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	<title>GDO News &#187; Inghilterra</title>
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	<description>GDO News - novita&#039;, gossip, interviste e analisi sulla GDO Italiana.</description>
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		<title>C’è crisi? Tesco cresce del 5,2%!</title>
		<link>http://www.gdonews.it/2010/05/c%e2%80%99e-crisi-tesco-cresce-del-52.html</link>
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		<pubDate>Sun, 02 May 2010 22:03:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Andrea Meneghini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non solo Tesco cresce del 5,2% nel fatturato complessivo del Gruppo (che ora supera i 100 mld di dollari) ma cresce in modo ancora più significativo negli utili: +8,2%, raggiungendo così i 5,5 miliardi di dollari.
In particolare nel mercato domestico cresce del 4,2% come fatturato e del 6,7% come utili. Per via della crisi le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-868" title="tesco" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2009/05/tesco-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />Non solo Tesco cresce del 5,2% nel fatturato complessivo del Gruppo (che ora supera i 100 mld di dollari) ma cresce in modo ancora più significativo negli utili: +8,2%, raggiungendo così i 5,5 miliardi di dollari.<br />
In particolare nel mercato domestico cresce del 4,2% come fatturato e del 6,7% come utili. Per via della crisi le vendite, nel secondo semestre, sono state più deboli che non nel primo.<br />
Grande successo nell&#8217;area asiatica, che pesa però assai meno del mercato UK, dove la crescita è stata del 19,7%. Ancor più importante la crescita in Corea con il 33%.<br />
&#8220;La nostra posizione nel mercato internazionale e nel non food -ha affermato il ceo Terry Leahy- non solo ci ha consentito di fronteggiare i forti venti contrari della recessione, ma ci darà una spinta molto significativa quando si rafforzerà<span id="more-1855"></span> la ripresa&#8221;. A seguito di questi risultati Tesco ha riaffermato la volontà di espandere la sua catena Homeplus, dedicata al non food con l&#8217;apertura di 13 nuovi pdv (le ultime aperture furono nel novembre 2008 a Edimburgo e Nottingham). Secondo un portavoce dell&#8217;azienda: &#8220;I clienti di Tesco hanno apprezzato particolarmente la possibilità di comprare nei pdv e dal catalogo con ritiro della merce presso i 6 store in cui era disponibile il servizio che verrà perciò esteso ad altri pdv durante quest&#8217;anno&#8221;.<br />
Insomma c’è chi la crisi non sa cosa sia. Sarebbe interessante se i dirigenti della GDO italiana visitassero più spesso il Regno Unito.</p>
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		<title>Inghilterra, polemiche per abbigliamento e giocattoli troppo osé</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Apr 2010 22:03:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Alessandro Foroni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e mercato]]></category>
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		<description><![CDATA[Negli ultimi mesi diversi gruppi inglesi sono finiti al centro di polemiche per aver messo in vendita abbigliamento e giocattoli per bambine sotto i 10 anni che per quell’età non sono decisamente adatti. Primark, catena di negozi a basso costo che spopola in Gran Bretagna, è stata costretta a ritirare dal mercato una linea di bikini [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2010/04/primark.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1813" title="primark" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2010/04/primark.jpg" alt="" width="200" height="131" /></a>Negli ultimi mesi diversi gruppi inglesi sono finiti al centro di polemiche per aver messo in vendita abbigliamento e giocattoli per bambine sotto i 10 anni che per quell’età non sono decisamente adatti. Primark, catena di negozi a basso costo che spopola in Gran Bretagna, è stata costretta a ritirare dal mercato una linea di bikini imbottiti per ragazzine molto giovani. L’accessorio tanto discusso consiste nella parte superiore di un costume da bagno, imbottito e in taglia mini, adatta a bambine di circa sette anni, e che regala l’illusione di un seno già piuttosto pronunciato. Primark ha immediatamente ritirato il controverso costume dal mercato, e un portavoce della catena si è scusato pubblicamente per l’episodio.<br />
Identica sorte è toccata a Asda che è stata criticata per dei reggiseni push-up per undicenni, mentre Tesco ha dovuto rimuovere dalla sua sezione di giocattoli, addirittura, un kit da lap-dance per bambine!!!<br />
Va bene, in tempi di crisi si sondano le nicchie di mercato, ma forse i sempre morigerati inglesi stanno esagerando…</p>
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		<title>Tesco applica prezzi più alti nei negozi di vicinato ad insegna One Stop</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Apr 2010 22:02:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Alessandro Foroni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Inghilterra]]></category>
		<category><![CDATA[Tesco]]></category>

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		<description><![CDATA[Tesco ha acquistato la catena “One Stop”, che faceva parte della T&#38;S Stores, nel 2003 per 325 millioni di sterline come parte di un grande progetto di espansione commerciale  nei commerciali urbani. Il gruppo ha conservato l’insegna originale “One Stop” in 520 punti vendita, col risultato che molti clienti non sono ancora al corrente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1733" title="one-stop" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2010/04/one-stop.jpg" alt="" width="200" height="150" />Tesco ha acquistato la catena “One Stop”, che faceva parte della T&amp;S Stores, nel 2003 per 325 millioni di sterline come parte di un grande progetto di espansione commerciale  nei commerciali urbani. Il gruppo ha conservato l’insegna originale “One Stop” in 520 punti vendita, col risultato che molti clienti non sono ancora al corrente del fatto che i supermercati in realtà appartengono al gruppo Tesco.<br />
Una rilevazione su 120 prodotti ha evidenziato un differenziale del 14% dovuta ad aumenti significativi dei prezzi per vari prodotti, che vanno dai cereali per la colazione agli snack.<br />
Il maggior retailer Britannico ha in realtà un gran numero di negozi di formato più piccolo ad insegna Tesco Express e Tesco Metro.<br />
Diverse richerche dell’Association of Convenience Stores (ACS)<span id="more-1732"></span> in passato avevano già riscontrato come esistesse una differenza nei prezzi di circa il 5% tra le grandi strutture Tesco ed i Tesco Express e di ben il 15% con One Stop.<br />
L’amministratore delegato di ACS, James Lowman, ha dichiarato: “La nostra ricerca suggerisce che stanno utilizzando tre strategie di prezzo diverse, una per i grandi magazzini, uno per Tesco Express e una per One Stop. Tutti comprendono il fatto che i piccoli negozi nei grandi centri urbani applichino un sovrapprezzo, ma non ci è chiaro la differenza tra i punti vendita Tesco Express e One Stop, che si trovano in posizioni simili. La spiegazione che mi sono dato è che nei pv One Stop Tesco non ha il marchio sopra la porta e quindi si sentono di poter aumentare prezzi e margini, senza alcun danno alla loro insegna”.<br />
Tesco è al centro di diverse polemiche nella comunità e tra i gruppi politici a causa della sulla sua posizione dominante nel mercato distributivo dove ha raggiunto la quota di mercato del 30%. Lowman suggerisce che questo può essere il motivo per il quale Tesco ha deciso di utilizzare One Stop piuttosto che il proprio nome in certe location. “Penso che la maggior parte dei clienti non siano a conoscenza della proprietà di One Stop. I clienti si chiedono perché non ci sia più trasparenza”.<br />
Tesco, attraverso un portavoce, si difende: “One Stop era già un marchio affermato e di successo imprenditoriale, quando Tesco lo ha acquistato nel 2003. Si tratta di una attività separata all&#8217;interno del gruppo Tesco, con la sua catena di approvvigionamento e la propria rete di distribuzione. One Stop, oltre ad offrire una diversa gamma di prodotti rispetto ai negozi Tesco Express, ha costi di gestione diversi. La strategia di prezzo è all&#8217;altezza del suo concorrente più diretto, Cost Cutter, ed è spesso più economica.”</p>
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		<title>La Private Label in Italia: matura ma non troppo</title>
		<link>http://www.gdonews.it/2009/07/la-private-label-in-italia-matura-ma-non-troppo.html</link>
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		<pubDate>Sun, 26 Jul 2009 20:19:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Andrea Meneghini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il tema della penetrazione della Private Label nel mercato della Distribuzione italiana è attualissimo e va analizzato a dovere. Anche nei commenti dei nostri lettori si ravvisano, da un lato le tensioni nel verificare che il &#8220;vecchio cliente&#8221; oggi è diventato &#8220;agguerrito competitor&#8221;, dall&#8217;altro la soddisfazione di chi lavora in imprese il cui fatturato è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-719" title="Meneghini" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2009/03/andre.jpg" alt="" width="145" height="145" />Il tema della penetrazione della Private Label nel mercato della Distribuzione italiana è attualissimo e va analizzato a dovere. Anche nei commenti dei nostri lettori si ravvisano, da un lato le tensioni nel verificare che il &#8220;vecchio cliente&#8221; oggi è diventato &#8220;agguerrito competitor&#8221;, dall&#8217;altro la soddisfazione di chi lavora in imprese il cui fatturato è oggi tenuto in piedi proprio dalla produzione per uno o più Distributori Alimentari. Si è parlato ampliamente dell&#8217;effetto che può aver avuto il cambio della moneta (Lira/Euro) prima e la crisi poi nell&#8217;adeguamento del consumatore italiano a quello europeo nell&#8217;accettare l&#8217;offerta di Private Label, e sempre si è giunti alla medesima conclusione: sicuramente sia l&#8217;effetto Euro che la crisi hanno avuto la loro influenza nei cambiamenti delle attitudini al consumo, ma non sono state le cause. Bisogna fare una necessaria<span id="more-1174"></span> considerazione iniziale: allo Start Up la Private Label nel nostro Paese è spesso stata presentata dai Distributori in una forma distorta, ovvero come prodotto da considerarsi di primo prezzo nel mix assortimentale dell&#8217;offerta. Qualche nostro lettore ha fatto, con ragione, in un post una simile considerazione, ed in effetti  la Private Label non ha e non ha avuto questa esclusiva caratteristica in nessuna parte del mondo. L&#8217;evoluzione, ma prima ancora della domanda (del consumatore), soprattutto dell&#8217;offerta (del trade) ha fatto da volano alla crescita esponenziale della Private Label. Questa evoluzione ha portato ad una logica maturazione del consumatore che ha sua volta si è sentito così rassicurato e più deciso nell&#8217;attivare le medesime logiche di acquisto della Private Label anche per l&#8217;offerta Discount; un binomio solido e particolare ma illuminante di una strategia di successo: quello di farsi portatori di Brand (nel caso del format Discount si parla soprattutto di marchi di fantasia esclusivi) e quindi di analisi di capitolati in partnership con l&#8217;industria. Questo è il punto, il cambiamento concettuale della struttura dell&#8217;offerta, la cui origine risiede nel cambio delle struttura funzionale del management del Trade, cioè il passaggio da una filosofia di mero acquisto ad una di category management da un lato, e parallelamente lo sviluppo intenso dei format di grandi superfici a sostegno della conquista di quote di mercato, assieme al passaggio dai format medio piccoli con assortimenti essenziali a spazi medio grandi con assortimenti più profondi, hanno dato vita a nuove idee di affermazione del Brand d&#8217;insegna. La Private Label è infatti uno dei mezzi con cui il Retailer vuole conquistare un rapporto di fiducia esclusivo con il consumatore, che non è più fatto solo di cortesia e convenienza, ma anche di analisi di tendenze al consumo, analisi e concezione di offerta di prodotti di qualità a prezzi convenienti grazie all&#8217;apporto dell&#8217;industria (il copacker spesso è appartenente alla piccola e media impresa) che trasferisce il know-how necessario sui prodotti oggetto dell&#8217;offerta. La Marca Commerciale è quindi un indispensabile strumento di comunicazione, una comunicazione fattiva, che si sostanzia nell&#8217;offerta esclusiva di prodotti che devono trovare il gradimento del consumatore e quindi un rapporto di inevitabile relazione fiduciaria ed esclusiva. I dati procurati dal rapporto sulla PL (2007-2008), realizzato dal Comitato tecnico-scientifico di Marca e da IRI-Infoscan (vedi  GDONews questa settimana) ci danno una fotografia confortante dello stato dell&#8217;essere: la Marca Privata, nonostante la differenza strutturale della GDO nostrana rispetto a quella europea, cresce cercando di adeguarsi agli standard dei Paesi più maturi a livello di distribuzione alimentare ( oggi vediamo che si è attestata al 12,2% del fatturato totale GDO Italia), infatti è pur vero che la Private Label nel Regno Unito ha una quota di mercato superiore al 30,5 % ma la concentrazione delle insegne è molto più profonda rispetto al nostro Paese (78% contro il 55% dell&#8217;Italia), stesso discorso vale per la Spagna, che ha una quota di Private Label pari al 30% ma le prime 5 insegne superano il 60% , ed il 40% del 60% è costituito dalle insegne Francesi. Proprio in Francia i formati e la concentrazione permettono da diverso tempo un profondo sviluppo della Marca Commerciale (26% di quota). L&#8217;Italia sta facendo passi da gigante, grazie ai francesi che portano il loro 30% di quota sia sul versante Carrefour che su quello Auchan, però grazie anche alla Private Label di Coop Italia che a fine anno 2008 ha raggiunto la quota del 25,2%, a Conad Leclerc che ha superato il 15% lo scorso anno e quest&#8217;anno ha in mente l&#8217;offerta sui  layout di circa mille referenze nel non food a marchio d&#8217;insegna. Insomma tutto ciò denota come la Grande Distribuzione italiana ha poco da invidiare ai francesi e spagnoli. Diverso è invece il discorso per la Germania e il Regno Unito. La prima non ha una quota di mercato determinante se si considera la Marca Commerciale in senso stretto (12,7%) , ma questa esclude l&#8217;offerta dei Brand di fantasia esclusivi dei Discounter, altrimenti la quota crescerebbe immediatamente al 30% , infatti non vi sono dubbi nel considerare il consumatore tedesco un prototipo del consumatore moderno. Il Regno Unito rappresenta invero lo specchio di quello che saranno tra qualche anno le Private Label europee e mondiali. Nell&#8217;isola britannica il Retailer sviluppa una costruzione piramidale degli assortimenti a Brand d&#8217;insegna (Tesco docet) dove il concetto chiave viene espresso  attraverso una costruzione di assortimento di Private Label che abbia in se le declinazioni good-better-best ( buona-migliore-ottima), ovvero chiudendo il cerchio della scala delle categorie indipendentemente dalle Marche Industriali. Per capire la maturità del mercato inglese è sufficiente ricordare che davanti all&#8217;avanzare incessante del Discount tedesco nella propria terra nel corso dello scorso anno, che noi di GDONews abbiamo sempre tempestivamente documentato, Tesco  nel periodo settembre 2008 &#8211; febbraio 2009 ha attivato una nuova linea a marchio d&#8217;insegna Discount , denominata &#8220;Tesco Value&#8221; , perlopiù vestita di bianco, con circa 450 referenze solo nei primi mesi di start up. Pare che complessivamente, in un solo semestre, le vendite della nuova linea abbiano raggiunto, secondo quanto riferito dal Ceo Terry Leahy, un livello di incassi superiore al giro d&#8217;affari di Aldi Uk (a 2,9% di quota di mercato a metà aprile 2009, in rapida crescita). Il che equivale a poco meno del 10% del fatturato del leader. Il successo discount di Tesco, confermato dalla probabile apertura in Scozia di un Tesco Discount Store, andrà ora contestualizzato in ottica di sostenibilità e strategia di bilancio. Però questo è il punto: la Private Label, una volta matura nel suo rapporto con il consumatore, ha un potere comunicativo tale da richiamare a sé i consumatori nomadi riconquistando le eventuali quote perdute. In quest&#8217;ottica chiudo il mio pensiero riproponendo la domanda fatta da Luigi Rubinelli, direttore del nostro partner Mark up (vedi GDONews questa settimana): la Private label è in errore? Può fare di più?</p>
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		<title>Tesco vuole comprarsi una Banca: la GDO vivacizza il mercato in crisi</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Jul 2009 22:28:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Alessandro Foroni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e mercato]]></category>
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		<description><![CDATA[Una volta erano le banche a salvare le aziende, almeno fino alla recente crisi finanziaria che ha colpito più o meno forte tutto il settore a livello mondiale. Ora sembrerebbe che un nuovo ruolo da &#8220;salvatrice&#8221; stiano cominciando a svolgerlo i grossi retailer mondiali.
Secondo quanto riporta il Times Tesco è interessata all&#8217;acquisizione di Northern Rock, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-868" title="tesco" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2009/05/tesco.jpg" alt="" width="204" height="153" />Una volta erano le banche a salvare le aziende, almeno fino alla recente crisi finanziaria che ha colpito più o meno forte tutto il settore a livello mondiale. Ora sembrerebbe che un nuovo ruolo da &#8220;salvatrice&#8221; stiano cominciando a svolgerlo i grossi retailer mondiali.<br />
Secondo quanto riporta il Times Tesco è interessata all&#8217;acquisizione di Northern Rock, la banca nazionalizzata dal governo inglese, che intende venderla entro la fine dell&#8217;anno e che è stato il primo istituto simbolo del contagio europeo della crisi dei mutui americani.<br />
Sebbene Tesco<span id="more-1120"></span> abbia bollato l&#8217;articolo come pura speculazione e anche Downing Street resti abbottonata, fra gli operatori economici i colossi del retail sono quelli che ultimamente hanno inviato maggiori segnali di vitalità. Wal-Mart, ad esempio, la più grande catena mondiale di supermarket, ha consentito alla Corporate America di passare indenne, con i suoi risultati di bilancio, il terribile primo trimestre del 2009 che doveva essere il peggiore della storia economica degli States, dopo aver subito gli effetti del contagio finanziario dell&#8217;economia reale. E ha addirittura rilanciato: nel 2009 creerà altri 22 mila posti di lavoro negli Usa, con assunzioni che supereranno le mille unità in stati come l&#8217;Arizona, la California, la Florida, il Michigan, il New Jersey, la South Carolina, lo Utah e la Virginia e sbarcherà nel profittevole mercato russo. Insomma, c&#8217;erano una volta le banche e i fondi sovrani: la liquidità, ora, sta altrove.</p>
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		<title>E-commerce alimentare: una crescita faticosa in tutta Europa</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Jun 2009 01:03:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Andrea Meneghini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci siamo già occupati dell&#8217;interesse della GDO per l&#8217;e-commerce alimentare sottolineando come lo stato di sviluppo di questo canale di vendita in Italia sia molto basso. A parte alcune realtà molto circoscritte, la consegna della spesa a domicilio rimane un desiderio irrealizzabile per la quasi totalità degli italiani.
Cercheremo di fare un quadro della situazione nei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci siamo <a href="http://www.gdonews.it/2009/02/e-commerce-un-mercato-che-fatica.html">già occupati</a> dell&#8217;interesse della GDO per l&#8217;e-commerce alimentare sottolineando come lo stato di sviluppo di questo canale di vendita in Italia sia molto basso. A parte alcune realtà molto circoscritte, la consegna della spesa a domicilio rimane un desiderio irrealizzabile per la quasi totalità degli italiani.<br />
Cercheremo di fare un quadro della situazione nei due mercati più evoluti della distribuzione europea, Francia ed Inghilterra, per capire quali prospettive i nostri consumatori possono ragionevolmente attendersi.<br />
Il mercato britannico dell&#8217;e-commerce alimentare é il più sviluppato d&#8217;Europa e in parte ciò é dovuto a ragioni ambientali, come la frequenza delle precipitazioni (che contribuisce al ricorso alle consegne a domicilio), la mancanza di una rete di negozi di prossimità comparabile a quella esistente in molti paesi dell&#8217;Europa continentale sono fattori positivi per le vendite a distanza. Inoltre la distribuzione britannica é sempre stata caratterizzata da margini piuttosto elevati e dallo scarso successo delle formule discount, almeno fino a pochi mesi fa.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-947" title="tescodel" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2009/06/tescodel.jpg" alt="" width="300" height="104" /></p>
<p>In Gran Bretagna Tesco, Sainsbury, Asda e Ocado sono i principali operatori nell&#8217;e-commerce alimentare. Il leader è Tesco.com con il 65% di quota di mercato del settore e vendite pari a circa 1,2 miliardi di sterline nel 2008 fatte da più di un milione di clienti. Tesco.com riceve circa 250.000 ordini d&#8217;acquisto alla settimana che distribuisce a partire da 294 negozi e un centro di distribuzione. SainsburyToYou utilizza due centri di distribuzione e 137 negozi, con una copertura dell&#8217;83% della popolazione, mentre Tesco.com arriva al 96%. Più limitata ancora è la copertura di Asda@tHome, la cui rete di 53 negozi è accessibile dal 40% della popolazione britannica.<br />
Tesco.com ha potuto imporsi su questo mercato grazie ai suoi numerosi vantaggi competitivi, frutto essenzialmente delle sinergie che ha potuto realizzare fra le sue vendite online e la sua ampia rete di negozi. Innanzitutto é stato il primo operatore ad effettuare le consegne in store picking (cioè a partire dai punti di vendita), il che gli ha permesso di limitare i costi fissi e sviluppare competenze logistiche specifiche in anticipo rispetto ai suoi rivali. Asda e Sainsbury, che hanno fatto dapprima ricorso al warehouse picking, hanno dovuto fare marcia indietro di fronte alle perdite subite, ma la loro copertura territoriale resta ancora notevolmente inferiore. La notorietà della marca Tesco, un assortimento più largo, una politica di prezzo più competitiva e un sito più ricco di funzionalità sono altri importanti fattori che hanno permesso a Tesco.com di dominare questo mercato.<br />
Il mercato francese, stimato in circa 350 milioni di euro nel 2008, é molto meno sviluppato di quello britannico. Ciò é dovuto non solo alle ragioni strutturali già evocate, ma anche al diverso orientamento degli operatori.<br />
A differenza di quelle britanniche, le principali insegne francesi hanno sviluppato il sistema warehouse picking ma, non avendo mai conseguito il livello di vendite necessario per coprire i costi fissi, non hanno mai raggiunto il punto di pareggio. E questo ha frenato il loro entusiasmo e i loro investimenti.<br />
Nati perlopiù alla fine degli anni novanta con grandi speranze di sviluppo, i supermercati francesi a domicilio hanno tutti ridimensionato in pochi anni le loro aspettative in seguito ai risultati deludenti. Télémarket.fr (inizialmente del gruppo Galeries Lafayette/Casino, poi ceduto a fondi di investimento nel 2005), Houra.fr (del gruppo Cora), Ooshop.com (di Carrefour) e Auchandirect.fr hanno tutti una copertura limitata del territorio nazionale e hanno raggiunto un modesto livello di fatturato, compreso fra i 70 (Télémarket.fr) e gli 80-85 milioni di euro (Ooshop.com). Casino ha chiuso nel 2002 il sito C-mescourses.fr che aveva aperto nel 1999. Ancora inferiore é il fatturato di Expressmarché, del gruppo Intermarché, entrato in attività nel 2004 e l&#8217;unico a ricorrere, come Tesco, allo store picking.<br />
A parte Auchan, e contrariamente a Tesco e ai suoi concorrenti, gli altri operatori francesi non utilizzano il nome della loro insegna nell&#8217;e-commerce. Inoltre la loro offerta é molto più limitata di quella del leader britannico, e il loro livello di prezzo é più elevato rispetto a quello praticato nei negozi. Infine i siti non sembrano assicurare sempre la soddisfazione delle attese dei consumatori relative alla praticità dell&#8217;acquisto e al risparmio di tempo.<br />
Forse grazie all&#8217;esempio di Tesco.com, e in parte in seguito alla diffusione della banda larga su internet, qualche cambiamento nel modo di considerare le attività online da parte dei distributori francesi sembra tuttavia essersi prodotto negli ultimi tempi.<br />
Se l&#8217;estensione geografica dei siti rimane essenzialmente limitata alle principali città e concentrata nella regione parigina, gli operatori hanno modernizzato i loro siti rendendoli d&#8217;uso più semplice e gradevole. Alcuni gruppi hanno tentato la diversificazione nel non alimentare, con l&#8217;apertura di siti dedicati a nuove categorie di prodotti: Boostore.com (di Carrefour), Grosbill (di Auchan) e Cdiscount ( di Casino).<br />
Nuovi attori sono recentemente entrati sul mercato: nel 2007 Coursengo, di Franprix e Leaderprice (gruppo Casino) e il gruppo di commercianti associati Système U; nel 2008 Monoprix, catena di magazzini popolari di qualità, che ha introdotto questo servizio limitatamente alla regione parigina. Tutti e tre hanno adottato, come Intermarché, lo &#8220;store picking&#8221;, per limitare gli investimenti&#8230; e le perdite.<br />
Se il potenziale di sviluppo resta piuttosto limitato, il canale é in crescita e ormai tutti i principali distributori, ad eccezione del gruppo Leclerc, sono presenti sul mercato francese.</p>
<p>(dati via Tendenzeonline)</p>
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		<title>Carrefour risponde a Tesco ed alla crisi: lancia una nuova linea a basso costo</title>
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		<pubDate>Sun, 03 May 2009 21:05:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Andrea Meneghini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Carrefour]]></category>
		<category><![CDATA[Francia]]></category>
		<category><![CDATA[Inghilterra]]></category>
		<category><![CDATA[Strategie dei gruppi]]></category>
		<category><![CDATA[Tesco]]></category>

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&#8220;Carrefour Discount&#8221;, è questa la marca commerciale con cui il colosso francese reagisce al forte calo dei consumi che la sta attanagliando in tutta Europa.  La situazione economica del Gruppo è preoccupante: in Francia, paese dove il Gruppo sviluppa un fatturato importante e che rappresenta il core business, i consumatori si stanno allontanando in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2009/05/carrefour.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-880" title="carrefour" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2009/05/carrefour.jpg" alt="" width="200" height="160" /></a></p>
<p>&#8220;Carrefour Discount&#8221;, è questa la marca commerciale con cui il colosso francese reagisce al forte calo dei consumi che la sta attanagliando in tutta Europa.  La situazione economica del Gruppo è preoccupante: in Francia, paese dove il Gruppo sviluppa un fatturato importante e che rappresenta il core business, i consumatori si stanno allontanando in modo deciso dai suoi ipermercati, il calo delle vendite è di quelli che impongo un cambio di strategia definitivo e centrato. In Italia la situazione, che non è mai stata rosea, adesso lo è ancora meno; com&#8217;è noto non si pensa più ad abbandonare la penisola, bensì si cerca di provare a rilanciare il brand GS, però sono necessari strumenti di marketing che non devono e non possono riguardare solo l&#8217;insegna. In Spagna, paese coinvolto in una crisi economica più seria della nostra, come abbiamo già scritto su queste colonne, il Gruppo francese ha recentemente svolto un operazione promozionale che non ha eguali nella storia della distribuzione, abbassando il prezzo dei prodotti più venduti del 25%. Solo per l&#8217;anno in corso da Parigi fanno sapere che su attività promozionali e tagli prezzo Carrefour sacrificherà 600 milioni di euro del suo utile. Parallelamente Tesco nello scorso settembre, per bloccare la migrazione dei suoi consumatori verso il Discount (Lidl e Aldi in particolare) ha creato una linea &#8220;low cost&#8221; che pare stia dando buoni risultati, come emerge dalle parole del Chief Executive  Terry Leahy che recentemente ha dichiarato alla stampa:  &#8220;la linea low cost che fu lanciata a settembre per fermare consumatori che emigrano verso i discounter Aldi e Lidl stanno facendo estremamente bene&#8230; è ben compreso dai clienti che sanno precisamente quello che è l&#8217;offerta di Tesco&#8221;. Carrefour vuole andare nella medesima direzione e lanciare un paniere di 400 referenze a marchio, che come detto verranno denominate &#8220;Carrefour Discount&#8221;, con il compito di svolgere la funzione di rendere l&#8217;offerta competitiva, far rientrare l&#8217;opinione del consumatore (soprattutto francese) che considera costosa l&#8217;offerta degli ipermercati Carrefour e provare ad incidere sull&#8217;aumento dei volumi, il vero problema irrisolto. Infatti pare che da Parigi ci sia una intenzione molto chiara: aumentare i volumi del 50% nei prossimi 3 anni.</p>
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		<title>Tesco: pubblicato il bilancio 2008, esito molto soddisfacente grazie al mercato asiatico</title>
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		<pubDate>Sun, 03 May 2009 20:35:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Alessandro Foroni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Inghilterra]]></category>
		<category><![CDATA[Risultati dei gruppi]]></category>
		<category><![CDATA[Tesco]]></category>

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Il gruppo Tesco  resiste alla crisi e mette a segno un rialzo del 10% dell&#8217;utile annuale portandolo a  3,13 miliardi di sterline. A guidare in particolare il rialzo dei risultati, sottolinea il Financial Times online, è stato il buon andamento della piazza asiatica che ha fatto da contraltare al più &#8220;maturo&#8221; mercato britannico. Infatti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2009/05/tesco.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-868" title="tesco" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2009/05/tesco-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Il gruppo Tesco  resiste alla crisi e mette a segno un rialzo del 10% dell&#8217;utile annuale portandolo a  3,13 miliardi di sterline. A guidare in particolare il rialzo dei risultati, sottolinea il Financial Times online, è stato il buon andamento della piazza asiatica che ha fatto da contraltare al più &#8220;maturo&#8221; mercato britannico. Infatti nei Paesi asiatici (soprattutto Cina, Corea del Sud) è impressionante vedere non solo la distribuzione del Brand britannico, ma anche l&#8217;aggressività dei prezzi. Questa attenzione al mercato asiatico è determinata dall&#8217;obbiettivo di diventare il terzo retailer mondiale dietro Wal Mart e Carrefour. Tesco ha precisato che anche la crescita delle vendite sul mercato inglese stanno accelerando nel 2009, infatti le vendite del 2008 sono aumentate el 3% e le previsioni del 2009 si fanno abbastanza rosee. Negli Stati Uniti, dove Tesco è presente con la catena &#8220;Fresh &amp; Easy&#8221; le cose invece vanno piuttosto male, infatti le perdite del 2008 hanno raggiunto i 145 milioni di sterline. L&#8217;amministratore delegato Terry Leahy si è detto fiducioso che il gruppo &#8220;continuerà a mettere a segno un buon progresso anche nell&#8217;attuale situazione dell&#8217;economia globale&#8221;.</p>
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		<title>La Crisi in Europa: UK</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Mar 2009 15:27:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Alessandro Foroni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Inghilterra]]></category>
		<category><![CDATA[Lidl]]></category>
		<category><![CDATA[Tesco]]></category>

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		<description><![CDATA[TNS Worlpanel ha recentemente pubblicato le cifre indicanti le quote di mercato della Gran Bretagna. Dall’ultima fotografia appare chiaro che esiste un vero e proprio effetto migratorio del consumatore da una catena ad un&#8217;altra. Chi beneficia in modo chiaro della recessione sono i discounter tedeschi ALDI e LIDL, che già ora registrano incrementi rispettivamente del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-711" title="bandiera_inglese2" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2009/03/bandiera_inglese2-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />TNS Worlpanel ha recentemente pubblicato le cifre indicanti le quote di mercato della Gran Bretagna. Dall’ultima fotografia appare chiaro che esiste un vero e proprio effetto migratorio del consumatore da una catena ad un&#8217;altra. Chi beneficia in modo chiaro della recessione sono i discounter tedeschi ALDI e LIDL, che già ora registrano incrementi rispettivamente del 20,8% e del 11,1% nelle ultime 12 settimande del 2008 attestandosi rispettivamente al 3% e 2,3% delle quote di mercato UK. Il mercato, in generale, sta crescendo del 6,4% anche se il Big Player sta facendo una fatica enorme a rimanere a galla con i suoi fatturati: infatti Tesco è il retailer che ha subito il peggior decremento negli ultimi sei mesi (-4,7%) nel grocery, tale decadimento ha provocato una diminuzione della propria quota di mercato nell’ultimo anno dello 0,5%. Asda, il secondo Big Player, di proprietà di Wal Mart, ha invero incrementato dello 0,4% nell’anno 2008 portando la sua quota al 17,2%. Anche Morrison’s e Sainsbury’s stanno crescendo di uno 0,3% e 0,4% rispetto all’anno precedente.<br />
<center></p>
<table border=1>
<tr>
<td>
TESCO
</td>
<td>
30,7
</td>
</tr>
<tr>
<td>
ASDA
</td>
<td>
17,2
</td>
</tr>
<tr>
<td>
SAINSBURY&#8217;S
</td>
<td>
16,2
</td>
</tr>
<tr>
<td>
MORRISON&#8217;S
</td>
<td >
11,9
</td>
</tr>
<tr>
<td>
SOMMERFIELD
</td>
<td>
3,9
</td>
</tr>
<tr>
<td>
WAITROSE
</td>
<td>
3,8
</td>
</tr>
<tr>
<td>
ICELAND
</td>
<td>
1,7
</td>
</tr>
<tr>
<td>
NETTO
</td>
<td>
0,8
</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor=green>
<font color=yellow>LIDL</font>
</td>
<td bgcolor=green>
<font color=yellow>2,3</font>
</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor=green>
<font color=yellow>ALDI</font>
</td>
<td bgcolor=green>
<font color=yellow>3</font>
</td>
</tr>
<tr>
<td>
FARMFOODS
</td>
<td>
0,5
</td>
</tr>
<tr>
<td>
CO-OP
</td>
<td>
4,2
</td>
</tr>
<tr>
<td>
INDIPENDENTI
</td>
<td>
2,5
</td>
</tr>
<tr>
<td>
ALTRI
</td>
<td>
1,7
</td>
</tr>
</table>
<p></center><br />
Le previsioni sono ancora più rosee per i discounter in terra britannica: nei prossimi due anni si prevede un incremento del 24% per arrivare ad un incredibile 57% nel prossimo quinquennio. Si prevede in sostanza un incremento medio annuo del 9,5% del comparto contro una media del 6,2% tra il 2002 e il 2007: quindi una previsione tutt’altro che strampalata.<br />
Le tendenze al consumo registrano un forte decremento dei prodotti premium price a favore delle marche private dei retailer e delle sottomarche più economiche. Inoltre i prodotti congelati vengono preferiti ai freschi, con un incremento nel 2008 del 4,2%, sia per il prezzo più basso sia per la maggior durata del prodotto stesso.<br />
In questo panorama il maggior retailer inglese, Tesco, non può certo stare a guardare: per far fronte all’emorragia verso i discounter tedeschi ha recentemente introdotto 100 nuove referenze al suo marchio con target discount (dopo le 350 lanciate lo scorso autunno): l’obiettivo è quello di ridurre l’importo della spesa settimanale dei propri clienti. “Il consumatore inglese che spende spensieratamente non esiste più – commenta Carolyn Bradley, Direttore Marketing di Tesco – Le persone sentono che l’eccesso di consumismo non è più appropriato e cominciano a trovare lo shopping meno divertente”. Questa strategia però pare non stia dando i risultati sperati: il consumatore Tesco si trova di fronte un eccesso di offerta (tra premium, followers, private lable tradizionale e linea discount) e tutta questa complicazione porta al retailer costi maggiori rispetto alla concorrenza. Addirittura JPMorgan ha scritto che la causa maggiore della perdita di quote di Tesco risiede nell’aver sviluppato un “problema di prezzi”.</p>
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		<title>Il 2009 nel Regno Unito nasce all’insegna della crisi</title>
		<link>http://www.gdonews.it/2009/01/il-2009-nel-regno-unito-nasce-all%e2%80%99insegna-della-crisi.html</link>
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		<pubDate>Sun, 25 Jan 2009 22:43:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott.ssa C. Grillo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e mercato]]></category>
		<category><![CDATA[Inghilterra]]></category>
		<category><![CDATA[Tesco]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel 2008 il format Discount si è affermato anche nel Regno Unito, un Paese dove davvero non si pensava che potesse accadere nelle forme e nei modi un cui si è caratterizzato nel resto d&#8217;Europa. La quota di mercato non è significativa ma l&#8217;incremento di circa il 18% raccolta in modo esaustivo come la politica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 2008 il format Discount si è affermato anche nel Regno Unito, un Paese dove davvero non si pensava che potesse accadere nelle forme e nei modi un cui si è caratterizzato nel resto d&#8217;Europa. La quota di mercato non è significativa ma l&#8217;incremento di circa il 18% raccolta in modo esaustivo come la politica dei Big Players e delle loro Private Label non riescono più a sortire il loro effetto. La sterlina è ai minimi storici, la crisi finanziaria raggiunge i livelli preoccupanti degli Stati Uniti, il consumatori britannico è terrorizzato. Per questo motivo tre delle più importanti catene del Regno Unito hanno ridotto i prezzi dall&#8217;inizio del 2009 in quello che si preannuncia probabilmente un anno duro sulla High Street.<br />
Asda, che ricordiamo essere una divisione di Wall-Mart, ridurrà i prezzi su oltre 1000 prodotti, mentre la rivale Tesco abbasserà il prezzo della benzina di 3 penny (4,4 centesimi) al litro.<br />
Anche i 713 Pub della catena JD Wetherspoon, presenti in tutto il Regno Unito, abbasseranno i prezzi su prodotti alimentari e bevande. Insomma anche lassù.. si salvi chi può.</p>
]]></content:encoded>
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