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Ministeri italiani contro le etichette a semaforo previste dalla UE: “confondono il consumatore”

etichette semaforo italia

La riunione ha infine dedicato ampio spazio al tema delle indicazioni nutrizionali in etichetta. Pur in forme diverse dal sistema delle etichette a “semaforo”, che è stato introdotto illegittimamente nel Regno Unito, si sta comunque assistendo al proliferare caotico di varie forme di etichettatura in paesi europei come la Francia, che rischiano ad un tempo sia di confondere il consumatore sia di costruire barriere protezionistiche nei confronti dei prodotti italiani. Per questo motivo serve una normativa armonizzata europea che verrà discussa con i Paesi Membri dalla Commissione europea nel corso del prossimo anno in occasione di un forum pubblico.

Dopo avere letto questo comunicato del Mise sulle etichette a semaforo può solo venire una crisi di sconforto. È difficile concentrare in poche righe tanti errori e tanta approssimazione. Quattro ministeri italiani (Sviluppo economico, Salute, Politiche agricole alimentari e forestali, Affar esteri e cooperazione internazionale) seduti intorno a quel tavolo hanno dimenticato che le etichette a semaforo sono autorizzate dall’articolo 35 del Regolamento UE 1169 del 2011 (*), entrato in vigore in tutti i Paesi Ue e anche in Italia nel dicembre 2014. La Francia le ha adottate ufficialmente un mese fa senza problemi e non poteva essere altrimenti. Lasciare intendere il contrario dimostra un livello di distrazione inaccettabile da parte dei quattro ministeri. I modelli inglesi e francesi sono diversi, è vero, ma anche questo è ammesso dalla norma. Dire che l’etichetta semaforo rischia di confondere il consumatore, come recita il comunicato, dimostra, per usare un eufemismo, un livello di confusione notevole.

Come prescrive il regolamento Ue, il modello di etichetta a semaforo a cinque colori francese è stato sviluppato consultando tutti gli stakeholder (industrie alimentari, grande distribuzione, commercianti), è già stato adottato da catene di supermercati come Auchan e grandi aziende come Danone, ed è quello preferito dalle più importanti associazioni di consumatori come UFC-Que Choisir e dalla rivista specializzata 60 Millions des Consommateurs. Anche l’affermazione dei ministri secondo cui si costruirebbero “barriere protezionistiche nei confronti dei prodotti italiani” è priva di fondamento e dimostra una scarsa conoscenza della materia. I francesi hanno un modello alimentare molto simile al nostro e c’è da chiedersi come facciano le etichette a semaforo a essere una barriera protezionistica contro i nostri prodotti quando i loro sono pressoché simili ai nostri!

La triste conclusione che emerge dal comunicato dei quattro ministeri è che i soggetti seduti al tavolo conoscono molto poco le etichette a semaforo e la normativa europea, ma hanno letto e imparato a memoria i concetti proposti nei comunicati di Coldiretti e di qualche azienda. La realtà è che l’etichetta semaforo francese è il miglior sistema di informazione destinato ai consumatori e non comporta costi aggiuntivi per le aziende. Difficilmente un nutrizionista o un addetto ai lavori può sostenere il contrario. Chi si limita ad argomentare contro il semaforo ripetendo che la Coca-Cola è verde e il formaggio grana è rosso probabilmente raccoglie molti consensi, ma dimostra di non avere capito nulla dell’etichetta semaforo e comunque dice una cosa inesatta.

 

[via ilfattoalimentare]

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