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Gennaio 2018, la Gdo ha perso 350 milioni: quali ragioni?

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Effetto calendario, consumatori a letto per l’influenza e diminuzione delle pressione promozionale tra le probabili cause. Ma il freno ai consumi è generale, la crisi non è ancora passata

Il mese di gennaio è stato un brusco risveglio per la distribuzione moderna, ancora intenta a festeggiare il buon andamento delle vendite natalizie e di tutto il 2017. Quello che doveva essere – e in teoria ancora può essere – l’anno che sancisce la definitiva uscita dalla crisi è iniziato nel peggiore dei modi, con un calo delle vendite nell’ordine dei 350 milioni di euro. A fornire questo dato è Nielsen, che specifica che in termini percentuali il crollo è stato del 5% (6,2% a parità di rete).

La categoria merceologica che ha sofferto di più è stato il food confezionato, che ha lasciato per strada ben 80 milioni di euro, seguito a brevissima distanza dal fresco (77 milioni); non è andata bene neanche all’ortofrutta (-51 milioni) e al “no food” (-49%). Queste quattro voci rappresentano i tre quarti del calo del fatturato di gennaio. La parte restante va cercata in capo alla cura della persona (-27 milioni), al tessile (-16 milioni), alla cura della casa (-15 milioni), alle bevande (-14 milioni), ai surgelati (-14 milioni) e al pet (5 milioni).

Se questi dati delineano un quadro molto preciso, non altrettanta chiarezza c’è sulle cause di questa imprevista debolezza delle vendite. Gli stessi analisti di Nielsen hanno provato a stilarne un elenco, in cima al quale c’è l’effetto calendario. L’inizio della prima settimana statistica di gennaio è coincisa con l’inizio dell’anno – lunedì 1 – di fatto sottraendo un giorno di acquisti. L’effetto è stato particolarmente pesante, visto che la prima lettura settimanale del 2018 ha fatto registrare un tracollo del 15%. La società di analisi quantifica in 200 milioni di euro l’effetto calendario, ovvero più della metà del totale. “Gennaio paga il boom delle vendite registrate a dicembre – si legge nel report di Nielsen – Non solo per giorni di apertura, ma perché nelle settimane di dicembre le vendite sono state straordinariamente positive (+2,8%). Probabilmente siamo di fronte ad un effetto di riduzione dello stock di prodotti acquistati per le feste”.

In seconda battuta ha pesato il picco influenzale che, a metà gennaio, ha costretto a letto più di 4 milioni di Italiani, fattore che secondo Nielsen è “costato” altri 45 milioni di vendite in meno. “Il picco influenzale, arrivato in anticipo rispetto agli scorsi anni, può avere inciso sulla frequenza di visita e sulla spesa degli Italiani – spiegano gli esperti di Nielsen – I dati dell’Iss confermano un’alta percentuale di italiani alle prese con l’influenza e probabilmente costretti a casa. Ulteriore conferma dai trend molto positivi dei prodotti per automedicazione”.

Da ultimo, infine, ha inciso “l’effetto promo”, a cui vanno addebitati altri 26 milioni: il numero di referenze in offerta è diminuito con un effetto immediato sulle vendite. Questo si presta a duplice lettura. Da una parte gli operatori della Gdo hanno ritenuto che fosse giunto il momento di ridurre la pressione promozionale, visto il buon andamento del 2017; dall’altra però il mercato non ha risposto nel modo sperato.

Non trovano una giustificazione dunque i restanti 77 milioni che mancano per arrivare al totale di 350 milioni, se non quella che i consumatori italiani hanno deciso di tagliare le spese. Per quanto questa battuta d’arresto abbia colto tutti di sorpresa, non bisogna dimenticare che la crisi economica e dei consumi è durata ben dieci anni e, nonostante la congiuntura abbia dato incoraggianti segnali di ripresa, la strada da percorrere per uscire definitivamente dal guado è ancora lunga e costellata di ostacoli. Come gennaio non ha mancato di ricordare.

 

[via repubblica]

2 COMMENTI
  1. Angelo

    A mio avviso
    L effetto boom delle vendite di dicembre ha influito più dell effetto calendario che di suo contribuisce al passivo.

  2. francesco

    il calo delle promo ci sarà stato anche l’anno scorso come tutti i mesi di gennaio dopo le festività natalizie: così lo stock di prodotti da acquistare dopo le feste.
    Per il resto posso condividere.

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