bilanciato&#8221;, spiega Shore, che accoglie favorevolmente la notizia, pur non considerandola più di tanto una sorpresa. L&#8217;impatto finanziario del ritiro dal Paese dovrebbe essere minimo.</p>
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		<title>Carrefour sempre più in difficoltà: riviste le previsioni di crescita e strategia commerciale</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Sep 2011 22:53:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Alessandro Foroni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Carrefour]]></category>
		<category><![CDATA[Economia e mercato]]></category>
		<category><![CDATA[Francia]]></category>
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		<description><![CDATA[Carrefour, il secondo maggiore gruppo mondiale della grande distribuzione, chiuderà in rosso il 2011. Il retailer francese ha registrato una perdita netta di 249 milioni di euro nel primo semestre dell&#8217;anno: un risultato pessimo se confrontato con l&#8217;utile di 97 milioni di euro dello stesso periodo dello scorso anno. Questo risultato ha costretto il Gruppo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2282" title="carrefour" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2010/09/carrefour.jpg" alt="" width="200" height="155" />Carrefour, il secondo maggiore gruppo mondiale della grande distribuzione, chiuderà in rosso il 2011. Il retailer francese ha registrato una perdita netta di 249 milioni di euro nel primo semestre dell&#8217;anno: un risultato pessimo se confrontato con l&#8217;utile di 97 milioni di euro dello stesso periodo dello scorso anno.<br />
Questo risultato ha costretto il Gruppo a rivedere al ribasso l&#8217;outloook sull&#8217;utile operativo per il 2011, tagliando le sue stime del 15%. Anche la politica di riduzione dei prezzi, che il retailer ha avviato per invertire la perdita di quote di mercato in Francia e in Europa, peserà sui conti alla fine dell&#8217;anno. &#8221;Carrefour ha registrato<span id="more-3409"></span> una crescita delle vendite nel primo semestre 2011, grazie ai mercati emergenti, ma i risultati non sono stati soddisfacenti, con una performance deludente della Francia e di importanti spese non correnti&#8221;, ha dichiarato l&#8217;amministratore delegato del Gruppo, Lars Olofsson. Il fatturato è infatti in lieve aumento a 39,6 miliardi di euro, da 38,71 miliardi dello stesso periodo dello scorso anno. Nel primo semestre il risultato operativo corrente è diminuito del 22% a 772 milioni di euro. Tale risultato &#8220;riflette principalmente la prestazione negativa della Francia, della Grecia e dell&#8217;Italia&#8221;, ha spiegato Olofsson. I risultati di questi primi sei mesi sono stati influenzati da spese non correnti di 884 milioni di euro, di cui 516 milioni di euro di oneri da deprezzamento dell&#8217;attivo e 490 milioni di euro di oneri fiscali. Di questi ultimi, 268 milioni sono stati accantonati in scorte eccezionali per il rischio fiscale in Spagna, ha precisato il Gruppo.<br />
Olofsson ha annunciato il lancio di una nuova strategia aziendale. &#8220;Abbiamo preparato un nuovo piano di azione che implica una nuova strategia commerciale in Francia per tornare competitivi e aumentare le presenze nei nostri supermercati e per allinearci alle esigenze di un contesto economico sempre piú insidioso&#8221;.</p>
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		<title>Selex vola a +7,8% nei primi cinque mesi dell&#8217;anno</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Jul 2011 22:26:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Alessandro Foroni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Risultati dei gruppi]]></category>
		<category><![CDATA[Selex]]></category>

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		<description><![CDATA[Selex continua a crescere anche nel 2011. Dopo aver chiuso l&#8217;esercizio 2010 con un aumento a rete complessiva del + 6,7%, anche nei primi mesi di quest&#8217;anno l&#8217;andamento si conferma piu&#8217; che positivo. Da gennaio a fine maggio 2011, infatti, le Imprese del Gruppo hanno realizzato una crescita del + 3,2% del fatturato a rete [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1520" title="selex" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2010/01/selex.jpg" alt="" width="200" height="124" />Selex continua a crescere anche nel 2011. Dopo aver chiuso l&#8217;esercizio 2010 con un aumento a rete complessiva del + 6,7%, anche nei primi mesi di quest&#8217;anno l&#8217;andamento si conferma piu&#8217; che positivo. Da gennaio a fine maggio 2011, infatti, le Imprese del Gruppo hanno realizzato una crescita del + 3,2% del fatturato a rete costante e del + 7,8% considerando lo sviluppo ( maggio 2011).<br />
Una crescita che ha consentito a Selex di consolidare la sua quota di mercato che, a gennaio 2011, ha raggiunto il 10% (Fonte: Symphony IRI, canali iper-super-superettes-cash&amp;carry), rafforzando cosi&#8217; la sua posizione di terzo retailer nazionale. I dati dei primi mesi dell&#8217;anno sono stati<span id="more-3170"></span> presentati in occasione dell&#8217;Assemblea Generale del Gruppo svoltasi a Londra dal 22 al 24 giugno, insieme ai risultati di chiusura dell&#8217;esercizio 2010, che hanno confermato un fatturato al consumo pari a 8.720 milioni di euro, con risultati positivi in tutti i canali di vendita. Nel corso dell&#8217;Assemblea, sono stati presentati anche i risultati della marca commerciale che, in crescita nei primi mesi dell&#8217;anno del + 17,3%, e&#8217; sempre piu&#8217; apprezzata e risulta determinante nella difesa del potere d&#8217;acquisto dei consumatori. &#8220;Questi dati confermano l&#8217;apprezzamento per la politica commerciale delle Imprese del Gruppo, sempre attente al territorio, alla qualita&#8217; ed al bisogno di risparmio dei consumatori &#8211; commenta Giovanni Pomarico, Presidente di Selex &#8211; Non nascondiamo comunque preoccupazione per l&#8217;andamento generale dei consumi, sia nel breve che nel medio periodo, soprattutto per il perdurare dell&#8217;assenza di politiche di sostegno alle famiglie&#8221;. Relativamente ai programmi per l&#8217;anno in corso, oltre a sottolineare le nuove aperture del 2011, compreso il raggiungimento del 200 Famila, Riccardo Francioni e Maniele Tasca,	rispettivamente Procuratore e Direttore Generale di Selex, hanno ribadito l&#8217;importanza di proseguire nel lavoro di adattamento dei formati e degli assortimenti alle singole realta&#8217; territoriali e dell&#8217;affiancamento alla tradizionale attivita&#8217; promozionale di iniziative sempre piu&#8217; mirate, per aumentare la soddisfazione della clientela e la fedelta&#8217; al punto di vendita. Infine, grande attenzione e&#8217; stata posta ai numerosi progetti avviati dal Gruppo Selex in questi ultimi anni con l&#8217;obiettivo di trovare sinergie d&#8217;acquisto e recuperare efficienza nell&#8217;ambito della gestione.</p>
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		<title>Dati Coop 2010:cresce grazie alle nuove aperture, ma è crisi del canale Ipercoop. Ottima performance Private Label</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Jun 2011 22:04:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Andrea Meneghini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Coop Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Risultati dei gruppi]]></category>

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		<description><![CDATA[Qualche giorno fa si è tenuta l&#8217;Assemblea di Coop Italia a Torino inserita quest&#8217;anno nell&#8217;evento &#8221;La Coop ha i secoli contati dal 1854 al 2011 e oltre&#8221; con la partecipazione dell’economista francese Jean Paul Fitoussi, del neo vice sindaco di Milano Tito Boeri e Giuliano Poletti Presidente della Legacoop. In questa occasione sono stati presentati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-668" title="coop" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2009/02/coop-300x195.jpg" alt="" width="210" height="137" />Qualche giorno fa si è tenuta l&#8217;Assemblea di Coop Italia a Torino inserita quest&#8217;anno nell&#8217;evento &#8221;La Coop ha i secoli contati dal 1854 al 2011 e oltre&#8221; con la partecipazione dell’economista francese Jean Paul Fitoussi, del neo vice sindaco di Milano Tito Boeri e Giuliano Poletti Presidente della Legacoop. In questa occasione sono stati presentati i numeri di Coop dell’anno 2010 che hanno messo in evidenza una serie di concetti: prima di tutto il gruppo di Casalecchio di Reno si conferma primo gruppo della grande distribuzione italiana aumentando la propria quota di mercato arrivando al 18,3% (+0,2% rispetto al 2009) con 12,9 i miliardi di fatturato (+1,1%) ma anche con un margine operativo netto delle grandi cooperative di un critico 0,7%. Nel corso del 2010 i punti vendita di Coop sono diventati 1444 (37 nuove aperture) e si conferma l&#8217;aumento<span id="more-3068"></span> della base sociale (oltre 7 milioni e 400.000 i soci, + 3% rispetto al 2009). &#8221;Sono risultati tutt&#8217;altro che scontati &#8211; sostiene Tassinari &#8211; che si collocano in un contesto di grande difficoltà per le famiglie e per le imprese. Per la prima volta si registra uno stop nel processo di sviluppo e investimento della distribuzione moderna nel nostro Paese&#8221;. I dati del prodotto a marchio raggiungono i 2,7 miliardi euro di fatturato, con una quota complessiva che supera il 25% sul totale alimentari &#8211; una quota più europea che italiana (dove le private label sono al 15%). Buoni sono stati i risultati di Coop Voce, la telefonia mobile di Coop, che ha raggiunto 640.000 attivazioni nel 2010. Sempre nel corso del 2010 e&#8217; cresciuta la diffusione di Coop Salute, con 102 corner, 80 milioni di euro di fatturato e un risparmio per il consumatori di circa il 27%, rispetto ai prezzi medi praticati in farmacia. &#8221;Questi dati testimoniamo il valore di un processo di liberalizzazione che in Italia e&#8217; stato appena avviato &#8211; continua Tassinari -. In particolare in relazione alla questione della liberalizzazione dei farmaci che viene spacciata come un favore alle Coop, voglio solo ricordare che, oltre ai nostri corner e ai 300 nuovi posti di lavoro da noi creati per altrettanti farmacisti, dal 2006 ad oggi sono state aperte oltre 3500 nuove parafarmacie generando oltre 7400 nuovi posti di lavoro&#8221;. Tutto fa pensare che il 2011 sara&#8217; come il 2010 un anno difficile. Le vendite della distribuzione moderna segnalano un + 1% a rete corrente e un &#8211; 1,2% a rete omogenea. &#8221;La contrazione delle vendite persiste &#8211; sostiene ancora Tassinari -, si avverte di piu&#8217; sul canale ipermercati e, in particolare, per il peso particolare dei non alimentari che soffrono ancora di piu&#8217; della crisi dei consumi (-6,7% a rete omogenea nella distribuzione moderna i primi 5 mesi dell&#8217;anno). Sarebbe opportuno che il Governo mettesse in campo misure per la ripresa e per il rilancio dei consumi, cosi&#8217; come altri Paesi pur in difficolta&#8217; hanno fatto: gli Stati Uniti, la Germania, la Francia. Non andrebbero certo in questa direzione ipotesi di aumento dell&#8217;Iva sui prodotti alimentari e di largo consumo. Se si facesse cosi&#8217; si otterrebbe al contrario un ulteriore effetto depressivo soprattutto nei confronti delle famiglie meno abbienti con una spinta inflattiva pericolosa. Impatto che, sulla spesa delle famiglie, viene valutato fra i 6 e gli 11 miliardi di euro&#8221;.</p>
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		<title>In stallo il fatturato di Coop Estense: +3% a rete corrente. E sul futuro? alcune indiscrezioni</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Jun 2011 23:45:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Andrea Meneghini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Coop Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Risultati dei gruppi]]></category>

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		<description><![CDATA[Si è svolta qualche giorno fa l’Assemblea Generale dei Delegati di Coop Estense, terza cooperativa di consumo italiana per fatturato, presente nelle province di Modena, Ferrara, in Puglia e Basilicata con 59 punti vendita che ha avuto all’ordine del giorno l’approvazione del bilancio 2010. In un contesto nazionale caratterizzato dal perdurare della crisi economica ed [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1375" title="coop-estense" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2009/11/coop-estense.jpg" alt="" width="200" height="129" />Si è svolta qualche giorno fa l’Assemblea Generale dei Delegati di Coop Estense, terza cooperativa di consumo italiana per fatturato, presente nelle province di Modena, Ferrara, in Puglia e Basilicata con 59 punti vendita che ha avuto all’ordine del giorno l’approvazione del bilancio 2010.<br />
In un contesto nazionale caratterizzato dal perdurare della crisi economica ed occupazionale, che ha generato pesanti ripercussioni sui redditi delle famiglie italiane come confermato dall’ultimo rapporto Istat, Coop Estense ha chiuso il 2010 con un bilancio in leggero positivo arrivando ad un fatturato di 1 miliardo e 377 milioni di euro di vendite  e con incrementi del 3% sull’anno precedente, grazie principalmente all’integrazione della rete<span id="more-3021"></span> ex-Carrefour in Puglia e Basilicata, acquisita e ristrutturata nel 2009, quindi un risultato difficile, nonostante la crescita della base sociale, che a fine 2010 conta 630.682 Soci (+ 3,6% sul 2009).<br />
“Le straordinarie difficoltà a cui gli italiani sono stati sottoposti anche nel 2010 – commenta Mario Zucchelli, presidente di Coop Estense – hanno spinto il Consiglio di Amministrazione della cooperativa a sostenere con rinnovata forza la propria missione di tutela dei redditi attraverso la scelta strategica di destinare tutti gli utili commerciali alla convenienza, con investimenti sul fronte di una costante riduzione dei prezzi di vendita e di una</p>
<div id="attachment_3025" class="wp-caption alignleft" style="width: 221px"><img class="size-full wp-image-3025" title="grandemilia" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2011/06/grandemilia.jpg" alt="" width="211" height="200" /><p class="wp-caption-text">Ipercoop Grandemilia</p></div>
<p>forte spinta promozionale. Scelte coraggiose i cui effetti sono stati determinanti nel produrre un generale abbattimento dei prezzi dei beni di consumo, stimato in un calo che va dal 3 al 5% nei territori in cui la cooperativa è presente”. I metodi per tenere in piedi i fatturati non hanno potuto prescindere dalla fortissima pressione promozionale che ha inevitabilmente portato ad un abbassamento dello scontrino medio di un 5% rispetto al 2009, ed attraverso una fortissima compressione della marginalità sui prodotti a marca commerciale.<br />
Nel dettaglio regionale, in Emilia, gli andamenti delle reti modenese e ferrarese sono in linea con lo scorso anno, infatti il leggero calo di consumi alimentari viene compensato da un aumento delle vendite nel non food.<br />
In questa situazione anche la possente Coop Estense inizia a farsi domande sul domani, se la stagnazione perdura come si potrà continuare a dominare la scena del mercato con un competitor come Conad così minaccioso?<br />
Coop Estense da anni mostra la sua insofferenza nei confronti del Distretto Adriatico a cui appartiene, da qualche tempo ci sono voci secondo le quali vorrebbe allontanarsi dallo stesso per unirsi alla Coop Nord Est, però secondo altri si parlerebbe addirittura di una unione delle cooperative oggi appartenenti al Distretto in un unico soggetto, magari non subito. Sicura però è una cosa: la sana sfida con i cugini del mondo Conad nel modenese tocca alti livelli di competitività, ed oggi il vento soffia verso questa seconda direzione secondo i numeri di IRI.</p>
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		<title>I segreti di Wal Mart e i problemi legati alla globalizzazione</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Jun 2011 23:44:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Alessandro Foroni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Risultati dei gruppi]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
		<category><![CDATA[Wal Mart]]></category>

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		<description><![CDATA[Walmart, la più grande società di distribuzione al mondo, ha tenuto la sua assemblea annuale il 3 giugno. Il suo bilancio è sicuramente un buon indicatore per comprendere l’economia mondiale e in particolare le economie emergenti. Il colosso dell’Arkansas continua a realizzare il grosso delle proprie attività negli Stati Uniti – 309 miliardi di dollari su [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3031" title="wmchina" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2011/06/wmchina.jpg" alt="" width="210" height="157" />Walmart, la più grande società di distribuzione al mondo, ha tenuto la sua assemblea annuale il 3 giugno. Il suo bilancio è sicuramente un buon indicatore per comprendere l’economia mondiale e in particolare le economie emergenti. Il colosso dell’Arkansas continua a realizzare il grosso delle proprie attività negli Stati Uniti – 309 miliardi di dollari su un totale di 419. Le cose però non vanno granché bene. Sul mercato americano nel primo trimestre dell’anno le vendite nei supermercati aperti da almeno un anno sono diminuite per l’ottavo trimestre consecutivo. I prezzi della benzina aumentano e i consumatori americani preferiscono gli esercizi commerciali più vicini, piuttosto che andare in macchina nei supermercati di Walmart (storia già vissuta in Italia).<br />
La storia è diversa nei BRIC (acronimo che indica le quattro economie con il più alto potenziale di crescita Brasile, Russi, India e Cina), dove il numero di supermercati è quadruplicato dal 2005, da meno di 200 (4,2% del totale mondiale) a più di<span id="more-3030"></span> 800 attualmente (9,7%). Ma i BRIC sono diversi tra loro e Walmart lo ha presto appreso. Iniziamo dai due in cui è malapena presente.<br />
In India le catene straniere non possono operare, se non come soci di minoranza in joint venture che possono vendere soltanto all’ingrosso. Non a caso la grande distribuzione organizzata vale meno del 5% del mercato, rispetto a circa 1/3 in Brasile e più dell’80% negli Stati Uniti. Dopo due anni di preparazione, il primo Bharti Walmart è stato aperto nel 2009, seguito da altri 4 nel 2011 – e altri 10/12 sono previsti nei prossimi 12 mesi. In più sta apparentemente negoziando con un secondo gruppo indiano, Future, che già opera un insieme di attività commerciali (supermercati ma anche shopping malls e negozi d’abbigliamento) per aprire altri punti vendita. Ma un sacco rimane da fare, in particolare per mettere in piedi la logistica, assicurare la catena del freddo e migliorare la qualità dei fornitori locali.<br />
La relazione di bilancio glissa sulla Russia, dove Walmart, invece di crescere organicamente, era pronto ad acquisire una delle catene locali come Kopeika invano. Vistasela gli è stata soffiata sotto il naso da X5 Retail Group, così Walmart ha gettato la spugna a fine 2010 ed ha chiuso il proprio ufficio a Mosca. In buon compagnia, dato che anche Carrefour si ritirò nel 2009 mentre IKEA aspetta da anni l’autorizzazione per aprire due esercizi a Samara e Ufa, anche se altri, come Metro e Auchan, sembrano avere maggior successo nel navigare i mari perigliosi della burocrazia russa.<br />
In realtà le cose non vanno tanto bene neppure in Cina, dove Walmart ha continuato a perdere per oltre 12 anni prima di riuscire finalmente a realizzare dei profitti nel 2008. Certo il fatturato cresce a tassi a due cifre, ma le vendite sono state nel 2010 di 7,5 miliardi di dollari, un modesto 1,8% del totale mondiale. Soprattutto, il mercato cresce ancora più rapidamente e la quota di Walmart rimane modesta, una novità per la società americana che è abituata ad essere il leader, non certo l’inseguitore.<br />
A rendere le cose più complicate, Walmart sta perdendo alcuni dei suoi principali manager, per esempio due vice-presidenti qualche giorno fa. In più, come osservano i lettori dell’Economist in reazione ad un recente articolo, non è raro assistere a campagne nella stampa cinese che accusano Walmart e altri supermercati di fare profitti eccessivi, mentre le autorità tendono a favorire le catene locali nell’assegnare i permessi per costruire nuovi supermercati.<br />
Per fortuna il Brasile riesce a far tornare il sorriso ai manager di Walmart. Dopo 15 anni di presenza e due acquisizioni (Bompreço nel Nordest e Sonae nel Sud), è la terza catena più grande, dopo Pão de Açucar (controllato pareticamente dai francesi di Casino e dalla famiglia Diniz) e Carrefour dopo la energica cura di Duran. Nel 2011 Walmart Brasil ha intenzione d’investire quasi 600 milioni di euro per inaugurare 80 nuovi supermercati, che dovrebbero creare 7 mila nuovi posti di lavoro, oltre a 20 mila indiretti.<br />
Oltre che vendere, in Asia Walmart compra anche un sacco di prodotti. In Cina c’è un Global Procurement Office da febbraio 2002, mentre Bangalore coordina tutti gli acquisti nel sub-continente indiano e sorveglia il rispetto di standard etici nelle fabbriche di sub-fornitori in Sri Lanka.<br />
Una società così grande può influenzare il contesto in cui opera anche in altre forme. Per esempio mentre in Cina Walmart porta il proprio contributo alla costruzione di una “società armoniosa” (lo slogan dei dirigenti di Pechino), in Brasile mette in risalto il proprio lavoro con le banche alimentari che distribuiscono “agli affamati” cibo commestibile che non soddisfa però “i severi standard di vendita”. Un altro aspetto affascinante è come Walmart, e ovviamente altre grandi multinazionali, creino un modello internazionale di dirigenza e pertanto di élite globale. Ed Chan è originario di Taiwan e dirigeva le operazioni cinesi della catena Dairy Farm, dopo aver lavorato per McKinsey a San Francisco e Hong Kong e per Bertelsmann in Asia. Raj Jain in compenso prima di dirigere Walmart in India lavorava proprio in Cina, sia per Walmart International sia per Whirlpool. Infine Marcos Samaha ha fatto tutta la sua carriera in Walmart, soprattutto in Brasile, ma anche in America Centrale. Tutti e tre hanno credentials accademiche scintillanti – rispettivamente la Sloan School of Management di Mit, la Kellogg School of Business di Northwestern e Insead.<br />
Insomma, la strada dei Bric non è lastricata d’oro neppure per Walmart, che pure è una società tanto importante e potente da essere presa di solito di mira dai critici della globalizzazione come troppo potente. I concorrenti locali sono spesso più veloci e flessibili come capita a tutti i colossi che entrano nei meandri dei mercati locali. I mercati tendono a diventare più concentrati, anche se rimangono più polverizzati che in Occidente – per esempio in Brasile i 50 maggiori gruppi rappresentano appena il 64% delle vendite totali, mentre in Europa la quota dei cinque principali tocca facilmente il 70/80%. Il commercio elettronico avanza – in Cina oltretutto Walmart ha appena comprato una partecipazione in 360Buy, la principale catena online per l’elettronica. Tutti sviluppi che le imprese italiane devono tenere sott’occhio se vogliono appoggiarsi su Walmart per vendere nei BRIC.</p>
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