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Lidl: revocata amministrazione giudiziaria di 4 direzioni generali

lidl insegna

Le quattro direzioni della catena di supermercati, di cui una in Lombardia, due in Piemonte e una in Sicilia, erano state sottoposte alla misura nell’ambito di un’inchiesta su presunte infiltrazioni del clan magfioso Laudani in appalti gestiti da filiali italiane della Lidl

La sezione misure di prevenzione del Tribunale di Milano ha disposto la revoca anticipata e senza alcun controllo giudiziario successivo dell’amministrazione giudiziaria, decisa lo scorso maggio, di 4 direzioni generali di Lidl Italia, proprietaria della nota catena di supermercati ‘low cost’. Le quattro direzioni, una in Lombardia, a Somaglia, provincia di Lodi, due in Piemonte e una in Sicilia, cui afferiscono circa 200 punti vendita, erano state infatti sottoposte alla misura (anche se la società non è mai stata indagata) in un’inchiesta del procuratore aggiunto Ilda Boccassini, su presunte infiltrazioni della famiglia mafiosa catanese, Laudani, in appalti gestiti da filiali italiane della multinazionale tedesca e in una società che si occupava di vigilanza anche per il palazzo di giustizia milanese.

Per i giudici (presidente Fabio Roia) infatti “la collaborazione efficace e continuativa fornita dalla società, anche per il tramite dei propri legali e le iniziative assunte dalla società in relazione ai presidi di controllo interno, alla selezione dei fornitori e all’allontanamento dei dipendenti ritenuti collusi con i soggetti indagati, danno conto della sensibilità degli organi di vertice Lidl Italia ai temi della legalità”.

L’indagine aveva portato all’arresto di 14 persone accusate di avere dato vita a un’associazione a delinquere con l’aggravante mafiosa per presunti rapporti con esponenti del clan dei Laudani di Catania. Secondo la ricostruzione della Procura, alcuni indagati avrebbero ottenuto dai responsabili di Lidl informazioni in anticipo sulle gare in corso e sulle offerte degli imprenditori concorrenti. In particolare, nella direzione catanese, le commesse sarebbero state ottenute dagli indagati attraverso l’interessamento della famiglia mafiosa. Nel provvedimento di oggi, il Tribunale spiega che non ritiene di prorogare i sei mesi di amministrazione giudiziaria (d’accordo con il pm Paolo Storari) perché la società “nella sua piena autonomia” è in grado di completare il percorso iniziato con, tra le altre cose, l’adozione del modello 231 per prevenire i reati.

Tra gli altri cambiamenti valorizzati dal Tribunale ci sono anche la sostituzione del collegio sindacale, la selezione e il monitoraggio dei fornitori e l’impegno alla conservazione del posto di lavoro per i dipendenti di Securpolice, impiegati in appalti Lidl per la sicurezza.

 

[via repubblica]

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