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	<title>GDO News &#187; Private Label</title>
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	<description>Grande Distribuzione Organizzata Novità Analisi e Dibattiti</description>
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		<title>Selex: nasce la nuova linea dei vini in Private Label</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Nov 2011 05:57:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Andrea Meneghini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Private Label]]></category>
		<category><![CDATA[Selex]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Gruppo distributivo Selex, molto produttivo sul fronte della Private Label, come abbiamo avuto modo di capire nell’intervista estiva al suo responsabile, Luca Vaccaro, lancia la sua nuova linea di vini “Le Vie dell’Uva”, che sarà in distribuzione nei punti vendita da questo mese. Una selezione di 28 etichette rappresentative delle principali zone vocate della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2011/11/viniselex.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4304" title="Senza titolo-1" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2011/11/viniselex-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il Gruppo distributivo Selex, molto produttivo sul fronte della Private Label, come abbiamo avuto modo di capire nell’intervista estiva al suo responsabile, Luca Vaccaro, lancia la sua nuova linea di vini “Le Vie dell’Uva”, che sarà in distribuzione nei punti vendita da questo mese. Una selezione di 28 etichette rappresentative delle principali zone vocate della Penisola. I vini della nuova linea si collocano prevalentemente nella fascia compresa tra 3 e 5 euro, ma sono presenti anche etichette che arrivano a 8-9 euro. Le 28 etichette di “Le Vie dell’Uva” vanno dai grandi piemontesi, come Barbera docg e Barolo docg ai nobili friulani e trentini, Pinot, Merlot, Muller Thurgau doc e Gewurtztraminer doc, ai veneti Chardonnay e Prosecco, ai toscani Chianti docg, Morellino di Scansano docg e Sangiovese doc, fino agli emergenti del Sud, i campani Aglianico e Falanghina, i pugliesi Negroamaro, Rosato del Salento e Primitivo. E i vini delle isole: il Vermentino di Sardegna, e dalla Sicilia Nero D’Avola, Grillo e Sirah. <span id="more-4303"></span>“Più che una linea di vini &#8211; spiega Luca Vaccaro &#8211; volevamo creare un fil rouge che unisse etichette con precise caratteristiche qualitative, accomunate da una grafica distintiva e facilmente riconoscibile sullo scaffale”. Insomma, un “family feeling” per dare una mano a chi si avventura, magari per la prima volta, nella scelta di una buona bottiglia. Come testimoniano le ricerche di mercato, l’acquisto di vino è infatti vissuto dal consumatore in modo problematico, vista l’abbondanza dell’offerta e la confusione sul fronte dei prezzi. L’obiettivo principale di Selex è quello di proporre il miglior rapporto qualità-prezzo.</p>
<p>“Abbiamo lavorato più di un anno per dar vita a una selezione ponderata che presidi questo range di prezzo con vini di qualità che reggono bene il confronto con etichette anche di fascia superiore – aggiunge Vaccaro &#8211; e per farlo ci siamo rivolti a degli specialisti che, di cantina in cantina, ci hanno aiutato a individuare in tutta Italia i migliori produttori e a definire l’assortimento ottimale”. Nell’ottica di fornire un servizio alla clientela, anche la scelta di bottiglie “trasparenti” e riconoscibili, dove è ben visibile il nome del vino e quello della linea, con un’immagine della zona di provenienza. E, sul retro, la carta d’identità: cantina, imbottigliatore, anno di produzione, volume alcolico. Inoltre, la descrizione dettagliata delle caratteristiche organolettiche, curata da esperti sommelier, gli abbinamenti consigliati, la temperatura di servizio e, per le etichette più pregiate, la longevità.</p>
<p>Con il lancio de Le Vie dell’Uva Selex rafforza il suo impegno nel settore delle marche commerciali, proseguendo sulla strada della segmentazione e della specializzazione. L’obiettivo è di rendere ancora più personalizzata l’offerta dei punti di vendita del Gruppo, con proposte attentamente selezionate, esclusive e di qualità.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Sigma: la Private Label alla base del progetto di crescita. Intervista al responsabile Giovanni Filippini</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Sep 2011 22:50:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Andrea Meneghini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
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		<category><![CDATA[Sigma]]></category>

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		<description><![CDATA[Gdonews incontra Giovanni Filippini, responsabile del Prodotto a Marchio del Gruppo Sigma, per approfondire le novità presentate nelle due convention del 2011 ( Marzo e Luglio) che hanno rivelato le strategie e le intenzioni dell’insegna bolognese e che trovano nella Private Label uno dei suoi nodi cruciali. Sigma come si è già scritto ha già iniziato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2011/09/Immagine-logo.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-3605 " title="Immagine logo" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2011/09/Immagine-logo-150x150.jpg" alt="" width="108" height="108" /></a></p>
<p>Gdonews incontra Giovanni Filippini, responsabile del Prodotto a Marchio del Gruppo Sigma, per approfondire le novità presentate nelle due convention del 2011 ( Marzo e Luglio) che hanno rivelato le strategie e le intenzioni dell’insegna bolognese e che trovano nella Private Label uno dei suoi nodi cruciali. Sigma come si è già scritto ha già iniziato il processo di modernizzazione della PL, che vede al centro della strategia la declinazione dei prodotti dal insegna al logo, ovvero dal brand Sigma al famoso omino della Sigma, che permetterà, secondo la logica del management del Gruppo, l’esaltazione del territorialismo attraverso lo sfruttamento della conoscenza delle insegne locali con la massimizzazione della diffusione del prodotto a marchio. Questa strategia denominata “Network” prende spunto da pratiche industriali e di retailing di successo (vedi baffo della Nike o A di Autogrill) ed è in linea con le più recenti strategie di Gruppi internazionali come ad esempio Starbuks. E’ risaputo che la moderna DO, quella che oltretutto<span id="more-3603"></span><br />
 ha avuto il merito di fermare l’avanzata straniera nel Bel Paese, ha il limite congenito dell’incapacità di svolgere strategie uniformi su tutto il territorio nazionale, soprattutto sulla Private Label. Le Centrali nazionali hanno tentato di ovviare al problema, in termini di marketing, sia attraverso la semplice creazione ( chi può) del marchio d’insegna, sia attraverso la creazione di Brand di fantasia. Sigma ha creato una nuova regola nella DO affidando al logo il compito di unire in un’unica offerta, segmentata su quattro linee di posizionamento, la Private Label e le diverse insegne delle associate al Gruppo le quali, coerentemente con il valore d’insegna locale, rappresentano il network nazionale con l’adozione dell’omino Sigma nei segni distintivi.</p>
<div id="attachment_3604" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2011/09/04092011.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-3604" title="04092011" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2011/09/04092011-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Giovanni Filippini - Responsabile PL Sigma</p></div>
<p>Il confronto tra GDONews e Giovanni Filippini è proprio rivolto a spiegare cosa c’è dentro il logo, quali prodotti e strategie si annidano all’interno della comunicazione.</p>
<p>D: Filippini, a che livello di maturazione è giunta la Private Label nella DO italiana?</p>
<p>R: Il prodotto a marchio oggi è una realtà rispetto a qualche anno fa, tutte le insegne si sono adoperate alla creazione di vere e proprie linee di prodotti alla stessa stregua dei prodotti dell’industria. Noi abbiamo cercato di dare un colpo di reni alla crescita dell&#8217;offerta di PL attraverso il progetto Network unificando il valore di comunicazione della marca insegna con il valore della marca prodotto attraverso un logo. Con questo processo abbiamo imboccato una strada che ci permetterà, nel rispetto delle identità d’insegna locale che hanno aderito al progetto Network, di avere efficacia ed efficienza nello sviluppo delle linee di prodotto a marchio per il futuro.  Fare marca del distributore significa oggi operare  con metodi di marca industriale cambiando i vecchi assiomi in quanto con la marca si deve prioritariamente costruire reputazione d’insegna, unico vero valore di distintività dai concorrenti. E&#8217; ovviamente impensabile immaginare una DO capace di raggiungere le quote appartenenti al Retail del nord Europa, però lo sviluppo che si sta apportando ai prodotti a marchio è di buon livello.</p>
<p>D: Una delle cose che ancora frenano lo sviluppo della PL in DO può essere rappresentato dal rapporto di fiducia ( totale o parziale) del distributore locale con l’insegna nazionale?</p>
<p>R: E’ indubbio che in DO l’innovazione arriva sempre dopo per svariate ragioni soprattutto dimensionali, ma anche per la filosofia dell’imprenditore molto legato alla vendita delle Grandi Marche. Storicamente il prodotto a marchio aveva la caratteristica di dare molta marginalità, di costare poco ma anche di offrire poca qualità in termini intrinseci. Oggi non è più così, bisogna considerare la gamma Sigma alla stessa stregua qualitativa di un prodotto Branded, la qualità non può e non deve essere differente. La DO ha dato accesso alla PL nei propri scaffali soprattutto per compensare la marginalità all’interno delle diverse categorie rispetto alle grandi Marche, ma oggi bisogna registrare un fatto: l’industria fa sempre meno pubblicità girando gli investimenti sui prezzi sotto pressione promozionale, e questo ci sta mettendo in difficoltà perché si limano i differenziali di marginalità, d’altro canto la risposta dell’industria si doveva attendere. Noi rispondiamo con la qualità, con una sempre maggior qualità del prodotto offerto al consumatore.</p>
<p>D: Come stanno andando i numeri della Vostra Private Label?</p>
<p>R: Bene anche se dobbiamo stare attenti a come leggere i dati, a livello di Gruppo cresciamo di un ulteriore punto rispetto allo scorso anno, ci attestiamo intorno al 12% del fatturato considerando solo le vendite di prodotti con codice ean. Questo significa che in casa abbiamo gruppi locali che sfiorano anche il 16% di quota. Se dovessimo sommare il peso variabile, le forme di di parmigiano e grana e la logica dei prosciutti, passatemi i termini “scudettati”, ci attestiamo sopra il 20% di quota nella consociate più performanti.  Inoltre quest’anno  a mercato omogeneo stiamo crescendo del  +23%.</p>
<p>D: Come avete declinato la vostra PL?</p>
<p>R: Il Main Claim è da sempre presente nell&#8217;offerta della PL di Sigma, come spiegato da quest’anno viene comunicato attraverso il logotipo e non attraverso il marchio d’insegna. Poi abbiamo sviluppato dal 2007 la linea premium, denominata “Scelto” che sta trovando molto interesse sia da parte delle nostre associate che da parte del consumatore finale, il segmento sta così crescendo del 7% rispetto all’anno precedente. E’ una linea strategica, ci aiuta ad aumentare la battuta di cassa e copre categorie dove spesso non esiste un leader affermato offrendo la possibilità di occupare da solo il comparto. Beninteso, la linea “Scelto” non ha caratteristiche territoriali, vuole semplicemente rappresentare il top di gamma della categoria interessata. Poi esprimiamo un ulteriore  offerta con la  linea benessere, denominata  “Con o Senza”. La linea a marchio benessere entra in un mercato già maturo e con una sua logica di business, soprattutto nell’assortimento dedicato ai celiaci. Infine chiudiamo l’offerta sulla parte bassa della scala prezzi attraverso  l’ultima linea nata: la linea che chiamiamo Risparmio.</p>
<p>A differenza degli altri nostri competitors abbiamo voluto mettere il nostro marchio, la nostra faccia, anche su questa linea. Perché gonfiarsi il petto solo con linee premium? il consumatore ci ha chiesto una risposta alle sue esigenze di budget familiare e noi abbiamo risposto da commercianti, questa è la nostra missione. In poco tempo questo segmento ha già prodotto il 6% del fatturato della PL  (con numeri destinati a crescere molto di più). In effetti è risultata una linea strategica, oggi giorno il prezzo aggressivo è una garanzia di sell out: su questo segmento si è deciso di abbracciare 70 categorie merceologiche con un totale di 130 referenze, per intenderci il 20/80 dell’assortimento.</p>
<p>D: Come svolgete il controllo qualità sui prodotti in PL?</p>
<p>R: Abbiamo un responsabile qualità che coordina e si avvale di tre laboratori esterni che svolgono continue verifiche sui capitolati, sui fornitori e sul prodotto. Facciamo continui prelievi dai nostri scaffali ed analizziamo in itinere il mantenimento della qualità concordata in sede di start up. I risultati che derivano da queste analisi sono spesso soddisfacenti, a significare che le scelte operate nell’individuazione dei partner è stata giusta; solo nel non food abbiamo avuto sovente spiacevoli sorprese, evidentemente l’industria in quelle categorie deve ancora maturare.</p>
<p>D: Quindi avete previsto anche il non food nell’offerta della vostra Private Label.</p>
<p>R: Partiamo con 4 categorie e 16 referenze, ma nel prossimo futuro gli spazi di crescita sono enormi, soprattutto nell’area premium: basti pensare all’offerta di un pet food posizionato sulla fascia premium, di prodotti nella detergenza  ma anche su diversi prodotti dell’home care. Abbiamo ancora molto spazio di crescita.</p>
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		<title>GDONews intervista Luca Vaccaro, Responsabile Private Label del Gruppo Selex</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Jul 2011 23:03:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Andrea Meneghini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Private Label]]></category>
		<category><![CDATA[Selex]]></category>

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		<description><![CDATA[GDONews chiude “il viaggio esplorativo” all’interno del mondo Selex con un intervista al responsabile della Private Label del Gruppo, dottor Luca Vaccaro. La strategia del Gruppo, delineata nello scorso numero, dal direttore generale Maniele Tasca,è rivolta fondamentalmente alla modernizzazione degli strumenti rivolti a ( fine ultimo) migliorare la qualità dell’offerta, ben applicata dal giovane e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1520" title="selex" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2010/01/selex.jpg" alt="" width="200" height="124" />GDONews chiude “il viaggio esplorativo” all’interno del mondo Selex con un intervista al responsabile della Private Label del Gruppo, dottor Luca Vaccaro.<br />
La strategia del Gruppo, delineata nello scorso numero, dal direttore generale Maniele Tasca,è  rivolta fondamentalmente alla modernizzazione degli strumenti rivolti a ( fine ultimo) migliorare la qualità dell’offerta, ben applicata dal giovane e preparato management del Gruppo Cedi Marche -intervistato due numeri or sono- e trova nella PL quell&#8217;elemento indispensabile per affermare lo store brand.</p>
<p>Buona lettura.</p>
<p>D: dottor Vaccaro, qual è la Mission del prodotto a marchio Selex ( o Vale)?</p>
<p>R: La nostra mission nell’ambito della Private Label è <span id="more-3349"></span>quella di coprire le principali categorie di consumo segmentando le esigenze dei consumatori con un prodotto, in termini qualitativi, in linea con il leader ma ad un prezzo più conveniente.</p>
<div id="attachment_3362" class="wp-caption alignleft" style="width: 130px"><img class="size-full wp-image-3362" title="luca vaccaro" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2011/07/luca-vaccaro.jpg" alt="" width="120" height="85" /><p class="wp-caption-text">Luca Vaccaro</p></div>
<p>D: Come state segmentando la Vostra Marca Commerciale?</p>
<p>R:Dopo aver sviluppato la Private Label basica ( a marchio Selex; che consta di circa 1300 referenze sul food ndr) abbiamo creato una linea specialistica, Selex Più,  che trova la sua giustificazione sulla parte alta della scala dei prezzi, attraverso l’espressione di prodotti di alto livello,ad esempio delle tipicità regionali o anche semplicemente perché di oggettiva qualità superiore. Faccio un esempio: noi abbiamo in assortimento il “pesto” a marchio Selex, che è un prodotto qualitativamente buono con determinate caratteristiche. Poi abbiamo il “pesto” categoria premium price che si distingue in termini intrinseci perchè è un DOP, è fresco a scadenza breve, così come l’aceto balsamico di Modena, nel qual caso abbiamo il prodotto a marca Selex di buona qualità invecchiato tre mesi, quello di qualità premium è invece invecchiato tre anni.  La scala delle categorie della nostra marca commerciale ha recentemente inaugurato tre nuove ulteriori linee proprio allo scopo di dare piena soddisfazione alle diverse esigenze dei consumatori: è così nata “ Natura Chiama Selex”; “I Primi Anni Selex” e “ Vivi bene Selex”. La prima ha un assortimento composto da prodotti ortofrutticoli a filiera controllata, ivi si incontrano prodotti biologici, ma un domani, non troppo lontano, anche prodotti di detergenza a basso impatto ambientale. La linea “ Primi Anni Selex” è quella dedicata al segmento 0-3 anni che include sia prodotti relativi alla cura della persona che alimentari. Infine “ Vivi bene Selex” sono quei prodotti a marca commerciale dedicati al benessere di tipo salutistico. In totale queste nuove linee in uscita hanno portato un ulteriore incremento della numerica referenze di circa 200 oltre a quelle già esistenti.</p>
<p>D: Gli imprenditori associati al mondo Selex, alcuni più di altri, si sono sempre considerati dei capaci venditori di Grandi Marche, come si coniuga questa spinta verso l’affermazione del prodotto a marca commerciale con la naturale vocazione dei Vostri soci?</p>
<p>R: <strong>La stessa Marca Commerciale oggi è sempre più una Marca, e come tale deve essere trattata e valutata.</strong> E’ sì una marca che impersona l’insegna, ma è una marca a tutti gli effetti. Pertanto ad essa vanno applicate le logiche di marketing mix che vanno applicate alle Grandi Marche. Le nostre imprese associate stanno seguendo con attenzione le nostre evoluzioni rincuorati dai numeri di fatturato e di margine che quotidianamente riscontrano come positivi risultati all’interno delle proprie aziende.</p>
<p>D: Come si sviluppa la massificazione della Marca Commerciale sulle piccole strutture di prossimità?</p>
<p>R: La massificazione della PL nei PdV di prossimità dipende innanzitutto dal tipo di categoria merceologica. In generale si può affermare che<strong> il leader rimane sempre presente nel assortimenti basici con una Private Label che copre lo spazio del follower</strong>.</p>
<p>D: Quanta attenzione dedicate alla qualità del prodotto, alla loro verifica ed ai capitolati dei prodotti che debbono portare il vostro nome?</p>
<p>R: Moltissima, è una nostra ossessione. A parte controllare la qualità dei capitolati in start up posizionando il prodotto, come già accennato, alla qualità del leader, noi stiamo attentissimi alle contro verifiche, infatti facciamo circa dodicimila analisi  prelevando i prodotti direttamente  dai nostri scaffali “ex post” al fine di valutare la conformità dei prodotti ai capitolati concordati al momento del lancio. Facciamo sia test interni per controllare la conformità qualitativa con il leader di mercato sia test su consumatori esterni attraverso dei Panel.</p>
<p>D: Il Biologico negli assortimenti di Private Label della Distribuzione italiana è oramai una costante trasversale che ha coinvolto il lavoro di tutte le insegne, anche Voi: è un business reale o è invece più uno strumento di comunicazione al consumatore, per rafforzare la fiducia sulla qualità dell’insegna?</p>
<p>R: Il biologico è una risposta ad una reale domanda che sta aumentando, la richiesta esiste davvero è ed sempre più insistente. Il prodotto biologico si posiziona sicuramente sulla fascia premium della Private Label, quindi hanno anche il compito di dare maggiore qualità allo store brand.</p>
<p>D: Lo stesso dicasi per il segmento Bimbi: molte insegne si stanno rivolgendo a questo segmento.</p>
<p>R: Anche questo segmento è una reale richiesta del consumatore, è chiaro e doveroso affermare che se la Private Label affronta questo tema, lo deve fare con prodotti di altissima qualità.</p>
<p>D: Vaccaro, parliamo più in generale della Private Label nella Distribuzione Italiana. La quota di mercato della Marca Commerciale è oggi intorno al 15-16%; è una quota soddisfacente per la conformazione del nostro sistema distributivo?</p>
<p>R: <strong>La quota giusta dovrebbe oscillare, il linea con la media europea, tra il 25% ed il 30%.</strong>Oggi la marca commerciale italiana, nonostante un sistema distributivo frammentato, è ancora sottostimata.</p>
<p>D: La categoria dei freschi si può considerare un ambito dove, eventualmente, si potrebbe far prevalere la marca commerciale rispetto alle grandi marche?</p>
<p>R: Non si può sostituire la marca totalmente, però, in effetti, in questa categoria c’è meno profondità di numerica. In ogni caso vedo difficile oggi una prevalenza dominante della marca commerciale.</p>
<p>D: La miglior qualità che esprime oggi la PL nella sua generalità rispetto al recente passato, significa necessariamente una minor marginalità rispetto al passato?</p>
<p>R: Diciamo che fatta salva la qualità del prodotto a Marca Commerciale che deve essere un MUST per il retailer, la PL oggi migliora la marginalità media delle categorie che approccia.</p>
<p>D: Che rapporto avete con il fornitore dei prodotti a vostro marchio?</p>
<p>R: E’ necessariamente un rapporto di partnership che spesso è pluriennale. Normalmente non siamo propensi a cambiare a meno che non sopravvengano nuove esigenze o problematiche. Noi <strong>chiediamo al fornitore una notevole affidabilità produttiva e logistica, un costante aggiornamento del prodotto in termini di innovazione sul mercato</strong>. Deve essere compito del fornitore quello di suggerire delle modifiche qualitative sul prodotto per sopravvenuta miglioria dello stesso sul mercato. L’esperto del prodotto rimane il fornitore.</p>
<p>D: Fate strategie relativamente alla promozionalità del prodotto a marca commerciale?</p>
<p>R: <strong>Svolgiamo attività promozionali sui prodotti in Private Label alla stessa stregua degli altri prodotti di marca</strong>. L’obbiettivo di mettere sotto pressione promozionale la marca commerciale è quello di, com’è ovvio che sia, aumentare le vendite ma ha anche l’obbiettivo di acquisire nuovi consumatori, quelli che sino a quel momento non sono stati incentivati all’acquisto di quella determinata referenza a marchio.</p>
<p>D: Sul No Food state sviluppando strategie di Private Label?</p>
<p>R: E’ necessario dare un’offerta a marca commerciale anche in questo settore, soprattutto per quelle merceologie che sono presenti sui nostri lineari e che vogliono essere delle alternative ai leader di mercato, se non addirittura per impersonare da soli la categoria. Sul monouso, ad esempio, la PL ha già la forza sul consumatore per coprire tutte le vendite risultanti dal continuativo.</p>
<p>D: E’ importante la PL sui Primi Prezzi?</p>
<p>R: Si è importante, ma non su tutte le categorie come si pensava una volta. Noi con 80 referenze (Prodotto Risparmio)  riteniamo di coprire le principali esigenze del consumatore, non abbiamo l’intenzione di trasformare i nostri PdV in copie dei Discount.</p>
<p>D: Verso quali nuove linee ed obbiettivi vi state rivolgendo attualmente sullo sviluppo della marca commerciale?</p>
<p>R: Il nostro impegno è rivolto a coprire in maniera piena e soddisfacente le fasce premium,ma più in generale<strong> l’obbiettivo della moderna Private Label dovrebbe essere quella di coprire la parte alta del mercato</strong>.</p>
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		<title>Bresciadolci rileva i marchi Battistero e Besana</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Jul 2011 23:00:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Alessandro Foroni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esselunga]]></category>
		<category><![CDATA[Private Label]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo il passaggio a Esselunga del moderno stabilimento di Parma rimaneva il marchio Battistero (e nel pacchetto c&#8217;e&#8217; anche Besana) che valeva un fatturato consistente, prima della crisi, realizzato in dolci da ricorrenza: pandori e panettoni. Ad Esselunga i dolci natalizi e pasquali non interessano così la vecchia proprietà di Battistero ha concluso una trattativa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3356" title="battistero" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2011/07/battistero.jpg" alt="" width="140" height="140" />Dopo il passaggio a Esselunga del moderno stabilimento di Parma rimaneva il marchio Battistero (e nel pacchetto c&#8217;e&#8217; anche Besana) che valeva un fatturato consistente, prima della crisi, realizzato in dolci da ricorrenza: pandori e panettoni. Ad Esselunga i dolci natalizi e pasquali non interessano così la vecchia proprietà di Battistero ha concluso una trattativa iniziata con l&#8217;affitto del ramo d&#8217;azienda ed ha infine ceduto i marchi e le linee produttive dolciarie alla Bresciadolci che trasferirà gli impianti da Parma a Soave in provincia di Verona. Si chiude così la storia della BTT in concordato preventivo.<br />
La storia della Battistero inizia nel 1965 con la produzione del pane. Dal &#8217;75 è iniziata la vendita dei prodotti da forno e nel &#8217;95 la Fin Mondini (i fondatori) vende a Compendia di Milano, di Enrico De Angelis. Nel febbraio 2001 il Gruppo Zunino ha rilevato il<span id="more-3342"></span> 100% della società. L&#8217;era, sfortunata, dei finanziari (prima Zunino poi Leopoldo Varasi) che volevano crescere con la finanza e la Borsa è finita ed ora si torna a sani asset industriali. A Parma proodotti alimentari a marchio Esselunga a Verona pandori e panettoni.<br />
Battistero era arrivata a fatturare quasi 40 milioni di euro ed era il quarto gruppo del settore con una quota di mercato intorno al 7-8%. Ma i cambi di proprietà hanno finito per ridurla al lumicino: 8 milioni di ricavi 2009.</p>
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		<title>Carrefour punta sulla private label per riconquistare il mercato francese</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Jul 2011 22:25:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Alessandro Foroni</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Francia]]></category>
		<category><![CDATA[Private Label]]></category>
		<category><![CDATA[Retailer Esteri]]></category>

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		<description><![CDATA[Per il gruppo francese Carrefour il 2010 non è stato certo un anno positivo in terra madre: le vendite, nel mercato più importante per l&#8217;azienda, visto che rappresentano oltre il 40% del consuntivo annuale del gruppo, sono cresciute solo dello 0,4%, compensate da buoni risultati nei mercati emergenti, ma che hanno comunque fatto suonare un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2282" title="carrefour" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2010/09/carrefour.jpg" alt="" width="180" height="140" />Per il gruppo francese Carrefour il 2010 non è stato certo un anno positivo in terra madre: le vendite, nel mercato più importante per l&#8217;azienda, visto che rappresentano oltre il 40% del consuntivo annuale del gruppo, sono cresciute solo dello 0,4%, compensate da buoni risultati nei mercati emergenti, ma che hanno comunque fatto suonare un campanello d&#8217;allarme, nonostante si stia sperimentando con successo il nuovo format Planet.<br />
In questi giorni Lars Olofsson, il Ceo di Carrefour, ha delineato le strategie per risollevare i numeri in Francia dichiarando di voler portare la private label ad una quota di mercato del 40%, rispetto al 25% attuale. Nell&#8217;ottica di uno sviluppo così forte del marchio commerciale ha annunciato che saranno più di 1.500 i nuovi prodotti lanciati entro la fine dell&#8217;anno con pack rinnovati. Nella selezione e progettazione dei prodotti saranno poi coinvolti i consumatori che<span id="more-3177"></span> valuteranno imballaggio, etichettatura e ricette. Come successo per Planet, il focus sui loro consumatori è il driver necessario per fare tutti i cambiamenti ritenuti molto importanti per il retail. Il nuovo progetto inizierà coinvolgendo i consumatori tramite una campagnia di spot televisivi a fine agosto, e dal 1° di settembre tutti i prodotti che sono stati approvati da parte dei consumatori avranno una scritta del tipo &#8220;Ispirato, testato e approvato dal panel test Carrefour&#8221;. Insomma, una soluzione anglosassone ad un problema europeo.</p>
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		<title>PL: un 2010 in crescita e di difficoltà per le PMI</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Jan 2011 23:31:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Alessandro Foroni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dibattiti]]></category>
		<category><![CDATA[Fiere]]></category>
		<category><![CDATA[Private Label]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono circa 1.500 le PMI, di cui il 90% piccole, impegnate come fornitrici di merci con il marchio delle insegne della grande distribuzione, in tutti i canali spaziando dagli iper ai discount, raggiungendo nel 2010 un fatturato di 6,4 miliardi di euro. Il margine che poi la Gdo applica è intorno al 25-30% portando così [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-2620" title="pl" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2011/01/pl-300x167.jpg" alt="" width="180" height="100" />Sono circa 1.500 le PMI, di cui il 90% piccole, impegnate come fornitrici di merci con il marchio delle insegne della grande distribuzione, in tutti i canali spaziando dagli iper ai discount, raggiungendo nel 2010 un fatturato di 6,4 miliardi di euro. Il margine che poi la Gdo applica è intorno al 25-30% portando così il valore dello shopping a marchio privato degli italiani a 8,1 miliardi di euro. Ecco quanto vale il fenomeno private label in Italia secondo Guido Cristini, docente di marketing presso l&#8217;Università di Parma e curatore del «Rapporto annuale sulla marca commerciale» presentato a Bologna in occasione di Marca, l’annuale fiera dedicata al mondo delle private label.<br />
Lo scorso anno le private label nelle catene della Gdo (iper e super rilevati da Symphony-Iri) hanno<span id="more-2608"></span> conquistato una quota di vendite del 15,4%, più 6,5 in valore e più 5,5% in volume rispetto il 2009. Spiccano il volo i prodotti della nicchia premium, con un aumento del valore degli acquisti cresciuto di un terzo.<br />
«Ogni catena della grande distribuzione ha in media 220 copacker a cui chiede innovazione e un ampliamento delle referenze &#8211; segnala Cristini –. Oltre alle certificazioni internazionali vengono chieste delle confezioni ecosostenibili, una somma di fattori che obbliga i fornitori a nuovi round di investimenti e a cercare una maggiore efficienza». In media una referenza su cinque ha &#8220;cambiato pelle&#8221; nel corso del 2010 ma per alcune insegne si arriva a picchi del 30-40 per cento.<br />
Questi maggiori impegni vengono &#8220;ricompensati&#8221; dalla Gdo con un prolungamento della durata dei contratti, ora in media tra i 2 e i 5 anni, che diventano dai 5 ai 10 anni per le forniture con la marca dell&#8217;insegna, il segmento più importante in termini di volumi.<br />
Alle private label la Gdo l&#8217;anno scorso ha dato gli obiettivi prioritari, spiega la ricerca, di fare crescere il margine complessivo, sviluppare la notorietà del marchio e migliorare la qualità percepita. Si è anche lavorato per rinnovare l&#8217;offerta, in stretta collaborazione con i partner. Novità negli alimentari confezionati, il 40% dei nuovi prodotti del 2010 è in questo segmento, e in quelli freschi (15%). Non sono mancati gli investimenti per aggiungere altre novità nei reparti dei prodotti per la casa e i surgelati, con interventi che riguardano poco più di un prodotto su dieci.<br />
Non sono mancati i problemi per PMI che in questo periodo devono affrontare i rincari record delle materie prime, che assottigliano i margini e rischiano di generare a breve grossi problemi di continuità aziendale, ma la GDO dal canto suo, è piuttosto reticente nell’accettare gli aggiornamenti dei listini. Se in passato la difficoltà era spiegare la causa dei rincari ora non viene riconosciuta e si deve negoziare. La cotromossa dei copacker è spingere la leva dell&#8217;efficienza. Si cerca di eliminare gli scarti di produzione e si lavora per ridurre gli imballaggi.</p>
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		<title>Selex chiude molto bene il 2009 e per il 2010 punta a sviluppare la sua Private Label</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jan 2010 00:03:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Alessandro Foroni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Private Label]]></category>
		<category><![CDATA[Risultati dei gruppi]]></category>
		<category><![CDATA[Selex]]></category>
		<category><![CDATA[Strategie dei gruppi]]></category>

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		<description><![CDATA[Selex è senza dubbio un gruppo storico della GDO con le sue insegne (soprattutto A&#38;O) ben distribuite in tutto il territorio nazionale. E&#8217; storicamente un Gruppo appartenente alla DO, ma nonostante ciò riesce, in modo efficace, a sviluppare programmi di Private Label di un certo spessore. Sele, ma tutta la DO in generale, oltre agli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1520" title="selex" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2010/01/selex.jpg" alt="" width="200" height="124" />Selex è senza dubbio un gruppo storico della GDO con le sue insegne (soprattutto A&amp;O) ben distribuite in tutto il territorio nazionale. E&#8217; storicamente un Gruppo appartenente alla DO, ma nonostante ciò riesce, in modo efficace, a sviluppare programmi di Private Label di un certo spessore. Sele, ma tutta la DO in generale, oltre agli ovvi problemi di gestione multi-format, con diversi CeDi a cui spesso, troppo spesso, appartengono soprattutto piccoli PdV, è riuscito a porre in essere, dopo diversi anni una politica omogenea sulla Private Label. In risultato d tutto ciò si<span id="more-1519"></span> intravede dagli obbiettivi che si propongono per l&#8217;anno in corso: prima di tutto va detto che  le vendite dei prodotti a marchio Selex sono aumentate del + 12,3% nel corso del 2009, contro una media di settore pari a + 9,2% e le referenze (food e non food) sono oggi 2.200, contro le 1.900 del 2008.<br />
&#8220;I programmi per il 2010 &#8212; ha precisato Luca Vaccaro, Responsabile Marche Commerciali Selex &#8211; prevedono un ulteriore incremento dell&#8217;assortimento sia attraverso il potenziamento delle categorie esistenti, sia attraverso l&#8217;ingresso in nuove categorie. Prevediamo inoltre un incremento del 50% degli investimenti per comunicazione, ricerche sui consumatori e controllo della qualità dei prodotti&#8221;.<br />
Per offrire ai consumatori una scelta completa, anche in termini di prezzo, Selex ha avviato un processo di segmentazione della sua proposta a marchio, con il lancio di diverse linee, ognuna caratterizzata da un preciso posizionamento.<br />
Così, alla marca commerciale Selex, dall&#8217;ottimo rapporto qualità-prezzo, ha affiancato la linea premium &#8220;Selex Più&#8221;, specialità alimentari dalle caratteristiche qualitative e organolettiche elevate, distinguibili per la provenienza locale tipica, oltre che per processi di lavorazione tradizionali.<br />
Il 2010 vedrà anche l&#8217;esordio della linea &#8220;primo prezzo&#8221; che nasce per offrire un prodotto con il prezzo più basso della sua categoria.<br />
La proposta private label di Selex comprende anche &#8220;Vale&#8221;, l&#8217;altra marca commerciale del Gruppo adottata dalle imprese associate che operano in aree di sovrapposizione territoriale. Vi sono poi le due linee &#8220;Su&#8221; e &#8220;Vanto&#8221;, trattate dalla rete dei Cash &amp; Carry Selex, studiate per i professionisti dell&#8217;Horeca e per il dettaglio alimentare.<br />
Nei piani per il 2010, oltre all&#8217;aumento dei prodotti Selex, anche quello dell&#8217;assortimento &#8220;Selex Più&#8221;, che salirà a 100 referenze, delle linee &#8220;Su&#8221; e &#8220;Vanto&#8221;, da 400 a 500 referenze, e dei prodotti a marchio &#8220;Vale&#8221;, che a fine anno raggiungeranno 700 proposte.<br />
I prodotti a marchio Selex verranno sostenuti da un intenso piano di comunicazione e da operazioni di taglio prezzi, alternate a concorsi e a grandi campagne a tema che verranno efficacemente evidenziate a scaffale e comunicate attraverso i volantini.<br />
Insomma la differenziazione assortimentale, la volontà di strutturare in profondità l&#8217;offerta di Private Label è rivolta a solidificare la fidelizzazione con il proprio consumatore. L&#8217;espansione e il rinnovamento della rete di vendita sono tra i principali obiettivi anche per l&#8217;anno in corso, già cominciato molto bene con l&#8217;annessione dell&#8217;importante catena marchigiana CeDi Marche. Le Imprese Selex prevedono l&#8217;apertura di 102 nuove unità per 96.000 mq e numerose ristrutturazioni secondo i nuovi format messi a punto dalla Centrale.<br />
Un importante piano di sviluppo e ammodernamento che comporterà investimenti diretti per 286 milioni di Euro e la creazione di 1.130 nuovi posti di lavoro, per un obiettivo di fatturato 2010 di 9.140 milioni di Euro (+7,5%).</p>
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		<title>Fiera Marca Bologna: La Private Label continua a crescere in Italia</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jan 2010 00:02:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Alessandro Foroni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fiere]]></category>
		<category><![CDATA[Private Label]]></category>

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		<description><![CDATA[Si è appena conclusa la Fiera marca a Bologna, la fiera nazionale della private Label. Marca è un luogo di incontro e confronto naturale per gli utenti della GDO ed è sempre interessante partecipare. Quest&#8217;anno gli Stand dell&#8217;industria erano massicciamente presenti in tutte le categorie sia Food che Non Food, erano, invero, un po&#8217; meno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1517" title="fiera-marca" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2010/01/fiera-marca.png" alt="" width="222" height="161" />Si è appena conclusa la Fiera marca a Bologna, la fiera nazionale della private Label. Marca è un luogo di incontro e confronto naturale per gli utenti della GDO ed è sempre interessante partecipare. Quest&#8217;anno gli Stand dell&#8217;industria erano massicciamente presenti in tutte le categorie sia Food che Non Food, erano, invero, un po&#8217; meno presenti gli Stand del Trade: mancavano i francesi e mancavano insegne che storicamente partecipavano alla manifestazione. E&#8217; stato molto interessante il rapporto presentato da Adem Lab dell&#8217;Università di Parma sullo stato della Private Label dell&#8217;anno 2010. Nel 2009, è stato spiegato, la quota della Marca Commerciale si è attestata al 13,6% con un incremento del +10,4% ( a valore) sull&#8217;anno precedente. E&#8217; interessante<span id="more-1516"></span> rilevare che l&#8217;incremento percentuale più rilevante è stato quello determinato dalla Marca Commerciale Premium ( top di gamma) che è stato del +30% anche se la quota è destinata a crescere molto di più essendo attualmente al 2,8%; la Marca ad Insegna ha contribuito anch&#8217;essa alla crescita ma in forma inferiore, infatti è cresciuta del +10,9% pur tenendo una quota dell&#8217;85,3%; i primi prezzi sono cresciuti in percentuale meno che proporzionale rispetto alla media ( +8,5%)con una quota del 5,7%  all&#8217;interno della Marca Commerciale. Relativamente ai reparti, la crescita superiore l&#8217;ha ottenuta la drogheria alimentare ( +12,7%) ed il Fresco ( +13,1%). Il posizionamento prezzi vede la Marca Commerciale inferiore del 18% rispetto alla media del mercato. La pressione promozionale sui prodotti a marca commerciale è lievitata, rispetto al 2008, del 3,6%, rimanendo nei valori intorno al 20%. I prodotti più sotto pressione promozionale sono stati la pasta fresca, pasta di semola, olio di oliva, bevande gassate e succhi di frutta. Interessante sapere che il 90% dei consumatori ha comprato almeno un prodotto a marca commerciale nel corso del 2009. Insomma continua il trend felice della marca commerciale già avviatosi nel 2008. Lo sviluppo della marca commerciale Premium è un chiaro segnale di maturazione della Private Label, il Trade lancia una sfida reale all&#8217;industria anche sotto il profilo qualità/prezzo.</p>
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		<title>La Private label cresce +10% annuo. Esselunga, Coop e Carrefour tre esempi di organizzazione</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 00:05:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Andrea Meneghini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Carrefour]]></category>
		<category><![CDATA[Coop Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Economia e mercato]]></category>
		<category><![CDATA[Esselunga]]></category>
		<category><![CDATA[Private Label]]></category>

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		<description><![CDATA[Oramai da tempo si dice che la GDO ha posto al centro della propria offerta un pacchetto sempre più vasto e profondo di prodotti a marca commerciale. Si è scritto più volte che in Italia ( recentemente riconfermato anche da una ricerca del laboratorio di trade marketing del Cermes Bocconi) il private label ha conquistato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1408" title="percent" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2009/11/percent.jpg" alt="" width="300" height="200" /></p>
<p class="MsoNormal">Oramai da tempo si dice che la GDO ha posto al centro della propria offerta un pacchetto sempre più vasto e profondo di prodotti a marca commerciale. Si è scritto più volte che in Italia ( recentemente riconfermato anche da una ricerca del laboratorio di trade marketing del Cermes Bocconi) il private label ha conquistato una quota di mercato pari al 14 per cento. Alcune stime più ottimistiche parlano di un 17 per cento (fonte: Plma International), ma quel che è certo è che negli ultimi tempi sta cambiando la percezione degli italiani nei confronti di questi prodotti, grazie a un buon rapporto qualità/ prezzo. Il che, di questi tempi, non è proprio cosa di poco conto. &#8220;In coincidenza con la crisi<span id="more-1407"></span> economica &#8211; spiega Daniele Fornari, professore di marketing all&#8217;Università di Parma e responsabile del laboratorio di trade marketing del Cermes Bocconi &#8211; mentre i consumi alimentari continuano a essere negativi, le vendite di marche commerciali risultano positive anche del 10 per cento. Perché il consumatore vede in questi prodotti un&#8217;ottima sintesi tra qualità e convenienza&#8221;. Secondo il 67,9% delle famiglie italiane intervistate dalla Bocconi, i prodotti delle marche commerciali di alcune categorie sono sempre più simili a quelli delle marche industriali, hanno ormai migliorato la qualità (50,7%), sono diventati più numerosi (60,8%) e soprattutto sono offerti più spesso in promozione (70,5%). Anche per questo, come ha raccontato poco tempo fa il Corriere Economia, il «made in Italy» si sta prendendo la rivincita sui colossi stranieri della grande distribuzione. Ma perché questi prodotti costano meno? &#8220;Risparmiamo sul confezionamento, sulla logistica ma non sulla qualità &#8211; precisa Gabriele Villa, direttore commerciale di Esselunga -. Tutti i nostri punti vendita non sono più lontani di 150 chilometri dalle piattaforme produttive e distributive&#8221;. In questo modo si riducono, e di tanto, le spese legate al trasporto. Non solo. &#8220;Il nostro dentifricio ad esempio &#8211; aggiunge Villa &#8211; non ha la scatola di cartone, gli imballaggi con cui consegniamo i prodotti ai supermercati vengono riciclati e soprattutto non abbiamo costi di marketing&#8221;. Basta fare un giro nel centro di produzione Esselunga di Pioltello (oltre 27 mila metri quadrati di superficie) per capire cosa significa. Gli sprechi sono vietati, tant&#8217;è che persino i ritagli di pasta fresca non utilizzati per le 2.400 vaschette di lasagne a marchio Esselunga prodotte ogni ora tornano automaticamente nell&#8217;impastatrice. La qualità viene garantita da un team di «assaggiatori per professione» che ogni giorno confronta i prodotti Esselunga con quelli dei grandi marchi. Si effettuano inoltre circa ventimila test microbiologici ogni anno. Il suo principale competitor Coop non sta a guardare, basti pensare che nel 2008 la quota di incidenza dei prodotti a marchio commerciale sul totale fatturato Coop è arrivata al 22,2% e nei primi sei mesi del 2009 è cresciuta ancora raggiungendo il 23,6%. Da poco la Coop ha lanciato il primo farmaco a marchio proprio. Anche i prodotti Coop sono sottoposti a prove d&#8217;assaggio o di funzionalità attraverso test di comparazione con le corrispondenti marche leader. Ma a testarli sono i soci stessi (oltre 21 mila quelli coinvolti nell&#8217;ultimo anno), e la percentuale degli &#8220;approvati&#8221; supera l&#8217;87%. Nessun rischio di conflitto di interessi? &#8220;Assolutamente no &#8211; spiega Riccardo Bagni, vicepresidente di Coop Italia -, si tratta di assaggi ciechi, i soci non sanno qual è il nostro prodotto, che diventa a marchio Coop solo se viene valutato tanto buono quanto quello della concorrenza&#8221;. Carrefour, dal canto suo, spiega che dagli anni 2000 ha iniziato a mettere sugli scaffali anche prodotti a marchio proprio. &#8220;Ne abbiamo oltre tremila &#8211; conferma Andrea Baggio, responsabile prodotti controllati Carrefour Italia &#8211; e se di questi tempi ogni anno cresciamo in doppia cifra, qualcosa vorrà pur dire. Dalle nostre indagini sui consumatori le nostre proposte sono sem-pre molto apprezzate&#8221;. I prezzi più bassi, ci tengono a sottolineare anche in Carrefour, &#8220;sono giustificati dal fatto che i nostri prodotti sono gravati di minori costi rispetto a quelli che invece la marca nazionale deve obbligatoriamente sostenere. Come il marketing, la distribuzione e la pubblicità&#8221;. La certificazione della qualità è arrivata pure da Altroconsumo, l&#8217;associazione per la tutela e la difesa dei consumatori, di cui spesso pubblichiamo i resoconti comparativi, che su pasta e latte ha realizzato test di laboratorio per veri-ficarne la convenienza. Alcuni prodotti a marchio commerciale hanno di gran lunga superato certi brand che hanno fatto del nome una garanzia di successo. &#8220;Con il private label &#8211; spiega il presidente dell&#8217;associazione, Paolo Martinello &#8211; i consumatori hanno un&#8217;offerta più articolata e variegata. Senza considerare che molto spesso il prezzo è più adeguato&#8221;. Nessun rischio? &#8220;C&#8217;è il pericolo che la grande distribuzione acquisisca un potere di mercato troppo forte &#8211; precisa Martinello &#8211; sia sui prezzi che sulla scelta dei prodotti da mettere sullo scaffale. Perché questo sistema continui a funzionare bene, dev&#8217;esserci un buon livello di concorrenza&#8221;.</p>
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		<title>I numeri della PL nel 2008: forte crescita con diverse sorprese</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Jul 2009 20:20:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Alessandro Foroni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dibattiti]]></category>
		<category><![CDATA[Economia e mercato]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Fiere]]></category>
		<category><![CDATA[Non Food]]></category>
		<category><![CDATA[Private Label]]></category>
		<category><![CDATA[Private Label VS Marca]]></category>

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		<description><![CDATA[ITALIA: I NUMERI DEL 2008 Nell&#8217;ambito della interessantissima discussione che si sta sviluppando in queste settimane su GDONews riguardo ai nuovi equilibri tra PL e Marca, è interessante il quadro che esce dal quinto rapporto sulla PL (2007-2008), realizzato dal Comitato tecnico-scientifico di Marca e da IRI-Infoscan. La crescita della marca commerciale sia in volume [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>ITALIA: I NUMERI DEL 2008</h2>
<p>Nell&#8217;ambito della interessantissima discussione che si sta sviluppando in queste settimane su GDONews riguardo ai nuovi equilibri tra PL e Marca, è interessante il quadro che esce dal quinto rapporto sulla PL (2007-2008), realizzato dal Comitato tecnico-scientifico di Marca e da IRI-Infoscan. La crescita della marca commerciale sia in volume sia nel numero delle referenze è molto forte in Italia, maggiore che in altri paesi europei (dove però il grosso della crescita c&#8217;è già stato), anche se con alcune significative eccezioni e comunque grosse disomogeneità tra i retailer.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1145" title="tabella1" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2009/07/tabella1.png" alt="" width="500" height="158" /></p>
<p>Tra le diverse insegne, infatti, notiamo grosse differenze: se consideriamo, per esempio, i mercati del largo consumo confezionato (Lcc) troviamo oscillazioni <span id="more-1128"></span>tra le 184 referenze e le 2.406 a seconda del retailer analizzato. Se poi includiamo il non alimentare l&#8217;oscillazione si amplia ancora di più: da 200 a 5.000 referenze.<br />
Anche in termini di quota di mercato le differenze tra insegne sono molto significative: si passa dal 19,4% all&#8217;1,5% con un valore medio (iper +super LCC) del 12,7%, e solo 5 insegne su 11 analizzate dal Rapporto presentano un dato superiore alla media. Questa varietà di quote riflette una sostanziale difformità delle strategie intraprese negli ultimi anni.</p>
<p>In questa crescita generalizzata la parte del leone la fa la fascia Premium (pur rappresentando solo il 2,3% in valore e l&#8217;1,1% in volume sul totale PL) che registra performance straordinarie: +56,2% in valore e +47,2% in volume.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1147" title="tabella2" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2009/07/tabella2.png" alt="" width="500" height="277" /></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1155" title="a-tabella3" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2009/07/a-tabella3.png" alt="" width="500" height="261" /></p>
<p>Il format che beneficia maggiormente di questa crescita è quello dei grandi ipermercati (=&gt; a 10.000 mq) nei quali la marca del distributore sale di oltre il 33% in valore. Rispetto al dato generale della PL (+13,1%), anche i supermercati di grande superficie (=&gt;2.500 mq) registrano un&#8217;ottima crescita del 16,5%.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1149" title="tabella4" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2009/07/tabella4.png" alt="" width="500" height="301" /></p>
<p>In una realtà distributiva come quella italiana, caratterizzata da una massiccia presenza della DO, è naturale che oltre il 70% del valore delle vendite della PL passi per i supermercati.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1150" title="tabella3" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2009/07/tabella3.png" alt="" width="500" height="135" /></p>
<hr />
<h2>PL IN EUROPA</h2>
<p><strong><span style="font-weight: normal;">L&#8217;Italia, come già detto, è uno dei paesi Ue nel quale cresce di più la quota delle marche del distributore. Ma il nostro paese è ancora molto lontano dai livelli di altri paesi se si prende in considerazione l&#8217;incidenza sul fatturato totale dei prodotti LCC. </span></strong></p>
<p><a href="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2009/07/a-tabella1.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-1152" title="a-tabella1" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2009/07/a-tabella1.png" alt="" width="500" height="173" /></a></p>
<p>In Italia la quota della marca commerciale, come si sa, è molto bassa col 12,2%, seconda solo alla Grecia che si ferma al 5,2%. Sono numeri molto diversi da quelli fatti registrare negli ulimi anni in paesi come la Gran Bretagna e la Spagna che superano il 30%. Ma la differenza è nella performance: l&#8217;Italia cresce al ritmo di 3 punti base annui mentre in Inghilterra addirittura c&#8217;è stata una leggera contrazione.</p>
<p>Un&#8217;altra differenza rispetto al mercato inglese (e a quello francese) risiede nell&#8217;importanza del fresco su fatturato e crescita della private label: in Italia rappresenta il 27,4% contro il 42,4% in Francia e il 40,3% in Regno Unito.</p>
<p><a href="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2009/07/a-tabella2.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-1153" title="a-tabella2" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2009/07/a-tabella2.png" alt="" width="500" height="237" /></a></p>
<hr />
<h2>IL PROFILO DEI CO-PACKER</h2>
<p>il profilo dei &#8220;co-packer&#8221; è di particolare interesse, e va analizzato verificando la provenienza  degli attori: oltre il 66% proviene dal Nord-est, il resto del Paese da un contributo molto più ridotto.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1164" title="a-tabella5" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2009/07/a-tabella5.png" alt="" width="500" height="176" /></p>
<p>Il Co Packer è generalmente appartenente alla piccola-media impresa infatti circa il 58% ha un fatturato fino a 20 milioni di euro anche se  il 10% fattura più di 100, questa è una tendenza che denota la disponibilità da parte di alcune marche industriali di partecipare al business del Trade anche in qualità di co-packer (lampante l&#8217;esempio della Pasta Agnesi che fa la pasta Esselunga).</p>
<p><a href="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2009/07/a-tabella6.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-1165" title="a-tabella6" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2009/07/a-tabella6.png" alt="" width="500" height="193" /></a></p>
<p>Poco meno del 50% opera nell&#8217;alimentare confezionato, mentre un altro 26% nel fresco e del freschissimo. Circa il 10% è attivo nel freddo, il 5,6% nella cura della persona, poi sono stati rilevati altri settori tra cui il pet-food che hanno una quota significativa del 10,5%.</p>
<p><a href="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2009/07/a-tabella7.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-1166" title="a-tabella7" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2009/07/a-tabella7.png" alt="" width="500" height="173" /></a></p>
<p>La produzione media è di oltre 300 referenze, mentre le insegne clienti a livello di singolo co-packer sono 7/8. Sotto il profilo del fatturato, ogni referenza genera circa 340.000 euro. E&#8217; pero importante rilevare il grado di concentrazione del fatturato prodotto dalla singola referenza, basti pensare che le prime 5 referenze in portafoglio generano quasi il 47% del fatturato (era vicino al 30% nel 2007), e le prime 10 realizzano poco più del 50% del fatturato complessivo. Quanto mai variegata la numerica dei co-packer per insegna. La media è 135, ma solo 5 insegne su 12 si trovano sopra questa soglia con un minimo di 154 fornitori e un massimo di 335. Le altre 8 insegne sotto la media presentano un campo di variazione compreso tra un massimo di 126 fornitori e un minimo di 20, a denotare la poca  maturità della Private Label in Italia se si escludono le insegne Leader. L&#8217;ampiezza del campo di variazione è particolarmente visibile nell&#8217;analisi per reparto. La massima ampiezza si registra nell&#8217;alimentare confezionato dove il numero di fornitori oscilla da un minimo di 8 a un massimo di 162 con una media di 61. Il campo di variazione nell&#8217;alimentare confezionato è in aumento. Stabili, invece, gli altri principali reparti, fra i quali spicca il fresco a peso fisso con una forchetta min/max di 1/90 e una media di 29 fornitori. Il campo di oscillazione si restringe nei reparti caratterizzati da maggior concentrazione produttiva: si va da un minimo di 1 a un massimo di 50 nel beverage, che si riduce a 1/5 nel petfood dove la media dei fornitori è 3 rispetto agli 11 del beverage.</p>
<p>Un quadro di grosse novità quindi quello che emerge dall&#8217;analisi dei dati del 2008.<br />
Il 2009, caratterizzato dalla crisi economico-finanziaria e dalle profonde modificazioni che stanno subendo i comportamenti di acquisto dei consumatori, sta portando altrettante profonde modificazioni anche nel mercato della PL, che analizziamo negli articoli di questo numero di GDONews.</p>
<p>[fonti: MARKUP, IlSole24ore; IRI]</p>
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