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	<title>GDO News &#187; Auchan</title>
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		<title>Interessante intervista sul Sole 24 ore a Vianney Mulliez (Auchan)</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Dec 2011 16:56:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott.ssa C. Grillo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Acquisizioni e fusioni]]></category>
		<category><![CDATA[Auchan]]></category>
		<category><![CDATA[Esselunga]]></category>

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		<description><![CDATA[In una interessante intervista al Sole 24ore di qualche giorno fa Vianney Mulliez , 48 anni, il nipote del fondatore Gérard, in occasione dei 50 anni della catena della sua famiglia Auchan ha spiegato che se mai Esselunga fosse in vendita sarebbe interessato all’acquisto. Relativamente al nostro mercato ha poi detto che l’aumento dell’IVA in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2011/12/mulliez.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4554" title="mulliez" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2011/12/mulliez.jpg" alt="" width="143" height="127" /></a>In una interessante intervista al Sole 24ore di qualche giorno fa Vianney Mulliez , 48 anni, il nipote del fondatore Gérard, in occasione dei 50 anni della catena della sua famiglia Auchan ha spiegato che se mai Esselunga fosse in vendita sarebbe interessato all’acquisto. Relativamente al nostro mercato ha poi detto che l’aumento dell’IVA in Italia avrebbe un senso se legata ad una riduzione del costo del lavoro. Ha poi aggiunto che il concetto di crisi va interpretato in un senso più profondo, come grande cambiamento strutturale “che trasformerà i comportamenti individuali e quindi anche il nostro modo di operare, obbligandoci ad adattarci alle nuove esigenze della clientela. Dal punto di vista dell&#8217;impatto sui nostri conti certo chiuderemo l&#8217;anno al di sotto degli obiettivi nella zona euro, che vale il 70% del fatturato, ma l&#8217;Europa centrale mostra una buona resistenza e i mercati russo e cinese continuano a darci grosse soddisfazioni”. Alla domanda sulla validità della formula degli Ipermercati alla luce dell’attuale crisi del formato ha risposto: “Siamo dei grandi distributori, ma prima di tutto dei commercianti. La nostra politica è quella di rispondere al meglio ai bisogni della clientela. In passato l&#8217;ipermercato è stato un vero valore aggiunto e lo è ancora oggi. In Europa però si sta in effetti andando verso punti vendita più piccoli, di prossimità. E&#8217; un settore in cui in Italia siamo già presenti con Punto Sma e stiamo testando il mercato in Francia e in Russia. Inoltre il nostro modello si presta allo sviluppo del franchising. Proprio in Italia abbiamo già 1.500 supermercati affiliati. Auchan non ha mai voluto quotarsi ed è tutt&#8217;ora un gruppo familiare”. Sarà quotata in Borsa l’azienda? No- ha risposto – “Le pressioni sui risultati a breve che impone la presenza in Borsa sono contraddittorie rispetto alla nostra strategia di lungo periodo. Peraltro vedo molti gruppi quotati che si stanno pentendo della loro scelta. E&#8217; inconcepibile che il valore di una società possa dimezzarsi in pochi mesi per ragioni del tutto estranee ai suoi risultati industriali”</p>
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		<title>Auchan elimina le lampade ad incandescenza con due anni di anticipo</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Oct 2011 22:37:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Alessandro Foroni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Auchan]]></category>
		<category><![CDATA[Ipermercati]]></category>
		<category><![CDATA[Non Food]]></category>
		<category><![CDATA[Strategie dei gruppi]]></category>

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		<description><![CDATA[Con due anni di anticipo rispetto alla normativa europea il Gruppo Auchan sceglie di eliminare dai suoi ipermercati le lampadine ad incandescenza firmando una nuova gamma di lampadine elettroniche a risparmio energetico. Da ottobre, infatti, sugli scaffali dei punti vendita Auchan si accenderanno le nuove lampadine elettroniche green certificate Ecolabel, il marchio europeo a garanzia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3695" title="auchan_foto" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2011/10/auchan_foto.jpg" alt="" width="250" height="137" />Con due anni di anticipo rispetto alla normativa europea il Gruppo Auchan sceglie di eliminare dai suoi ipermercati le lampadine ad incandescenza firmando una nuova gamma di lampadine elettroniche a risparmio energetico.<br />
Da ottobre, infatti, sugli scaffali dei punti vendita Auchan si accenderanno le nuove lampadine elettroniche green certificate Ecolabel, il marchio europeo a garanzia del ridotto impatto ambientale dei prodotti su cui è applicato. Meno mercurio.<br />
Per la nuova serie, che promette la stessa luce ma con un consumo inferiore e un risparmio energetico che arriva fino all&#8217;80%, Auchan ha lavorato nella direzione di ridurre il consumo di mercurio, necessario per il funzionamento, a 2mg. e di utilizzare l&#8217;elemento chimico in forma<span id="more-3694"></span> solida, che in caso di rottura diventa facilmente recuperabile e quindi smaltibile.<br />
Anche il packaging risente di un restyling in chiave eco: le confezioni saranno in cartone, dal volume ridotto in linea con le filiere di recupero e riciclo come lo sono da tempo tutti i prodotti a marchio Ecolabel.</p>
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		<title>Auchan, Ikea, Esselunga, Ipercoop e Coop sono i migliori brand retail per i consumatori italiani</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Oct 2011 22:27:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Alessandro Foroni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[IKEA, Auchan, Esselunga, IperCoop e Coop sono i 5 migliori brand retail per i consumatori italiani secondo il report European Best Retail Brand, realizzato dal Centre for Brand Analysis (l’istituto di ricerca responsabile nel Regno Unito delle indagini “Superbrands” e “CoolBrands”) su un campione di 10500 consumatori europei (1500 per ogni nazione in cui è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-878" title="vendite" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2009/05/vendite.jpg" alt="" width="180" height="127" />IKEA, Auchan, Esselunga, IperCoop e Coop sono i 5 migliori brand retail per i consumatori italiani secondo il report European Best Retail Brand, realizzato dal Centre for Brand Analysis (l’istituto di ricerca responsabile nel Regno Unito delle indagini “Superbrands” e “CoolBrands”) su un campione di 10500 consumatori europei (1500 per ogni nazione in cui è stato effettuato il sondaggio) e commissionato da Kelkoo. Pur non essendo un marchio italiano, IKEA domina la classifica dei dieci migliori brand retail, posizionandosi al primo posto nella “top 10” nel 90% delle categorie prese in esame dalla ricerca. Lo studio – per quanto riguarda il nostro Paese &#8211; ha analizzato le opinioni di 1.500 italiani su 50 retailer (i più importanti 45 retailer per vendite realizzate nel 2010 e i primi 5 retailer online in Italia). Gli intervistati hanno valutato i brand sulla base di 10 diverse caratteristiche quali convenienza, offerte e<span id="more-3697"></span> promozioni, affidabilità, servizio al cliente, esperienza d’acquisto sia in negozio che online, opzioni di consegna del prodotto, innovazione, rispetto dell’ambiente e quanto il marchio sia ritenuto “cool”.</p>
<p><a href="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2011/10/top-brand.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3699" title="top brand" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2011/10/top-brand.jpg" alt="" width="540" height="269" /></a></p>
<p>IKEA ha raggiunto il primo posto nella classifica grazie agli elevati punteggi totalizzati in tutte le categorie. Il retailer di mobili scandinavo, entrato nel mercato italiano nel 1989, è stato votato quale migliore azienda retail per convenienza, promozioni e offerte, reputazione in termini di affidabilità, esperienza d’acquisto in negozio, servizio al cliente, innovazione, attenzione all’ambiente, opzioni di consegna e per essere ritenuto un marchio “cool”. L’unica categoria dove IKEA non ha primeggiato è stata quella dell’esperienza di acquisto online; l’azienda si è, infatti, posizionata al secondo posto dietro Media Shopping – un retailer esclusivamente online – che in Italia gode di un’ottima reputazione in fatto di esperienza di acquisto online.<br />
Al secondo posto si trova Auchan (il Gruppo Auchan possiede altri brand come Simply Market, IperSimply e Cityper, con 51 ipermercati e 1.600 supermercati in Italia). Anche in questo caso, il gruppo francese è tra i primi 10 marchi della classifica in tutti i fattori di valutazione. Purtroppo performance basse registrate a livello dell’esperienza di acquisto o nelle opzioni di spedizione hanno impedito all’azienda di superare il gigante svedese nelle diverse categorie.<br />
Terzo posto per il retailer italiano Esselunga (e secondo supermercato a comparire ai vertici della classifica). Diversamente da IKEA e Auchan, non si tratta di una realtà italiana nuova e questo potrebbe spiegare perchè l’azienda sia molto apprezzata da parte delle associazioni di consumatori italiani. Sebbene il marchio sia tuttora di proprietà privata, la mancanza di una presenza di azionisti non ha impedito all’azienda d’investire in innovazione ed è infatti il primo supermercato italiano ad aver introdotto la possibilità di fare acquisti online. <img class="alignleft size-full wp-image-3703" title="top brand ita" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2011/10/top-brand-ita.jpg" alt="" width="295" height="218" /><br />
Ma quali sono gli aspetti che i consumatori reputano come i più importanti nella scelta su dove acquistare? Dal report Best Retail Brands emerge che la convenienza in termini di costo è il fattore fondamentale per oltre la metà degli intervistati (59%), seguita dalle offerte e dalle promozioni (13%), insieme alla reputazione del brand legata all’affidabilità (8%). Per 3 clienti su 4 (72%) la convenienza, le promozioni e le offerte sono prioritarie; se si prende in esame la classifica relativa al fattore convenienza in termini di costo, IKEA e Auchan sono i due migliori brand per offerte e promozioni. Il successo di Auchan in queste due classifiche potrebbe essere prevalentemente il risultato di una forte politica di sconti, rafforzata da una gamma di prodotti a prezzi ridotti e dalla presenza di reparti riservati agli sconti all’interno degli ipermercati Auchan.</p>
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		<title>Auchan cresce del 4,9% raggiungendo i 42,5 mld</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Mar 2011 22:47:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Alessandro Foroni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Auchan]]></category>
		<category><![CDATA[Risultati dei gruppi]]></category>

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		<description><![CDATA[Auchan chiude il 2010 con 42,5 miliardi di euro e una crescita del 7,1% in generale e del 4,9% a tassi costanti ed escludendo i carburanti. I ricavi sono cresciuti del 3% in Francia, del 1,1% negli altri paesi dell&#8217;Europa occidentale (Spagna, Italia, Portogallo e Lussemburgo) e del 22,7% in Europa centrale e orientale (Polonia, Ungheria, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2069" title="auchan" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2010/06/auchan.jpg" alt="" width="200" height="51" />Auchan chiude il 2010 con 42,5 miliardi di euro e una crescita del 7,1% in generale e del 4,9% a tassi costanti ed escludendo i carburanti. I ricavi sono cresciuti del 3% in Francia, del 1,1% negli altri paesi dell&#8217;Europa occidentale (Spagna, Italia, Portogallo e Lussemburgo) e del 22,7% in Europa centrale e orientale (Polonia, Ungheria, Romania, Russia e Ucraina) e Asia (Cina e Taiwan).  Se ci si limita al dato dei super e ipermercati lo spread fra i due tassi di crescita è ancora più ampio: si parla infatti di un 7,9% e di un 4%.<br />
L&#8217;EBITDA è cresciuto del 7,1% a 2,.5 miliardi di euro, pari al 5,9% delle entrate, con un peso invariato rispetto al 2009. L&#8217;utile d&#8217;esercizio ha raggiunto 742 milioni, con un aumento del 6,6%. Auchan ha annunciato anche una significativa riduzione dell&#8217;indebitamento finanziario netto che è diminuito del 19,5% a 2, 3 miliardi di euro.<br />
Commentando questi risultati, Vianney Mulliez, presidente del Cda<span id="more-2733"></span>, ha dichiarato: &#8220;2010, l&#8217;anno che porta al nostro 50° anniversario, è stata caratterizzata dai risultati nei tre paesi principali, che sono Francia, Russia e Cina, insieme ai Paesi dell&#8217;Est Europa. In aumento anche il numero di battute di cassa, a perimetro costante, con un totale di 1,9 miliardi di acquisti effettuati.&#8221; Mulliez ha poi così continuato: &#8220;Durante l&#8217;anno, il numero di ipermercati in Asia ha superato le 200 unità, mentre il numero di centri commerciali in tutto il mondo è salito a oltre 300. Avendo ridotto il debito in modo significativo, siamo entrati nel 2011 in una posizione solida.  Le prospettive per il 2011 sono comunque più positive nei paesi emergenti rispetto alla zona euro.&#8221;</p>
<p>[Via IlSole24Ore]</p>
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		<title>Shopper in plastica: qual&#8217;è la verità?</title>
		<link>http://www.gdonews.it/2011/01/shopper-in-plastica-quale-la-verita.html</link>
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		<pubDate>Sun, 16 Jan 2011 23:37:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Alessandro Foroni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Auchan]]></category>
		<category><![CDATA[Coop Italia]]></category>
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		<category><![CDATA[Economia e mercato]]></category>
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		<description><![CDATA[Si è scritto e detto molto in questo inizio anno sul divieto, arrivato in maniera piuttosto inaspettata, della vendita di shopper usa e getta in polipropilene. Il Governo lo scorso Dicembre ha di fatto interrotto la commercializzazione, e quindi la produzione, di questi sacchetti mettendo tutto il settore del commercio, della GDO e i produttori di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2573" title="no-shopper" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2011/01/no-shopper.jpg" alt="" width="200" height="194" />Si è scritto e detto molto in questo inizio anno sul divieto, arrivato in maniera piuttosto inaspettata, della vendita di shopper usa e getta in polipropilene. Il Governo lo scorso Dicembre ha di fatto interrotto la commercializzazione, e quindi la produzione, di questi sacchetti mettendo tutto il settore del commercio, della GDO e i produttori di fronte ad un nuovo problema da affrontare in tempi strettissimi.<br />
Un provvedimento che a prima vista sembra del tutto positivo, soprattutto dal punto di vista ambientale, ha in realtà fatto emergere moltissimi dubbi e proteste, specialmente sul metodo di introduzione e sulla poca chiarezza.<br />
Ma anche nel merito, ovvero sulla reale efficacia dal punto di vista ambientale, dubbi sono stati espressi<span id="more-2571"></span> da fonti autorevoli.<br />
E’ giusto farsi alcune domande.</p>
<p><strong>ALTERNATIVE</strong></p>
<p>Cosa andrà a sostituire i vecchi shopper in polipropilene?<br />
Le alternative di trasporto della spesa sono almeno quattro: la busta biodegradabile (poco resistente, come ammettono gli stessi pruduttori e quindi usa e getta come quella vecchia), la borsa di plastica ma riutilizzabile, quella di tessuto e il sacchetto/scatola di carta.<br />
Molti gruppi della GDO stanno lavorando da anni per preparare la transizione.<br />
Nei supermercati Coop, ad esempio, le alternative ai sacchetti di platica sono apparse già nella primavera del 2009. La sperimentazione partì dalla Unicoop Firenze, dove tutte le spese vennero messe in shopper &#8220;verdi&#8221; e oggi nei 1440 punti vendita, fra supermercati e ipermercati, le utlime scorte sono in esaurimento. Si parla di aprile come mese in cui finiranno del tutto.<br />
In alcune zone, ad esempio quella di Firenze e la Toscana in generale oltre ad alcune parti d&#8217;Emilia, il 60% delle spese viene fatto ormai da più mesi senza richiedere lo shopper e per i clienti Coop, quindi, l&#8217;abbandono totale della plastica non è poi una gran rivoluzione.<br />
Anche Auchan può pregiarsi di un primato anti-plastica, visto che già dal luglio 2009 le sue scorte di shopper di plastica erano esaurite. Dopo qualche prima, debole resistenza, i clienti si sarebbero anche in questo caso abituati presto al nuovo corso. E con le buste non immesse sul mercato, questo il calcolo di Auchan, si sarebbe potuta ricoprire una superficie pari a due volte la Toscana.<br />
L&#8217;alternativa più gettonata era anche per Auchan il bio-shopper, fragile e quindi gettata via subito. Visto che l&#8217;usa e getta era una pratica da abolire, nel settembre 2010 Auchan in collaborazione con il WWF Italia, ha messo a disposizione dei clienti dei suoi 52 punti vendita una borsa multiuso, che ricorda un po&#8217; quella delle nonne ma è disegnata dallo stesso presidente dell&#8217;associazione, Fulco Pratesi. E il ricavato va a sostenere le oasi WWF. Auchan però propone anche eco-box di cartone e sacchetti di carta, senza logo, sottolinea l&#8217;azienda, perché non si tratta di un&#8217;operazione di marketing ma di una campagna di sensibilizzazione ambientale.</p>
<p><strong>RICADUTE SULL’INDUSTRIA</strong></p>
<p>Lo stato di confusione sta mettendo in grosse difficoltà l&#8217;industria legata alla produzione di film per shopper e sacchettame &#8211; qualche centinaia di aziende tra grandi e piccole &#8211; che hanno visto crollare drasticamente gli ordini tra novembre e dicembre. Anche chi dispone di linee adeguate per produrre bio-shopper, qualche decina di filmatori in tutta Italia, allo stato attuale non riesce ad avere sufficienti forniture di materie prime per far fronte alle richieste, mentre i prezzi dei biopolimeri stanno già lievitando, come per altro era prevedibile.<br />
EuPC, la federazione europea delle aziende trasformatrici di materie plastiche, ha già interessato la Commissione Europea per la violazione da parte del Governo italiano della Packaging and Packaging Waste Directive (1994/62/EC). E la Commissione – così fa sapere EuPC – ha già avviato un’indagine conoscitiva per accertare se la normativa italiana viola la direttiva europea.</p>
<p><strong>EFFICACIA AMBIENTALE</strong></p>
<p>Dal punto di vista ambientale il provvedimento si inserisce in un settore, quello del riciclo dei rifiuti, già strutturato nel nostro paese e in continua crescita grazie all’aumento della raccolta differenziata. Sugli effetti di un tale repentino cambio così si esprime Alfeo Mozzato, direttore del C.A.R.P.I., Consorzio Autonomo Riciclo Plastica Italia:<br />
“Il sacchetto biodegradabile nasce con uno scopo ben preciso: quello di diventare rifiuto finalizzato alla raccolta dell’umido. Per questo motivo ha una durata di vita limitata.<br />
Per combattere il nostro cattivo comportamento di distratti abbandonatori di shopper ecco che arriva una punizione generale: un nuovo shopper che si rompe con estrema facilità, che offre minore capacità degli shopper tradizionali e che costa di più. Così un costo diffuso su tutti ci farebbe sentire in regola rispetto ai cattivi comportamenti di alcuni.<br />
Il consumo di shopper in polietilene in Italia ammonta a circa 200.000 tonnellate all’anno. Il polietilene deriva dal petrolio e dovrebbe invece essere sostituito dai nuovi bio-shopper, che derivano dal mais o dal girasole. Per ottenere la stessa quantità di shoppers in bioplastica dovrebbero essere coltivati non meno di 300.000 ettari e consumati almeno un miliardo e 200 milioni di metri cubi d’acqua per irrigarli. L’Italia e l’Europa non hanno la possibilità di sopportare simili consumi di territorio e di risorse idriche. Pertanto i bio-sacchetti (e/o le materia prime per produrli) verranno da altri paesi dell’Oriente, che a loro volta utilizzeranno colture provenienti da paesi del terzo mondo. E anche noi avremo contribuito alla conquista dell’Africa da parte della Cina. […] Alla fine avremo ottenuto l’obbligo di utilizzare un prodotto degradabile, destinato a diventare rifiuto e soggetto ad altri errori di comportamento, poichè verrà qualche volta conferito in raccolta differenziata assieme alla plastica, con la quale non è compatibile, danneggiando così i processi di riciclo e con un tempo di compostabilità diverso (per via delle caratteristiche strutturali) rispetto all’umido… mettendo in difficoltà anche i processi di produzione del compost.<br />
Ne vale la pena?<br />
Anche perché –come sottolinea la direttiva comunitaria- va anche evitato il possibile conferimento in discarica del sacchetto biodegradabile: se finisce in discarica uno shopper in polietilene esso diventa un carbon sink: sarà poco simpatico ma trattiene il carbonio; se invece va in discarica un bio shopper, questo diventa un produttore di metano, che è peggiore del CO2.”</p>
<p><strong>EFFETTI SUI CONSUMATORI</strong></p>
<p>I consumatori accettano di buon grado la novità, anzi per molti il divieto delle buste di plastica sarebbe dovuto entrare in vigore già da anni. Per Altroconsumo il cambio di abitudine si tradurrà anche in una riduzione degli sprechi, visto che in un anno una famiglia potrà risparmiare 6 kg di plastica, l&#8217;equivalente di 40 euro.</p>
<p>Insomma, i giudizi sulle conseguenze dell&#8217;abbandono repentino degli shopper tradizionali sono variegati e contrastanti. L&#8217;impressione è che ancora molta sia la confusione.</p>
<p>[Fonti: IlSole24Ore; Consorzio CARPI]</p>
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		<title>Inchiesta sui prezzi 2010 di Altroconsumo: tra Coop ed Esselunga spunta Iper</title>
		<link>http://www.gdonews.it/2010/09/inchiesta-sui-prezzi-2010-di-altroconsumo-tra-coop-ed-esselunga-spunta-iper.html</link>
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		<pubDate>Sun, 26 Sep 2010 22:36:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Alessandro Foroni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come ogni anno Altroconsumo ha pubblicato l’inchiesta che fa un quadro molto dettagliato della convenienza delle varie insegne italiane e la classifica delle città per convenienza. L’indagine prende come campione due carrelli tipo: uno, quello più diffuso, che prende in considerazione 97 categorie merceologiche divise in 1.644 confezionamenti di 421 marche. L’altro, di “stampo low [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1057" title="Vendite supermercati" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2009/06/vendite-supermercati.jpg" alt="" width="200" height="141" />Come ogni anno Altroconsumo ha pubblicato l’inchiesta che fa un quadro molto dettagliato della convenienza delle varie insegne italiane e la classifica delle città per convenienza.<br />
L’indagine prende come campione due carrelli tipo: uno, quello più diffuso, che prende in considerazione 97 categorie merceologiche divise in 1.644 confezionamenti di 421 marche. L’altro, di “stampo low cost”, composto dalle stesse categorie di prodotti, ma andando a cercare i più economici sugli scaffali delle varie catene.<br />
L’indagine si è svolta a maggio in 62 città nelle quali sono stati visitati 635 supermercati, 138 ipermercati e 153 discount. Da tutti i dati Altroconsumo ha dedotto un indice ponderato per permettere il confronto tra insegne e città.<br />
Per quanto riguarda il “carrello 1” Esselunga cede il primo posto assoluto per convenienza registrato nel 2009 a Iper che risulta la catena più conveniente sul territorio nazionale, proprio davanti al gruppo di Caprotti. Ottimo il risultato di Alì che ritrova<span id="more-2294"></span> al secondo posto in compagnia di gruppi ben più blasonati come Bennet, Gigante, Auchan e Panorama. Ipercoop e Conad Leclerc si ritrovano insieme al terzo posto mentr Carrefour è al quarto posto.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2295" title="Classifica carrello 1 insegne" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2010/09/Classifica-carrello-1-insegne.png" alt="" width="268" height="752" /></p>
<p>Nel canale Ipermercati quindi Iper sorpassa Panorama che era risultato il migliore del 2009, Gigante segue a ruota piazzandosi meglio addirittura di Ipercoop e Conad Leclerc.<br />
Nel canale supermercati Esselunga rimane in vetta alla classifica della convenienza anche se il distacco di Conad e Coop cala vistosamente (nell’indice aggregato).<br />
Sicuramente sono da segnalare gli eccellenti risultati di gruppi di carattere locale come Alì, Dok (insegna di Megamark), Spark e Pim di Roma.<br />
Il “carrelo 2” vede i disount leader incontrastati: Eurospin saldo al primo posto per convenienza seguito da LD, Dpiù ed altre insegne discount.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2296" title="Classifica carrello 2 insegne" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2010/09/Classifica-carrello-2-insegne.png" alt="" width="263" height="852" /></p>
<p>Per trovare il primo gruppo di ipermercati/supermercati dobbiamo arrivare all’ottavo posto dove troviamo Auchan seguito da Iper ed Esselunga. Coop è al 13° posto e Conad addirittura al 26° distaccato di ben 56 punti di indice ponderato.</p>
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		<title>Auchan inciampa in promozioni &#8220;fantasma&#8221;: multata dall&#8217;Antitrust</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Jun 2010 20:45:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Alessandro Foroni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Auchan]]></category>
		<category><![CDATA[Economia e mercato]]></category>

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		<description><![CDATA[Multa di 110.000 euro inflitta dall&#8217;Antitrust ad Auchan per pratica commerciale scorretta. In molti supermercati Auchan sparsi in tutta Italia i prodotti oggetto di particolari offerte promozionali sono risultati indisponibili, sin dall&#8217;inizio della promozione. Numerose sono state le segnalazioni giunte all&#8217;Autorità da parte dei consumatori e addirittura del Corpo della Pulizia Municipale di Roma e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2069" title="auchan" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2010/06/auchan.jpg" alt="" width="200" height="51" />Multa di 110.000 euro inflitta dall&#8217;Antitrust ad Auchan per pratica commerciale scorretta. In molti supermercati Auchan sparsi in tutta Italia i prodotti oggetto di particolari offerte promozionali sono risultati indisponibili, sin dall&#8217;inizio della promozione. Numerose sono state le segnalazioni giunte all&#8217;Autorità da parte dei consumatori e addirittura del Corpo della Pulizia Municipale di Roma e del Comune di Roma.<br />
Ecco alcuni esempi di offerte &#8220;fantasma&#8221;: il cellulare Samsung SGH-I560 Vodafone, dual mode, in vendita a 99,90 euro, pubblicizzato in un volantino intitolato &#8220;20° compleanno &#8211; Auchan, da vent&#8217;anni è casa tua&#8221; presso il supermercato Auchan del Centro Commerciale<span id="more-2060"></span> Porta di Roma; uno spremiagrumi manuale in acciaio, in vendita al prezzo di 14,90 euro, pubblicizzato attraverso il volantino a diffusione nazionale intitolato &#8220;Idee Regalo&#8221;, presso il supermercato Auchan di Palermo; il netbook Asus PC904, in vendita al prezzo di 224,91 euro, pubblicizzato attraverso dépliant promozionali denominati &#8220;20° compleanno Auchan &#8211; Saldi&#8221; presso i supermercati Auchan di Santa Gilla e di Marconi (Cagliari); il cellulare Samsung GSM SGH Z400 TRE, in vendita al prezzo di 39 euro, pubblicizzato attraverso il volantino, a diffusione sia locale che nazionale, con la promozione, denominata &#8220;La forza della convenienza&#8221;, presso il supermercato Auchan di Cinisello Balsamo (MI).<br />
Secondo l&#8217;Antitrust il comportamento tenuto da Auchan in occasione delle iniziative promozionali, con particolare riferimento alle procedure e alle iniziative adottate per assicurare ai consumatori la disponibilità dei prodotti oggetto delle medesime promozioni, è scorretto. Inoltre la società, attraverso numerose campagne promozionali diffuse tramite volantini locali e nazionali riprodotti, nella quasi totalità dei casi, anche sul sito internet www.auchan.it, ha invitato all&#8217;acquisto di prodotti, food e non food, a prezzi vantaggiosi nell&#8217;ambito dei diversi periodi di validità delle promozioni. Anche in questo caso i prodotti sono risultati indisponibili presso alcuni e talvolta tutti i punti di vendita, già dal primo giorno di validità delle promozioni stesse.<br />
Tra le cause all&#8217;origine di questa indisponibilità sono state citate la mancata richiesta di fornitura del prodotto da parte del direttore del PdV alla sede centrale; la vendita in blocco dell&#8217;intero stock nei giorni antecedenti l&#8217;iniziativa promozionale; la mancata o parziale evasione dell&#8217;ordinativo del Gruppo da parte dei fornitori; problemi di natura burocratico &#8211; amministrativa.<br />
&#8220;Tali circostanze &#8211; scrive l&#8217;Antitrust nel suo bollettino &#8211; evidenziano una condotta contraria alla diligenza ragionevolmente esigibile da un importante professionista del settore della Grande Distribuzione Organizzata, ravvisabile nella incapacità di garantire la disponibilità di tutti i prodotti che vengono offerti in promozione&#8221;. &#8220;Pertanto, la pratica commerciale è da ritenersi scorretta, non riscontrandosi l&#8217;adozione del normale grado di diligenza, competenza ed attenzione che ragionevolmente ci si può attendere nell&#8217;espletamento di simili operazioni commerciali che si concretizzano nella proposizione di offerte particolarmente allettanti, tali da indurre i consumatori a recarsi presso i diversi punti di vendita con l&#8217;aspettativa di acquistare taluni dei prodotti pubblicizzati, salvo poi accertarne l&#8217;indisponibilità, così spingendoli a visionare le altre offerte di prodotti proposte dal professionista&#8221;.<br />
Per chi volesse approfondire l&#8217;argomento è disponibile sul sito dell&#8217;Antitrust <a href="http://www.agcm.it/agcm_ita/DSAP/DSAP_PI.NSF/6334640d6447abfec1256e6e002499b7/20d1f494285ab439c125773d0037128a?OpenDocument" target="_blank">la sentenza dettagliata</a>.</p>
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		<title>2009: Selex ha superato i colossi francesi nella quota di mercato. Coop leader che cresce</title>
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		<pubDate>Sun, 30 May 2010 22:43:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Andrea Meneghini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Auchan]]></category>
		<category><![CDATA[Carrefour]]></category>
		<category><![CDATA[Coop Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Economia e mercato]]></category>
		<category><![CDATA[Risultati dei gruppi]]></category>
		<category><![CDATA[Selex]]></category>

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		<description><![CDATA[Siamo nel periodo dell&#8217;approvazione e della pubblicazione dei bilanci consolidati dell’anno 2009, e così, come tutti gli anni, abbiamo un aggiornamento sul panorama distributivo nazione e la nuova suddivisione delle quote di mercato sulla base delle performance ottenute dai protagonisti del mercato. Intanto una certezza: chi era leader, Coop Italia, leader è rimasto in modo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Siamo nel periodo dell&#8217;approvazione e della pubblicazione dei bilanci consolidati dell’anno 2009, e così, come tutti gli anni, abbiamo un aggiornamento sul panorama distributivo nazione e la nuova suddivisione delle quote di mercato sulla base delle performance ottenute dai protagonisti del mercato.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-2002 aligncenter" title="quote2009" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2010/05/quote2009.png" alt="" width="418" height="176" /></p>
<p style="text-align: left;">Intanto una certezza: chi era leader, Coop Italia, leader è rimasto in modo incontrastato<span id="more-1993"></span> dato che, oltre al divario che la separa dagli altri Retailer, ha anche aumentato la propria quota portandola da un 14,9% al 15,2%. Questa crescita è stata ottenuta da una serie di fattori: da un lato una crescita oggettiva dei fatturati del canale Supermercati che, in un periodo che premia “il vicinato” ha saputo sfruttare il momento ed ha dato la giusta offerta al suo consumatore. Dall’altro lato non si può negare che lo sviluppo nel sud Italia sta portando incrementi immediati: gli undici Ipermercati che oggi Coop detiene tra Sicilia e Puglia cambiano sostanzialmente le performance generali; sembra, peraltro, che i risultati degli Ipercoop in Sicilia siano di tutto rispetto e stiano dando soddisfazione agli ambienti Coop.</p>
<p>Un altro dato che va sottolineato e premiato è la performance di Selex: il Gruppo di Trezzano sul Naviglio ha infatti superato i colossi francesi Carrefour e Auchan, passando da un 7,9% del 2008 al 8,3% del 2009. Le strategie di marketing, soprattutto nel mondo della Private Label, ma anche le strategie commerciali hanno fatto da base per essere appetibili alle migrazioni dei gruppi. Negli ultimi periodi si sono uniti al mondo Selex due catene importanti nel panorama della GDO: in Lombardia Nuova Distribuzione e nelle Marche in gruppo Cedi Marche.<br />
L’arretramento delle francesi ha come causa sia la crisi del format Ipermercati sia i profondi cambiamenti in atto per invertire la rotta (cambio insegne e aggiornamenti assortimenti). Nel caso di Carrefour bisogna segnalare anche la dismissione dei famosi 4 Ipermercati pugliesi venduti a Coop.<br />
Ultima segnalazione importante la crescita di Esselunga, che, forte delle sue strategie aggressive perpetrate da anni, ha anche la possibilità di migliorare il suo utile oltre al suo fatturato.</p>
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		<title>Trasporti condivisi: l&#8217;ultima sfida della GDO</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Dec 2009 01:23:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott.ssa C. Grillo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Auchan]]></category>
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		<category><![CDATA[Despar]]></category>
		<category><![CDATA[Strategie dei gruppi]]></category>

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		<description><![CDATA[Ridurre i costi di trasporti, aumentare i livelli di servizio e ridurre il numero di camion circolanti: sono questi gli obiettivi della sperimentazione denominata &#8220;Progetto Piattaforme Multiproduttore&#8221;, promossa da Indicod-Ecr sull&#8217;ottimizzazione dei flussi di merci provenienti dai produttori di beni verso i Centri di Distribuzione (Ce.Di) di alcuni importanti big della grande distribuzione nazionale: Auchan, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1461" title="trasporti" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2009/12/trasporti.jpg" alt="" width="150" height="158" />Ridurre i costi di trasporti, aumentare i livelli di servizio e ridurre il numero di camion circolanti: sono questi gli obiettivi della sperimentazione denominata &#8220;Progetto Piattaforme Multiproduttore&#8221;, promossa da Indicod-Ecr sull&#8217;ottimizzazione dei flussi di merci provenienti dai produttori di beni verso i Centri di Distribuzione (Ce.Di) di alcuni importanti big della grande distribuzione nazionale: Auchan, Coop, Conad, Carrefour e Despar.<br />
L&#8217;obiettivo è semplice: carichi sempre completi. Il cantiere è partito lo scorso luglio. Si tratta di cinque progetti pilota in ognuno dei quali alcuni fornitori di una catena di supermercati concentrano le spedizioni verso uno o due Ce.Di della catena stessa, saturando quanto più possibile i carichi. I Ce.Di dei gruppi coinvolti<span id="more-1449"></span> sono sparsi su tutto il territorio nazionale: Coop e Auchan in Lombardia, Conad in Emilia, Aligrup (Despar) in Sicilia e Carrefour in Piemonte.<br />
Fra i produttori  coinvolti, si segnalano fra gli altri: Campari, Colgate-Palmolive, Glaxosmithkline, L&#8217;Oréal, Johnson &amp; Johnson, Nestlé. Precondizione necessaria al test è stata la condivisione, da parte di più fornitori (spesso all&#8217;interno della stessa categoria) della medesima piattaforma logistica, vale a dire il magazzino esternalizzato presso lo stesso operatore logistico o almeno del servizio di trasporto (nel caso di soluzione multi-picking). In questo modo diventa relativamente facile caricare con più marche i mezzi diretti ai Ce.Di..<br />
Il progetto, realizzato da ECR Italia, ha un precedente su scala ridotta presso Coop Italia, dove, fra 2007 e 2008, è stata attuata una micro-sperimentazione di nove mesi in collaborazione con Number One Logistic. Durante tale periodo Coop aveva sincronizzato appunto le consegne di tre fornitori che condividevano il magazzino presso Number1 Logistic, con risultati soddisfacenti.<br />
Fra luglio e fine ottobre sono partiti i cinque progetti pilota, ognuno dei quali riguardante un settore specifico: prodotti alimentari secchi, personal care, profumeria, detergenza, bevande. Rimane invece in stand-by un sesto cantiere sul fresco, in attesa di verificare gli effettivi spazi per migliorare l&#8217;attuale saturazione dei mezzi. Nella maggior parte dei casi la prassi per il riordino di ogni referenza presente sullo scaffale, prevede un ordine da parte del Centro Distribuzione dell&#8217;operatore GDO (Coop, Carrefour, ecc.) direttamente al produttore della merce da rimpiazzare. La consegna di ogni produttore al Ce.Di avviene conseguentemente in modo autonomo, senza alcun coordinamento con altri fornitori.<br />
I progetti pilota invece dovranno sperimentare un&#8217;organizzazione sensibilmente diversa. Quando un Ce.Di effettuerà un ordine per un raggruppamento di prodotti coinvolti nella sperimentazione dovrà virtualmente considerare i fornitori che condividono il magazzino presso il medesimo operatore logistico come fossero uno solo. Verrà così inserito un ordine sull&#8217;intero assortimento merci, anche se queste si riferiranno a produttori diversi. In un secondo momento l&#8217;ordine verrà &#8220;splittato&#8221; e imputato a ciascun produttore per la propria parte. Parallelamente verrà informato dell&#8217;ordine anche l&#8217;operatore che gestisce il magazzino condiviso, che apprenderà così di dover organizzare un unico trasporto per l&#8217;insieme dei prodotti ordinati.<br />
I benefici attesi dovrebbero esserci per tutti: distributori, fornitori e operatori logistici. Per i primi e i secondi potrebbe trattarsi (il condizionale è d&#8217;obbligo) di un&#8217;ottima occasione per recuperare efficienza nei trasporti e ripartirsi così i minori costi derivanti dai carichi ottimizzati. Inoltre non è da escludersi una riduzione delle rotture di stock, dovuta all&#8217;aumento delle frequenze di riordino, soprattutto per i prodotti bassovendenti. Per gli operatori logistici ai minori costi si potrebbe aggiungere anche un importante vantaggio commerciale. Se il deposito multiproduttore diventasse prassi nella GDO, si aprirebbero opportunità interessanti per allargare la cerchia dei propri clienti, soprattutto in caso di piattaforme specializzate su determinate categorie merceologiche.<br />
C&#8217;è infine da considerare l&#8217;impatto potenziale sull&#8217;ambiente, grazie alla riduzione del numero di veicoli in circolazione.<br />
Tra breve saranno disponibili i risultati della sperimentazione e non mancheremo di rendervene conto.</p>
<p>[via tendenzeonline.info]</p>
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		<title>Finisce l’era di Intermedia… e quella delle Supercentrali</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Dec 2009 00:06:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dott. Andrea Meneghini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Acquisizioni e fusioni]]></category>
		<category><![CDATA[Auchan]]></category>
		<category><![CDATA[Conad Leclerc]]></category>
		<category><![CDATA[Coop Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Intermedia]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo la disgregazione di ESD e il dissolvimento di Mecades, è il turno di Intermedia. Questa settimana la storia della GDO annovera, una delle tante, la fine di una centrale acquisti. Ciò non significa che questo ulteriore dissolvimento sia più importante dei precedenti che abbiamo menzionato, però oggi è necessario fare una riflessione. Nel 2007 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1435" title="intermedia" src="http://www.gdonews.it/wp-content/uploads/2009/12/intermedia.gif" alt="" width="100" height="60" />Dopo la disgregazione di ESD e il dissolvimento di Mecades, è il turno di Intermedia. Questa settimana la storia della GDO annovera, una delle tante, la fine di una centrale acquisti. Ciò non significa che questo ulteriore dissolvimento sia più importante dei precedenti che abbiamo menzionato, però oggi è necessario fare una riflessione. Nel 2007 le Supercentrali, nate dall&#8217;artificiosa unione di Centrali Nazionali, al fine di condividere quasi ed esclusivamente vantaggi a livello di acquisti (sconti) e poco più, occupavano quasi tutto il mercato. Per descrivere la galassia della GDO italiana, si doveva, in primis creare una piramide dove il tetto<span id="more-1434"></span> era congiunto da poche entità derivanti da aggregazioni tra le più diversificate (come non ricordare Mecades con Despar, Metro e Crai). Dal 2010 non sarà più così, infatti mentre le Supercentrali occupavano il 97% del mercato circa (C3 e altre piccole entità sono sempre state, talvolta volutamente, fuori dai giochi), adesso le Supercentrali saranno una parte minoritaria del mercato, e sono destinate a sparire. Perché?<br />
Intermedia era un unione importante, associava sotto un unico cappello tre importanti Gruppi GD (Auchan, Pam e Lombardini) più altre centrali minori (Orvea). Nel 2002/2003 quando nacquero i suddetti accorpamenti, di ragioni per unirsi ce n&#8217;erano: i contratti tra l&#8217;industria e le Centrali Nazionali erano stati per anni il frutto di accordi del momento, fatti di umori, talvolta di illogicità, talaltra di strategie ben definite e circoscritte che potevano portare a investire molto su una Centrale di minor rilevanza oggettiva e non il contrario. Tutto ciò, nel tempo, aveva portato a diversi scompensi ed irrazionalità in termini commerciali, così si scoprì, per fare un esempio eccellente, che Italiana Distribuzione (Coop e Conad ricordate?) era spesso molto sbilanciata a vantaggio di Conad più che Coop, e così successe che molte aziende si trovarono in seria difficoltà a giustificare alcune poste contrattuali a favore di Conad e non il contrario (anche alcuni compratori andarono in difficoltà per dirla tutta). Insomma, le grandi e variegate unioni all&#8217;interno delle Supercentrali, cosa difficile da assimilare, avevano portato ad oggettivi vantaggi a tutti i Distributori. E per anni fu così, le richieste economiche erano rilevanti perché, se da sole, (tali Centrali) potevano chiedere da 0,25% a 1% di miglioria contrattuale, assieme arrivavano a chiedere da 1% a 5% di miglioria a seconda delle ponderate di fatturato. Sino a quando non arrivarono le contrazioni dei consumi, ed alle conseguenti difficoltà di bilancio delle aziende, aggravate anche da un atteggiamento diverso da parte del sistema bancario. Ossia, non era più ipotizzabile per il Trade fare determinate richieste, si doveva &#8220;abbassare il tiro&#8221;, e tornare a richieste prudenti. Dall&#8217;altra parte l&#8217;industria continuava, però, a richiedere prestazioni che non venivano distinte per insegna o per catena, nel senso che la richiesta di posizionamento di un determinato espositore, o di una serie di referenze era richiesto per tutti gli appartenenti alla Supercentrale e non solo per alcuni, in ragione della miglioria della posta del contratto che ovviamente doveva essere applicata a tutti, con la conseguenza che la concessione del Trade poteva essere assimilata più facilmente da un format, ma molto più difficilmente da un altro, per non parlare delle redditività derivanti dall&#8217;occupazione di tali spazi. Quindi nel gioco delle Supercentrali, abbassandosi l&#8217;entità delle richieste e mantenendo inalterate le domande da parte dell&#8217;industria, che interesse si può trovare in un simile meccanismo? Auchan, come anche Pam o Lombadini si può credere che da soli non hanno la forza per chiedere poste uguali o superiori a quelle che venivano chieste da Intermedia? Ovviamente no, anzi , al contrario, saranno in grado di garantire prestazioni più precise secondo strategie di category condivise e ragionate. Esselunga insegna, fu la prima ad allontanarsi dal &#8220;vecchio sistema&#8221; sulla scorta dell&#8217;incidente con Barilla, che da soli ci si può organizzare molto meglio senza abbassare la qualità delle richieste. Siamo al tramonto di un epoca, ecco perché la fine di Intermedia ha una rilevanza storica, si deve iniziare una nuova stagione dove a fronte di richieste importanti, che possono essere determinate da varie coniugazioni non riconducibili sono all&#8217;importanza delle quote di mercato, il Trade deve garantire condivisibili strategie in termini di category management, mettendo al centro della discussione non più e non solo la propria forza sul mercato (spesso più aria che sostanza) ma la forza dei progetti da costruire in comune. Se si avrà la capacità di realizzare attività di tal fattezza, le distinzioni di forza in base alle quote di mercato saranno attenuate da rinnovati valori aggiunti riferibili alla soddisfazione della reale domanda del consumatore e quindi alle conseguenti produttività ponderate.</p>
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