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“Farmaci, le lobby medioevali vogliono l’oligopolio”

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L’ad di Conad Francesco Pugliese è durissimo: “Si è creato uno scenario favorito da esponenti politici che stanno cercando di cancellare l’esperienza delle parafarmacie, elemento di modernità e vivacità Ecco le contromisure”

«Quello che è uscito dal ddl Concorrenza — peraltro con un iter di approvazione lunghissimo, nonostante si tratti di una legge annuale — è lontano da una vera liberalizzazione dei mercati, dalla reale condizione dell’economia del Paese, dalle esigenze di sempre più ampie fasce di popolazione che vivono un disagio tangibile ».

Non le manda a dire Francesco Pugliese, l’amministratore delegato di Conad, sull’ennesima “non decisione” del governo di liberalizzare la vendita dei farmaci di Fascia C. Ancora una volta infatti non è stato dato il via libera alla vendita nelle parafarmacie dei farmaci che necessitano di una prescrizione medica ma il cui costo è interamente a carico dei consumatori. Si tratta di un mercato di grandissimo interesse per le 18.549 farmacie che operano in Italia visto che il giro d’affari è nell’ordine dei 3 miliardi di euro. «Il divieto di vendita nelle parafarmacie di fatto antepone l’interesse delle lobby del farmaco a quello dei cittadini — rincara la dose Pugliese — In un Paese che coltiva il pensiero liberista e che è rivolto all’Europa, è assurdo un ddl Concorrenza, quale l’attuale, che non fornisce un reale supporto all’economia, non crea nuova occupazione, non accompagna la nascita di nuova imprenditorialità, non dà risposte alle richieste dei cittadini». Più di una volta gli esecutivi che si sono succeduti negli ultimi anni sembravano essere sul punto di introdurre una vera concorrenza anche nei farmaci di fascia C ma alla fine la norma è sempre saltata, negando così ai cittadini la possibilità di veder scendere i prezzi, come accaduto nel caso dei farmaci che sono oggi venduti nelle parafarmacie presenti all’interno dei supermercati. E dire che, come avviene nel caso di Conad, i responsabili del punto vendita sono dei farmacisti, facendo dunque venir meno qualsiasi timore riguardante la salute di chi compra.

Il numero uno di Conad sottolinea poi come il settore delle farmacie, in prospettiva, sarà sempre più nelle mani delle società di capitale: «Circolano parecchi dossier che analizzano lo stato delle farmacie in Italia, ma è certo che la situazione che si è venuta a creare con il recente ddl Concorrenza, voluto dai politici, porterà a un significativo riassetto nella dispensazione dei farmaci in Italia». Dall’agosto scorso, infatti, è stata superata la norma in base alla quale la proprietà di una farmacia poteva essere intestata unicamente a persone fisiche, a società di persone o a società cooperative a responsabilità limitata e i proprietari dovevano inoltre essere necessariamente farmacisti; infine ciascun farmacista non poteva essere proprietario di più di una farmacia, limite che saliva a quattro per le società cooperative a responsabilità limitata. Oggi una società di capitali può essere proprietaria di un numero virtualmente illimitato di farmacie sul territorio nazionale, salvo il rispetto del limite, introdotto dalla nuova legge, di un massimo del 20% delle farmacie presenti nella stessa regione o provincia autonoma.

«Chi perde e chi guadagna, allora, con una dispensazione del farmaco che sempre più sarà nelle mani delle società di capitale e tende a cancellare l’esperienza delle parafarmacie? — si chiede Pugliese — Lo scenario che il ddl prefigura è quello della formazione di un oligopolio nell’ambito della dispensazione dei medicinali; oligopolio che anche il nuovo gruppo dirigente di Federfarma vede negativo per i propri associati. Basti pensare che la nuova normativa fissa al 20% il limite per la quota di mercato regionale di un solo operatore, mentre nel commercio chi supera il 20% a livello provinciale viene considerato in posizione dominante. La disparità è evidente». Secondo Pugliese si tratta di «uno scenario favorito da esponenti politici che, al contempo, stanno cercando di cancellare l’esperienza delle parafarmacie, unico vero elemento di modernità e vivacità in un panorama dominato dalle spinte conservatrici di lobby di concezione medioevale ».

Ma le cose potrebbero addirittura peggiorare nel caso in cui venisse recepito l’emendamento che prevede che non venga «più concesso il codice univoco di tracciabilità del farmaco da parte del ministero della Salute per la nuova apertura di esercizio. Se recepito, questo emendamento porterebbe di fatto alla chiusura di oltre 5 mila parafarmacie su tutto il territorio nazionale. Un colpo di spugna con rilevanti implicazioni in quanto le parafarmacie vedrebbero disconosciuto e cancellato il loro ruolo sociale e, una volta di più, non sarebbe data alcuna risposta a quei 4,5 milioni di persone che non possono spendere per i medicinali più di poche decine di euro all’anno». Il manager di Conad auspica quindi il delisting dei medicinali dalla fascia C a farmaci da banco (Sop o Otc), così come accade in molti Paesi europei. Un’altra soluzione suggerita da Pugliese è quella di “invitare” le farmacie a praticare quegli sconti che una legge dello Stato (la n.214 del 22 dicembre 2011) consente loro e sostenere le organizzazioni, enti e associazioni umanitarie vicine ai più bisognosi anche attraverso la dispensazione di farmaci indispensabili per curarsi.

 

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