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	<title>GDO News &#187; Prospettive della GDO</title>
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	<description>Grande Distribuzione Organizzata Novità Analisi e Dibattiti</description>
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		<title>Manovra Monti: si prospettano buone opportunità per la GDO</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Dec 2011 22:48:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Alessandro Foroni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e mercato]]></category>
		<category><![CDATA[Farmaci]]></category>
		<category><![CDATA[Prospettive della GDO]]></category>

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		<description><![CDATA[La manovra economica varata dal governo Monti, ad una prima analisi necessariamente superficiale, sembra portare buone notizie per la grande distribuzione. I punti che vanno a toccare il mondo del retail sono diversi. DEDUCIBILITA’ DELL’IRAP Il costo del lavoro è una delle voci più importanti nei bilanci delle imprese distributive, e negli ultimi anni nessuno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-4511" title="monti" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2011/12/monti.jpg" alt="" width="240" height="180" />La manovra economica varata dal governo Monti, ad una prima analisi necessariamente superficiale, sembra portare buone notizie per la grande distribuzione. I punti che vanno a toccare il mondo del retail sono diversi.</p>
<p>DEDUCIBILITA’ DELL’IRAP</p>
<p>Il costo del lavoro è una delle voci più importanti nei bilanci delle imprese distributive, e negli ultimi anni nessuno come il mondo del retail, facendo i conti con la crisi dei consumi, ha dovuto sacrificare il lavoro per far tornare i conti. Questa notizia è quindi molto buona: le imprese potranno dedurre dall&#8217;Ires e dall&#8217;Irpef la quota di Irap &#8220;relativa alla quota imponibile delle spese per il personale dipendente e assimilato&#8221;. Verranno quindi liberate risorse che potranno essere destinate alle aree critiche dei budget.</p>
<p>LIBERALIZZAZIONE DELLA VENDITA DEI FARMACI DI FASCIA C</p>
<p>Il governo ha deliberato anche il definitivo via alla vendita dei farmaci di fascia C, quelli a pagamento ma per i quali è richiesta la ricetta del medico, anche nelle parafarmacie. Tale vendita dovrebbe essere definita – si leggeva in una bozza circolata nel pomeriggio di domenica &#8211; &#8220;nell&#8217;ambito di un apposito reparto delimitato, rispetto all&#8217;area commerciale, da strutturare in grado di garantire l&#8217;inaccessibilità dei farmaci da parte del pubblico e del personale non addetto, negli orari sia di apertura che di chiusura al pubblico&#8221;. A questo punto si assottigliano ancora di più le differenze tra una farmacia tradizionale e una parafarmacia, favorendo lo sviluppo dei reparti parafarmaceutici nella GDO.</p>
<p>UTILI REINVESTITI</p>
<p>E’ stato previsto dal Governo anche un meccanismo di fiscalità di vantaggio per quelle aziende che non distribuiscono gli utili o che portano nuove risorse reinvestendole nell’azienda. Questo meccanismo si rivelerà molto positivo per i gruppi nell’ambito dello sviluppo.</p>
<p>LIBERALIZZAZIONE ORARI E NUOVE APERTURE</p>
<p>Si è parlato in questi giorni anche della possibilità di una forte deregulation degli orari di apertura dei negozi, non più vincolata alla presenza degli esercizi nelle località turistiche o città d&#8217;arte. Ma soprattutto, in linea con la disciplina Ue, si parlava della possibilità che «costituisce principio generale dell&#8217;ordinamento nazionale, la libertà di apertura di nuovi esercizi commerciali sul territorio senza contingenti, limiti territoriali o altri vincoli di qualsiasi altra natura». Al momento in cui scriviamo però non abbiamo ancora notizie precise. Questo punto sarà comunque quello che più inciderà sul futuro della GDO, dando nuovo slancio agli investimenti, spazzando via in un colpo solo tutti gli ostacoli alla vera concorrenza in molte aree del paese, rivelandosi un ottimo affare anche e soprattutto per i consumatori. Sicuramente le polemiche non mancheranno, specialmente nell’ambito della liberalizzazione degli orari, ma nel concreto, dal nostro punto di vista, si apre un mercato enorme per la distribuzione in generale.</p>
<p>Complessivamente quindi la manovra porta, combinando gli effetti positivi dei vari provvedimenti, soprattutto buone notizie per il mondo retail italiano, aprendo nuove prospettive che raramente si presentono, in queste dimensioni, in paesi economicamente sviluppati.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Nuovo concept di vendita di Coop Adriatica: all’insegna dell’innovazione e del rispetto dell’ambiente.</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Sep 2011 22:50:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Andrea Meneghini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Coop Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Nuove Aperture]]></category>
		<category><![CDATA[Prospettive della GDO]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 22 settembre è stato inaugurato il primo supermercato ecologico di Coop Adriatica. La Cooperativa in un comunicato stampa ha spiegato che con “2,6 milioni di investimenti rappresenta il nuovo modello di supermercato ecologico: capace di risparmiare il 40% di energia rispetto agli standard odierni, offrendo ai consumatori e ai lavoratori un ambiente più confortevole [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2011/09/2011O137.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3616" title="2011O137" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2011/09/2011O137-150x150.jpg" alt="Coop Conselice" width="150" height="150" /></a>Il 22 settembre è stato inaugurato il primo supermercato ecologico di Coop Adriatica. La Cooperativa in un comunicato stampa ha spiegato che con “2,6 milioni di investimenti rappresenta il nuovo modello di supermercato ecologico: capace di risparmiare il 40% di energia rispetto agli standard odierni, offrendo ai consumatori e ai lavoratori un ambiente più confortevole e uno stile di consumo più sostenibile.” e poi ha aggiunto che “ha una superficie di vendita di circa 550 metri, (..) il nuovo InCoop ha contribuito alla riqualificazione urbana ed è stato pensato anche per essere facilmente accessibile in bici, a piedi e anche con mezzi elettrici, grazie alla colonnina per ricaricarli. (..)&#8221;.  Relativamente all’assortimento il comunicato stampa ha poi spiegato che si tratta di “ una vasta scelta  di prodotti a marchio Coop Vivi Verde, che sarà collocata all’ingresso del supermercato: oltre a numerosi <span id="more-3613"></span>prodotti di stagione, si troveranno circa 60 articoli alimentari biologici e 26 non alimentari ecologici (come la cartoleria, le stoviglie usa e getta, le lampade a risparmio energetico eccetera), cui vanno aggiunti 4 detergenti a base di tensioattivi vegetali (ammorbidente, sapone piatti, lavatrice e delicati) che saranno venduti sfusi, tramite un distributore, così da consentire il riutilizzo dei flaconi. Il negozio offre inoltre alcuni serviti già apprezzati dai clienti della struttura precedente, come la macelleria, il girarrosto per i polli, la doratura del pane. All’esterno, è possibile approvvigionarsi da una fontanella che eroga acqua pubblica, anche frizzante, usando contenitori riutilizzabili.”</p>
<p><object width="500" height="375"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/yDCglfoX7g0?version=3&#038;feature=oembed"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/yDCglfoX7g0?version=3&#038;feature=oembed" type="application/x-shockwave-flash" width="500" height="375" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>GDONews era presente all’inaugurazione e vi mostra un filmato ( chi vuole lo può vedere nel nostro canale youtube qui sopra disponibile) che ha come obbiettivo quello di dare una idea chiara di ciò che significa il nuovo concept ecologico di Coop Adriatica. Ordinatissimo, tirato a lucido, studiato nei minimi dettagli, i 550 mq  trovano in apertura il reparto ortofrutta che mette subito in risalto la filiera corta dei prodotti offerti in vendita, forte il richiamo alla territorialità, giusta l’esaltazione al senso di appartenenza. Sempre in entrata, sulla parte laterale il reparto freschi a libero servizio con i frigo chiusi. E’ vero che si risparmia energia, ma è anche vero che con ogni probabilità le vendite del reparto saranno decisamente inferiori. I prodotti obbiettivo delle intenzioni di acquisto saranno venduti, subiranno un forte taglio quelli ad acquisto di impulso. Un po’ come la vecchia storia dei surgelati quando erano in vasca, costava molto la gestione in termini di energia e di basso stoccaggio, ma fatturava il 30% in più. In successione un piccolo reparto pane e gastronomia e poi il corridoio prosegue con le carni in ATM da un lato ( anch’esse chiuse) e le corsie dall’altro. Nelle corsie delle curiose novità in termini di assortimento: il prodotto a marchio coop è prevalente in tutte le sue declinazioni. Il leit motive adottato per creare l’assortimento è stato il seguente:  il leader, una piccola presenza di follower e poi le categorie si chiudono con la private label sul primo prezzo, sull’alta gamma, sul biologico e sul main claim. Coop se lo può permettere, ha oggettivamente una marca commerciale profonda e ben fatta, è giusto darle questo risalto; giusto anche se, ahimè, rischioso. Infatti l’altra faccia della medaglia è la radicata abitudine del consumatore alle Grandi Marche, che danno margini più ristretti ma fatturati più importanti e più sicuri. Bella l’idea della categoria detergenza con la marca commerciale sulla sua declinazione biologica e con distributore sfuso di 4 detergenti, nei colori e  nelle intenzioni ricorda moltissimo ( anche se in piccolo) l&#8217;offerta nella medesima categoria della straordinaria catena statunitense &#8220;Whole Foods&#8221;. L’assortimento rivolto ad immedesimare l’insegna con i suoi prodotti in tutte le categorie, su diverse declinazioni, è un concetto di retailing molto “british”, esteticamente convincente ma forse difficilmente applicabile nel nostro Paese. Se Coop Adriatica riproducesse questo format in tutti i PdV sarebbe probabilmente un flop in termini di fatturato, ma questo Incoop vuole rappresentare un  test e sarebbe bello oltreché giusto se tra 6 mesi Coop Adriatica ce ne raccontasse gli esiti . Nel frattempo fa molta comunicazione lanciando il messaggio di azienda attenta all’ambiente. Il costo di circa 4000 euro a metro quadro è difficilmente ammortizzabile in termini puramente economici, non sappiamo se il risparmio ottenibile dal basso consumo energetico è in grado di compensare l’investimento iniziale, tenendo conto del periodo di vita medio dei supermercati. Confermiamo il giudizio espresso “ex ante” su queste colonne, si tratta di un mix tra propaganda, intesa come una volontà di comunicare la vocazione dell’azienda alla sostenibilità ambientale in maniera totalizzante, quasi integralista ( distributore per ricaricare auto elettriche) e di innovazione, ovvero l’esibizione di un assortimento che ha come obbiettivo una estrema fidelizzazione del consumatore attraverso un’offerta della marca commerciale su tutte le categorie e con tutte le sue declinazioni, intento che GDONews apprezza moltissimo. La strada dell’autonomia dalle Grandi Marche prima o poi  va intrapresa, per fare ciò è necessario  non sacrificare troppo l’ampiezza e la profondità delle categorie, tale intento nel format del piccolo supermercato è più realizzabile, nei 550 mq di Conselice Coop Adriatica cerca di arrivare al raggiungimento dell’obbiettivo ed oggettivamente trova, almeno, una soluzione molto elegante. Guardate il video e capirete.</p>
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		<title>Alimentare: occorre accordo tra agricoltura e grande distribuzione</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Jun 2011 23:43:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Andrea Meneghini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dibattiti]]></category>
		<category><![CDATA[Economia e mercato]]></category>
		<category><![CDATA[Prospettive della GDO]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Nell’interesse di tutti è importante migliorare i rapporti tra mondo produttivo agricolo e grande distribuzione. La Cia ( Confederazione Italiana Agricoltori) , sulla base di quanto è avvenuto per esempio in Francia, ha da tempo chiesto al governo l’attivazione di un Tavolo di confronto tra agricoltura e Gdo, in modo da organizzare meglio la filiera [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1362" title="ortofrutta" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2009/10/ortofrutta.jpg" alt="" width="200" height="150" />&#8220;Nell’interesse di tutti è importante migliorare i rapporti tra mondo produttivo agricolo e grande distribuzione. La Cia ( Confederazione Italiana Agricoltori) , sulla base di quanto è avvenuto per esempio in Francia, ha da tempo chiesto al governo l’attivazione di un Tavolo di confronto tra agricoltura e Gdo, in modo da organizzare meglio la filiera agroalimentare, rendere più trasparenti i meccanismi di formazione del prezzo, evitare speculazioni ed eccesso di posizione dominante&#8221;. Lo afferma il presidente della Confederazione Giuseppe Politi.<br />
&#8220;In questa direzione sta andando anche l’Unione europea, ad esempio con il cosiddetto ‘pacchetto latte’ -rileva il presidente della Confederazione italiana agricoltori- ma anche con le proposte avanzate nel Forum di alto livello per la catena alimentare o con la bozza di<span id="more-3023"></span> Direttiva Barnier e le sue proposte contro le speculazioni nel commercio delle materie prime e contro gli abusi di mercato. E’ importante dare un respiro europeo a queste problematiche e non pensare che rispondano solo a esigenze che emergono nei periodi di crisi, come quelli che stiamo attraversando. La ‘regolazione negoziata’ ha valenza strategica generale e potrà anche favorire la trasparenza, la qualità, le produzioni nazionali e lo sviluppo dei territori&#8221;.<br />
&#8220;In Francia &#8211; ricorda Politi &#8211; un primo accordo è stato stipulato da tempo e alla presenza del presidente Nicolas Sarkozy, che si è impegnato personalmente in quanto lo ha ritenuto un argomento assolutamente strategico. In Italia se ne parla poco e male. La Cia ritiene che questo possa rappresentare un tema centrale dei prossimi Stati generali annunciati dal ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Francesco Saverio Romano. E’ necessario, però, che questo lavoro sia preparato adeguatamente coinvolgendo da subito le parti a un confronto ad alto livello. Noi siamo pronti a portare avanti il discorso. Attendiamo un segnale dalla Gdo. Nostro auspicio è che ciò avvenga in tempi rapidi&#8221;.<br />
Il tema è in effetti di grande attualità, e sarebbe bene chiarire definitivamente come deve essere la filiera al cui vertice primeggia la GDO, il canale dove viene venduta la maggior parte dei prodotti agricoli. Intanto Nielsen ci dice che gli straordinari aumenti dell’anno in corso, sembra tutti a favore della GDO secondo la confederazione, abbiamo portato ad una sensibile crescita dei fatturati di categoria, il dato ad Aprile segna un + 12,3 progressivo con una quota pari al 5,6% del fatturato totale della GDO.</p>
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		<title>Shopper in plastica: qual&#8217;è la verità?</title>
		<link>http://www.gdonews.it/2011/01/shopper-in-plastica-quale-la-verita.html</link>
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		<pubDate>Sun, 16 Jan 2011 23:37:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Alessandro Foroni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Auchan]]></category>
		<category><![CDATA[Coop Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Dibattiti]]></category>
		<category><![CDATA[Economia e mercato]]></category>
		<category><![CDATA[Prospettive della GDO]]></category>

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		<description><![CDATA[Si è scritto e detto molto in questo inizio anno sul divieto, arrivato in maniera piuttosto inaspettata, della vendita di shopper usa e getta in polipropilene. Il Governo lo scorso Dicembre ha di fatto interrotto la commercializzazione, e quindi la produzione, di questi sacchetti mettendo tutto il settore del commercio, della GDO e i produttori di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2573" title="no-shopper" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2011/01/no-shopper.jpg" alt="" width="200" height="194" />Si è scritto e detto molto in questo inizio anno sul divieto, arrivato in maniera piuttosto inaspettata, della vendita di shopper usa e getta in polipropilene. Il Governo lo scorso Dicembre ha di fatto interrotto la commercializzazione, e quindi la produzione, di questi sacchetti mettendo tutto il settore del commercio, della GDO e i produttori di fronte ad un nuovo problema da affrontare in tempi strettissimi.<br />
Un provvedimento che a prima vista sembra del tutto positivo, soprattutto dal punto di vista ambientale, ha in realtà fatto emergere moltissimi dubbi e proteste, specialmente sul metodo di introduzione e sulla poca chiarezza.<br />
Ma anche nel merito, ovvero sulla reale efficacia dal punto di vista ambientale, dubbi sono stati espressi<span id="more-2571"></span> da fonti autorevoli.<br />
E’ giusto farsi alcune domande.</p>
<p><strong>ALTERNATIVE</strong></p>
<p>Cosa andrà a sostituire i vecchi shopper in polipropilene?<br />
Le alternative di trasporto della spesa sono almeno quattro: la busta biodegradabile (poco resistente, come ammettono gli stessi pruduttori e quindi usa e getta come quella vecchia), la borsa di plastica ma riutilizzabile, quella di tessuto e il sacchetto/scatola di carta.<br />
Molti gruppi della GDO stanno lavorando da anni per preparare la transizione.<br />
Nei supermercati Coop, ad esempio, le alternative ai sacchetti di platica sono apparse già nella primavera del 2009. La sperimentazione partì dalla Unicoop Firenze, dove tutte le spese vennero messe in shopper &#8220;verdi&#8221; e oggi nei 1440 punti vendita, fra supermercati e ipermercati, le utlime scorte sono in esaurimento. Si parla di aprile come mese in cui finiranno del tutto.<br />
In alcune zone, ad esempio quella di Firenze e la Toscana in generale oltre ad alcune parti d&#8217;Emilia, il 60% delle spese viene fatto ormai da più mesi senza richiedere lo shopper e per i clienti Coop, quindi, l&#8217;abbandono totale della plastica non è poi una gran rivoluzione.<br />
Anche Auchan può pregiarsi di un primato anti-plastica, visto che già dal luglio 2009 le sue scorte di shopper di plastica erano esaurite. Dopo qualche prima, debole resistenza, i clienti si sarebbero anche in questo caso abituati presto al nuovo corso. E con le buste non immesse sul mercato, questo il calcolo di Auchan, si sarebbe potuta ricoprire una superficie pari a due volte la Toscana.<br />
L&#8217;alternativa più gettonata era anche per Auchan il bio-shopper, fragile e quindi gettata via subito. Visto che l&#8217;usa e getta era una pratica da abolire, nel settembre 2010 Auchan in collaborazione con il WWF Italia, ha messo a disposizione dei clienti dei suoi 52 punti vendita una borsa multiuso, che ricorda un po&#8217; quella delle nonne ma è disegnata dallo stesso presidente dell&#8217;associazione, Fulco Pratesi. E il ricavato va a sostenere le oasi WWF. Auchan però propone anche eco-box di cartone e sacchetti di carta, senza logo, sottolinea l&#8217;azienda, perché non si tratta di un&#8217;operazione di marketing ma di una campagna di sensibilizzazione ambientale.</p>
<p><strong>RICADUTE SULL’INDUSTRIA</strong></p>
<p>Lo stato di confusione sta mettendo in grosse difficoltà l&#8217;industria legata alla produzione di film per shopper e sacchettame &#8211; qualche centinaia di aziende tra grandi e piccole &#8211; che hanno visto crollare drasticamente gli ordini tra novembre e dicembre. Anche chi dispone di linee adeguate per produrre bio-shopper, qualche decina di filmatori in tutta Italia, allo stato attuale non riesce ad avere sufficienti forniture di materie prime per far fronte alle richieste, mentre i prezzi dei biopolimeri stanno già lievitando, come per altro era prevedibile.<br />
EuPC, la federazione europea delle aziende trasformatrici di materie plastiche, ha già interessato la Commissione Europea per la violazione da parte del Governo italiano della Packaging and Packaging Waste Directive (1994/62/EC). E la Commissione – così fa sapere EuPC – ha già avviato un’indagine conoscitiva per accertare se la normativa italiana viola la direttiva europea.</p>
<p><strong>EFFICACIA AMBIENTALE</strong></p>
<p>Dal punto di vista ambientale il provvedimento si inserisce in un settore, quello del riciclo dei rifiuti, già strutturato nel nostro paese e in continua crescita grazie all’aumento della raccolta differenziata. Sugli effetti di un tale repentino cambio così si esprime Alfeo Mozzato, direttore del C.A.R.P.I., Consorzio Autonomo Riciclo Plastica Italia:<br />
“Il sacchetto biodegradabile nasce con uno scopo ben preciso: quello di diventare rifiuto finalizzato alla raccolta dell’umido. Per questo motivo ha una durata di vita limitata.<br />
Per combattere il nostro cattivo comportamento di distratti abbandonatori di shopper ecco che arriva una punizione generale: un nuovo shopper che si rompe con estrema facilità, che offre minore capacità degli shopper tradizionali e che costa di più. Così un costo diffuso su tutti ci farebbe sentire in regola rispetto ai cattivi comportamenti di alcuni.<br />
Il consumo di shopper in polietilene in Italia ammonta a circa 200.000 tonnellate all’anno. Il polietilene deriva dal petrolio e dovrebbe invece essere sostituito dai nuovi bio-shopper, che derivano dal mais o dal girasole. Per ottenere la stessa quantità di shoppers in bioplastica dovrebbero essere coltivati non meno di 300.000 ettari e consumati almeno un miliardo e 200 milioni di metri cubi d’acqua per irrigarli. L’Italia e l’Europa non hanno la possibilità di sopportare simili consumi di territorio e di risorse idriche. Pertanto i bio-sacchetti (e/o le materia prime per produrli) verranno da altri paesi dell’Oriente, che a loro volta utilizzeranno colture provenienti da paesi del terzo mondo. E anche noi avremo contribuito alla conquista dell’Africa da parte della Cina. […] Alla fine avremo ottenuto l’obbligo di utilizzare un prodotto degradabile, destinato a diventare rifiuto e soggetto ad altri errori di comportamento, poichè verrà qualche volta conferito in raccolta differenziata assieme alla plastica, con la quale non è compatibile, danneggiando così i processi di riciclo e con un tempo di compostabilità diverso (per via delle caratteristiche strutturali) rispetto all’umido… mettendo in difficoltà anche i processi di produzione del compost.<br />
Ne vale la pena?<br />
Anche perché –come sottolinea la direttiva comunitaria- va anche evitato il possibile conferimento in discarica del sacchetto biodegradabile: se finisce in discarica uno shopper in polietilene esso diventa un carbon sink: sarà poco simpatico ma trattiene il carbonio; se invece va in discarica un bio shopper, questo diventa un produttore di metano, che è peggiore del CO2.”</p>
<p><strong>EFFETTI SUI CONSUMATORI</strong></p>
<p>I consumatori accettano di buon grado la novità, anzi per molti il divieto delle buste di plastica sarebbe dovuto entrare in vigore già da anni. Per Altroconsumo il cambio di abitudine si tradurrà anche in una riduzione degli sprechi, visto che in un anno una famiglia potrà risparmiare 6 kg di plastica, l&#8217;equivalente di 40 euro.</p>
<p>Insomma, i giudizi sulle conseguenze dell&#8217;abbandono repentino degli shopper tradizionali sono variegati e contrastanti. L&#8217;impressione è che ancora molta sia la confusione.</p>
<p>[Fonti: IlSole24Ore; Consorzio CARPI]</p>
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		<title>Il futuro prossimo della nostra GDO delineato nel Rapporto sulla Distribuzione in Italia presentato da Mark Up</title>
		<link>http://www.gdonews.it/2010/07/il-futuro-prossimo-della-nostra-gdo-delineato-nel-rapporto-sulla-distribuzione-in-italia-presentato-da-mark-up.html</link>
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		<pubDate>Sun, 11 Jul 2010 23:56:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Andrea Meneghini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dibattiti]]></category>
		<category><![CDATA[Mark up]]></category>
		<category><![CDATA[Prospettive della GDO]]></category>

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		<description><![CDATA[Il nostro Partner Mark Up, assieme a Symphony, Trade Lab hanno presentato alla fine del mese scorso, nella sede del Sole 24 ore, il Rapporto sulla distribuzione in Italia dove è stato spiegato in maniera profonda il perché sia entrato in crisi il modello distributivo della Grande distribuzione organizzata. In estrema sintesi si è analizzato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2164" title="markup" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2010/07/markup.gif" alt="" width="190" height="49" />Il nostro Partner Mark Up, assieme a Symphony, Trade Lab  hanno presentato alla fine del mese scorso, nella sede del Sole 24 ore, il Rapporto sulla distribuzione in Italia  dove è stato spiegato in maniera profonda il perché sia entrato in crisi il modello distributivo della Grande distribuzione organizzata. In estrema sintesi si è analizzato in primis che diminuisce il fatturato degli ipermercati italiani, diminuisce il numero dei supermercati, mentre crescono le aperture dei discount. Bisogna inoltre puntare sulle superfici medie, infatti nel 2010 è previsto un aumento dei volumi di vendita reali (in valore a prezzi costanti) dell&#8217;1,1% (+1,5% vendite a valore a prezzi correnti), mentre nel 2011 la crescita sarà dell&#8217;1,3% (+2,4% a prezzi correnti). Dal punto di vista <span id="more-2163"></span>delle superfici commerciali sembra che il modello di business si indirizzerà verso le medie superfici e i superstore (indicativo è anche il nuovo format del gruppo MD presentato sempre su questo numero di GDONews). Ma la ricetta non sarà univoca per tutto il territorio nazionale. Se al Nord si avverte una certa saturazione, con concentrazioni anche superiorri ala media europea, al Sud si vedono ampi margini di crescita. Interessanti i progetti del leader italiano della distribuzione, Coop Italia, che ha in programma un piano di investimenti con 55 nuove strutture di vendita per buona parte del Mezzogiorno, con un investimento di circa 700 milioni di euro, che, come ha dichiarato il presidente del Consiglio di gestione Vincenzo Tassinari, che daranno vita a  3/4mila nuovi posti di lavoro.</p>
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		<title>Novità del mercato: Inaugurato anche a Brescia la formula QB dentro la catena Coin</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Apr 2010 22:04:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Andrea Meneghini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e mercato]]></category>
		<category><![CDATA[Prospettive della GDO]]></category>

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		<description><![CDATA[Alla fine dello scorso anno avevamo accennato alla nascita (primo esperimento a Genova inaugurato a metà ottobre) di questo interessante format di vendita alimentare ideato dal dott. Andrea Rasca e dal dott. Giuseppe Caprotti all’interno delle strutture Coin; il 9 Aprile è stato inaugurata anche la terrazza del secondo PdV all’interno del Coin di Brescia. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1777" title="qb" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2010/04/qb.jpg" alt="" width="150" height="122" />Alla fine dello scorso anno avevamo accennato alla nascita (primo esperimento a Genova inaugurato a metà ottobre) di questo <a href="http://www.gdonews.it/2009/12/un-ritorno-caprotti-jr-consulente-di-aspiag-service-e-coin.html" target="_blank">interessante format di vendita</a> alimentare ideato dal dott. Andrea Rasca e dal dott. Giuseppe Caprotti all’interno delle strutture Coin; il 9 Aprile è stato inaugurata anche la terrazza del secondo PdV all’interno del Coin di Brescia. Alla luce della seconda apertura, e quindi al consolidamento di una partnership con Coin, QB impone l’analista a svolgere una serie di considerazioni:</p>
<p><strong>QB non ha nulla a che vedere con la nostra GDO?</strong></p>
<p><a href="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2010/04/qb3.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1779" title="qb3" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2010/04/qb3-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>La GDO italiana, e dicendo questo non credo affermare qualcosa di non conosciuto ai più, è eccessivamente stereotipata su modelli di vendita costruiti con concetti più facilmente riconoscibili da parte del consumatore : Brand, prezzi, pressione promozionale, <span id="more-1774"></span>sono il pane quotidiano del operatore del mercato in GDO, il tutto rivolto al vero punto nodale dell’offerta: il risparmio. QB esce da questa morsa: il suo “leitmotiv” è, come dice il suo sito, “un ambiente in cui condividere la nostra comune passione: la passione per il cibo buono e sano e l’amore per i prodotti locali e del territorio”. In questa frase effettivamente si riunisce la complessità dei contenuti riscontrabili nei suoi stores:</p>
<ol>
<li>La condivisione: QB non è solo un area di vendita di prodotti alimentari, è un luogo dove consumare i prodotti che vengono acquistati. In mezzo allo Store si trovano tavolini, in sintonia estetica con l’ambiente, rivolti alla consumazione dei prodotti per mezzo della presenza di un banco taglio dall’assortimento profondo ed invitante. Questa formula nel nostro Paese ha già una sua espressione con “Eataly” presente a Milano e Torino. La condivisione di un area vendita con annesso spazio consumazione è un concetto che negli Stati Uniti, ma anche nei Paesi latini di influenza nordamericana , si incontra spesso, magari in formula meno raffinata, e potrebbe rappresentare un spunto interessante per chi vuole cercare di dare valore aggiunto alla banale formula dei supermercati.</li>
<li>Cibo buono e sano: l’assortimento di QB è fatto con prodotti che rispettano gli aspetti nutrizionali e le intolleranze, i prodotti sono naturali e talvolta biologici. L’attenzione alla qualità è un riferimento centrale nella costruzione dell’offerta di QB.</li>
<li>L’amore per i prodotti locali e del territorio: il dott. Caprotti sottolinea e giustifica la necessarietà della presenza del prodotto locale all’interno dell’assortimento di QB con un fine parallelismo: “ Se ci guardiamo allo specchio normalmente ci piaciamo. Il prodotto locale è una parte di noi, della nostra storia, è qualcosa che ci appartiene. A Brescia, più che a Genova dove l’offerta è abbastanza completa, vorremmo offrire un vasto assortimento di eccellenze locali artigianali: attendiamo offerte!”. La tradizione si incontra in tutte le categorie dove il territorio regala eccellenze da dover inserire a scaffale.</li>
</ol>
<p>QB è una formula fine e per amanti della cucina. Ha quindi un target ben delineato, che non è un target sociale, bensì per gli amanti di un certo tipo di cucina. Per rispettare questo obbiettivo deve realizzare dei “must”: il prodotto è l’assoluto protagonista dell’offerta, ciò significa che l’attrezzatura, cioè la coreografia, non può e non deve essere ridondante, bensì semplice ed essenziale, non può rubare la scena al prodotto. Il posizionamento dei prodotti: Il prezzo del prodotto non ha soglie di tolleranza a cui fare riferimento. Il prezzo non può essere un limite nell’offerta, perché sostanzialmente chi ama qualcosa fa sacrifici. La competitività orizzontale non ha più senso di esistere, la concorrenza ( che oggi non c’è) non può essere un problema per chi formula l’offerta.</p>
<p><a href="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2010/04/qb1.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-1778 alignright" title="qb1" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2010/04/qb1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p><strong>QB può essere un protagonista della GDO?</strong></p>
<p>QB trova la sua originalità nell’uscire con nettezza da tutti gli schemi offerti dalla GDO nazionale. Viene da domandarsi se nel nostro Paese può trovare compimento la massificazione dei PdV QB a livello interregionale. La risposta è no per due motivi: il primo motivo è legato all’ambiente dove nasce: la catena Coin.</p>
<p>Coin, attraverso QB, migliora la percezione di qualità del suo Brand. La commistione di un offerta alimentare all’interno di una GDS concentrata sull’offerta tessile è stata ben creata, il gusto e la qualità vogliono essere il punto di incontro delle due; QB è stato studiato per accompagnare la formula Coin, pertanto non può, per definizione, vivere di luce propria. Il secondo motivo è legato al consumatore italiano. Negli Stati Uniti esiste una catena che si può, per certi versi, avvicinare a QB, ed è Whole Foods. Whole Foods ha un suo target di consumatore ben determinato, e si vuole distinguere in maniera netta dalla banalizzazione dei prodotti che offre ad esempio Wal Mart. In italia non esiste Wal Mart, esistono invero piccoli distributori che da sempre si appiattiscono su un offerta univoca. La consuetudine ha fatto si che si è creato un costume, un modo radicato di fare la spesa, e che è lontano da quello offerto da QB.</p>
<p>Cosa si può recepire da QB per la nostra GDO?: Ciò che è stato appena scritto non significa che la formula QB sia da non considerare per applicazioni in GDO. Al contrario: la GDO, se da un lato ha appiattito le richieste del consumatore attraverso metodi ed offerte univoche, dall’altro può avere la possibilità di elevare la qualità della sua offerta, prendendo spunto da QB sia sulla composizione delle categorie ( sino a dove ci si può spingere se si comunica bene), sia dalla possibilità di applicare la formula “consumazione e vendita del cibo all’interno della stessa area vendita”. Uno dei grandi problemi della nostra GDO è infatti proprio quello di trovare nuove formule di vendita provando ad allontanarsi dalla tenaglia della competizione.</p>
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		<title>Nasce CSA: la nuova Supercentrale di Carrefour. Addio GD Plus!</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jan 2010 00:06:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Andrea Meneghini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Acquisizioni e fusioni]]></category>
		<category><![CDATA[Agorà]]></category>
		<category><![CDATA[Carrefour]]></category>
		<category><![CDATA[CSA]]></category>
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		<description><![CDATA[Dopo il terremoto causato dalla vicenda Unes (Finiper) che acquisiva il 20% di Sisa, le conseguenti tensioni tra lo stesso gruppo del Patron Brunelli e Carrefour, ed infine dopo le indiscrezioni di fine anno, molto velate e sempre smentite dai diretti interessati, relative allo scioglimento della Supercentrale GDPlus ( che con il contratto in scadenza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-844" title="carrefour" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2009/04/carrefour.jpg" alt="" width="240" height="161" />Dopo il terremoto causato dalla vicenda Unes (Finiper) che acquisiva il 20% di Sisa, le conseguenti tensioni tra lo stesso gruppo del Patron Brunelli e Carrefour, ed infine dopo le indiscrezioni di fine anno, molto velate e sempre smentite dai diretti interessati, relative allo scioglimento della Supercentrale GDPlus ( che con il contratto in scadenza alla fine del 2010, sembrava si volesse correre stancamente e con tensioni verso la sua naturale conclusione), adesso, al contrario, si ha la certezza dello scioglimento anticipato della ex GD Plus. Ciò ha determinato una nuova sigla ed una nuova alleanza nell&#8217;ambito del mondo delle Supercentrali, e la notizia dovrebbe diventare ufficiale la prossima settimana: lunedì 25 Gennaio sarà il giorno che vedrà, quindi, la costituzione della nuova Supercentrale acquisti : si chiamerà<span id="more-1525"></span> Consorzio CSA e prende il nome dalle iniziali dei suoi appartenenti: Carrefour , Sun e Agorà. Non ci sono ancora state comunicazioni ufficiali all&#8217;industria, quindi lasciamo un pizzico ( ma non di più) di formula dubitativa, però questa notizia appare più che una indiscrezione. Carrefour comincerà questa nuova esperienza con due insegne della DO italiana che permetteranno un presidio capillare del format Supermercati nel nord del Paese, mentre nel Sud l&#8217;insegna GS non ha bisogno di aiuti particolari per gestire una storica leadership. CAS è il risultato di due distinti &#8221; funerali&#8221;: quello di Intermedia per occorso per motivi diversi ,e quello di GD plus determinato, come appena accennato, dal &#8220;colpo di mano&#8221; di Finiper dopo l&#8217;accordo con Sisa. CSA sarà la prosecuzione di GD Plus senza un partner rilevante come era l&#8217;insegna &#8220;Iper&#8221;, e sbilancia considerevolmente sia il peso della quota di mercato, rispetto a GD Plus, sia il format che dominerà l&#8217;offerta del Trade all&#8217;industria. Però sarà straordinariamente interessante verificare le conseguenze che si determineranno con  l&#8217;inserimento di Sun che porterà con sè, ovviamente , i contratti derivanti da Intermedia.</p>
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		<title>L’opinione: fine di GD Plus, nuovi accordi in corso su molti fronti, Sisa potrebbe perdere pezzi. Il 2010 comincia con moltissime novità</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jan 2010 00:04:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Andrea Meneghini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Acquisizioni e fusioni]]></category>
		<category><![CDATA[Finiper]]></category>
		<category><![CDATA[Prospettive della GDO]]></category>
		<category><![CDATA[Sisa]]></category>

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		<description><![CDATA[La politica domina queste prime giornate dell&#8217;anno all&#8217;interno del mondo della GDO. Sono giorni di importanti riunioni e verifiche , per cercare di capire come si può disegnare la nuova mappa del mondo della GDO Italiana. Iniziamo dalle certezze: Centrale Italiana, Leclerc e ESD-Selex ( o ciò che rimane) sono le uniche certezze che si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1523" title="gdplus" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2010/01/gdplus.jpg" alt="" width="58" height="57" />La politica domina queste prime giornate dell&#8217;anno all&#8217;interno del mondo della GDO. Sono giorni di importanti riunioni e verifiche , per cercare di capire come si può disegnare la nuova mappa del mondo della GDO Italiana. Iniziamo dalle certezze: Centrale Italiana, Leclerc e ESD-Selex ( o ciò che rimane) sono le uniche certezze che si hanno circa i contratti in essere da parte dell&#8217;industria. Poi ci nuove certezze: CSA al posto della defunta GD Plus di cui già si è scritto. Chi verrà &#8220;preso in castagna&#8221; con i contratti sbilanciati? Questa sarà una buona occasione per verificare e confrontare lo stato dei contratti in essere con i due colossi francesi Auchan e Carrefour. Però<span id="more-1522"></span> ad esclusivo appannaggio del secondo. Quindi ci si può domandare se il primo vorrà provare a compiere una simile operazione sul fronte opposto: costruire un alleanza con il fuoriuscito dal GDPlus: Finiper. Esiste ancora un&#8217;altra ipotesi in piedi: quella che vedrebbe la nascita di una nuova supercentrale, tutta italiana, con all&#8217;interno Finiper &#8211; Pam e forse Intermedia. Quest&#8217;ultima ipotesi, un po&#8217; fantasiosa ma non troppo, potrebbe essere non solo una risposta a centrale Italiana, ma una autentica supercentrale GD, molto concentrata sul format Iper. E Sisa: &#8220;la pietra dello scandalo&#8221; di GD Plus, sta con Finiper, si sa, e quindi si aggregherà silenziosa, alle intenzioni del gruppo milanese. Sisa ha però, si è scritto poco tempo fa, dei problemi interni che sta risolvendo,ma continuano voci insistenti, ovviamente non confermate da nessuno scritto , quindi da considerare a livello di puro gossip, che  parlano di una frattura più difficile del previsto tra la centrale nazionale Sisa Italia ed il Cedi di Sisa Europa ( nord ovest) di Milano; frattura che potrebbe portare, ripetiamo si parla di semplici voci senza alcun fondamento, il gruppo verso i lidi del Gruppo Sigma all&#8217;interno di centrale Italiana. Sigma, dal canto suo, è molto attiva sul versante dello sviluppo delle proprie strategie assortimentali ed organizzative ( chissà se anche su quello della crescita come si sta accennando nelle righe di cui sopra) grazie all&#8217;arrivo del nuovo giovane e capace direttore commerciale e marketing, il dott. Davide Cozzarolo. Non si capisce bene, analizzando le informazioni di cui sopra, in che direzione vuole andare la nostra Grande Distribuzione nella sua totalità, nel senso che da un lato si continuano a creare nuovi accordi tra Centrali Nazionali sempre più variegati, pur sapendo che il concetto di Supercentrale è oramai al tramonto. Il motivo è la naturale propensione, tutta italiana, alla cospirazione ed alla difesa politica del territorio, caratteristica che rende molto difficile la sopravvivenza ( ed anche rispetto ai nuovi possibili avventi) della GDO straniera che deve necessariamente trovare accordi con gli autoctoni. Come accennato diverse volte da noi stessi, ma anche ma molti lettori nei loro commenti degli ultimi tempi, l&#8217;inutilità della funzione della Supercentrale è evidente, ma la paura di vedersi soli a combattere con chi ha in mano i tuoi contratti ( e quindi i tuoi segreti) porta istintivamente a cercare di combattere ad armi pari. Un ultimo accenno ai contratti: sembra che la propensione del 2010 , sempre da parte delle &#8220;famigerate&#8221; Supercentrali, sia quella di portare in fattura tutti i Premi di Fine Anno, quindi cambiando i livelli di gestione dei contratti ( a parte Centrale Italiana che continuerà con la logica dei fuori fattura). Viene da domandarsi se, ed in che misura, tale rivoluzione si rifletterà sui prezzi di acquisto vero punto di arrivo teorico dell&#8217; effetto sconto in fattura. Un pensiero deve essere rivolto anche a quelle aziende che potevano contare su denaro corrente, da girare solo alla fine dell&#8217;anno, per intraprendere le proprie strategie di sviluppo. Ci saranno molte ripercussioni negative? Siamo ai corsi e ricorsi storici, prima si ragionava con sconti da inserire nelle voci fuori fattura, oggi tutte in fattura. Voi lettori che ne pensate?</p>
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		<title>Sviluppo della GDO in Toscana: nuove aperture previste al limite dell’espansione consentita dalle leggi regionali</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Oct 2009 21:22:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott.ssa C. Grillo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e mercato]]></category>
		<category><![CDATA[Prospettive della GDO]]></category>

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		<description><![CDATA[Quella dei centri commerciali nell&#8217;area fiorentina è una partita già chiusa. Ma solo per ora. Gli interventi autorizzati dalla Regione esauriscono quasi del tutto le previsioni, ma la grande distribuzione potrebbe trovare nuovi spazi grazie al dinamismo dei negozi di vicinato e dei piccoli supermercati. Spieghiamo meglio: le strutture della piccola e media distribuzione potrebbero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1294" title="i-gigli" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2009/10/i-gigli.jpg" alt="" width="300" height="199" />Quella dei centri commerciali nell&#8217;area fiorentina è una partita già chiusa. Ma solo per ora. Gli interventi autorizzati dalla Regione esauriscono quasi del tutto le previsioni, ma la grande distribuzione potrebbe trovare nuovi spazi grazie al dinamismo dei negozi di vicinato e dei piccoli supermercati. Spieghiamo meglio: le strutture della piccola e media distribuzione potrebbero creare nuove opportunità per la realizzazione di grande strutture del commercio nell&#8217;area Firenze-Prato-Pistoia. Come la downtown che la famiglia Della Valle vorrebbe costruire nella futura Cittadella Viola: per ora è solo un&#8217;idea, ma i proprietari della Fiorentina sembrano considerarla inscindibile dal nuovo stadio. O come il progetto da trentamila metri quadri del gruppo Fingen su Osmannoro 2000, che invece è già previsto nei piani urbanistici<span id="more-1293"></span> del Comune di Sesto. O, ancora, come l&#8217;intervento di cinquemila metri quadri contenuto nel piano Castello di Fondiaria-Sai, ora fermo per via dell&#8217;inchiesta giudiziaria in corso (e anche per la variante da approvare). Quello che può sembrare un paradosso &#8211; i piccoli punti vendita che «favoriscono» la creazione di nuovi centri commerciali &#8211; è un semplice calcolo. Bisogna ricordare che la normativa regionale prevede che la grande distribuzione copra al massimo il 18% del totale delle superfici destinate alla vendita commerciale. Questo tetto sta per essere toccato, dopo il via libera dato mercoledì al progetto Coop di Pontignale a Scandicci (19 mila metri quadri d&#8217;intervento che vanno quasi ad esaurire lo spazio disponibile per la grande distribuzione nell&#8217;area fiorentina, 23 mila metri quadri). O sarebbe meglio dire, spiegano dagli uffici della Regione, che il tetto del 18% sarà raggiunto quando tutte le opere autorizzate &#8211; oltre a quello di Scandicci, l&#8217;allargamento dell&#8217;Outlet di Barberino, dell&#8217;Ikea di Sesto, della multisala di Capezzana di Prato e di Massa e Cozzile, Pistoia &#8211; saranno effettivamente in funzione. Trattandosi di investimenti importanti, e che a volte stavano aspettando il via libera da anni come la Coop di Pontignale, nulla fa pensare che non andranno in porto o saranno ridimensionati. Quindi consideriamoli come già conclusi: sarebbe la pietra tombale per altre strutture del genere nell&#8217;area fiorentina? I vertici di Fingen, la finanziaria del gruppo Fratini, proprietario di Osmannoro 2000, sono convinti di avere le carte in regola. E per Castello c&#8217;è la partita incrociata della revisione della convenzione con Ligresti e il collegameento con la Cittadella viola. C&#8217;è però un&#8217;altra via, rispondono i soliti uffici regionali, che potrebbe passare dallo stato della piccola e media distribuzione. Perché lo spazio per i centri commerciali è calcolato sul totale delle superfici destinate a tutto il commercio. E allora, se tra Firenze e Pistoia nasceranno nuovi negozi di vicinato e su-permercati di quartiere, si riaprirà anche la partita della grande distribuzione. Certo, bisogna considerare la frenata imposta dalla crisi economica e il fatto che sulla piccola- media distribuzione decidono i singoli Comuni, ma l&#8217;ipotesi che si inneschi un circolo virtuoso è tra le possibilità da considerare. Nel gennaio 2011 la Regione farà una verifica sull&#8217;attuazione dei regolamenti in materia di commercio e in quell&#8217;occasione, dicono i tecnici, «vedremo se si sono aperti nuovi margini». A meno che, prima di quella data, non inter-venga la politica. Una novità potrebbe arrivare dai provvedimenti che potrebbero essere presi dalla nuova giunta che si insedierà al governo della Regione dopo la sua elezione, che avverrà nel 2010, che vada nel senso di aumentare la quota destinata alla grande distribuzione sul totale delle superfici commerciali. Un ritocco anche minimo di quel 18% aprirebbe nuovi scenari: basti pensare che l&#8217;1-1,5%, la crescita prevista ad esempio dalla Regione fino al 31 dicembre 2010, equivale a circa 100 mila metri quadri e a cinque o sei insediamenti commerciali. Attualmente, sono 203.575 i metri quadri di grande distribuzione di Firenze, Bagno a Ripoli, Calenzano, Campi, Fiesole, Firenze, Lastra, Scandicci, Sesto e Signa. Quelli di media distri-buzione 292.406. Un totale di 495.980 per un territorio dove risiedono 618.117 persone: 0,8 metri quadri a testa. Di sicuro una decisione di riaprire i tetti sulla grande distribuzione non arriverà dall&#8217;attuale assessore regionale al commercio, Paolo Cocchi, deciso a tenere il punto sui provvedimenti adottati. «Ventitremila metri quadri nell&#8217;area fiorentina, circa 20 mila sulla costa e 19 mila nell&#8217;area Arezzo-Siena-Grosseto &#8211; dice Cocchi &#8211; non mi sembrano pochissimi per la grande distribuzione. Detto questo, fino al 2000 la quota di grande distribuzione era relativamente bassa rispetto ad altre regioni, quindi si autorizzava quasi tutto ciò che veniva richiesto». Ma all&#8217;inizio del millennio, spiega l&#8217;assessore, la Toscana era in una fase diversa, in cui lo spazio si stava restringendo, e «forse non tutti gli operatori se ne sono accorti». Nemmeno adesso: «C&#8217;è chi continua a progettare centri commerciali e stadi, pensando di doversi confrontare solo con i Comuni e i tifosi di calcio &#8211; conclude Cocchi &#8211; ma non è così. La programmazione commerciale spetta alla Regione ed è a questo Ente che si devono rivolgere se vogliono costruire un grande insediamento».</p>
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		<title>La Private Label in Italia: matura ma non troppo</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Jul 2009 20:19:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Andrea Meneghini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Carrefour]]></category>
		<category><![CDATA[Conad Leclerc]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-719" title="Meneghini" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2009/03/andre.jpg" alt="" width="145" height="145" />Il tema della penetrazione della Private Label nel mercato della Distribuzione italiana è attualissimo e va analizzato a dovere. Anche nei commenti dei nostri lettori si ravvisano, da un lato le tensioni nel verificare che il &#8220;vecchio cliente&#8221; oggi è diventato &#8220;agguerrito competitor&#8221;, dall&#8217;altro la soddisfazione di chi lavora in imprese il cui fatturato è oggi tenuto in piedi proprio dalla produzione per uno o più Distributori Alimentari. Si è parlato ampliamente dell&#8217;effetto che può aver avuto il cambio della moneta (Lira/Euro) prima e la crisi poi nell&#8217;adeguamento del consumatore italiano a quello europeo nell&#8217;accettare l&#8217;offerta di Private Label, e sempre si è giunti alla medesima conclusione: sicuramente sia l&#8217;effetto Euro che la crisi hanno avuto la loro influenza nei cambiamenti delle attitudini al consumo, ma non sono state le cause. Bisogna fare una necessaria<span id="more-1174"></span> considerazione iniziale: allo Start Up la Private Label nel nostro Paese è spesso stata presentata dai Distributori in una forma distorta, ovvero come prodotto da considerarsi di primo prezzo nel mix assortimentale dell&#8217;offerta. Qualche nostro lettore ha fatto, con ragione, in un post una simile considerazione, ed in effetti  la Private Label non ha e non ha avuto questa esclusiva caratteristica in nessuna parte del mondo. L&#8217;evoluzione, ma prima ancora della domanda (del consumatore), soprattutto dell&#8217;offerta (del trade) ha fatto da volano alla crescita esponenziale della Private Label. Questa evoluzione ha portato ad una logica maturazione del consumatore che ha sua volta si è sentito così rassicurato e più deciso nell&#8217;attivare le medesime logiche di acquisto della Private Label anche per l&#8217;offerta Discount; un binomio solido e particolare ma illuminante di una strategia di successo: quello di farsi portatori di Brand (nel caso del format Discount si parla soprattutto di marchi di fantasia esclusivi) e quindi di analisi di capitolati in partnership con l&#8217;industria. Questo è il punto, il cambiamento concettuale della struttura dell&#8217;offerta, la cui origine risiede nel cambio delle struttura funzionale del management del Trade, cioè il passaggio da una filosofia di mero acquisto ad una di category management da un lato, e parallelamente lo sviluppo intenso dei format di grandi superfici a sostegno della conquista di quote di mercato, assieme al passaggio dai format medio piccoli con assortimenti essenziali a spazi medio grandi con assortimenti più profondi, hanno dato vita a nuove idee di affermazione del Brand d&#8217;insegna. La Private Label è infatti uno dei mezzi con cui il Retailer vuole conquistare un rapporto di fiducia esclusivo con il consumatore, che non è più fatto solo di cortesia e convenienza, ma anche di analisi di tendenze al consumo, analisi e concezione di offerta di prodotti di qualità a prezzi convenienti grazie all&#8217;apporto dell&#8217;industria (il copacker spesso è appartenente alla piccola e media impresa) che trasferisce il know-how necessario sui prodotti oggetto dell&#8217;offerta. La Marca Commerciale è quindi un indispensabile strumento di comunicazione, una comunicazione fattiva, che si sostanzia nell&#8217;offerta esclusiva di prodotti che devono trovare il gradimento del consumatore e quindi un rapporto di inevitabile relazione fiduciaria ed esclusiva. I dati procurati dal rapporto sulla PL (2007-2008), realizzato dal Comitato tecnico-scientifico di Marca e da IRI-Infoscan (vedi  GDONews questa settimana) ci danno una fotografia confortante dello stato dell&#8217;essere: la Marca Privata, nonostante la differenza strutturale della GDO nostrana rispetto a quella europea, cresce cercando di adeguarsi agli standard dei Paesi più maturi a livello di distribuzione alimentare ( oggi vediamo che si è attestata al 12,2% del fatturato totale GDO Italia), infatti è pur vero che la Private Label nel Regno Unito ha una quota di mercato superiore al 30,5 % ma la concentrazione delle insegne è molto più profonda rispetto al nostro Paese (78% contro il 55% dell&#8217;Italia), stesso discorso vale per la Spagna, che ha una quota di Private Label pari al 30% ma le prime 5 insegne superano il 60% , ed il 40% del 60% è costituito dalle insegne Francesi. Proprio in Francia i formati e la concentrazione permettono da diverso tempo un profondo sviluppo della Marca Commerciale (26% di quota). L&#8217;Italia sta facendo passi da gigante, grazie ai francesi che portano il loro 30% di quota sia sul versante Carrefour che su quello Auchan, però grazie anche alla Private Label di Coop Italia che a fine anno 2008 ha raggiunto la quota del 25,2%, a Conad Leclerc che ha superato il 15% lo scorso anno e quest&#8217;anno ha in mente l&#8217;offerta sui  layout di circa mille referenze nel non food a marchio d&#8217;insegna. Insomma tutto ciò denota come la Grande Distribuzione italiana ha poco da invidiare ai francesi e spagnoli. Diverso è invece il discorso per la Germania e il Regno Unito. La prima non ha una quota di mercato determinante se si considera la Marca Commerciale in senso stretto (12,7%) , ma questa esclude l&#8217;offerta dei Brand di fantasia esclusivi dei Discounter, altrimenti la quota crescerebbe immediatamente al 30% , infatti non vi sono dubbi nel considerare il consumatore tedesco un prototipo del consumatore moderno. Il Regno Unito rappresenta invero lo specchio di quello che saranno tra qualche anno le Private Label europee e mondiali. Nell&#8217;isola britannica il Retailer sviluppa una costruzione piramidale degli assortimenti a Brand d&#8217;insegna (Tesco docet) dove il concetto chiave viene espresso  attraverso una costruzione di assortimento di Private Label che abbia in se le declinazioni good-better-best ( buona-migliore-ottima), ovvero chiudendo il cerchio della scala delle categorie indipendentemente dalle Marche Industriali. Per capire la maturità del mercato inglese è sufficiente ricordare che davanti all&#8217;avanzare incessante del Discount tedesco nella propria terra nel corso dello scorso anno, che noi di GDONews abbiamo sempre tempestivamente documentato, Tesco  nel periodo settembre 2008 &#8211; febbraio 2009 ha attivato una nuova linea a marchio d&#8217;insegna Discount , denominata &#8220;Tesco Value&#8221; , perlopiù vestita di bianco, con circa 450 referenze solo nei primi mesi di start up. Pare che complessivamente, in un solo semestre, le vendite della nuova linea abbiano raggiunto, secondo quanto riferito dal Ceo Terry Leahy, un livello di incassi superiore al giro d&#8217;affari di Aldi Uk (a 2,9% di quota di mercato a metà aprile 2009, in rapida crescita). Il che equivale a poco meno del 10% del fatturato del leader. Il successo discount di Tesco, confermato dalla probabile apertura in Scozia di un Tesco Discount Store, andrà ora contestualizzato in ottica di sostenibilità e strategia di bilancio. Però questo è il punto: la Private Label, una volta matura nel suo rapporto con il consumatore, ha un potere comunicativo tale da richiamare a sé i consumatori nomadi riconquistando le eventuali quote perdute. In quest&#8217;ottica chiudo il mio pensiero riproponendo la domanda fatta da Luigi Rubinelli, direttore del nostro partner Mark up (vedi GDONews questa settimana): la Private label è in errore? Può fare di più?</p>
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