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	<title>GDO News &#187; Editoriali</title>
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	<description>Grande Distribuzione Organizzata Novità Analisi e Dibattiti</description>
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		<title>Fine anno con il botto: Federdistribuzione esce da Confcommercio</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Jan 2012 22:46:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Andrea Meneghini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 2011 ci rimane alle spalle come uno degli anni più difficili che la moderna distribuzione ricordi e si è concluso con l’abbandono di Confcommercio da parte di Federdistribuzione. A dire il vero non è la prima volta che accade questo “strappo” ma questa volta le ragioni sono più profonde e si radicano negli enormi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2012/01/federdistribuzione.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4710" title="federdistribuzione" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2012/01/federdistribuzione.jpg" alt="" width="168" height="80" /></a>Il 2011 ci rimane alle spalle come uno degli anni più difficili che la moderna distribuzione ricordi e si è concluso con l’abbandono di Confcommercio da parte di Federdistribuzione. A dire il vero non è la prima volta che accade questo “strappo” ma questa volta le ragioni sono più profonde e si radicano negli enormi cambiamenti in atto ed alla inevitabile contrapposizione degli interessi in gioco. La questione di fondo è legata alla capacità di un&#8217; associazione così grande, attualmente guidata da Carlo Sangalli, di difendere allo stesso tempo piccoli negozi e grande distribuzione, soprattutto alla luce della fase riformatrice in atto ad opera del Governo nazionale. In un comunicato datato 27 dicembre 2011 Federdistribuzione ha infatti spiegato che attualmente la stessa “rappresenta aziende alimentari e non alimentari della distribuzione moderna nei cui punti vendita si rivolgono decine di milioni di consumatori ogni settimana e dove vengono acquistati il 40% di tutti i prodotti venduti in Italia. Una realtà coesa intorno a valori forti, con una visione di un commercio votato al servizio del consumatore e al continuo miglioramento di se stesso, alla ricerca di sempre maggiore efficienza al proprio interno e in tutta la filiera, alla sostenibilità economica, sociale e ambientale del Paese e dei suoi territori. Questa cultura e questi valori meritano di essere meglio conosciuti e diffusi. Federdistribuzione intende portarli direttamente all’attenzione di istituzioni, media e clienti e così contribuire al dibattito che ci deve portare a una Italia più forte, per il futuro di tutti.” Non si può dare torto a Cobolli Gigli ( Presidente di Federdistribuzione) che questo è un momento cruciale e bisogna rappresentare in maniera precisa , puntuale e determinata le esigenze della moderna distribuzione, che non possono collimare con i negozi di tipo tradizionale.</p>
<p><a href="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2012/01/cobolli.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4711" title="cobolli" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2012/01/cobolli.jpg" alt="" width="230" height="141" /></a>A sostegno di questa scelta, Federdistribuzione ha reso noto uno studio svolto da Trade Lab dove si rivelano una serie di dati interessanti: in ricordo delle tensioni che si erano create durante il processo di liberalizzazione voluto dall’allora Ministro Bersani si è voluto dare un quadro preciso di quelle che sono oggi le conseguenze dell’allora “lenzuolata” di Bersani, e soprattutto gli effetti reali della paventata desertificazione; ebbene secondo lo studio citato la modernizzazione della rete distributiva non ha portato a una riduzione del numero di punti vendita disponibili per il consumatore. “Più precisamente, fra il 2000 e il 2010, i punti vendita in sede fissa nel loro complesso sono passati da 721 mila a 776 mila (+7,7%). Ad essi si possono aggiungere 171 mila esercizi ambulanti (erano 156 mila circa nel 2004). Quanto ai punti vendita tradizionali, nel decennio, segnano un aumento in numero del 6,1%, a fronte di un aumento del 34,7% della grande distribuzione. Certo il trend di sviluppo è ben diverso, ma «in ogni caso &#8211; osserva Pellegrini &#8211; non c&#8217; è quell&#8217; arretramento del numero dei negozi tradizionali che ci si sarebbe aspettato”. Interessante appare anche il raffronto tra l&#8217; Italia e le altre maggiori economie europee: Germania, Francia, Gran Bretagna e Spagna. La densità della rete tradizionale italiana è paragonabile solo a quella spagnola, mentre è quasi doppia rispetto a quella francese e più di tre volte superiore a quella tedesca e britannica. Ecco il motivo per cui era necessario un allontanamento da Confcommercio, è una deriva che probabilmente poteva già essere presa in passato, ma adesso era davvero inevitabile.</p>
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		<title>Liberalizzazione orari: qualcosa si muove ma le resistenze sono enormi</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Jan 2012 22:46:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Alessandro Foroni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>

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		<description><![CDATA[Con l’anno nuovo sono entrate in vigore le prime liberalizzazioni disposte dal Decreto Monti. Dal 1° gennaio infatti negozi, bar, ristoranti e centri commerciali possono restare aperti 24 ore su 24, per tutti i giorni dell’anno. Senza più limitazioni. Come era prevedibile le resistenze sono state da subito molto evidenti e stanno via via crescendo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3834" title="consumatore" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2011/10/consumatore.jpg" alt="" width="141" height="196" />Con l’anno nuovo sono entrate in vigore le prime liberalizzazioni disposte dal Decreto Monti. Dal 1° gennaio infatti negozi, bar, ristoranti e centri commerciali possono restare aperti 24 ore su 24, per tutti i giorni dell’anno. Senza più limitazioni. Come era prevedibile le resistenze sono state da subito molto evidenti e stanno via via crescendo e organizzandosi.<br />
Tra i contrari troviamo alcune regioni, Toscana, Puglia, Piemonte e Veneto, che hanno annunciato ricorso alla Corte costituzionale entro i prossimi tre mesi. Il sì di Roma (ma non del Lazio, dove il governatore Renata Polverini, incalzata dalla categorie sul piede di guerra, sta valutando il da farsi ), Napoli e Torino. La prudenza di Milano. La ferma contrarietà di Confcommercio e Confesercenti. Il no della Cgil e il via libera di Confindustria e delle associazioni dei consumatori. Insomma, tutti contro tutti.<br />
Qualcuno si è mosso già in questi ultimi giorni delle feste natalizie: il centro commerciale Oriocenter di Bergamo è stato tra i primi a estendere l&#8217;apertura fino alle 24:00 in questo ultimo fine settimana. I risultati si sono visti, eccome. I numeri sono stati da record anche sfruttando l&#8217;inizio dei saldi: oltre sessantamila le presenze registrate nella giornata del 06/01, una cifra da record anche per il più grande e frequentato centro commerciale bergamasco, che hanno fanno segnare un aumento del 24% rispetto alla prima giornata di saldi del 2011. Il tutto nonostante il volantinaggio e lo sciopero nelle ore serali organizzati dai sindacati di settore, critici per il progressivo ampliamento degli orari e dei giorni di apertura.<br />
Tra le voci più critiche di questi ultimi giorni quella di Confesercenti e Confcommercio che prospettano nei prossimi tre anni, come conseguenza della liberalizzazione,  la chiusura di 80.000 esercizi commerciali e la perdita di 240.000 posti di lavoro, definendo il provvedimento &#8220;fuori dal mondo&#8221; e spiegando che &#8220;favorisce solo la Grande distribuzione, senza dare benefici ai cittadini&#8221;.<br />
Più volte noi di GDONews ci siamo soffermati in questi anni a descrivere come in altri paesi europei ed extraeuropei la libertà di apertura non equivalga assolutamente a &#8220;tutto sempre aperto&#8221;. Anzi. Abbiamo descritto come certe strutture si siano specializzate nell&#8217;apertura 24 ore su 24 mentre la maggior parte degli esercizi commerciali osserva orari molto tradizionali se non, in certi casi, anche più &#8220;corti&#8221; dei nostri. E questa rimane la nostra opinione. La libertà porta a specializzazione non al massacro. La regolamentazione all&#8217;italiana (=ogni comune fa come crede e non esiste una regola generale) allontana gli investimenti e le idee nuove, sia nell&#8217;ambito della gdo che in quello del commercio.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La nuova Interdis e la rinnovata mappatura quasi completata della GDO 2012. Grandi sorprese!</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Dec 2011 23:32:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Andrea Meneghini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La notizia è stata pubblicata sulle principali riviste on line che parlano di Grande Distribuzione: Nicola Mastromartino è il nuovo Presidente del Gruppo Interdis. I quattordici soci del Gruppo lo hanno nominato all’unanimità affidando la vice Presidenza a Valter Mion del Gruppo Migross. In queste tre righe ci sono due notizie: una è appunto quella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2011/12/GDO.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4628" title="GDO" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2011/12/GDO.jpg" alt="" width="144" height="172" /></a>La notizia è stata pubblicata sulle principali riviste on line che parlano di Grande Distribuzione: Nicola Mastromartino è il nuovo Presidente del Gruppo Interdis. I quattordici soci del Gruppo lo hanno nominato all’unanimità affidando la vice Presidenza a Valter Mion del Gruppo Migross. In queste tre righe ci sono due notizie: una è appunto quella della rinnovata Presidenza e la seconda è quella secondo cui i soci rimasti in Interdis sono 14. Questa è una notizia interessante anche alla luce dei nomi dei consiglieri che figurano elettori all’unanimità dei Presidente e Vice Presidente. Chi sono? Camilla Caramico, Gianfranco De Ponti, Michel Elias, Gino Errichiello, Enzo Ferì, Maurizio Fioravanti, Arnaldo Ghio, Antonino Lombardo, Giuseppe Maiello, Gianni Montalegni, Roberto Porri, Giovanni Rebecchi. Prima domanda: chi manca all’appello? Quelli che dovranno passare in Sigma dal 1.1.2012 (e si sapeva), chi non è riuscito ad emergere dai problemi economici ( Midal oggi nelle mani di Conad e Sigma) e chi altri? Sorpresa: manca la Ergon e Cannillo, manca Luigi Viale e manca L’Alco. Ma manca anche Arena.</p>
<p>La buona notizia è che Interdis è uscita dal buio in cui era entrata e dentro cui qualcuno la voleva soffocare. E’ un’azienda certamente ridimensionata, certamente meno presente sul fronte Retail di quanto fosse lo scorso anno, ma sicuramente ripulita di tutte le insidie che si erano ramificate all’interno della compagine. Oggi può iniziare a costruire il suo futuro con serenità e progettualità, è infatti molto probabile che chi è rimasto, stanco dei comportamenti distruttivi di qualcuno nel passato, sia alla ricerca prima di tutto della serenità. Il Direttore Generale Giorgio Santambrogio, dopo diversi anni, potrà probabilmente pensare a preoccuparsi esclusivamente di costruire e non di raccogliere i mattoni che sono caduti uno appresso all’altro nel corso degli anni. Le voci del mercato raccontano di un dialogo intenso tra Interdis ed il Gruppo Pam, ma non solo. E’ possibile che, dopo anni in cui la maggior parte delle insegne, demotivate dall’aggregarsi in Supercentrali, inizi nuovamente a tornare a scelte passate si spera con volontà rinnovate. GDONews vuole precisare che queste sono solo voci insistenti, non certezze, sicuro è che la situazione è in continua evoluzione e proprio in questi giorni potrebbe arrivare l’ufficialità degli accordi che succedono le intense trattative di questi e dei prossimi giorni. Interdis, si diceva, riemerge fortemente ridimensionata soprattutto relativamente alla numerica di supermercati e grandi supermercati rispetto al passato pur mantenendo un concentrato interessante. Migross e Isa le punte di diamante per ciò che riguarda le rete di supermercati, e se si vuole dirla tutta, più i primi che i secondi ( a nostro parere). Che fare ora? Un gruppo compatto, seppur piccolo, deve essere rispettato a prescindere: l’unità di intenti, soprattutto di chi è uscito da un inferno di situazioni, sarà un volano straordinario nel raggiungere gli obbiettivi che si vogliono prefiggere. L’appartenenza ad una nuova Supercentrale aiuterà sicuramente a mantenere la corsa dei premi di fine anno rispetto alla GDO che conta, ma non è sufficiente un buon contratto se non ci sono progetti. Questi si dovranno rivolgere a stimolare nuove aggregazioni, l’obbiettivo che Interdis si deve prefiggere è quello di rendere appetibile l’approdo alla centrale con un serio ed incisivo progetto di Private Label e di fidelizzazione del consumatore; in termini economici deve risultare interessante a tutte quelle imprese distributive territoriali insoddisfatte delle attuali appartenenze, ci vuole un piano commerciale moderno e coerente nei confronti dell’industria. Se tutti questi ingredienti costituiranno l’offerta del domani, Interdis può pensare ad una crescita. I miracoli esistono, diverse insegne ce lo hanno insegnato negli ultimi anni.</p>
<p>La sorpresa è stata non vedere il Gruppo dell’ex Presidente Gianni Cavalieri ( Ergon) all’interno del consiglio, e si pensa nemmeno all’interno della centrale stessa: ma cosa è successo? 10 mesi fa era l’uomo della rinascita, poi cosa è successo? Chissà se qualcuno un giorno ce lo racconterà. Le voci del mercato lo danno vicino all’insegna Despar assieme al collega pugliese Cannillo, Arena si pensa che possa approdare anch&#8217;esso dentro Centrale Italiana ma non si capisce ancora attraverso quale porta. In ogni caso tutte queste notizie sono da confermare. Vicino a Despar ci sarebbe pure il Gruppo Luigi Viale che sarebbe a fianco ( o in sostituzione?) del gruppo Sadas nel medesimo territorio geografico. Poi c’è il nodo legato all’Alco di Rovato, dato vicino a Despar ma anche al C3, anche qui alcuni miracoli potrebbero già esistere se si considera che anche Isa di Giovanni Muscas era data vicina a Despar. Certo viene naturale domandarsi: una cosa era se in Despar entravano L’Alco, Isa, Viale, Cannillo ed Ergon, un’altra è se entrano solo gli ultimi tre. C’è una bella differenza. Nell’eventualità che si rivelassero veritiere le voci dell’ultima ipotesi un dirigente di una nota azienda appartenente alle Grandi Marche sussurrava qualche giorno fa provocatoriamente: chissà se ci guadagna di più Interdis o Despar. GDONews è in ogni caso molto curiosa di verificare quale sarà la nuova mappatura territoriale nazionale della Despar anno 2012 con Aspiag, i vecchi soci ed i nuovi.</p>
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		<title>Dai Guelfi e Ghibellini alle Farmacie e le Coop: la triste storia italiana delle mancate liberalizzazioni</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Dec 2011 23:32:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Andrea Meneghini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>

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		<description><![CDATA[In questi giorni si dibatte molto sul processo delle liberalizzazioni delle farmacie e sull’opportunità o meno di procedere alla concessione della vendita dei farmaci di fascia C nelle parafarmacie. A sostegno delle tesi che si oppongono, le argomentazioni prevalenti fanno leva sul pericolo di affidare a mani inesperte la vita stessa del cittadino, non tutelato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2011/12/vignetta.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4645" title="vignetta" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2011/12/vignetta.jpg" alt="" width="142" height="142" /></a>In questi giorni si dibatte molto sul processo delle liberalizzazioni delle farmacie e sull’opportunità o meno di procedere alla concessione della vendita dei farmaci di fascia C nelle parafarmacie. A sostegno delle tesi che si oppongono, le argomentazioni prevalenti fanno leva sul pericolo di affidare a mani inesperte la vita stessa del cittadino, non tutelato alla stessa stregua di come accadrebbe in una farmacia. Ma anche la tesi secondo cui saremmo davanti ad uno spostamento del business da una lobby ad un’altra sta prendendo fortemente campo, ovvero dalla lobby delle farmacie a quella delle cooperative. E come al solito prevale l’Italia medioevale, quella del campanilismo, prima tra Guelfi e Ghibellini, poi del Coppi e Bartali ed infine comunisti o fascisti, a dominare il tenore della discussione. E’ un vero peccato che ci si areni ancora una volta dietro le barriere insormontabili del radicalismo intellettuale per far prevalere per l’ennesima volta la minestrina dorotea che non soddisfa mai nessuno: liberalizzazioni si ma non quelle che fanno venire il mal di pancia. Non cambieremo mai, siamo dei provinciali ed un poco ignorantelli.</p>
<p><a href="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2011/12/boots.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4646" title="boots" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2011/12/boots.jpg" alt="" width="166" height="110" /></a>Conoscete il marchio “Boots”? E’ una catena di farmacie inglese, straordinaria ed efficiente. L’assortimento presente in Boots è vastissimo, ivi si possono trovare i medicinali in senso stretto, ma anche i migliori prodotti per la bellezza, le fragranze, articoli per bambini ed abbigliamento per bambini, prodotti di toeletteria per uomo e donna, persino i giocattoli, l’ottica, l’elettronica e la fotografia, insomma tutto ciò che è riconducibile all’uomo ed al suo benessere, ma anche la qualità che va oltre ciò. Il tutto in coreografie essenziali e molto disciplinate con percorsi estremamente studiati. Boots è presente in 14 Paesi nel mondo, nel Regno Unito, in Nord America, in Asia ed in Medio Oriente. Essere fornitore di Boots significa essere un’azienda di qualità, è uno straordinario biglietto da visita per accedere a tutto il Retailing, oltre a significare un grande fatturato e di conseguenza un ottima fonte di offerta di posti di lavoro. Boots avrebbe potuto diventare ciò che è se non fosse nato in un Paese, l’Inghilterra, che è in tema di libertà del mercato, il più avanzato d’Europa? Sicuramente no. La concorrenza stimola la fantasia, la voglia di creare specializzazioni, incentiva a sviluppare in profondità ambiti merceologici inespressi, significa crescita dell’offerta e di conseguenza della domanda.</p>
<p>Ma noi siamo destinati a non comprenderlo mai, incatenati dalla nostra cultura retrograda e provinciale, che non conosce il mondo e tantomeno il mercato, ma che trova ogni occasione per annegare le opportunità di crescere davanti alle inestricabili contrapposizioni che provocano le tristi discussioni da bar sport, straordinario punto di arrivo di chi non vuole capire.</p>
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		<title>Liberalizzazioni: abbiamo scherzato.. (almeno in parte)</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Dec 2011 23:23:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Alessandro Foroni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Carburanti]]></category>
		<category><![CDATA[Economia e mercato]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Farmaci]]></category>

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		<description><![CDATA[Ogni volta che in Italia si parla di liberalizzazioni a parole sono tutti d’accordo, a patto che riguardino gli altri. E come regolarmente successo negli ultimi anni, dopo un tentativo del Governo di liberalizzare con decisione alcuni settori dell’economia, le buone intenzioni si stanno trasformando in piccoli aggiustamenti dello status quo. Andiamo con ordine. LIBERALIZZAZIONE [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1227" title="parafarmacia" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2009/09/parafarmacia.jpg" alt="" width="150" height="225" />Ogni volta che in Italia si parla di liberalizzazioni a parole sono tutti d’accordo, a patto che riguardino gli altri. E come regolarmente successo negli ultimi anni, dopo un tentativo del Governo di liberalizzare con decisione alcuni settori dell’economia, le buone intenzioni si stanno trasformando in piccoli aggiustamenti dello status quo. Andiamo con ordine.</p>
<p>LIBERALIZZAZIONE DELLA VENDITA DEI FARMACI DI FASCIA C<br />
La norma era presente tout court nel primo testo del decreto legge, ma poi era magicamente intervenuto il limite di popolazione: la vendita è liberalizzata, ma solo nei comuni con più di 15mila abitanti. Veniva quindi tagliata fuori la gran parte dei comuni senza un motivo preciso. Successivamente il testo sottoposto al Presidente della Repubblica recava una clausoletta in più, non banale e non casuale: la liberalizzazione è possibile solo nei comuni sopra ai 15mila abitanti che siano “in possesso dei requisiti strutturali, tecnologici ed organizzativi fissati con decreto del Ministro della salute, previa intesa con la conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regione e le Province autonome di Trento e di Bolzano, adottato entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto”. Classica frase in politichese stretto che lascia il cittadino comune a bocca aperta: quali sono questi fantomatici requisiti “strutturali, tecnologici ed organizzativi”? Non è dato saperlo, né comprenderlo minimamente.</p>
<p>LIBERALIZZAZIONE DEGLI ORARI DI APERTURA DEGLI ESERCIZI COMMERCIALI E DELLE NUOVE APERTURE<br />
Questo discorso è più complesso, perché coinvolge le autonomie locali. E’ infatti di competenza regionale la materia degli orari di apertura, e sono coinvolte anche le amministrazioni provinciali e comunali. Sono nati subito dubbi sulle effettive competenze anche se una imposizione legislativa nazionale dovrebbe essere recepita dalle varie amministrazioni.<br />
Ovviamente è nato subito un fitto dibattito su quale ente debba realmente legiferare sull’argomento, farcito dei soliti aggettivi “selvaggio”, “massacro”, “sfruttamento”, senza che si entrasse effettivamente nel merito dei benefici per i consumatori ed i lavoratori.<br />
Sappiamo tutti che queste misure portano con se anche aspetti negativi, e su questo i nostri lettori sapranno sicuramente, meglio di noi, farne un elenco dettagliato, come nel precedente articolo sulla manovra. Noi ci limitiamo ad esporre quelli che ci sembrano gli aspetti positivi: nuovi posti di lavoro certi, possibilità per il consumatore di fare più acquisti anche in orari diversi (non accettiamo l’argomentazione che “tanto spenderebbero gli stessi soldi in orari diversi”, non è supportata da nessun dato e, anzi, smentita da quello che succede in altri paesi anche europei), maggiore concorrenza e migliori prezzi.<br />
Per quanto riguarda la totale libertà di apertura di nuove strutture la situazione è ancora più complicata perché coinvolge, oltre alle amministrazioni locali, anche tutte le relazioni politiche e di interesse che sono tipiche dei settori economicamente rilevanti: le pressioni contrarie saranno fortissime.</p>
<p>Vedremo questa settimana quali cambiamenti subiranno questi tentativi liberalizzatori del Governo.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La crisi del sistema bancario: finisce un&#8217;epoca nelle abitudini della GDO</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Dec 2011 23:23:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Andrea Meneghini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e mercato]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriali]]></category>

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		<description><![CDATA[La domanda che circola più insistente, in questo periodo di estrema incertezza internazionale, è quella riferita alle possibilità di sopravvivenza del nostro sistema economico: ce la faremo? Da più parti si dice che nessuno ha interesse a disintegrare la moneta europea, nemmeno la Germania. La cosa curiosa è che quando accendiamo la televisione gli scenari [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-4568" title="euro e banche" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2011/12/euro-e-banche.jpg" alt="" width="155" height="207" />La domanda che circola più insistente, in questo periodo di estrema incertezza internazionale, è quella riferita alle possibilità di sopravvivenza del nostro sistema economico: ce la faremo?<br />
Da più parti si dice che nessuno ha interesse a disintegrare la moneta europea, nemmeno la Germania. La cosa curiosa è che quando accendiamo la televisione gli scenari che ci dipingono sono catastrofici, ma nella vita di tutti i giorni la vera percezione di un aggravio delle reali condizioni la cominciamo ad avere adesso, successivamente alla manovra Monti ed ai suoi effetti immediati (caro benzina, giro di vite sulla circolazione del denaro contante, etc.). Tuttavia esistono situazioni, al di sopra di noi, che rispecchiano perfettamente il contesto in cui versa la nostra economia ed il suo stato di crisi, e se si vogliono toccare con mano bisogna conoscere le difficoltà del sistema bancario in questo momento particolare. I problemi di aperture di credito, che hanno attanagliato l&#8217;industria, soprattutto media e piccola, negli ultimi due anni, adesso si sono estesi anche agli stessi Retailer considerati solventi. Noi di GDONews siamo a conoscenza di almeno due situazioni dove due gruppi alimentari importanti, uno al sud ed uno al nord, che non presentano problemi di liquidità né di vendite, quindi sani, che senza motivi evidenti e logici, hanno dovuto interrompere un processo di acquisizione di altre catene distributive per via del blocco delle aperture di credito da parte del sistema bancario. Così, mentre alle casse i prodotti continuano nel loro sell out, al di sopra delle nostre teste si sta bloccando un sistema, e tale blocco, se arrivato a questo punto, rischia di interrompere tutto l&#8217;ingranaggio del commercio.<br />
Il lettore si domanderà: adesso ci si mette anche GDONews a fare dell&#8217;allarmismo. La nostra è una voce preoccupata che deve riportare ciò che ascolta e dare un monito: riteniamo che sia arrivato il momento di responsabilizzarci, tutti quanti. La Grande Distribuzione si è contrassegnata, negli ultimi anni, per le lungaggini nei pagamenti soprattutto da parte di alcune insegne (arcinote) nei confronti di alcuni settori dell&#8217;industria (ovviamente restano escluse le Grandi Marche che hanno un forte potere contrattuale). Tale &#8220;cattiva&#8221; abitudine era accettata da entrambe le parti, da un lato il Retailer sapeva che poteva trovare su una certa parte dell&#8217;industria una &#8220;spalla&#8221; finanziaria su cui appoggiarsi, dall&#8217;altro tale disponibilità si traduceva spesso, ma non sempre, in fedeltà e quindi in un probabile mantenimento degli spazi concessi nei supermercati. Il problema non si poneva perchè il costo del denaro, finanziato dalle banche a favore dell&#8217;industria, era in fin dei conti accettabile. Oggi non è più così. Una dirigente di una banca conosciuta, nel nord Italia, ci spiegava qualche giorno fa che nel suo Istituto di Credito, diffuso soprattutto nel nord est, il numero degli F24 non pagati al 30 di novembre era superiore al 30%, ci raccontava altresì della enorme difficoltà a fare credito a chicchessia, confermandoci il blocco dell&#8217;apertura di credito ad uno dei Retailer di cui all&#8217;inizio dell&#8217;articolo e spiegando che la BCE fa pagare il denaro agli Istituti di Credito a tassi non inferiori al 7%.</p>
<div>In questa situazione la consuetudine di cui si accennava poc&#8217;anzi, nelle relazioni tra Industria e Retailer, va interrotta.</div>
<div>La distribuzione deve rivedere le sue strategie, non può continuare a pensare che l&#8217;industria continui a finanziare sviluppo e gestione caratteristica del cliente Insegna. Esistono catene distributive che continuano a pagare a oltre 200 giorni le forniture somministrate, sono diversi i casi in cui a fronte degli anticipi delle fatture della distribuzione operati dall&#8217;industria, i casi di mancato pagamento alla data concordata, hanno portato l&#8217;azienda debitrice nei confronti dell&#8217;istituto di credito a vedersi abbassato il proprio rating bancario. Questi sono danni concreti. E&#8217; arrivato il momento di cambiare, di arrivare ad una maturazione professionale e finanziaria, sono finiti i tempi del finanziamento bancario, a libro paga dell&#8217;industria, dello sviluppo del Trade. Cerchiamo di essere tutti più responsabili e se riusciremo in questo intento salveremo molti posti di lavoro, i destinatari finali degli insuccessi di gestione.</div>
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		<title>Il futuro delle nostre Supercentrali (parte II)</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Nov 2011 22:37:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Andrea Meneghini</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Esd]]></category>
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		<description><![CDATA[In Francia o Inghilterra (solo per citarne alcuni) il confronto tra grande industria e distribuzione è equilibrato, le grandi concentrazioni di fatturato impongono un dialogo necessario e soddisfazione di importanti richieste del Retail sulle strategie di prodotti a marchio da parte della Grande industria. In un mercato composto da 5 attori non è pensabile non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-4321" title="esd" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2011/11/esd.jpg" alt="" width="200" height="57" />In Francia o Inghilterra (solo per citarne alcuni) il confronto tra grande industria e distribuzione è equilibrato, le grandi concentrazioni di fatturato impongono un dialogo necessario e soddisfazione di importanti richieste del Retail sulle strategie di prodotti a marchio da parte della Grande industria. In un mercato composto da 5 attori non è pensabile non lavorare con due di quelli, è oltremodo necessario condividere strategie ed obbiettivi. In Italia questo problema non si pone per una serie di ragioni: i soggetti nati dalle aggregazioni delle centrali nazionali (le supercentrali appunto) sono sempre stati dominati da una logica che prevedeva limitatissime condivisioni, ovvero limitate ai meri acquisti. Quando l’industria provava a chiedere prestazioni a fronte di concessioni, da un lato spesso tali prestazioni rappresentavano più mal di pancia che una accettazione strategica ( attività promozionali su prodotti innovativi talvolta ritenuti da troppe menti di dubbio successo) dall’altro lato c’era proprio chi addirittura non osservava gli obblighi presi in sede di trattativa. Spesso i motivi di crisi delle Supercentrali erano determinati dai diversi atteggiamenti che le singole Centrali volevano assumere nei confronti dell’industria, date le diverse strategie in atto.</p>
<p>Ecco il problema: sino a quando la condivisione si limiterà agli acquisti si arriverà sempre ad un punto in cui altre esigenze diverranno motivi ostativi alla conclusione degli accordi, i meri acquisti sono sempre stati un collante troppo debole per tenere uniti agglomerati diversi.</p>
<p>Per questa ragione chi scrive, tempo addietro pensava che il periodo delle Supercentrali stava terminando, perché non si era riusciti a maturare una serie di condivisioni che andassero oltre i meri acquisti e dopo diversi anni erano troppi i problemi in seno a quelle sedi e per troppo tempo irrisolti.</p>
<p>Ma spesso eventi estranei condizionano abitudini e sistemi. Due anni fa la crisi globale che sta condizionando le nostre esistenze si fece più seria, come diceva l’ex Ministro Tremonti ci si trovava davanti ai mostri dei videogiochi che morto uno, se ne faceva insidioso un altro, ed il peggioramento della situazione economica ci ha portato ad un abbassamento dei fatturati, a vere e proprie crisi di alcuni formati di vendita, alla contrazione delle marginalità dovute sia alla pressione promozionale sia all’inflazione di alcune derrate alimentari, all’aumento dei costi di gestione. Tutte queste cause hanno visto l’arretramento di Carrefour nel sud del Paese, alcuni fallimenti di aziende del Retail storiche, portato a terribili crisi di altre aziende ed anche di centrali nazionali non ancora risolte ed in generale ad un aggravamento delle condizioni di mercato in generale. Di fronte a questo quadro, tutt’altro che confortante, è necessario rileggere le certezze di ieri alla luce delle tristi novità del presente. Ed ecco che la crisi dei numeri e dei margini da un lato, e l’aumento dei costi dall’altro, impongono costanti ed inderogabili migliorie negli acquisti ogni anno, la forbice tra chi ha saputo trovare una soluzione accettabile per superare la crisi in atto e chi invece ne è travolto fa sì che gli equilibri potrebbero essere ritrovati all’interno di Supercentrali di acquisto, ovvero in quei punti di incontro dove si possono condividere obbiettivi diversi e soluzioni diverse, condividendo le strategie di successo ed abbandonando gli errori, quindi questi luoghi di aggregazione , oggi più che mai, non sono e non devono più necessariamente essere concentrazioni fittizie rivolte esclusivamente ad essere legate agli acquisti. L’obbiettivo comune di tutti gli operatori del Retail è scontato: sopravvivere a questi anni, uscirne senza troppi dolori. La Distribuzione nazionale, nelle sue piccole e compatte unità, deve trovare dei punti di incontro e fare tesoro della conoscenza dei singoli territori, vero segreto della riuscita delle vendite del Retail. Le Supercentrali devono essere, oltre a concentrazioni di acquisti, semplicemente le fonti ispiratrici di disegni nazionali, sia di parti di assortimenti, sia di sviluppi di progetti a marchio d’insegna con fornitori in comune. Poi la declinazione sul territorio sarà sempre opera del singolo, ma la necessità delle grandi unioni è oggi fondamentale.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-4317" title="tabella1" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2011/11/tabella1.jpg" alt="" width="304" height="350" /></p>
<p>Come si può notare dal grafico, la fotografia che ci dava IRI un anno fa vedeva una posizione rilevante detenuta da Centrale Italiana che, grazie a sette anni di condotta giudiziosa con una leadership indiscussa, è riuscita ad elevarsi, davanti all’industria soprattutto, come un interlocutore affidabile e soprattutto forte. Sicon, che sino a ieri era il secondo attore del mercato, è avvolto dalle voci che lo vedono disgregarsi, ma se così non fosse la quota da indicare a lato dovrebbe essere ridotta di un paio di punti. Dove finirebbero quei due punti persi? Proprio sotto il cappello di Centrale Italiana per effetto della crescita di Sigma, arrivando a rafforzare la propria quota sino alla soglia del 25%, quindi verso un traguardo che da questo momento in poi potrebbe essere messo sotto la lente di chi deve garantire il controllo delle egemonie di mercato. La terza supercentrale era rappresentata nel 2010 dall’agglomerato di CSA: oggi in pratica questa unione già non esiste più e qui si apre un tema interessante: il futuro di Carrefour nel nostro Paese. Carrefour negli ultimi anni si è dedicato molto a tessere alleanze locali, con partner della DO ( come Agorà) che portassero esperienza nel format dei supermercati, ma ne ha veramente bisogno? L’alleanza più naturale, se per caso ce ne dovesse essere il bisogno, dovrebbe essere con Finiper. Ci sono voci che raccontano di un riavvicinamento tra le due insegne, e le stesse voci parlano anche di un allontanamento di quest’ultima dal mondo Sisa. Saranno solo voci, ma noi qui non abbiamo la pretesa di raccontarvi il futuro dalla nostra palla di cristallo, vogliamo solo colorare e disegnare prospettive sulla base di ciò che si sta discutendo. Esiste poi la centrale ESD, gloriosa ai tempi di Esselunga, appannaggio di Selex negli ultimi anni, ebbene con piacere si nota come la convinzione di Selex a tenerla in piedi sia stata premiata alla fine: oggi due Centrali nazionali come SUN e Agorà sono entrate e rientrate nel progetto, così ESD rappresenta oggi la vera DO che si fronteggia con la leadership di Centrale Italiana, la sua forza si dovrebbe attestare vicino al 14% e quindi attualmente in crescita. Però esistono le insegne, prima appartenenti ad Intermedia ( Pam, Auchan, Bennet e Lombardini) che continuano a volere percorrere da soli il percorso contrattuale. Quale sarà il loro futuro? E Conad? Se acquisisse Billa potrebbe avere un ruolo nel mercato anche da sola per il momento.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-4365" title="tabella4" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2011/11/tabella4.jpg" alt="" width="308" height="318" /></p>
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		<title>Il futuro delle nostre Supercentrali (Parte I)</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Nov 2011 22:47:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Andrea Meneghini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gli anni che stiamo vivendo ci stanno portando ad una inesorabile concentrazione delle forze in campo nell’ambito della distribuzione alimentare. Noi stessi qualche anno fa, prima che la crisi inasprisse i numeri di ritorno dei bilanci delle imprese, ci eravamo domandati quanto potessero essere efficaci le supercentrali quando rimanevano a tutti gli effetti dei meri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2011/11/centrale_italiana-300x131.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4194" title="centrale_italiana-300x131" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2011/11/centrale_italiana-300x131.jpg" alt="" width="240" height="105" /></a>Gli anni che stiamo vivendo ci stanno portando ad una inesorabile concentrazione delle forze in campo nell’ambito della distribuzione alimentare. Noi stessi qualche anno fa, prima che la crisi inasprisse i numeri di ritorno dei bilanci delle imprese, ci eravamo domandati quanto potessero essere efficaci le supercentrali quando rimanevano a tutti gli effetti dei meri punti decisionali relativi agli acquisti e nulla più. L’uscita di Esselunga da Esd qualche anno fa, assieme alla quasi concomitante disgregazione del gruppo Intermedia dava adito, a nostro parere, ad un dubbio in tal senso. Successivamente le varie difficoltà a sopravvivere da un lato, e le crescite di alcune insegne dall’altro, che hanno saputo preparare bene il territorio per tempi come questi, stanno portando in pochi anni a rinvigorire il concetto diametralmente opposto: oggi più che mai sono necessarie le aggregazioni.</p>
<p>Andiamo a verificarne le ragioni:</p>
<p>a) I consumi sono in stagnazione, i costi di gestione in aumento e la qualità degli acquisti diventa una leva fondamentale.</p>
<p>b) La competitività tra chi ha buone performances e quella che vive di numeri negativi trova oggi una forbice sempre più in aumento e se non si trova la forma per aggregare i morti seminati sul territorio sono destinati ad aumentare eccessivamente.</p>
<p>c) L’impoverimento della DO è una perdita del Paese prima ancora che una vittoria dei pochi retailers performanti. Il rischio di arrivi di concorrenti dall’estero sarebbe reale e lesivo anche per i leader attuali.</p>
<p>d) All’Estero il rapporto tra industria e Grandi Marche ha equilibri differenti proprio per i gradi di concentrazione delle principali insegne presenti sui mercati più importanti ( si pensi all’Inghilterra ma anche alla Francia).</p>
<p>e) La Supercentrale leader di mercato si sta organizzando a tal punto che si iniziano a vedere interconnessioni che vanno oltre i meri acquisti con le Grandi Marche. La Private Label, altro tema attualissimo, è un terreno fertile per approfondire le aggregazioni. Di conseguenza gli altri non possono pensare di rimanere organizzati come oggi, devono aggregarsi e rispondere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Partiamo dall’ultimo punto. Oggi il contratto di Centrale Italiana è il più solido sul mercato sia per il periodo di vita che vive da protagonista, sia per l’affiatamento che esiste nel suo interno, oltreché essere, non ultimo, estremamente competitivo. Le insegne appartenenti al contratto hanno la possibilità, grazie a risibili percentuali dallo stesso derivanti, di affrontare investimenti di tipo pubblicitario senza mettere a rischio i conti economici. Si pensi che lo 0,5% dei ritorni del contratto potrebbe essere sufficiente per un buon progetto di comunicazione annuale sui media più importanti. Lo 0,5% potrebbe anche rappresentare lo spread che esiste tra lo stesso contratto ed altri contratti della concorrenza. Ma anche le Stesse associate hanno un potere contrattuale nei confronti dell’industria di tutto rispetto nelle trattative locali.  All&#8217;interno dell’aggregazione il processo di unificazione si sviluppa sotto criteri di condivisione e di palese accettazione della leadership  in seno all’organizzazione, in questo modo i problemi di convivenza si fanno rarefatti. E’ sottinteso che l’evoluzione del progetto “ Centrale Italiana” ha spazi immensi, dalle attività di marketing alle politiche commerciali nei singoli territori, e proprio la solidità del gruppo è un importante stimolo per la concorrenza a rimanere uniti e cercare di rispondere meglio possibile al leader di mercato. Ecco così materializzarsi uno dei motivi per cui le supercentrali hanno una loro chiara ragione di esistere. E’ chiaro che affermare che le stesse debbono esistere perché esiste Centrale Italiana è una assurdità, se il ragionamento qui si fermasse. La vera ragione del motivo di esistenza delle stesse è racchiuso nelle caratteristiche genetiche della nostra distribuzione: ovvero in quelle riferibili al localismo estremo che ci caratterizza. Se si volesse porre da un lato della trattativa le multinazionali dell’Industria, e dall’altro le aziende locali, o al massimo le Centrali di Acquisto si avrebbero delle forze in campo notevolmente sbilanciate, soprattutto rispetto a ciò che succede all’estero. Nel prossimo numero analizzeremo anche gli altri punti menzionati e cercheremo di capire i movimenti in atto, silenziosi ma operosi, senza sosta. Quale sarà il futuro di Centrale Italiana? Il colosso Carrefour come si comporterà? E le altre aggregazioni? Lo analizzeremo nel prossimo numero.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Investimenti pubblicitari in fuga dal Paese</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Oct 2011 07:06:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Andrea Meneghini</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
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		<description><![CDATA[L’importanza del ruolo delle grandi marche nella nostra GDO è un concetto acquisito e nemmeno discutibile. Non si può minimamente pensare di fare a meno delle grandi marche nella moderna distribuzione alimentare. E&#8217; vero che negli ultimi anni il concetto di store brand ha fatto sì che, rispetto al passato, il valore dell’insegna dei vari [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2011/10/pubblicita.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4022" title="pubblicita" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2011/10/pubblicita-150x150.jpg" alt="" width="135" height="135" /></a>L’importanza del ruolo delle grandi marche nella nostra GDO è un concetto acquisito e nemmeno discutibile. Non si può minimamente pensare di fare a meno delle grandi marche nella moderna distribuzione alimentare. E&#8217; vero che negli ultimi anni il concetto di store brand ha fatto sì che, rispetto al passato, il valore dell’insegna dei vari distributori alimentari ( il contenitore dei prodotti delle marche leader) avesse un ruolo differente rispetto al passato, anche attraverso lo sviluppo della Private Label. Oggi la quota di appartenenza della marca commerciale sfiora il 16% tenendo presente che nei grandi formati ( ipermercati) la media è molto più alta e nei supermercati molto più bassa. Rappresenta un numero interessante se si pensa al recente passato ma ancora troppo poco per essere preso in considerazione. Così le grandi multinazionali continuano, oggettivamente, a fare la differenza sulla qualità dell’offerta, e pertanto anche il loro atteggiamento,<span id="more-4021"></span> nei confronti del consumatore, diventa strategico per il Retailer. Pertanto non è mai cosa sbagliata dare una occhiata a che cosa succede nel campo degli investimenti pubblicitari, ovvero sul terreno che pone la marca ed il consumatore uno di fronte all’altro. Recentemente il Sole 24Ore ha pubblicato una tabella che mette in evidenza come le multinazionali stiano disinvestendo sul nostro Paese in termini pubblicitari a discapito di altri Paesi. Infatti lentamente ma inesorabilmente gli investitori pubblicitari, in particolare del largo consumo, stanno migrando verso quei Paesi in cui l’economia sgretola il muro della crisi: ad esempio verso la Russia &#8211; con il mercato dell’advertising, secondo Warc, in crescita nel 2011 di quasi il 20% &#8211; ma anche in India (+15,5%), Cina (+7,5%) e Brasile (+7,5%). “ […] Non è un caso, allora, che l’Italia sia uno dei pochi big europei che chiuderà il 2011 con un mercato pubblicitario in flessione (-3%), contro il +1,8% del Regno Unito, il +2,1% della Germania e il +3% della Francia. E così può accadere anche che i nostri 8,7 miliardi di spot e inserzioni di quest’anno ci riportino indietro al 2005.” Secondo i dati Nielsen rielaborati dal Sole 24 Ore (non ancora ufficiali sui nove mesi, perché i dati Nielsen arrivano fino ad agosto) tra gennaio e settembre di quest’anno Procter &amp; Gamble ha ridotto la propria spesa pubblicitaria in Italia, su tutti i mezzi, del 20,4% rispetto allo stesso periodo del 2010, passando da 130 a 103 milioni di euro. Malissimo anche Kellogg’s, in ritirata del 22% a 19 milioni contro i 24 milioni di due anni prima. Cordoni della borsa serrati per Unilever (-18%, da 97 a 79 milioni), la regina della pasta, Barilla (-19,6%, passata da 75 a 60 milioni), ed Henkel (-19,9%, da 32 a 26 milioni). Poi c’è anche chi, al contrario, ha accelerato la spesa. È il caso di Birds Eyes, gli inglesi che stanno rilanciando Findus dopo l’acquisto dell’anno scorso e che hanno aumentato gli investimenti di oltre il 23 per cento. Stesso film per Lactalis, fresca di acquisizione di Parmalat.</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-4024" title="pubblicita web" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2011/10/pubblicita-web-202x300.jpg" alt="" width="141" height="210" />E’ anche vero che oggi il mondo è cambiato rispetto a soli pochi anni fa, e che agli investimenti tradizionali ( carta stampata, televisione) si sono affiancati nuovi fronti di comunicazione che stanno prendendo sempre più piede, si pensi al fenomeno dei social network come facebook. Così accade che la pubblicità online e web marketing sta, invece, registrando una continua ascesa. Dati alla mano, nel 2010 il mercato pubblicitario è cresciuto del 4%, la pubblicità online del 19%, contro una flessione del mercato del 2-3% di quest’anno e si tenga conto che sia il Web marketing che la pubblicità online hanno, però, ancora margini di crescita diversi: solo in Germania e in Inghilterra, dove reti e infrastrutture sono molto più avanzate che in Italia e la banda larga ha ormai coperto tutto il territorio, l’investimento per ogni utente risulta essere almeno il doppio di quello italiano. Sono in ogni caso previste delle buone previsioni di crescita per il 2012, considerata la grande fetta di mercato da conquistare e l’arrivo di eventi che faranno, indubbiamente, da traino ad un’ulteriore crescita di web marketing e pubblicità online, come gli Europei di calcio, le Olimpiadi di Londra, ma anche le elezioni presidenziali americane, oltrechè le possibili sessioni elettorali italiane che possono, di fatto, aumentare l’audience in maniera significativa. Una voce a parte merita quella che viene chiamata Mobile Advertising ( pubblicità sui telefoni) : il nostro Paese è al secondo posto della classifica europea (mercato da 21 milioni) , che vede in vetta il Regno Unito. E la metà degli operatori prevede di aumentare nel prossimo anno i budget di spesa del 15%.</p>
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		<title>Sigma al 4% di quota nel 2012. E Interdis? Come si disegna la nuova mappa della GDO</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Sep 2011 22:22:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Andrea Meneghini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Coop Italia]]></category>
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		<category><![CDATA[Interdis]]></category>
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		<description><![CDATA[Anche Vega, importante società della Distribuzione Alimentare del nord est, entrerà in Sigma dal 2012. La notizia è stata data alla stampa la scorsa settimana. Adesso è il momento di fare alcune considerazioni. Versante Sigma: è il terzo Gruppo che entra nella compagine dopo Multicedi e Tatò. Tutti e tre provengono da Interdis e portano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2011/09/gdo.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3678" title="gdo" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2011/09/gdo-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Anche Vega, importante società della Distribuzione Alimentare del nord est, entrerà in Sigma dal 2012. La notizia è stata data alla stampa la scorsa settimana. Adesso è il momento di fare alcune considerazioni.</p>
<p>Versante Sigma: è il terzo Gruppo che entra nella compagine dopo Multicedi e Tatò. Tutti e tre provengono da Interdis e portano in dote un fatturato che dovrebbe superare  il miliardo di euro. Ciò significa una cosa: il prossimo anno il Gruppo Sigma si dovrebbe attestare ad una quota di mercato che supera il 4% entrando, di fatto,  nella GDO più dinamica. A ben vedere il panorama distributivo attuale ci sono poche insegne che incrementano e<span id="more-3677"></span> diverse quelle che decrementano o tengono difficilmente il passo. Tempo fa, il Presidente di Selex, Francioni, spiegando i motivi del successo del suo Gruppo, arrivato al 10% di quota di mercato, aveva detto: “ il nostro successo è dovuto alla scelta delle imprese associate operata negli ultimi anni ed alla capacità degli imprenditori a fare sviluppo”. Sigma, che sta realizzando di fatto il primo obbiettivo, ha vissuto la sua crescita grazie a due motivi sostanziali, uno oggettivo ed un soggettivo: quello oggettivo è stato determinato dalla crisi in cui è caduto il Gruppo Interdis su cui bisogna fare una riflessione a parte. Quello soggettivo è invece rappresentato da un binomio di situazioni il cui merito è tutto del suo management: la prima situazione è storica e determinata dall’appartenenza alla Centrale Italiana, unica Supercentrale che oggi cerca di dare una progettualità più profonda alla mera unione degli acquisti sui contratti più importanti e che si vede premiata in termini contrattuali dall’industria. La seconda situazione è tecnica: il nuovo management di  Sigma sta lavorando sulla base di progetti chiari ed attuabili, sia con le Grandi Marche sia nello sviluppo della Private Label.</p>
<p>Versante Interdis: il Gruppo di Via Lomellina ha tanti meriti nella storia della GDO. Alla fine degli anni ’90 fu la prima a cambiare i metodi di lavoro con le singole imprese associate ed a creare assortimenti in comune. Per quei tempi era una grande novità obbligare tanti imprenditori a fare qualcosa in comune, allora si chiamavano “tronchi assortimentali in comune”. Ha svolto una profonda attività di CRM ed un processo di sviluppo di fidelizzazione moderno per quei tempi, tutto ciò sino all’alleanza con Conad in Sicon. Da quel momento, con la perdita di alcuni pezzi importanti ( Nuova Distribuzione ed AZ), e forse anche dopo la nomina del loro ex Presidente alla guida di Federdistribuzione è iniziata una fase di stallo sino alla fine dello scorso anno. GDONews, quella fase di &#8220;letargo&#8221;, l’aveva rilevata in diversi articoli ed argomentata. Il Direttore Generale, Giorgio Santambrogio, fu chiamato a gestire la rinascita del Gruppo. In una recente intervista ci aveva raccontato che c’era entusiasmo dietro alla figura del nuovo Presidente Gianni Cavalieri, c’era in un certo modo un ritorno alle origini attraverso “un intelligente percorso che mira in prima istanza a cementare la coesione infragruppo di tutte le nostre imprese, attraverso una mirabile valorizzazione dei talenti e dei carismi di tutti i nostri Imprenditori, una partecipazione attiva in primis dei Consiglieri e quindi di tutti gli Imprenditori alla vita del gruppo. Quindi una visione più Cliente-centrica: la volontà del nostro Presidente di condividere sempre di più all’interno del CdA concetti di “vendita”: format, private label, comunicazione, servizi di sell-out, magazine, progetti assortimentali, nuove logiche promozionali, in un certo senso soffermandosi sui temi in cui Interdis si è sempre contraddistinta per competenza.”. Insomma una volontà di riemergere in maniera orgogliosa, propria di chi ha dato molto alla GDO nazionale. Evidentemente negli ultimi anni qualcosa è successo dentro il Gruppo di Via Lomellina se alcuni pezzi, tra i più performanti, sono fuoriusciti. In ogni caso la strada intrapresa dal presidente Cavalieri e dal Dg Santambrogio, se ben percorsa, un domani forse prossimo tornerà a portare risultati, oggi la Distribuzione Alimentare ha bisogno di idee per vendere meglio e con più fidelizzazione, insomma è un buon momento per i progetti efficaci. Ma tali devono essere.</p>
<p><a href="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2011/09/grande-distribuzione.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3679" title="grande-distribuzione" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2011/09/grande-distribuzione-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Nuova mappatura della GDO: alla luce di ciò, con questi cambi nella torta del Grafico della GDO, come si assesterà il mercato a partire dal 2012? All’interno di Centrale Italiana si sta assistendo al sorgere di nuovi equilibri, Sigma sta portando novità progettuali sia in seno al suo Gruppo sia in termini di proposta dentro la Centrale, Despar sta lavorando in grande silenzio, un silenzio quasi assordante, per arrivare a consolidare la propria quota di mercato e aggiornare la mappa della sua distribuzione, Coop Italia ed il Gigante partecipano compiaciute alla crescita dei due partner. E’ chiaro che la quota di mercato è destinata a crescere, probabilmente al punto di entrare nel mirino dell’antitrust ( e qui si aprirebbe un altro profondo quanto oscuro ragionamento), la leadership verrà consolidata al punto di non essere nemmeno più potenzialmente afferrabile da nessuna aggregazione di competitor, e tutto ciò grazie alle due insegne DO presenti nella Supercentrale. Senza contare gli straordinari investimenti che Coop Italia ha dichiarato che farà nei prossimi anni soprattutto nel sud ed alla qualità espressa dal Gigante. Sul fronte Sicon non ci sono ancora notizie ufficiali, ma l’unica cosa certa è che il contratto tra Billa, Conad e Interdis andrà rinnovato alla fine dell’anno. E siccome tra le prime due i rapporti potrebbero cambiare, chissà in quale maniera, che senso avrebbe la Supercentrale? Interdis, come detto, ha perso quote, ha perso pezzi importanti, e se sulla carta i propositi della Centrale saranno opportuni sarà possibile che l&#8217;emorragia si possa fermare, in ogni caso allo stato attuale che significato rinnovato potrebbe avere quel tipo di alleanza?</p>
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