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Dati di mercato Grocery 2017: bene i freschi a libero servizio. Il No food sempre più giù

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Il 2017 verrà ricordato come un anno di gloria per la Grande Distribuzione Organizzata perché ha saputo spingere fuori e far dimenticare, si spera per sempre, un interminabile periodo dove il mercato Retail ha dovuto resistere e superare una violentissima crisi economica con forti ripercussioni sui consumi, e si è trovata nella impellente necessità di doversi trasformare sia nell’offerta al consumatore che nella propria organizzazione interna, e tutti questi cambi si direbbero culminare nell’anno appena passato dove, per la prima volta dall’inizio della crisi, si è chiuso in deciso positivo.

Tra un mesetto sapremo se il passato è definitivamente sepolto oppure se il 2017 è stato solo una “rondine che non fa primavera” e, sebbene i dati parziali che si stanno leggendo in questi giorni non fanno ben sperare, tutto il mercato è rivolto con più fiducia verso il futuro. Finalmente.

In questo articolo si vuole analizzare un aspetto delle vendite dello scorso anno che è meno eclatante rispetto ai dati generali delle vendite, ma che è rilevante analizzare per comprendere più in profondità dove si stanno dirigendo le tendenze al consumo.

Oggi analizzeremo come ha performato la categoria del Grocery durante il periodo 2017.

Primo dato: il Grocery (beverage, cura casa, cura persona, scatolame, congelato, freschi a libero servizio e pet food) è cresciuto a valore del +2,6% ed a volume del +1,4%.

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Questo dato indica che nonostante una crescita dei volumi, e quindi della numerica dei pezzi venduti, il valore delle vendite ha avuto una crescita ancor superiore.

La crescita superiore è certamente determinata da pulsioni inflattive del mercato (salutari) e forse anche, in minima parte, dall’inserimento di nuovi prodotti a maggior valore aggiunto. Il risultato conseguente è sicuramente confortante.

Nel dettaglio andiamo ora ad analizzare quali sono i segmenti che maggiormente sono cresciuti.

Il beverage è cresciuto del + 4,7% a valore e del +4% a volume. Anche il freddo è cresciuto del +5,3% a valore e del +4,6% a volume. Il fresco del +4,8% a valore e del +2% a volume.

Tutti questi segmenti trovano storicamente una crescita simultanea in periodi in cui il clima estivo è molto favorevole. Una delle ragioni del successo del 2017 è, quindi, sicuramente imputabile anche alle condizioni climatiche che si sono verificate, rispetto all’anno precedente (2016).

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Anche il pet food è cresciuto del +2,2% a valore e del +2,3% a valore: questo segmento è l’unico dove si è realizzato un evento deflattivo rispetto allo scorso anno in GDO, ciò può essere effetto di una moltitudine di ragioni, attribuibili a scelte strategiche dei retailers.

Il 2017, sebbene sia da considerare un anno florido e fortunato, ha trovato ancora una volta la difficoltà nel far crescere quei segmenti che non sono di stretta attinenza del food. La cura casa e la cura persona hanno fatto registrare numeri negativi, dimostrando la loro difficoltà anche in situazioni ambientali molto favorevoli. La cura casa, nel dettaglio, ha registrato un -1,8% a valore ed un -0,6% a volume. Simile sorte per la cura persona che ha fatto registrare un -1,9% a valore ed un -0,9% a volume.

Andiamo ora ancor più in profondità nell’analisi del grocery del 2017.

Dentro i segmenti prima accennati esistono sotto categorie che hanno davvero dato un grosso impulso alle vendite, ed altri che invece hanno rallentato fortemente le prestazioni rispetto al 2016.

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Le carni crude elaborate, ad esempio, hanno fatto registrare una crescita eccezionale (+45,6%). E’ questo un caso eclatante che deve essere letto in maniera più oggettiva: si tratta di un ambito merceologico molto piccolo in termini di dimensioni, le carni a libero servizio stanno ottenendo sempre più il favore delle vendite per una serie di ragioni, non ultima una ottimizzazione di spese varie (personale, attrezzature, energia) nella somministrazione non più a banco. I formati più piccoli stanno trasformando la loro offerta rendendola sempre più automatica per il consumatore. Detto ciò la crescita del sotto segmento va comunque tenuta in debita considerazione. I piatti pronti (primi) sono sempre più una certezza. Sono oramai diversi anni che questo segmento cresce in maniera incessante, e nonostante ciò il 2017 ha visto una ulteriore crescita del 25,1% sull’anno precedente.

E’ curiosa la crescita delle vendite dell’olio di oliva (vergine ed extra vergine), probabilmente dovuto alle fluttuazioni dei prezzi che, di fatto, provocano inibizioni oppure crescite delle vendite, anche qui il 2017 si può considerare un anno fortunato.

Come i segmenti in crescita siano spesso appartenenti all’area dei freschi, alla stessa stregua i segmenti in decremento sono, invece, attribuibili al settore no food.

Analizzando i segmenti che hanno compiuto le peggiori prestazioni nel corso del 2017 si può facilmente verificare come la maggior parte siano appartenenti al mondo del no food: lame da barba, pannolini, assorbenti, detersivi per lavatrice.

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Ma non solo: i cibi omogeneizzati (assieme ai pannolini) danno l’impressione che la GDO non sia più un punto di riferimento per il mondo dei bimbi e dei neonati, è probabile che la crescita dell’offerta specializzata, anche in questo settore, stia dando alla GDO la consapevolezza che è il tempo di cambiare atteggiamento, soprattutto nel format ipermercati: forse siamo arrivati ad un punto dove essere presenti in tutte le categorie significa che non si approfondisce bene nessun aspetto dell’offerta. E probabilmente per tale ragione la tendenza dei grandi gruppi della GDO è quella di concentrarsi nell’offerta dei freschi, e più ancora dei freschi territoriali per creare quel valore aggiunto che compete a questo formato.

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