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Birra, consumi per 6 miliardi. E gli italiani non tagliano le spese per mangiare e bere fuori casa

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Anche durante la crisi economica il giro d’affari di ristoranti, bar e affini ha tenuto il passo e non ha risentito del crollo dei consumi che ha invece caratterizzato le spese per gli alimenti da consumare a casa. E in questo contesto l’Italia si sta scoprendo un Paese fertile per la birra, le cui vendite valgono 6 miliardi di euro e aiutano a generare quasi l’8% dei ricavi degli esercizi della ristorazione.

I dati sono stati raccolti nello nuovo studio “Famiglie e birra, la spina dorsale dei consumi fuori casa in Italia” condotto da Althesys per conto dell’Osservatorio Birra e promosso da Fondazione Birra Moretti.

Questi 6 miliardi nella bevanda di malto e luppolo rientrano nelle complessive spese da 76,5 miliardi in servizi di ristorazione, che sono la quinta voce di uscita nel bilancio familiare italiano. E che alimentano il mondo dell’Horeca (Hôtellerie, Restaurant e Café o Catering secondo alcuni), quel settore commerciale che accorpa tutti gli esercizi pubblici preposti alla preparazione e alla somministrazione di alimenti e bevande ed è costituita da oltre 325.000 punti di consumo. Un mondo che ha reagito meglio degli altri alla crisi, vuoi per la qualità della ristorazione italiana, vuoi per il diffondersi di una cultura 2.0 per il cibo che ha trovato la sua iconografia perfetta nella televisione tematica e nei reality. La crisi ha inciso negativamente sui consumi di generi alimentari (facendo registrare un -18,7 miliardi di euro di consumi tra il 2007 e il 2015) ma il suo impatto ha colpito quasi esclusivamente i consumi domestici (-18,3 miliardi di euro, ovvero il 98,2% del calo complessivo). L’Horeca, invece, è rimasta stabile. A differenza di quel che è successo in Europa, dove si è tagliato fuori casa.In questo comparto, fatto soprattutto di piccole imprese e poche grandi catene – diversamente da quanto succede in Germania, Francia o Regno Unito – la birra recita un ruolo decisamente incisivo. Lo studio evidenzia come attraverso i canali Horeca, lungo tutto il Paese, ne sono stati venduti circa 7,8 milioni di ettolitri (dati 2015). “Uno spumeggiante fiume in piena capace di generare quasi 6 miliardi di euro per gli esercenti, ovvero circa il 7,8% dei loro ricavi complessivi”, si dice nello studio come accennato sopra. In bar, pub e ristoranti gli italiani consumano il 41,5% della birra che si beve annualmente in italia, ma per effetto di prezzi più alti (di quanto non si paghi per esempio la birra al supermercato), questi ettolitri generano quasi il 75% dei ricavi totali del mercato birrario italiano. Nel dettaglio, per i bar i ricavi (quasi 2 miliardi) da birra arrivano all’11% delle vendite totali, che salgono ovviamente al 27,5% nella categoria di “bar serali” e arrivano alle metà del cassetto per le “birrerie”.

La vendita è solo l’ultimo stadio di un processo che, nei canali Horeca, genera una filiera da oltre 2 miliardi di valore e coinvolge oltre 75mila lavoratori dipendenti ricollegabili al prodotto “birra”. Di questi circa 69.700 sono quelli riconducibili alla fase della vendita, che ancora una volta si dimostra la più significativa dell’intera catena. Al ristorante, invece, la voce della bionda incide al 7% dei ricavi totali. Ma, come vuole l’adagio di “pizza e birra”, nelle pizzerie sale il peso specifico delle bionde, che valgono l’11% del giro d’affari.

 

 

[via repubblica]

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