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Pasta di Semola: a confronto 7 grandi aziende leader internazionali o grandi fornitori di Private Label. Tutti i segreti di queste aziende sotto analisi

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Viene oggi pubblicato l'articolo della terza settimana dedicata alla categoria Pasta di semola. Tutti gli articoli dello speciale argomentano i dati delle vendite nei supermercati e negli ipermercati nel 2017, approfondiscono gli studi sui protagonisti dell’industria attraverso delle analisi di benchmark dei Bilanci degli ultimi cinque anni a cura della società Obiettivo Valore SRL ed infine analizzeranno gli scaffali di alcuni protagonisti della Grande DistribuzioneLe analisi, i grafici, gli studi finanziari e tutto il materiale presente in questo e nei successivi articoli è disponibile esclusivamente per gli abbonati al portale. Nel mese di Marzo l’insieme degli articoli, con interviste ai Buyers della GDO ed ai protagonisti dell’industria, e con una analisi molto profonda delle performance finanziarie dei players dell’industria, verranno riuniti in un e-book acquistabile al costo di 250€ + IVA on line, oppure scaricabile gratuitamente dagli utenti PREMIUM

Dopo aver analizzato le prestazioni della categoria pasta di semola nel mercato Italiano (Super+Iper) anno di riferimento 2017, veniamo oggi ad analizzare i produttori, e più nel dettaglio, si vuole approfondire quello che è il trend di ogni azienda produttrice da cinque anni a questa parte, per comprendere se la qualità della gestione strategico-imprenditoriale è stata capace di generare profitto e quindi se nel prossimo futuro sarà da considerare affidabile o meno.

 

A chi può interessare questa analisi?

E’ scontato affermare che i primi interessati a questa analisi sono proprio i protagonisti (le aziende) menzionati nella ricerca ovvero Barilla, De Cecco, Pastificio Zara, Pastificio Garofalo, Pastificio Rummo, Divella e Pastificio Liguori ; si tratta, infatti, di una vera e propria analisi di benchmark tra loro, concorrenti diretti.

Ma deve necessariamente interessare a chi collabora con queste aziende, quindi i clienti ed i fornitori. I fornitori per chiare ragioni di qualità dell’incasso, ed i clienti per ragioni di qualità della performance. Soprattutto le aziende che si incontrano (scontrano) sul mercato nel campo della private label devono essere considerate sia per la qualità del prodotto, sia per la qualità dell’azienda, che sta all’origine della qualità del prodotto.

I produttori di pasta sono, però, molteplici e noi in questa analisi abbiamo considerato i più conosciuti sul mercato. Sia chiaro non si parla di Brand conosciuti sul mercato, ma specificamente di produttori perchè nel compiere questa analisi abbiamo studiato coloro i quali sono più attivi nella Private Label, quindi presenti sugli scaffali ma con il marchio del Distributore.

In generale tutti i produttori di pasta possono assolutamente beneficiare di questa analisi di benchmark: i dati presenti in questo studio sono un importante riferimento per il mercato, ogni azienda può da qui preparare la formulazione di traguardi di realistico raggiungimento a breve futuro, ma anche incentivare il personale impiegato a tutti i livelli all’interno dell’azienda a conoscere a fondo il proprio prodotto e le attività, individuando propri punti di forza e di debolezza e soprattutto le aree critiche di gestione sulle quali intervenire.

Lo studio, da ultimo, può aumentare l’elasticità e la flessibilità verso il cambiamento, favorendo maggiore coesione tra le diverse aree aziendali.

A cura del dott. Giuseppe Di Napoli senior Partner Obiettivo Valore SRL

L’analisi che segue riguarda alcune delle più note imprese del settore della pasta di semola, di diversa dimensione e rilevanza nel mercato di riferimento, oltre che con business model più o meno orientati esclusivamente al prodotto Pasta (Barilla, Divella, De Cecco e Garofalo, ad esempio, operano in diversi settori alimentari), più o meno orientati esclusivamente sui prodotti a proprio marchio piuttosto che a marchio di terzi e più o meno orientati sul mercato nazionale:

* I risultati di RUMMO S.P.A. riferiti agli esercizi 2015-2016 sono interamente influenzati dagli effetti dell’alluvione che nel mese di ottobre 2015 ha colpito il pastificio, con un’onda di circa quattro metri di acqua e fango che ha devastato le linee di produzione, le intere scorte di imballaggio e buona parte delle scorte di prodotto finito, con danni per oltre 40 mln €, senza tenere conto del blocco della produzione di oltre 8 mesi. Nelle more della pulizia e del ripristino del sito, la società è stata costretta, pur di non uscire dal mercato, ad esternalizzare la produzione, generando perdite gestionali a causa degli elevati costi da sostenere rispetto alla produzione ordinaria.

** Il dato relativo a LIGUORI PASTIFICIO DAL 1820 S.P.A. si riferisce all’esercizio 2015, non essendo ancora disponibile il bilancio 2016.

Le aziende possono essere suddivide in funzione del giro d’affari fra:

1)     Grandi aziende: fatturato >500 mln € (Barilla)

2)     Aziende medio grandi: fatturato da 100 a 500 mln € (dalla 2° alla 5°)

3)     Aziende medio piccole: fatturato <100 mln € (dalla 6° alla 7°)

Tale segmentazione si rende necessaria al fine di interpretare le eventuali differenze di performance economico finanziarie.

L’analisi si fonda sullo studio dei Bilanci non consolidati riferiti al periodo 2012-2016 e viene prodotta in forma di risposta ad una serie di domande, con evidenza dei dati dell’ultimo periodo disponibile.

L'attuale analisi si divide in due parti, nella presente si analizzerà:

1)     Quali aziende hanno generato maggiore crescita nel periodo?

2)     Quali sono le aziende più redditizie?

3)     Chi fa ruotare maggiormente il Magazzino?

La seconda ed ultima parte dell'analisi andrà invece ad analizzare:

4)     Chi incassa più velocemente dalla clientela?

5)     Chi paga più velocemente i fornitori?

6)     Quali sono le aziende più solide finanziariamente?

7)     Chi ha creato valore aziendale? chi lo ha protetto e chi lo ha distrutto?

 

Quali aziende hanno generato maggiore crescita nel periodo?

Se incrociamo su un grafico la crescita media annua[2] 2012-2016 del fatturato con quella della redditività (EBITDA) possiamo valutare non solo l’evoluzione del fatturato ma anche comprendere se la crescita è stata “buona” o “cattiva”.

[1] Fatta eccezione per LIGUORI PASTIFICIO DAL 1820 S.P.A. per la quale sono disponibili al momento soltanto i bilanci 2011-2015

[2] Il tasso annuo di crescita composto, più comunemente noto come CAGR dall’acronimo anglosassone Compounded Average Growth Rate, rappresenta la crescita percentuale media di una grandezza in un lasso di tempo. Dato per esempio il fatturato A di un’azienda all’anno x e il fatturato B nell’anno y, il CAGR dei ricavi indica la crescita percentuale costante media annua dei ricavi da A a B.

[3] EBITDA (Earnings Before Interest, Taxes, Depreciation and Amortization): rappresenta l’utile prima degli interessi, delle imposte, del deprezzamento e degli ammortamenti, costituendo la principale misura di redditività operativa aziendale. Si calcola sottraendo ai Ricavi Operativi i costi delle materie prime, delle spese per servizi, del personale, degli affitti e noleggi e degli altri costi di natura operativa.

Nel periodo in esame e tenuto conto delle premesse alla base del confronto (vedi Rummo e Liguri) il fatturato è cresciuto in media del 2,4% l’anno, mentre l’EBITDA (la redditività) è migliorata in media del 3,3% l’anno, mostrando quindi in generale un andamento favorevole da parte di tutte le aziende analizzate, che hanno accresciuto il giro d’affari e, in misura maggiore, la redditività, fatta ovviamente eccezione per quanto riguarda Rummo, che nell’ultimo biennio ha subito un drastico calo dei ricavi e del reddito, a causa dei fatti straordinari sopra rimarcati.

Il grafico è costruito ponendo l’intersezione dei due assi ai valori medi di crescita sopra riportati (fatturato +2,4% annuo e redditività +3,3% annuo), in modo da posizionare le diverse aziende in quattro quadranti a seconda che la performance di crescita del fatturato e della redditività sia stata sopra o sotto la media. Ad esempio, nel quadrante in alto a destra troviamo tutte le aziende che nei cinque anni hanno registrato sia crescita delle vendite che della redditività sopra la media. Al contrario, nel quadrante in basso a sinistra troviamo invece tutte le aziende che nei cinque anni hanno registrato tassi di crescita peggiori della media.

note: [1] Il tasso annuo di crescita composto, più comunemente noto come CAGR dall’acronimo anglosassone Compounded Average Growth Rate, rappresenta la crescita percentuale media di una grandezza in un lasso di tempo. Dato per esempio il fatturato A di un’azienda all’anno x e il fatturato B nell’anno y, il CAGR dei ricavi indica la crescita percentuale costante media annua dei ricavi da A a B. [1] EBITDA (Earnings Before Interest, Taxes, Depreciation and Amortization): rappresenta l’utile prima degli interessi, delle imposte, del deprezzamento e degli ammortamenti, costituendo la principale misura di redditività operativa aziendale. Si calcola sottraendo ai Ricavi Operativi i costi delle materie prime, delle spese per servizi, del personale, degli affitti e noleggi e degli altri costi di natura operativa.

 

La linea nera verticale tratteggiata separa l’area di crescita del fatturato (cagr Ricavi >0% area a destra della linea) da quella della riduzione delle vendite (cagr Ricavi <0% a sinistra della linea).

L’analisi evidenzia in generale una migliore performance da parte delle aziende minori rispetto a quelle di più grandi dimensioni (salvo Rummo), non solo sul fronte della crescita delle vendite ma soprattutto in merito all’andamento della marginalità.

Garofalo, Liguori (i cui trend si riferiscono al periodo 2011-2015) e ad una certa distanza Pasta Zara (che però nel 2016 ha sperimentato una riduzione dei ricavi), sono infatti le realtà che nel complesso dei cinque anni hanno conseguito la migliore performance in assoluto, posizionandosi nel quadrante in alto a destra, a fronte di un andamento neutrale da parte di De Cecco (i cui dati di crescita sono perfettamente “allineati”) e di un andamento comunque positivo, ma inferiore alla media, da parte di Barilla (ricavi +0,6% l’anno, in media EBITDA +3,3% l’anno, in media) e Divella (ricavi +0,4% l’anno, in media EBITDA +2,6% l’anno, in media).

Le aziende con la migliore crescita complessiva (sviluppo delle vendite sopra la media e redditività cresciuta più intensamente rispetto al fatturato) sono state pertanto Liguori (ricavi +3,9% l’anno, in media EBITDA +11,3% l’anno, in media) e soprattutto Garofalo (ricavi +8,3% l’anno, in media EBITDA +27,1% l’anno, in media), mentre la peggiore performance complessiva, sotto l’aspetto della crescita, è invece da attribuire a Rummo, per i fatti straordinari avvenuti nel 2015.

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Dott. Giuseppe Di Napoli

Esperto di analisi finanziaria, svolge da oltre dieci anni l’attività di consulente per piccole, medie e grandi imprese. Nel biennio 2010-2011 è stato responsabile nazionale dell’area Valutazione d’azienda e di business per l’Associazione Italiana degli Analisti Finanziari (aiaf), ente di cui attualmente è socio Responsabile per la Liguria. E’ autore di studi e approfondimenti di carattere finanziario su riviste di settore.

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