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	<title>GDO News &#187; Dibattiti</title>
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	<description>Grande Distribuzione Organizzata Novità Analisi e Dibattiti</description>
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		<title>Cobolli Gigli: “Chi osteggia le liberalizzazioni è chi non vuole perdere rendite di posizione, e non paga le tasse”. Alla Fiera Marca si consuma il definitivo allontanamento da Confcommercio</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 00:08:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Andrea Meneghini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dibattiti]]></category>

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		<description><![CDATA[La Fiera della Marca Commerciale è oramai da anni la Fiera istituzionale della Grande Distribuzione in Italia, anzi, per dirla con Cobolli Gigli della Moderna Distribuzione. Quest’anno incontrarsi in occasione di tale evento è stata una opportunità, per i vertici del mercato, per fare il punto sulla attuale situazione che vede il Governo estremamente attivo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2012/01/cobolli1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4854" title="cobolli" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2012/01/cobolli1.jpg" alt="" width="221" height="135" /></a>La Fiera della Marca Commerciale è oramai da anni la Fiera istituzionale della Grande Distribuzione in Italia, anzi, per dirla con Cobolli Gigli della Moderna Distribuzione. Quest’anno incontrarsi in occasione di tale evento è stata una opportunità, per i vertici del mercato, per fare il punto sulla attuale situazione che vede il Governo estremamente attivo per portare modernità al Paese, e questa non può prescindere dallo sviluppo della competitività del Retail, come già è accaduto in altri Paesi europei considerati più avanzati. La Fiera è stato altresì un momento solenne per chiarire definitivamente, se mai ce ne fosse stato il bisogno, che il mondo corporativo che sovraintendeva il mercato è mutato, e che Federdistribuzione e Confcommercio, sino a pochi giorni fa assieme, sono oggi inesorabilmente lontanissime, perché gli interessi in gioco sono diametralmente opposti. Da un lato Confcommercio, che sino ad oggi ha vissuto comodamente una anomalia italiana, quella cioè che ha sempre permesso alla vendita al dettaglio di avere un ruolo di rilievo grazie a paletti legislativi in grado di non stimolare la concorrenza, dall’altro Federdistribuzione che ansima per avere piena possibilità di esprimere tutto il potenziale di servizi ed utilities che altrove sono una banale regola nemmeno da discutere. Tassinari, Presidente di Coop Italia, è stato chiarissimo a spiegare il perché sono necessarie queste liberalizzazioni: perché di fronte ad una situazione di crisi di tal genere, e di fronte ad uno sforzo abnorme che viene chiesto ai cittadini per far fronte a questa situazione, da un lato i servizi devono costare meno aiutando il cittadino/consumatore a migliorare la propria capacità di acquisto, dall’altro si potranno creare nuove occasioni di impiego. Cobolli Gigli nel suo intervento, a seguito di quelli di De Berardinis e di Cristini, i quali avevano già sottolineato i vantaggi portati dalla GDO al consumatore ( risparmio su acquisto prodotti a marca commerciale, investimento di 3700 milioni di euro nel 2012 in nuove aperture e ristrutturazioni, dell’enorme contributo al contenimento dell’inflazione negli ultimi anni, etc.), ha spiegato “che la Moderna Distribuzione è un’isola felice per il consumatore, e che la stessa sa ben convivere con il dettaglio moderno ed evoluto, il quale è cresciuto in numerica così come la GDO”. Ecco la prima stoccata a Confcommercio, Cobolli ha sapientemente sottolineato che il commercio al dettaglio , con le leggi attuali, si può ancora permettere di non essere moderno e specializzato, per questo elogia quello che è stato capace di evolversi.</p>
<p><a href="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2012/01/fieratavolarot.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4855" title="fieratavolarot" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2012/01/fieratavolarot.jpg" alt="" width="205" height="154" /></a>E proprio questa de-specializzazione generalizzata del commercio al dettaglio, che con tutta probabilità ha come conseguenza dei numeri di ritorno negativi, che porta a creare evasione per resistere. Il ragionamento di Cobolli Gigli non ha reso esplicite le riflessioni appena scritte ( ma fatte intendere), ma ha poi sostenuto: “Cosa impedisce le liberalizzazioni? La paura di perdere le rendite di posizione, la paura che esca il fenomeno dell’evasione. Ricordo infatti che in Italia ci sono 270 mld lordi di evasione, che chi non paga le tasse è un ladro, e che se si facesse una seria lotta a questo fenomeno i 100 mld che i cittadini avranno dovuto pagare nel 2014 con le manovre Berlusconi e Monti, alla fine potrebbero essere meno.” Per distinguersi ancora un poco, ove ce ne fosse stato bisogno ha poi sottolineato “La distribuzione moderna, invece, non ha il problema dell’evasione, paga tutte le tasse secondo quanto previsto dalle normative, ma le paga le sino all’ultimo scontrino.” Il Presidente di Federdistribuzione ha poi chiuso il suo efficace intervento con un appello ( applaudito) “Dobbiamo sostenere il governo e dobbiamo opporci ai politici che osteggiano il processo di cambiamento solo perché loro non sono stati capaci a fare ciò che sta facendo l’attuale governo, perché ricordate che questa è l’ultima spiaggia.”</p>
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		<title>Investimenti pubblicitari in fuga dal Paese</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Oct 2011 07:06:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Andrea Meneghini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dibattiti]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Top News]]></category>

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		<description><![CDATA[L’importanza del ruolo delle grandi marche nella nostra GDO è un concetto acquisito e nemmeno discutibile. Non si può minimamente pensare di fare a meno delle grandi marche nella moderna distribuzione alimentare. E&#8217; vero che negli ultimi anni il concetto di store brand ha fatto sì che, rispetto al passato, il valore dell’insegna dei vari [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2011/10/pubblicita.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4022" title="pubblicita" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2011/10/pubblicita-150x150.jpg" alt="" width="135" height="135" /></a>L’importanza del ruolo delle grandi marche nella nostra GDO è un concetto acquisito e nemmeno discutibile. Non si può minimamente pensare di fare a meno delle grandi marche nella moderna distribuzione alimentare. E&#8217; vero che negli ultimi anni il concetto di store brand ha fatto sì che, rispetto al passato, il valore dell’insegna dei vari distributori alimentari ( il contenitore dei prodotti delle marche leader) avesse un ruolo differente rispetto al passato, anche attraverso lo sviluppo della Private Label. Oggi la quota di appartenenza della marca commerciale sfiora il 16% tenendo presente che nei grandi formati ( ipermercati) la media è molto più alta e nei supermercati molto più bassa. Rappresenta un numero interessante se si pensa al recente passato ma ancora troppo poco per essere preso in considerazione. Così le grandi multinazionali continuano, oggettivamente, a fare la differenza sulla qualità dell’offerta, e pertanto anche il loro atteggiamento,<span id="more-4021"></span> nei confronti del consumatore, diventa strategico per il Retailer. Pertanto non è mai cosa sbagliata dare una occhiata a che cosa succede nel campo degli investimenti pubblicitari, ovvero sul terreno che pone la marca ed il consumatore uno di fronte all’altro. Recentemente il Sole 24Ore ha pubblicato una tabella che mette in evidenza come le multinazionali stiano disinvestendo sul nostro Paese in termini pubblicitari a discapito di altri Paesi. Infatti lentamente ma inesorabilmente gli investitori pubblicitari, in particolare del largo consumo, stanno migrando verso quei Paesi in cui l’economia sgretola il muro della crisi: ad esempio verso la Russia &#8211; con il mercato dell’advertising, secondo Warc, in crescita nel 2011 di quasi il 20% &#8211; ma anche in India (+15,5%), Cina (+7,5%) e Brasile (+7,5%). “ […] Non è un caso, allora, che l’Italia sia uno dei pochi big europei che chiuderà il 2011 con un mercato pubblicitario in flessione (-3%), contro il +1,8% del Regno Unito, il +2,1% della Germania e il +3% della Francia. E così può accadere anche che i nostri 8,7 miliardi di spot e inserzioni di quest’anno ci riportino indietro al 2005.” Secondo i dati Nielsen rielaborati dal Sole 24 Ore (non ancora ufficiali sui nove mesi, perché i dati Nielsen arrivano fino ad agosto) tra gennaio e settembre di quest’anno Procter &amp; Gamble ha ridotto la propria spesa pubblicitaria in Italia, su tutti i mezzi, del 20,4% rispetto allo stesso periodo del 2010, passando da 130 a 103 milioni di euro. Malissimo anche Kellogg’s, in ritirata del 22% a 19 milioni contro i 24 milioni di due anni prima. Cordoni della borsa serrati per Unilever (-18%, da 97 a 79 milioni), la regina della pasta, Barilla (-19,6%, passata da 75 a 60 milioni), ed Henkel (-19,9%, da 32 a 26 milioni). Poi c’è anche chi, al contrario, ha accelerato la spesa. È il caso di Birds Eyes, gli inglesi che stanno rilanciando Findus dopo l’acquisto dell’anno scorso e che hanno aumentato gli investimenti di oltre il 23 per cento. Stesso film per Lactalis, fresca di acquisizione di Parmalat.</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-4024" title="pubblicita web" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2011/10/pubblicita-web-202x300.jpg" alt="" width="141" height="210" />E’ anche vero che oggi il mondo è cambiato rispetto a soli pochi anni fa, e che agli investimenti tradizionali ( carta stampata, televisione) si sono affiancati nuovi fronti di comunicazione che stanno prendendo sempre più piede, si pensi al fenomeno dei social network come facebook. Così accade che la pubblicità online e web marketing sta, invece, registrando una continua ascesa. Dati alla mano, nel 2010 il mercato pubblicitario è cresciuto del 4%, la pubblicità online del 19%, contro una flessione del mercato del 2-3% di quest’anno e si tenga conto che sia il Web marketing che la pubblicità online hanno, però, ancora margini di crescita diversi: solo in Germania e in Inghilterra, dove reti e infrastrutture sono molto più avanzate che in Italia e la banda larga ha ormai coperto tutto il territorio, l’investimento per ogni utente risulta essere almeno il doppio di quello italiano. Sono in ogni caso previste delle buone previsioni di crescita per il 2012, considerata la grande fetta di mercato da conquistare e l’arrivo di eventi che faranno, indubbiamente, da traino ad un’ulteriore crescita di web marketing e pubblicità online, come gli Europei di calcio, le Olimpiadi di Londra, ma anche le elezioni presidenziali americane, oltrechè le possibili sessioni elettorali italiane che possono, di fatto, aumentare l’audience in maniera significativa. Una voce a parte merita quella che viene chiamata Mobile Advertising ( pubblicità sui telefoni) : il nostro Paese è al secondo posto della classifica europea (mercato da 21 milioni) , che vede in vetta il Regno Unito. E la metà degli operatori prevede di aumentare nel prossimo anno i budget di spesa del 15%.</p>
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		<title>Fine della Centrale Sicon? Billa comprata da Conad? Ed Interdis?</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Oct 2011 23:02:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Andrea Meneghini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dibattiti]]></category>
		<category><![CDATA[Gossip]]></category>
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		<description><![CDATA[AGGIORNAMENTO DEL 28.10.2011 Si vorrebbe fare una precisazione a quanto scritto nell&#8217;articolo di cui sotto: nelle righe pubblicate non si è mai voluto esprimere opinioni negative su chi lavora operativamente all&#8217;interno della centrale Interdis ( commerciale, marketing, etc.). Credo sia chiaro a tutti che le considerazioni, scritte &#8220;ex post&#8221; rispetto agli eventi, quindi in una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3937" title="sidis_200" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2011/10/sidis_200-e1319410939724.jpg" alt="" width="200" height="93" /></p>
<p>AGGIORNAMENTO DEL 28.10.2011<br />
Si vorrebbe fare una precisazione a quanto scritto nell&#8217;articolo di cui sotto: nelle righe pubblicate non si è mai voluto esprimere opinioni negative su chi lavora operativamente all&#8217;interno della centrale Interdis ( commerciale, marketing, etc.). Credo sia chiaro a tutti che le considerazioni, scritte &#8220;ex post&#8221; rispetto agli eventi, quindi in una posizione molto comoda per chi scrive, vogliono essere solo una riflessione superficiale relativa ai fatti che da determinati atti ne sono conseguiti, e non certo un giudizio negativo nei confronti di chi opera ed esegue con efficienza e competenza ordini, figli di strategie. Un&#8217;ultima cosa: guardando la foto del logo alla sinistra è venuta in mente una considerazione: Sidis il piacere di fare la spesa, a nostro parere uno dei claim più belli in circolazione..in assoluto.</p>
<p>Esattamente un anno fa il direttore generale di Conad, Francesco Pugliese, con piglio deciso, dalle colonne di Gdoweek dichiarò che l’accordo Sicon era tutto da discutere in vista del rinnovo contrattuale previsto per la fine di quest’anno. Seguirono commenti , domande, smentite e fatti roboanti, come le dimissioni di Barberini da Presidente di Interdis. Oggi, si aspetta solo la mera ufficialità, ma è di dominio pubblico il fatto secondo cui Sicon ha finito il proprio percorso con due novità: i dubbi sull’esistenza di Interdis e soprattutto dei marchi ad essa legati e la quasi certa acquisizione di Billa ad opera di Conad. <span id="more-3936"></span></p>
<p>Andiamo con ordine: intorno ad Interdis, sono diversi gli interrogativi che sottoponiamo ai nostri lettori e che impegnano le nostre menti. Le cose certe sono che Vega, Multicedi e Tatò Paride entreranno in Sigma. Tatò, assieme ad Arena e qualche altro è anche titolare del marchio Sidis, per cui ci si domanda: che fine farà questo storico marchio della Distribuzione? E’ vero che ad oggi l’offerta Sidis, ed il successo della stessa era più dovuto alle capacità dei singoli Retailers locali piuttosto che ad una Centrale che non ha saputo dare alla Stessa i necessari supporti di prodotti ed assortimenti , cioè una compiuta marca commerciale. Interdis, ha sempre sostenuto che negli accordi con Conad c’era anche quello di sviluppare insieme la private label. A dire il vero anche noi di GDONews cinque anni fa ( 17 dicembre 2006) scrivevamo che “ l’ accordo avrà una durata di 5 anni e non si limiterà alla sola gestione comune dei contratti di acquisto. I dirigenti dei due gruppi, riuniti in questi giorni, stanno definendo come unificare i marchi commerciali e come integrare le strutture logistiche. Addirittura si parla della possibilità (ma è ancora un’ipotesi) di creare un’unica insegna per il formato iper. E’ sempre più evidente che l’alleanza Conad-Interdis porterà grosse novità nel panorama distributivo italiano.” E’ quindi probabile che nelle volontà iniziali ci fosse questa determinazione di lavorare insieme sul fronte del prodotto a marchio, ma era pur sempre il 2006. Perché nel 2008, cioè dopo due anni dall’accordo, non vedendo sviluppi da parte Sicon su quel fronte, non si è sviluppato un potente progetto di prodotto a marchio attorno al Brand Sidis? Probabilmente oggi questo progetto sarebbe realtà e chissà forse anche sufficiente collante per mantenere le aziende in seno alla Centrale. Le voci sulle sorti dei soci di Interdis che non entreranno in Sigma si moltiplicano, diversi nostri lettori hanno scritto, ed a loro si uniscono le voci di buona parte dell’industria, che saranno molte le aziende che entreranno in Despar. Con quali modalità non è dato a sapersi, infatti dalla parte Despar tutto tace, non ci sono ad oggi comunicazioni ufficiali che certifichino uscite dall’Interdis ed acquisizioni a favore di Despar.</p>
<p><a href="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2011/10/billa.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3949" title="billa" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2011/10/billa-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>L’altra azienda che faceva parte di Sicon, Billa, dopo aver fatto andare in soffitta l’insegna Standa, considerata inadeguata, pare che abbia venduto a Conad. Anche questa notizia la riceviamo dall’industria e non dalla distribuzione in forma ufficiale né ufficiosa, ma la cosa pare certa e per questo la raccontiamo, sebbene in formula dubitativa. Ci si domanda: l’acquisizione sarà nella totalità delle strutture di Billa? Pare di no. Sembra che i Punti di Vendita del Trentino potrebbero essere interessanti per Seven, mentre i 50 Pdv ad insegna Billa del Veneto non troverebbero l’interesse di Conad ( in effetti che centrale locale operante nel territorio in questione potrebbe essere interessata? La CIA di Forlì impossibile). Quindi chi comprerà queste strutture? Nel frattempo Conad in Lombardia e Piemonte, sempreché questa notizia sia certissima, avrà molto da lavorare nei prossimi mesi per dare a quelle strutture il taglio dell’offerta che appartiene all’insegna di Via Michelino.</p>
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		<title>Sigma al 4% di quota nel 2012. E Interdis? Come si disegna la nuova mappa della GDO</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Sep 2011 22:22:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Andrea Meneghini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Coop Italia]]></category>
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		<category><![CDATA[Interdis]]></category>
		<category><![CDATA[Sigma]]></category>

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		<description><![CDATA[Anche Vega, importante società della Distribuzione Alimentare del nord est, entrerà in Sigma dal 2012. La notizia è stata data alla stampa la scorsa settimana. Adesso è il momento di fare alcune considerazioni. Versante Sigma: è il terzo Gruppo che entra nella compagine dopo Multicedi e Tatò. Tutti e tre provengono da Interdis e portano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2011/09/gdo.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3678" title="gdo" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2011/09/gdo-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Anche Vega, importante società della Distribuzione Alimentare del nord est, entrerà in Sigma dal 2012. La notizia è stata data alla stampa la scorsa settimana. Adesso è il momento di fare alcune considerazioni.</p>
<p>Versante Sigma: è il terzo Gruppo che entra nella compagine dopo Multicedi e Tatò. Tutti e tre provengono da Interdis e portano in dote un fatturato che dovrebbe superare  il miliardo di euro. Ciò significa una cosa: il prossimo anno il Gruppo Sigma si dovrebbe attestare ad una quota di mercato che supera il 4% entrando, di fatto,  nella GDO più dinamica. A ben vedere il panorama distributivo attuale ci sono poche insegne che incrementano e<span id="more-3677"></span> diverse quelle che decrementano o tengono difficilmente il passo. Tempo fa, il Presidente di Selex, Francioni, spiegando i motivi del successo del suo Gruppo, arrivato al 10% di quota di mercato, aveva detto: “ il nostro successo è dovuto alla scelta delle imprese associate operata negli ultimi anni ed alla capacità degli imprenditori a fare sviluppo”. Sigma, che sta realizzando di fatto il primo obbiettivo, ha vissuto la sua crescita grazie a due motivi sostanziali, uno oggettivo ed un soggettivo: quello oggettivo è stato determinato dalla crisi in cui è caduto il Gruppo Interdis su cui bisogna fare una riflessione a parte. Quello soggettivo è invece rappresentato da un binomio di situazioni il cui merito è tutto del suo management: la prima situazione è storica e determinata dall’appartenenza alla Centrale Italiana, unica Supercentrale che oggi cerca di dare una progettualità più profonda alla mera unione degli acquisti sui contratti più importanti e che si vede premiata in termini contrattuali dall’industria. La seconda situazione è tecnica: il nuovo management di  Sigma sta lavorando sulla base di progetti chiari ed attuabili, sia con le Grandi Marche sia nello sviluppo della Private Label.</p>
<p>Versante Interdis: il Gruppo di Via Lomellina ha tanti meriti nella storia della GDO. Alla fine degli anni ’90 fu la prima a cambiare i metodi di lavoro con le singole imprese associate ed a creare assortimenti in comune. Per quei tempi era una grande novità obbligare tanti imprenditori a fare qualcosa in comune, allora si chiamavano “tronchi assortimentali in comune”. Ha svolto una profonda attività di CRM ed un processo di sviluppo di fidelizzazione moderno per quei tempi, tutto ciò sino all’alleanza con Conad in Sicon. Da quel momento, con la perdita di alcuni pezzi importanti ( Nuova Distribuzione ed AZ), e forse anche dopo la nomina del loro ex Presidente alla guida di Federdistribuzione è iniziata una fase di stallo sino alla fine dello scorso anno. GDONews, quella fase di &#8220;letargo&#8221;, l’aveva rilevata in diversi articoli ed argomentata. Il Direttore Generale, Giorgio Santambrogio, fu chiamato a gestire la rinascita del Gruppo. In una recente intervista ci aveva raccontato che c’era entusiasmo dietro alla figura del nuovo Presidente Gianni Cavalieri, c’era in un certo modo un ritorno alle origini attraverso “un intelligente percorso che mira in prima istanza a cementare la coesione infragruppo di tutte le nostre imprese, attraverso una mirabile valorizzazione dei talenti e dei carismi di tutti i nostri Imprenditori, una partecipazione attiva in primis dei Consiglieri e quindi di tutti gli Imprenditori alla vita del gruppo. Quindi una visione più Cliente-centrica: la volontà del nostro Presidente di condividere sempre di più all’interno del CdA concetti di “vendita”: format, private label, comunicazione, servizi di sell-out, magazine, progetti assortimentali, nuove logiche promozionali, in un certo senso soffermandosi sui temi in cui Interdis si è sempre contraddistinta per competenza.”. Insomma una volontà di riemergere in maniera orgogliosa, propria di chi ha dato molto alla GDO nazionale. Evidentemente negli ultimi anni qualcosa è successo dentro il Gruppo di Via Lomellina se alcuni pezzi, tra i più performanti, sono fuoriusciti. In ogni caso la strada intrapresa dal presidente Cavalieri e dal Dg Santambrogio, se ben percorsa, un domani forse prossimo tornerà a portare risultati, oggi la Distribuzione Alimentare ha bisogno di idee per vendere meglio e con più fidelizzazione, insomma è un buon momento per i progetti efficaci. Ma tali devono essere.</p>
<p><a href="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2011/09/grande-distribuzione.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3679" title="grande-distribuzione" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2011/09/grande-distribuzione-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Nuova mappatura della GDO: alla luce di ciò, con questi cambi nella torta del Grafico della GDO, come si assesterà il mercato a partire dal 2012? All’interno di Centrale Italiana si sta assistendo al sorgere di nuovi equilibri, Sigma sta portando novità progettuali sia in seno al suo Gruppo sia in termini di proposta dentro la Centrale, Despar sta lavorando in grande silenzio, un silenzio quasi assordante, per arrivare a consolidare la propria quota di mercato e aggiornare la mappa della sua distribuzione, Coop Italia ed il Gigante partecipano compiaciute alla crescita dei due partner. E’ chiaro che la quota di mercato è destinata a crescere, probabilmente al punto di entrare nel mirino dell’antitrust ( e qui si aprirebbe un altro profondo quanto oscuro ragionamento), la leadership verrà consolidata al punto di non essere nemmeno più potenzialmente afferrabile da nessuna aggregazione di competitor, e tutto ciò grazie alle due insegne DO presenti nella Supercentrale. Senza contare gli straordinari investimenti che Coop Italia ha dichiarato che farà nei prossimi anni soprattutto nel sud ed alla qualità espressa dal Gigante. Sul fronte Sicon non ci sono ancora notizie ufficiali, ma l’unica cosa certa è che il contratto tra Billa, Conad e Interdis andrà rinnovato alla fine dell’anno. E siccome tra le prime due i rapporti potrebbero cambiare, chissà in quale maniera, che senso avrebbe la Supercentrale? Interdis, come detto, ha perso quote, ha perso pezzi importanti, e se sulla carta i propositi della Centrale saranno opportuni sarà possibile che l&#8217;emorragia si possa fermare, in ogni caso allo stato attuale che significato rinnovato potrebbe avere quel tipo di alleanza?</p>
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		<title>Ufficiale: Da domani aumenta l’IVA</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Sep 2011 10:36:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Danilo Castellani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Breaking News]]></category>
		<category><![CDATA[Dibattiti]]></category>
		<category><![CDATA[Rapporti GDO-Industria]]></category>

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		<description><![CDATA[E’ ufficiale da domani entrano in vigore le nuove regole Iva introdotte dalla manovra, anche se è bene ricordare che nessun rincaro è invece previsto per prodotti come pane, latte, pomodori e giornali, tutti con Iva al 4%, si ricorda che le aliquote ridotte si applicano esclusivamente a beni e prestazioni di servizi di prima [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2011/09/iva-21.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3530" title="iva al 21%" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2011/09/iva-21-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>E’ ufficiale da domani entrano in vigore le nuove regole Iva introdotte dalla manovra, anche se è bene ricordare che nessun rincaro è invece previsto per prodotti come pane, latte, pomodori e giornali, tutti con Iva al 4%, si ricorda che le aliquote ridotte si applicano esclusivamente a beni e prestazioni di servizi di prima necessità. Al di fuori di queste casistiche scatta però una vera e propria corsa contro il tempo per aggiornare alla nuova aliquota del 21%. Sarà possibile applicare etichette adesive sulla copertina o apporre dei timbri nelle pagine dei prezzi lordi, indicando<span id="more-3529"></span> che dalla data di entrata in vigore dell&#8217;aumento dell&#8217;aliquota Iva si applica un aumento del prezzo pari allo 0,833334 per cento. Infatti se , per esempio, il prezzo al lordo dell&#8217;Iva è pari a 120 euro (100 euro x 20% di Iva = 120 euro), l&#8217;aumento sarà pari a un euro. Rispetto al prezzo lordo, l&#8217;aumento è pari allo 0,833334% (1/120). Quindi, per determinare il nuovo prezzo di vendita al lordo dell&#8217;Iva, partendo da quello precedente, si deve moltiplicare quest&#8217;ultimo per 1,00833334. Il sole 24 ore scrive che “Nei prossimi giorni, per determinare l&#8217;aliquota Iva applicabile (20% o 21%) alle cessioni di beni mobili o immobili o alle prestazioni di servizi, si dovrà prestare particolare attenzione al momento fiscalmente rilevante dell&#8217;operazione. Solo se questo cadrà dopo l&#8217;entrata in vigore della modifica (cioè domani) si applicherà l&#8217;aliquota Iva del 21 per cento. Per applicare ancora l&#8217;Iva del 20%, però, è possibile anticipare la fatturazione alla data precedente all&#8217;entrata in vigore dell&#8217;aumento al 21 per cento. In questo caso, però, l&#8217;Iva deve essere versata nella successiva liquidazione mensile o trimestrale, indipendentemente dal pagamento del corrispettivo da parte del cliente. Anche il pagamento anticipato a oggi del corrispettivo consente l&#8217;applicazione dell&#8217;aliquota al 20 per cento.” Infine aggiunge “Le fatture differite relative alle consegne di beni effettuate nel mese di settembre 2011, emesse entro il 15 ottobre, indicheranno due aliquote Iva ordinarie differenti: il 20% per le consegne effettuate fino al 16 settembre (compreso), e il 21% per quelle successive. Nulla vieta, però, di emettere nei confronti dello stesso cliente due differenti fatture differite. L&#8217;articolo 21, comma 4 Dpr 633/1972, infatti, prima concede la possibilità di emettere una fattura differita per ogni cessione di beni documentata da documento di trasporto o da altro documento simile, poi prevede la possibilità di emettere anche «una sola fattura per le cessioni effettuate nel corso di un mese solare fra le stesse parti». La conferma arriva dalla circolare 31 ottobre 1974, n. 42, secondo la quale «per le cessioni effettuate nel corso di un mese solare fra le stesse parti si può emettere una unica fattura che riepiloghi le operazioni effettuate nel mese ovvero più fatture che riassumano operazioni effettuate in periodi più brevi del mese stesso». Quindi, le cessioni effettuate nei confronti di un medesimo soggetto nel mese possono anche essere riepilogate in più fatture, fermo restando l&#8217;obbligo di indicare in fattura gli estremi dei documenti di trasporto emessi.” Detto questo ci si domanda quanto costerà alla GDO questo scherzetto del Governo. Ma ci si domanda anche: a chi costerà nell&#8217;immediato? All&#8217;industria o alla Distribuzione Alimentare? Che ne pensate?</p>
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		<title>Campagna scuola: ma quando inizia?</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Sep 2011 22:55:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Alessandro Foroni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dibattiti]]></category>
		<category><![CDATA[Economia e mercato]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 2011 continua a riservare sorprese non proprio positive alla GDO: la situazione economica sta spingendo gli italiani a modificare repentinamente le proprie abitudini e diventa quasi impossibile prevederne i comportamenti. Del resto il contesto economico &#8220;schizzoffrenico&#8221; è sicuramente fonte di preoccupazione per il consumatore. I primi dati sulla campagna scuola 2011 sembrano confermare che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3481" title="scuola" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2011/09/scuola.jpg" alt="" width="160" height="130" />Il 2011 continua a riservare sorprese non proprio positive alla GDO: la situazione economica sta spingendo gli italiani a modificare repentinamente le proprie abitudini e diventa quasi impossibile prevederne i comportamenti. Del resto il contesto economico &#8220;schizzoffrenico&#8221; è sicuramente fonte di preoccupazione per il consumatore.<br />
I primi dati sulla campagna scuola 2011 sembrano confermare che anche questo tradizionale appuntamento dello shopping di fine estate sia stato travolto e sconvolto. A fine agosto le vendite segnavano per diversi gruppi nazionali cali a due cifre, specialmente per le categorie più importanti come quella della carta.<br />
Negli ultimi anni l&#8217;inizio della campagna scuola ha subito un inesorabile spostamento dal mese di<span id="more-3411"></span> luglio a quello di agosto ed ora sembra spostarsi ancora verso la metà di settembre. La risposta che si danno gli addetti è che comunque le scuole iniziano e quaderni, penne e libri vanno comprati. Ma quando? La sensazione è che si tenda ad aspettare l&#8217;inizio delle lezioni per ricevere dai professori le indicazioni sul materiale necessario e comprare poi il minimo indispensabile.<br />
Anche il settore libri di testo arranca: secondo Codacons l&#8217;aumento che dovranno subire le famiglie italiane quest&#8217;anno si aggira intorno all&#8217;8%, soprattutto a causa del fenomeno della moltiplicazione delle materie. E questo forse è il motivo che frena gli acquisti in attesa magari di potere trovare testi usati.<br />
Un altro fattore che  sembra aver influenzato gli acquisti è quello delle tanto evocate (negli anni scorsi) &#8220;vacanze intelligenti&#8221; che, mai come quest&#8217;anno, si sono concretizzate anche grazie ad un clima da estate piena che non accenna a finire. Non si sono visti i tradizionali esodi ma gli italiani si sono mossi ordinatamente per tutto il mese di agosto ed il grosso dei rientri è avvenuto nel primo fine settimana di settembre.<br />
Solo tra qualche settimana sapremo se si è trattato di un posticipo degli acquisti o se anche questa campagna è stata definitivamente coinvolta dal generale calo dei consumi.</p>
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		<title>Idee per superare la crisi: gli orari di Sainsbury’s</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Sep 2011 22:54:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Andrea Meneghini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dibattiti]]></category>
		<category><![CDATA[Retailer Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Sainsbury’s]]></category>
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		<description><![CDATA[Sainsbury’s in Inghilterra è un’istituzione, sebbene un po’ in declino continua comunque a rimanere un riferimento per il consumatore anglosassone. Nella fotografia sotto si possono vedere gli orari di apertura di questo supermercato nel centro di Londra, ma per fare un’analisi un poco più precisa li riportiamo: Lunedì 07-24 Martedì – Venerdì 06 – 24 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3421" title="sainsburys1" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2011/09/sainsburys1.jpg" alt="" width="147" height="110" />Sainsbury’s in Inghilterra è un’istituzione, sebbene un po’ in declino continua comunque a rimanere un riferimento per il consumatore anglosassone.<br />
Nella fotografia sotto si possono vedere gli orari di apertura di questo supermercato nel centro di Londra, ma per fare un’analisi un poco più precisa li riportiamo:</p>
<p>Lunedì 07-24<br />
Martedì – Venerdì 06 – 24<br />
Sabato 06 – 22<br />
Domenica 11- 17</p>
<p>Prima considerazione: in Italia la legislazione regionale è oggettivamente un limite con cui la distribuzione si deve confrontare. Negli ultimi mesi, ovvero in un momento dove tutti stanno pensando a dare idee e soluzioni per riuscire a sopravvivere alla profonda crisi dei consumi, da tutti i pulpiti si è tuonato contro i limiti del sistema legislativo e<span id="more-3419"></span> sull’opportunità o meno di dare il via ad un profondo piano di liberalizzazioni. In quest’ottica si può ragionare anche sul tema degli orari degli esercenti pubblici.<br />
Seconda considerazione: in Italia siamo soliti parlare molto di concertazione. Il dialogo, la condivisione come conseguenza della comunione è un dogma. Il ruolo dei sindacati è fondamentale nel nostro sistema sociale, ed un cambiamento di tal genere non può prescindere dal dialogo con i rappresentanti dei lavoratori.<br />
Terza considerazione: Per la intrinseca natura dell’offerta di assortimento, in Italia non è facile riconoscere nettamente le peculiarità dell’offerta di un’insegna rispetto ad un’altra. Il nostro retailing è sempre stato molto omologato, spesso troppo simile uno dall’altro, distinguibile nel recente passato soprattutto dalle attività promozionali, oggi invece anche per la differente offerta del prodotto a marchio e delle loro variegate declinazioni. Sicuramente la possibilità di modificare gli orari potrebbe creare degli elementi di differenziazione ed anche di tipo di consumatore.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-3422" title="sainsburys" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2011/09/sainsburys.jpg" alt="" width="450" height="315" /></p>
<p>Sainsbury’s conosce perfettamente il consumatore londinese, sono diverse le generazioni che calcano i pavimenti delle loro strutture, ed ha imparato a conoscere le loro esigenze. Di conseguenza sa che la domenica è ancora una giornata di festa nella sera, e la mattina del lunedì è un poco più complicato il wake up ( svegliarsi), quindi ritiene opportuno aprire la struttura alle 7 del mattino e non alle 6 come tutti gli altri giorni. Gli inglesi si svegliano molto presto, molti fanno movimento negli innumerevoli parchi prima di andare al lavoro, e questo può essere un ottimo momento di acquisto. Altro momento di acquisto è la sera, la chiusura alle 19,30 sarebbe impensabile oltremanica, sia per le abitudini dei consumatori sia per il tipo di offerta degli store. Il sabato la struttura chiude alle 22 perché in quella zona il consumatore ha altro da fare che occuparsi della dispensa di casa. La domenica normalmente si dorme, quindi l’apertura è in sintonia con le esigenze del consumatore e quindi lo trovi aperto dalle 11 del mattino sino alle 17 della sera. Apertura di 6 ore. Anche in Italia alcuni supermercati sono aperti la domenica, ma normalmente l’orario è dalle 8 alle 13. E ci tocca fare la levataccia per fare la spesa veloce. Meditiamo.</p>
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		<title>Idee per superare la crisi: Londra, il retailing in movimento</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Sep 2011 22:54:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Andrea Meneghini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dibattiti]]></category>
		<category><![CDATA[Inghilterra]]></category>
		<category><![CDATA[Retailer Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Strategie dei gruppi]]></category>

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		<description><![CDATA[Uno dei principi cardine del retailing è avere delle ottime location. Che cosa si sono inventati in Inghilterra? Un supermercato che ha le ruote. La catena si chiama Fresh and Carts “ Carrelli Freschi”, hanno un sito internet www.freshcarts.co.uk e sono distribuiti con piccoli carretti a ruote che si trovano nei luoghi strategici di Londra; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3435" title="fc" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2011/09/fc.jpg" alt="" width="187" height="127" />Uno dei principi cardine del retailing è avere delle ottime location. Che cosa si sono inventati in Inghilterra? Un supermercato che ha le ruote.<br />
La catena si chiama Fresh and Carts “ Carrelli Freschi”, hanno un sito internet <a href="www.freshcarts.co.uk" target="_blank">www.freshcarts.co.uk</a> e sono distribuiti con piccoli carretti a ruote che si trovano nei luoghi strategici di Londra; qui siamo all’uscita dell’Underground ( metropolitana) a Kensigton. La cosa bella del progetto è però un’altra: Fresh Carts ha una chiarissima mission: fornire a prezzi bassi rispetto al mercato ( da 1 pound a 2,5 pounds) prodotti ortofrutticoli locali di elevatissima qualità<span id="more-3428"></span> con un sistema di retailing con chiare caratteristiche di branding e con personale addestrato e motivato con un concetto di store “ on move”. In Italia non sarebbe una soluzione ai problemi di fatturato, ma la distribuzione di prodotti di altissima qualità in luoghi strategici delle grandi città a prezzi accessibili sarebbe un’ottima iniziativa di marketing.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-3439" title="carr" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2011/09/carr.jpg" alt="" width="450" height="380" /></p>
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		<title>Rapporto Coop 2011: italiani pessimisti</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Sep 2011 22:53:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Alessandro Foroni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Coop Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Dibattiti]]></category>
		<category><![CDATA[Economia e mercato]]></category>

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		<description><![CDATA[Un Paese senza fiducia dove l’accelerazione dell’inflazione, la debolezza del mercato del lavoro, la manovra depressiva per consolidare la finanza pubblica hanno fatto piazza pulita dei deboli segnali di recupero captati a inizio 2011. Il reddito a disposizione delle famiglie è tornato indietro di un decennio; circa l’80% delle famiglie italiane è convinta di vivere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-3417" title="Rapporto-Coop-2011" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2011/09/Rapporto-Coop-2011-199x300.jpg" alt="" width="139" height="210" />Un Paese senza fiducia dove l’accelerazione dell’inflazione, la debolezza del mercato del lavoro, la manovra depressiva per consolidare la finanza pubblica hanno fatto piazza pulita dei deboli segnali di recupero captati a inizio 2011.<br />
Il reddito a disposizione delle famiglie è tornato indietro di un decennio; circa l’80% delle famiglie italiane è convinta di vivere al di sotto o sul limite di uno standard appena accettabile (a fronte del 44% della Germania e del 54% della Francia) e si attinge sempre di più ai propri risparmi per finanziare il consumo corrente, benché la spesa rimanga ancora ampiamente inferiore ai livelli pre-crisi. Negli ultimi dieci anni il potere d’acquisto delle famiglie è calato del 7% ma gli effetti della manovra, in particolare il ricorso all’aumento dell’Iva, peseranno in misura ben più considerevole. Ogni punto di Iva in più pesa<span id="more-3407"></span> 7 miliardi sui minori consumi annuali.  L’aumento al 21% va a intaccare settori già fortemente penalizzati (l’abbigliamento nel primo semestre 2011 fa segnare un -8%, il bazar sfiora il -6%, il multimediale sfiora il -15%). I consumi sono il volano della ripresa economica e ogni ulteriore manovra sul versante Iva sarebbe ancora più disastrosa.  Il rischio è riportare la spesa delle famiglie a livelli ancora più bassi dei minimi toccati nel 2009.<br />
Epicentro della crisi il Mezzogiorno dove si allarga la forbice della disuguaglianza rispetto al resto d’Italia. Drammatico il quadro della condizione giovanile: nel nostro Paese solo un giovane su 2 crede ancora nel valore dell’istruzione e della formazione professionale (a fronte di una larga maggioranza in tutti i Paesi europei, in testa la Germania) e nemmeno risultano allettati dall’autoimprenditorialità (i giovani italiani interessati sono solo il 27% a fronte di una media continentale del 43% e di un dato della Spagna che supera il 54%). In compenso come extrema ratio gli italiani si affidano al gioco: alla fine del 2011 saranno oltre 73 i miliardi (quasi il 20% in più del 2010) spesi dagli italiani in giochi a premi, lotterie e slot machine (una spesa superiore a quella per l’abbigliamento e le calzature e pari a circa il 60% dei consumi alimentari).<br />
Per trovare la quadra le famiglie italiane sacrificano i consumi no-food (auto, arredo casa, multimedia, elettrodomestici e abbigliamento), ma tagliano anche gli alimentari e modificano il carrello della spesa dove tornano a crescere  i prodotti di base (olio d’oliva, latte uht, tonno in scatola). Crescono il carrello etnico e il pronto (a elevato livello di servizio), ma perdono forza i carrelli salute e lusso.<br />
Meno formiche sui risparmi ma anche meno cicale sui consumi, gli italiani dunque si dimostrano sempre più sobri (più consumi in ambito domestico), più abili (cercano promozioni, prediligono il supermercato ma fiutano nuovi formati di spesa come i discount e gli specialisti drug), più nomadi (il 35% vaga da un punto vendita all’altro) e soprattutto sempre più pessimisti (il 42% dichiara peggiorate le proprie prospettive di lavoro, un anno fa era il 23%). Unica nota positiva la rinnovata attenzione agli sprechi: si rivolgono a confezioni più piccole, riempiono meno il frigo di cibi freschi (meno carne, pesce, ortofrutta) acquistano di meno acqua minerale e detersivi, più sacchetti per la spazzatura e meno stoviglie di plastica  (-10%).<br />
COOP: “Ciò che non si fa è puntare a misure economiche che stimolino la crescita, l’unica via per alleviare un percorso inevitabile di recessione. Il rigore nei conti pubblici è d’obbligo ma non deve generare una depressione ulteriore sui consumi e sulla vita delle famiglie come già sta succedendo. Solo i settori liberalizzati  sono alleati dei consumatori finali. E’ da qui che bisogna ripartire. Quello che occorrerebbe è un approccio non solo rivendicativo, ma anche propositivo del mondo delle imprese: per questo Coop si rivolge al mondo dell’industria e dell’agricoltura. Solo se lavoriamo su progetti comuni e di sistema possiamo affrontare la gravità della situazione a sostegno dei cittadini e consumatori”.</p>
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		<title>Eni scomoda il Presidente della Repubblica per impedire a Conad di aprire un distributore</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Jul 2011 23:02:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Alessandro Foroni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Carburanti]]></category>
		<category><![CDATA[Conad Leclerc]]></category>
		<category><![CDATA[Dibattiti]]></category>
		<category><![CDATA[Economia e mercato]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;ENI, il più grande gruppo petrolifero italiano, ha presentato un ricorso urgente al Presidente della Repubblica, chiedendo l&#8217;annullamento della delibera che consente l&#8217;apertura di un nuovo impianto di distribuzione Conad a Cesena. Ufficialmente la motivazione è nel &#8220;gravissimo pregiudizio nell&#8217;operatività concorrenziale degli impianti di distribuzione di carburante in Cesena&#8230;&#8221;, ma forse la realtà è quella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3354" title="eni" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2011/07/eni.jpg" alt="" width="250" height="140" />L&#8217;ENI, il più grande gruppo petrolifero italiano, ha presentato un ricorso urgente al Presidente della Repubblica, chiedendo l&#8217;annullamento della delibera che consente l&#8217;apertura di un nuovo impianto di distribuzione Conad a Cesena.<br />
Ufficialmente la motivazione è nel &#8220;gravissimo pregiudizio nell&#8217;operatività concorrenziale degli impianti di distribuzione di carburante in Cesena&#8230;&#8221;, ma forse la realtà è quella raccontata dai numeri. Gli impianti Conad hanno prezzi più bassi in media di 10 cent/l, e in un anno movimentano 10,5 milioni di litri di carburante, contro gli 1,6 della media degli altri impianti. Così, un gruppo con 4542 distributori ha presentato un ricorso contro un altro che di pompe a oggi ne ha 11.<br />
&#8220;I &#8216;soli&#8217; 11 distributori di carburanti aperti da Conad dal 2005 al 2011 sono<span id="more-3340"></span> il prodotto delle infinite difficoltà burocratiche da superare -si legge in un comunicato di Conad-, delle decine di domande per l&#8217;apertura di nuovi impianti che rimangono ancora inevase sui tavoli di tante Regioni, dal nord al sud dell&#8217;Italia.<br />
Al momento i distributori Conad aperti sono i seguenti: Gallicano (Lucca), Trentola Ducenta (Caserta), Carbonia (Carbonia Iglesias), Baggiovara (Modena), Pagani (Salerno), Faenza (Ravenna), Arma di Taggia (Imperia), Bibbiano (Reggio Emilia), Savigliano (Cuneo), Porto Torres (Sassari) e Bracciano (Roma), ma entro la fine del 2011 sono previsti nuovi impianti in Piemonte, Sardegna, Lazio, Toscana, Emilia-Romagna e Umbria. Le domande in giacenza, per le quali si attende una risposta o il rilascio delle autorizzazioni, sono al momento 48.<br />
Certo ENI ha tutto il diritto di difendere la propria posizione sul mercato, ma sarebbe auspicabile che i metodi fossero quelli di un mercato libero e non quelli delle solite pressioni politiche all&#8217;italiana che in questo caso, vista la sproporzione delle forze in capo, rischiano di scivolare nel ridicolo&#8230;</p>
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