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Apre il Lavazza flagship a Milano: caffè a 360 gradi

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Un po’ caffetteria, un po’ bistrot, un po’ torrefazione, un po’ locale gourmet. È il nuovo flagship store di Lavazza, inaugurato a Milano nella centralissima piazza San Fedele (negli stessi spazi dell’ex pop up store Magnum). «La nostra è una caffetteria gastronomica – chiarisce Giuseppe Lavazza, vice presidente del gruppo torinese – con un’offerta di food sia dolce sia salato, che abbraccia tutti i momenti della giornata, dalla colazione all’aperitivo». A curare l’aspetto gourmand è stato chiamato lo chef Albert Adrià, amico della famiglia Lavazza. Un’amicizia che risale al 2002, quando il celebre fratello Ferran aveva firmato per il gruppo l’èspesso, memorabile primo caffè solido della storia, frutto dei suoi studi sulla bevanda in tutti i suoi possibili stati, dal liquido al solido, passando per spume, gelatine e cialde.

Lo spazio milanese – progettato dallo studio di design Jhp con la firma di Raj Wilkinson, direttore creativo dello studio, mentre Costa Group ha curato gli arredi – è studiato per offrire un’esperienza immersiva e inedita nel mondo del caffè, in un percorso multisensoriale che abbraccia tradizione e innovazione, dal classico espresso italiano, alle creazioni di Coffee Design, passando dai diversi sistemi di estrazione, fino alla celebrazione dell’arte della tostatura.

«Aprire un flaghip store – prosegue Lavazza – è stata per noi una sfida e la conclusione di un percorso di innovazione e ricerca che ci ha portato a toccare nel mondo del caffè nuovi orizzonti. Abbiamo voluto trasmettere l’esperienza di più di 120 anni di storia dell’azienda e la creatività applicata al caffè, condensando tutto all’interno di questo spazio, dove per la prima volta è possibile accostarsi al caffè a 360° e toccare mondi finora totalmente inesplorati». L’intenzione è che non resti un unicum , ma di allargare questa tipologia anche ad altre città, una quindicina, non solo nelle capitali europee, ma anche nelle grandi città americane, fino all’Australia dove Lavazza è attiva da molti anni. «Abbiamo scelto Milano perché è una città internazionale e perfetta come vetrina per presentare un concetto come questo, aperto non solo ai consumatori italiani, ma anche e soprattutto a quelli internazionali».

Il locale ha una capienza interna (senza il dehors) di circa 56 posti, di cui una trentina avrà servizio al tavolo, i restanti disponibili per il self service. Al centro un grande banco ellittico e uno spettacolare chandelier – composto da 640 chicchi di due dimensioni, la cui forma complessiva rappresenta un grande chicco di caffè – dividono lo spazio in quattro aree. L’area dedicata al Coffee Design esprime la vocazione alla creatività e all’innovazione del brand, che ha dato vita a questa nuova disciplina dove l’avanguardia del food design viene declinata nel caffè per nuove combinazioni di gusto, dalla colazione al dessert. Come in un vero e proprio cooking show, si può assistere alla preparazione e degustare alcune delle ricette esclusive che giocano con l’elemento del caffè fino a trasformarlo ad arte in innovazioni gastronomiche come spume, caviali, cocktail e inusuali assaggi solidi. L’area Fresh Roasted dello store è dedicata invece alla scoperta dell’arte della tostatura e della miscelatura, innovazione tutta italiana storicamente introdotta dal fondatore Luigi Lavazza nel 1895. Qui il caffè crudo, proveniente dai Paesi produttori di tutto il mondo, sarà trasformato ogni giorno in una tostatrice a vista dei clienti, che possono scegliere di gustare o acquistare le selezioni Lavazza. L’area Caffetteria, al cui interno è possibile assaggiare la proposta premium di Lavazza per il canale bar, che comprende la miscela di origini biologiche Alteco e la special edition Kafa, offre un percorso da Nord a Sud attraverso ricette storiche e reinterpretazioni locali dell’espresso, accompagnati dalle selezioni di cioccolatini artigianali create da Guido Gobino per Lavazza. Uno spazio sarà infine dedicato allo Slow Coffee, dove si assiste alla pratica di tutti i diversi sistemi di estrazione, dal syphon, alla Chemex, al cold-brew, dal pour over all’aeropress senza dimenticare la più casalinga moka.

La proposta gastronomica, curata e ispirata da Albert Adrià, che accompagna le creazioni di caffè, spazia dal dolce al salato. Il menu è composto da reinterpretazioni della cucina tradizionale italiana in formato “small bite”, per una pausa pranzo o uno snack veloce. «Tutto il progetto – spiega Albert – è per mettere in evidenza il caffè e il suo mondo. Tutto ruota intorno a questo concetto e anche le proposte food sono pensate per fare da accompagnamento alla degustazione del caffè, sia che si tratti di una colazione, una pausa, un pranzo completo o un aperitivo. Il cibo collabora all’esaltazione del caffè». Tra le specialità proposte, il caviale di caffè ottenuto con la tecnica della sferificazione; il coffee taco-sponge, ovvero soffice pan di Spagna al caffè completato con spuma di cappuccino; l’ambra di amaretto che sfrutta i principi della sferificazione inversa per ottenere una sfera ambrata; patate spolverate di caffè e tartufo. Per il lunch il menu comprende una dozzina di piatti: dalla stracciatella con pomodorini confit, alla tartare di pomodoro, dall’oliva sferificata, al croccante con parmigiano, dall’insalata con polpo e patate, a quella di granchio, al carpaccio di funghi, fino ai tramezzini e panini gourmet. Un’offerta che cambierà nel corso dell’anno a seconda delle stagioni. «Ho pensato a questo progetto come un work in progress – conclude Adrià – mai definitivo, che negli anni potrà esprimere ancora molto del suo potenziale».

Lavazza è stata chiamata da Oscar Farinetti a rappresentare il cluster del caffè a Fico, il parco gastronomico di Eataly che aprirà a novembre, dove replicherà, ridimensionato, questo modello di store.

«Abbiamo aspettato finora ad aprire un nostro punto vendita – conclude Giuseppe Lavazza – perché per presentare delle vere innovazioni serve tempo. Non ci interessa uscire con delle imitazioni e soprattutto non vogliamo perdere la nostra caratteristica di fare le cose “all’italiana”, anche se a volte ci esprimiamo attraverso modi di consumo che italiani non sono. Come in tutte le cose, dipende sempre dai modi, dallo stile e dall’attenzione ai dettagli che ci si mette».

 

[]via ilsole24ore]

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