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	<title>GDO News &#187; Inghilterra</title>
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	<description>Grande Distribuzione Organizzata Novità Analisi e Dibattiti</description>
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		<title>Tesco inaugura le vendite tramite realtà aumentata</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Nov 2011 22:37:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Alessandro Foroni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In sei città inglesi Tesco sta sperimentando un’evoluzione dello smart packaging mediando sull’interazione con una proposta in augmented reality dello specialista Kishino. Come funziona il sistema? Al momento il consumatore deve stampare un marcatore Ar sulla propria stampante o usare la ClubCard che deve essere tenuta davanti a una webcam. In futuro la proposta in Ar [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-4336" title="tesco-ar" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2011/11/tesco-ar.png" alt="" width="240" height="154" />In sei città inglesi Tesco sta sperimentando un’evoluzione dello smart packaging mediando sull’interazione con una proposta in augmented reality dello specialista Kishino. Come funziona il sistema? Al momento il consumatore deve stampare un marcatore Ar sulla propria stampante o usare la ClubCard che deve essere tenuta davanti a una webcam. In futuro la proposta in Ar sarà integrata su tutti i cataloghi promozionali. Una volta selezionato il prodotto, il sistema riconosce il codice e immediatamente fa partire la rappresentazione virtuale dell’oggetto su cui si vuole sapere di più. La shopping experience in versione augmented al momento è limited edition: per 10 confezioni di Lego diverse, una serie di Dvd e qualche videogioco. Certo il retailer gioca facile, iniziando a portare nei suoi punti vendita uno smart packaging che già esiste e che ha già un suo pubblico. Lego investe da anni su nuovi concept di imballo, che permettano ai consumatori di immaginarsi in 3D i modellini di mattoncini, a loro modo precursori del pixel. E così fanno alcune società specializzate nell’offerta di soluzioni di entertainment.</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/S5QDRoxuHtk" frameborder="0" width="490" height="310"></iframe></p>
<p>&#8220;Grazie all’Ar – dice un portavoce ufficiale – siamo in grado di offrire una rappresentzione realistica e animata di come sono i prodotti all’interno delle confezioni. I consumatori possono interagire con i prodotti e vederne caratteristiche e funzionalità come se i prodotti fossero esposti realmente&#8221;. In questo modo, oltre a solleticare la user experience, si cerca di trovare una strada per evitare il danneggiamento delle confezioni: spesso infatti, la gente per capire com’è fatto un prodotto manomette in malo modo l’imballo compromettendo la vendita. Oppure non compra online perchè non può sondare con mano.<br />
Nelle intenzioni di Tesco, dunque, la volontà di mostrare anche quegli articoli che non si possono esporre, grazie a una modellazione tridimensionale e le tecniche di realtà aumentata.<br />
&#8220;Aiuterà la gente a scegliere più rapidamente anche articoli complessi come i televisori – dicono i responsabili della sperimentazione . L’augmented reality aiuta a dare una percezione più completa e meno effimera dell’immagine sulle confezioni, rendendo più veloce anche l’e-commerce. Il 3D contribuisce a rafforzare una decisione all’acquisto che viene fatta in assoluta autonomia&#8221;.</p>
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		<title>Nei supermercati Tesco è viatato annotarsi i prezzi dei prodotti!</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Oct 2011 22:36:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Alessandro Foroni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Inghilterra]]></category>
		<category><![CDATA[Retailer Esteri]]></category>
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		<description><![CDATA[Patrick Collinson è un giornalista del britannico Guardian che stava conducendo una propria ricerca sui prezzi praticati all&#8217;interno della catena di supermercati Tesco. Mentre si aggirava tra gli scaffali annotandosi i prezzi dei vari prodotti, una guardia giurata gli si è avvicinata intimandogli di smetterla, perché quanto stava facendo era «illegale». «È illegale annotarsi delle cose e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-868" title="tesco" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2009/05/tesco.jpg" alt="" width="204" height="153" />Patrick Collinson è un giornalista del britannico Guardian che stava conducendo una propria ricerca sui prezzi praticati all&#8217;interno della catena di supermercati Tesco. Mentre si aggirava tra gli scaffali annotandosi i prezzi dei vari prodotti, una guardia giurata gli si è avvicinata intimandogli di smetterla, perché quanto stava facendo era «illegale». «È illegale annotarsi delle cose e non si possono nemmeno scattare fotografie. Se vuole controllare i prezzi, porti l&#8217;acquisto alla cassa e lo paghi. Troverà il prezzo sullo scontrino» ha spiegato l&#8217;addetto alla sicurezza, indicando l&#8217;uscita al giornalista.<br />
Mentre discuteva con la guardia è apparso un manager, il quale ha rettificato: certo segnarsi i prezzi non è illegale in senso stretto, ma è contrario alla policy interna del supermercato. Prima di venire cacciato, Collinson è riuscito a fare qualche conto scoprendo, per esempio, che l&#8217;acqua Tesco venduta in confezione da quattro bottiglie costa più della stessa acqua venduta in confezione da tre identiche bottiglie. È una cosa che si scopre più facilmente con<span id="more-3637"></span> matita e taccuino, e che ha spinto il giornalista del Guardian a chiedersi se i prezzi del supermercato siano tanto buoni quanto Tesco afferma, e su che base siano formulate certe &#8220;offerte&#8221;.<br />
In ogni caso, Collinson non ha intenzione di demordere: «La prossima volta dirò i prezzi ad alta voce nel telefonino, che ha un registratore. Nota per chi scrive la policy di Tesco: vietare ai clienti di parlare al telefono».</p>
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		<title>UK: la birra adesso si compra nel supermercato e meno nel pub</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Oct 2011 22:02:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Andrea Meneghini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Breaking News]]></category>
		<category><![CDATA[Inghilterra]]></category>

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		<description><![CDATA[La crisi sconvolge anche le plurisecolari abitudini di un popolo. Ne sanno qualcosa gli inglesi che ormai cominciano a disertare i tanto amati pub, preferendo farsi una bionda sul divano di casa. Più della metà degli assidui frequentatori dei tradizionali locali britannici, infatti, dichiara di acquistare la birra nei supermercati. Per la semplice ragione che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3631" title="birra" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2011/09/birra.jpg" alt="" width="192" height="144" />La crisi sconvolge anche le plurisecolari abitudini di un popolo. Ne sanno qualcosa gli inglesi che ormai cominciano a disertare i tanto amati pub, preferendo farsi una bionda sul divano di casa. Più della metà degli assidui frequentatori dei tradizionali locali britannici, infatti, dichiara di acquistare la birra nei supermercati. Per la semplice ragione che costa molto meno. Niente più tornei di freccette, partite di calcio sui maxi schermi né “cheers” con gli amici dunque. Una rivoluzione triste, obbligata da cause di forza maggiore. Sono ormai lontani i mitici anni Settanta, quando oltre il 90% della birra veniva consumata su tavoli di legno dalla scarsa igiene<span id="more-3630"></span> e accompagnata dal baccano dei clienti e dalla musica dal vivo. Tuttavia, accanto al lato folcloristico della questione, c’è quello ben più preoccupante della perdita del lavoro. Si stima, infatti, che nel Regno di Sua Maestà chiudano 25 locali ogni settimana. Giustamente allarmata, la British Beer &amp; Pub Association (BBPA) ha lanciato una campagna per contrastare il fenomeno, tentando di rendere gli inglesi di nuovo degni della loro fama.</p>
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		<title>Tesco getta la spugna in Giappone: vende tutto</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Sep 2011 08:48:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Alessandro Foroni</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Risultati dei gruppi]]></category>
		<category><![CDATA[Strategie dei gruppi]]></category>
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		<description><![CDATA[Tesco venderà le sue attività in Giappone. &#8220;Avendo compiuto numerosi sforzi in Giappone ci siamo resi conto che non avremmo potuto mettere a segno grandi successi nel Paese&#8221;, ha motivato il Chief Executive Officer Philip Clarke. Il gruppo ha riferito che condurrà nei prossimi mesi un processo di vendita formale. L&#8217;attività in Giappone è la minore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3646" title="tescojp" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2011/09/tescojp.jpg" alt="" width="216" height="142" />Tesco venderà le sue attività in Giappone. &#8220;Avendo compiuto numerosi sforzi in Giappone ci siamo resi conto che non avremmo potuto mettere a segno grandi successi nel Paese&#8221;, ha motivato il Chief Executive Officer Philip Clarke. Il gruppo ha riferito che condurrà nei prossimi mesi un processo di vendita formale. L&#8217;attività in Giappone è la minore tra le altre internazionali di Tesco, ha spiegato il gruppo, che gestisce 129 punti vendita minori nell&#8217;area circostante Tokyo. Clarke ha aggiunto che la società è interessata a espandere le sue attività maggiori in Asia, che le offrono un buon ritorno e che sono in continua crescita.<br />
L&#8217;annuncio di Tesco circa l&#8217;intenzione di cedere le attività in Giappone potrebbe costituire il primo passo verso un approccio più realistico nei confronti delle attività oltreoceano.<br />
Tesco ha ammesso di non essere riuscita a conseguire i progressi sperati in Giappone e di voler pertanto<span id="more-3645"></span> abbandonare il mercato del Paese. Questa motivazione è interessante soprattutto se si prende in considerazione il fatto che anche le attività del gruppo negli Usa non assistono a un forte sviluppo.<br />
Secondo Shore Capital l&#8217;annuncio di Tesco circa la cessione delle attività in Giappone è rilevante dal &#8220;punto di vista simbolico e direzionale&#8221;. &#8220;La decisione dovrebbe dare al gruppo il messaggio che il Ceo Philip Clarke cercherà di creare un modello di crescita sostenibile e bilanciato&#8221;, spiega Shore, che accoglie favorevolmente la notizia, pur non considerandola più di tanto una sorpresa. L&#8217;impatto finanziario del ritiro dal Paese dovrebbe essere minimo.</p>
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		<title>UK e il concetto di cooperativa: lavori un po’ e hai sempre lo sconto</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Sep 2011 06:10:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Alessandro Foroni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Davide contro Golia. Un piccolo supermercato nel centro di Londra parte alla sfida delle grandi catene con una nuova formula anti-crisi: sconti tutto l&#8217;anno in cambio di poche ore di lavoro volontario. Il People&#8217;s Supermarket di Holborn, non lontano da British Museum, ha già ricevuto l&#8217;imprimatur da David Cameron che ne ha fatto un esperimento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><img class="alignleft size-full wp-image-3641" title="people1" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2011/09/people1.jpg" alt="" width="202" height="151" />Davide contro Golia. Un piccolo supermercato nel centro di Londra parte alla sfida delle grandi catene con una nuova formula anti-crisi: sconti tutto l&#8217;anno in cambio di poche ore di lavoro volontario. Il <a href="http://www.thepeoplessupermarket.org/" target="_blank">People&#8217;s Supermarket</a> di Holborn, non lontano da British Museum, ha già ricevuto l&#8217;imprimatur da David Cameron che ne ha fatto un esperimento pilota della sua &#8216;Big Society&#8217;. E adesso l&#8217;iniziativa lanciata 15 mesi fa da Sir Arthur Potts Dawson, ex capo cuoco da Fifteen di Jamie Oliver, ha messo gli occhi addosso alla prossima meta: il secondo negozio a Hackney, un quartiere a nord della capitale che già ospita 17 supermercati tra cui 12 Tesco, entro la Pasqua del prossimo anno. E&#8217; un obiettivo ambizioso per quella che è cominciata come una piccola cooperativa gestita da volontari sull&#8217;esempio della <a href="www.foodcoop.com" target="_blank">Food Coop di Park Slope</a> a New York: &#8220;La differenza con noi<span id="more-3640"></span> &#8211; dice Tom Smith che si aggira tra scaffali e la cassa e che, oltre che il volontario fa il percussionista di professione &#8211; è che qui possono comprare anche i non soci&#8221;. La cooperativa newyorchese, fondata nel 1973, ha 18 mila soci.<br />
A Londra si sono iscritti in 1.200 &#8220;anche se molti &#8211; ammette Smith &#8211; hanno firmato la domanda di iscrizione e poi non si sono più fatti vedere&#8221;. I soci appartengono a tutte le classi sociali. In 15 mesi il Peoplés Supermarket ha fatto 1,5 milioni di sterline di fatturato vendendo a una comunità trasversale di avvocati e disoccupati, somali e bengalesi che popolano il quartiere, i prodotti più diversi: dalla Coca Cola al ketchup, dal cibo per cani Fair Trade all&#8217;olio d&#8217;oliva importato dai territori palestinesi.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-3642" title="people2" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2011/09/people2.jpg" alt="" width="193" height="260" /></p>
<p>In un angolo c&#8217;é una piccola cucina: la Peoplés Canteen, dove si preparano piatti pronti con frutta e verdura o prodotti vicini alla data di scadenza. &#8220;L&#8217;idea è che la gente paga 25 sterline all&#8217;anno per un anno per un&#8217;azione del supermercato che dà diritto di voto sugli approvvigionamenti e poi si impegna a lavorare quattro ore al mese per un dieci per cento di sconto ogni volta che fa la spesa&#8221;, spiega Tom. L&#8217;interesse è stato alto, da comunità fuori Londra come Bristol, Cardiff e Brighton e fuori dalla Gran Bretagna: Europa, Argentina, Giappone, Thailandia. &#8220;Volevamo fare qualcosa di un po&#8217; rivoluzionario&#8221;, proclama Potts Dawson, che ha fatto il cuoco per 20 anni e che conta Mick Jagger come zio acquisito e fan: &#8220;L&#8217;industria dell&#8217;alimentazione è stata comprata dalle grandi catene. Cerchiamo di mostrare cosa succede quando si ridà alla gente diritto di voto&#8221;.</p>
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		<title>Waitrose: il leader di qualità che comunica convenienza</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Sep 2011 08:51:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Andrea Meneghini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Waitrose è una delle insegne migliori a livello qualitativo in terra britannica, la loro mission è la qualità e la sostenibilità ambientale sopra ogni altro concetto. E’ un riferimento per il consumatore inglese che lo considera superiore a Tesco, ma non così popolare. Waitrose, Per non apparire troppo lontano dalla convenienza espressa da Tesco e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2011/09/Waitrose-supermarket-exterior-pic-06-10-08.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3509" title="Waitrose supermarket exterior pic 06-10-08" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2011/09/Waitrose-supermarket-exterior-pic-06-10-08.jpg" alt="" width="173" height="173" /></a>Waitrose è una delle insegne migliori a livello qualitativo in terra britannica, la loro mission è la qualità e la sostenibilità ambientale sopra ogni altro concetto. E’ un riferimento per il consumatore inglese che lo considera superiore a Tesco, ma non così popolare. Waitrose, Per non apparire troppo lontano dalla convenienza espressa da Tesco e Sainsbury’s, ha deciso di adottare una semplice strategia di comunicazione: su alcuni prodotti confrontabili, quelli cioè delle grandi marche, Waitrose spiega al consumatore che quel determinato prodotto, che è possibile incontrare anche in altre insegne, ha un prezzo al pubblico uguale a quello di<span id="more-3505"></span> Tesco, ovvero il punto di riferimento del consumatore inglese. Nell’etichetta, apposta in prossimità del prodotto sullo scaffale, viene indicato il prodotto in offerta, il prezzo di Tesco e la data di rilevazione. Se invece il consumatore volesse comprare prodotti a marca “Essential Waitrose”, è bene che sappia che comprerà una qualità decisamente superiore ai concorrenti sia a marca commerciale che della Grande Marca, con un prezzo adeguato alla qualità. Questo spiega come funziona il business retail anglosassone e qual è il rapporto che si intreccia con le Grandi Marche. Come siamo lontani.<a href="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2011/09/waitrose.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3506" title="waitrose" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2011/09/waitrose-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
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		<title>Idee per superare la crisi: Londra, il retailing in movimento</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Sep 2011 22:54:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Andrea Meneghini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Uno dei principi cardine del retailing è avere delle ottime location. Che cosa si sono inventati in Inghilterra? Un supermercato che ha le ruote. La catena si chiama Fresh and Carts “ Carrelli Freschi”, hanno un sito internet www.freshcarts.co.uk e sono distribuiti con piccoli carretti a ruote che si trovano nei luoghi strategici di Londra; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3435" title="fc" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2011/09/fc.jpg" alt="" width="187" height="127" />Uno dei principi cardine del retailing è avere delle ottime location. Che cosa si sono inventati in Inghilterra? Un supermercato che ha le ruote.<br />
La catena si chiama Fresh and Carts “ Carrelli Freschi”, hanno un sito internet <a href="www.freshcarts.co.uk" target="_blank">www.freshcarts.co.uk</a> e sono distribuiti con piccoli carretti a ruote che si trovano nei luoghi strategici di Londra; qui siamo all’uscita dell’Underground ( metropolitana) a Kensigton. La cosa bella del progetto è però un’altra: Fresh Carts ha una chiarissima mission: fornire a prezzi bassi rispetto al mercato ( da 1 pound a 2,5 pounds) prodotti ortofrutticoli locali di elevatissima qualità<span id="more-3428"></span> con un sistema di retailing con chiare caratteristiche di branding e con personale addestrato e motivato con un concetto di store “ on move”. In Italia non sarebbe una soluzione ai problemi di fatturato, ma la distribuzione di prodotti di altissima qualità in luoghi strategici delle grandi città a prezzi accessibili sarebbe un’ottima iniziativa di marketing.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-3439" title="carr" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2011/09/carr.jpg" alt="" width="450" height="380" /></p>
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		<title>Acquisti e impulso: secondo uno studio inglese nonostante la crisi l’impulsività è aumentata</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Jun 2011 22:03:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Alessandro Foroni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e mercato]]></category>
		<category><![CDATA[Inghilterra]]></category>

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		<description><![CDATA[I consumatori inglesi rimangono &#8220;impulsivi&#8221; negli acquisti, ma prezzi bassi e promozioni hanno guadagnato un ruolo centrale nelle loro decisioni. Lo studio, condotto da Shoppercentric, ci rivela che il numero di categorie alimentari in cui gli intervistati ha acquistato d&#8217;impulso ha raggiunto l’8,6 nel 2011, contro il 5,7 nel 2008. Il fattore trainante di tale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1397" title="cassesupermercato" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2009/11/cassesupermercato-300x300.jpg" alt="" width="180" height="180" />I consumatori inglesi rimangono &#8220;impulsivi&#8221; negli acquisti, ma prezzi bassi e promozioni hanno guadagnato un ruolo centrale nelle loro decisioni.<br />
Lo studio, condotto da <a href="http://www.shoppercentric.com/" target="_blank">Shoppercentric</a>, ci rivela che il numero di categorie alimentari in cui gli intervistati ha acquistato d&#8217;impulso ha raggiunto l’8,6 nel 2011, contro il 5,7 nel 2008.<br />
Il fattore trainante di tale comportamento è il prezzo basso per il 44% quest&#8217;anno, rispetto al 31% nel 2008, mentre la ricerca un &#8220;buon affare&#8221; è determinante per il 41% nel 2011 (era del 35% nel 2008). La quota di persone che comprano un prodotto perché &#8220;lo sognava&#8221; è scivolata dal 32% al 29%, e una delle poche aree che registra un miglioramento è quella dei prodotti giudicati &#8220;nuovo o diverso&#8221;, che colpisce il 23% dei consumatori, con un aumento<span id="more-3060"></span> di due punti rispetto al 2008.<br />
Dolci, torte e cioccolato hanno mantenuto le posizioni di vertice tra i beni alimentari in termini di “acquisto non programmato”, mentre i piatti pronti, al contrario, sono scesi dal quinto all’undicesimo posto nella classifica rispetto al 2008.<br />
Anche la birra è scivolata di tre posti al dodicesimo, sostituita dal vino, al di fuori della top ten l&#8217;ultimo studio. Nonostante le tendenze generali dimostrate dai dati, solo il 21% del campione si giudicava più impulsivo oggi rispetto al passato, contro il 27% del 2008.<br />
Il 45% dei giovani tra i 18 e i 24 anni, e il 46% degli intervistati, ha affermato che lo shopping li ha aiutati a &#8220;uscire di casa &#8220;. Ulteriori variazioni sono emerse per genere: il 77% delle donne ha fatto acquisti non pianificati nei supermercati, rispetto al 71% degli uomini. Il 39% delle donne ha definito questo comportamento come passatempo, &#8220;un modo divertente di passare il tempo nel corso della giornata&#8221;, in crescita del 29% rispetto al 2008.<br />
&#8220;L’acquisto impulsivo storicamente è considerato come frivolo, ma questo non è necessariamente il caso oggi&#8221;, ha detto Danielle Pinnington, amministratore delegato di Shoppercentric. &#8220;Ora, il comportamento impulsivo può essere il segno di uno shopping intelligente ed esperto. Si tratta di opportunismo: si compra per impulso un prodotto ad un buon prezzo o se lo si considera un affare che fa risparmiare veramente.&#8221; L&#8217;acquisto impulsivo come conseguenza della pressione promozionale è un concetto attualissimo anche nel nostro Paese, è ed il comportamento direttamente contrario a quello della tensione per il pre-acquisto, controllato con il ritorno di moda della famosa lista della spesa. Da un lato la minor capacità di acquisto, sia reale che percepita a seconda del consumatore, provoca la paura dello spreco del denaro e provoca un irrigidimento delle scelte di acquisto, dall&#8217;altro il Retailing risponde con azioni rivolte a sensibilizzare le necessità recondite tradotte in vantaggi all&#8217;acquisto, ovvero le promozioni di prodotti. La pressione promozionale riduce i margini ma ha come obbiettivo quello di mantenere i numeri. In questo numero di GDONews abbiamo anche pubblicato il caso di Mercadona che, al contrario della maggior parte dei retailers europei, trova altre soluzioni per mantenere aperta la disponibilità del consumatore all&#8217;acquisto.</p>
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		<title>Il Discount in Inghilterra: un amore mai sbocciato</title>
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		<pubDate>Sun, 08 May 2011 11:26:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Andrea Meneghini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Discount]]></category>
		<category><![CDATA[Inghilterra]]></category>
		<category><![CDATA[Lidl]]></category>
		<category><![CDATA[Retailer Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Wal Mart]]></category>

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		<description><![CDATA[Storicamente il consumatore inglese è molto abitudinario e crede molto nelle insegne nazionali, lo stesso Wal Mart ha mantenuto l’insegna ASDA per lasciare il retaggio dell’origine anglosassone. Inoltre i retailers d’oltremanica non sono così specializzati nel format, non esistono insegne di rilievo nazionali che dominano il discount, ci sono Aldi e Lidl su tutti, proprio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-762 alignleft" title="lidl1" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2009/03/lidl1.jpg" alt="" width="156" height="235" />Storicamente il consumatore inglese è molto abitudinario e crede molto nelle insegne nazionali, lo stesso Wal Mart ha mantenuto l’insegna ASDA per lasciare il retaggio dell’origine anglosassone. Inoltre i retailers d’oltremanica non sono così specializzati nel format, non esistono insegne di rilievo nazionali che dominano il discount, ci sono Aldi e Lidl su tutti, proprio loro, gli odiati tedeschi. Bisogna però specificare che Tesco ha coperto le necessità creando delle offerte di assortimento concentrate sul best price per fare una vera e propria concorrenza ai discouters con il vantaggio di affermare lo store brand come garante della qualità. Queste caratteristiche legate al consumatore ed all’offerta rendono ostico lo sviluppo del format in terra anglosassone. Anche qui, come nel resto d’Europa nel 2008 e all&#8217;inizio del 2009, l&#8217;hard discount è cresciuto rapidamente, più del 20%, o come nel caso di Aldi addirittura sopra il 30%, ed anche qui nel 2010 la stessa crescita si è trasformata in ragionevole, insomma i bei tempi sono finiti.</p>
<p>Aldi oggi ha 450 negozi ed ha registrato una perdita di 58 milioni di sterline mantenendo però la sua quota di mercato al 2,9% della totale dei consumatori. Lidl ha568 negozi con<span id="more-2876"></span> una la quota rimasta solida al 2,4%.</p>
<p>Netto è il terzo retailer con 193 negozi e sembrava non stesse facendo grandi progressi al punto che i suoi proprietari danesi recentemente hanno venduto ad Asda e hanno lasciato il mercato del Regno Unito.</p>
<p>Ancora oggi in Inghilterra fare la spesa al discount viene percepito come un tipo di spesa “dequalificante” tanto è vero che secondo tutti gli analisti del settore le vendite aumentano velocemente quando i redditi vanno in caduta libera.Il motivo di questo pregiudizio non è semplicemente la diffidenza del britannico o la loro innata arroganza come anche l’incapacità di apprezzare un vero affare (sempre secondo loro). La verità sta nel fatto che gli inglesi hanno una notevole fedeltà ai retailers di sempre ed in generale preferiscono lo stile di supermercati del Regno Unito. I consumatori hanno risposto alla recessione visitando i negozi più volte alla settimana riducendo la battuta di cassa ( fenomeno anche italiano), hanno anche visitato l’hard discount ( il soft non esiste) in forma più frequente ma non ne sono rimasti entusiati.</p>
<p>I loro assortimenti vanno in generale dai 1.800-3.000 items di preferenza a marchio di fantasia. I big della distribuzione hanno dimostrato di poter rispondere in modo aggressivo alla minaccia hard-discount, creando come Tesco nuovi marchi a basso prezzo, in modo da riconquistare la clientela attraverso prezzi bassi. Altro concorrente agguerrito al format discount sono i negozi che vendono tutto ad“1 Pound” o a “0,99 cent” che hanno assortimenti sino 3500 items a un prezzo unico, di norma a £ 1.00 o 99p. Oltre a vendere generi alimentari, vendono hardware, articoli stagionali (ad esempio per Natale), elettrico, articoli casalinghi, articoli per la casa e merceria. Poundland retailer di referimento nella categoria, nato dall’idea di Dave Dodd e Stephen Smith, ha aperto il primo negozio Pound a Burton-on-Trent nel 1990, inventando il formato per il cliente moderno, nel 2010 il fatturato è arrivato ormai a 509 milioni di sterline con circa 300 pdv in tutto il Paese e come lui esistono almento altre 5 catene improntate sullo stesso business con linee di prodotti a marchio con solito minimo comun denominatore: unicità di prezzo.</p>
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		<title>Tesco da il nome ad una legge inglese ed inserisce in assortimento&#8230; l&#8217;avvocato</title>
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		<pubDate>Sun, 08 May 2011 11:23:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Alessandro Foroni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Inghilterra]]></category>
		<category><![CDATA[Tesco]]></category>

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		<description><![CDATA[«Accedere ai servizi legali deve essere facile come comprare una scatola di fagioli». Le parole di Bridget Prentice, sottosegretario alla Giustizia britannico, stanno diventando qualcosa di più che un augurio. Da quest&#8217;anno in Gran Bretagna entrano in vigore due misure del Legal service act del 2007, legge conosciuta come &#8220;Tesco law&#8221; che prende il nome [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-868" title="tesco" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2009/05/tesco.jpg" alt="" width="204" height="153" />«Accedere ai servizi legali deve essere facile come comprare una scatola di fagioli». Le parole di Bridget Prentice, sottosegretario alla Giustizia britannico, stanno diventando qualcosa di più che un augurio. Da quest&#8217;anno in Gran Bretagna entrano in vigore due misure del Legal service act del 2007, legge conosciuta come &#8220;Tesco law&#8221; che prende il nome dal colosso dei supermercati e liberalizza il mercato dei servizi legali. Da gennaio anche chi non è avvocato &#8211; quindi un&#8217;impresa &#8211; potrà comprare fino al 25% delle azioni di uno studio legale. E diventa operativo<span id="more-2886"></span> il Legal Services Board, organismo insediatosi nel 2008 che avrà il compito di regolare gli aspetti di un mondo che comprende 108mila solicitor, 15mila barrister, 14mila soggetti abilitati a operazioni come i passaggi di proprietà. Un settore da 23 miliardi di sterline all&#8217;anno.<br />
Così nel 2011 i supermercati potrebbero avere un corner con l&#8217;avvocato-dipendente: latte e preventivo, piatto pronto e parcella, curry e risarcimento danni. Una rivoluzione che la stampa inglese ha ribattezzato Big Bang. Nella pratica però la Tesco law si sta applicando (e facendo digerire) a poco a poco. Che la sensibilità degli avvocati sia uguale un po&#8217; in tutti i posti e l&#8217;accostamento ai fagioli non piaccia neanche nei fori inglesi si capisce dalla cautela con cui David Edmonds, presidente del Legal Services Board, attenua lo slogan della laburista in un&#8217;intervista al Times: «Si tratta di aver più varietà e più scelta», i clienti devono sapere cosa stanno pagando e per cosa: «Devono insomma vedere cosa c&#8217;è dentro la scatola di fagioli». Il cavallo di Troia normativo si chiama struttura di business alternativa (Abs) che permette agli avvocati di offrire servizi legali e non e alle imprese di diventare proprietari di studi che offrono servizi legali. Ai livelli di grandi law firm, il Big Bang è già iniziato: negli ultimi mesi fondi di private equity e fondi pensione hanno dichiarato di voler investire nei grandi studi londinesi.<br />
In Italia &#8211; dove si sta votando la riforma dell&#8217;ordinamento forense che va nella direzione opposta alle liberalizzazioni Bersani 2006 &#8211; si guarda tutto questo da lontano. A dicembre una ventina di managing partner e qualche avvocato ha partecipato a un incontro organizzato dal network legalmarketing.it. Pochi intimi hanno ascoltato le evoluzioni della Tesco Law spiegate da Jonathan Ames, a lungo direttore della rivista di settore Law Gazette. «A caldo abbiamo commentato che siamo molto distanti dal Regno Unito &#8211; dice Leonardo de Leva, direttore marketing dello studio Santa Maria -. A freddo penso che queste novità potrebbero avere effetti anche in Italia: se gli studi anglosassoni hanno nuovi investitori avranno più risorse e potranno aumentare la concorrenza anche qui».</p>
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