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Trend di vendita, la Gdo frena. Cresce il “fuori casa” e l’e-food

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Lo rileva uno studio di TradeLab in cui vengono indagate le dinamiche evolutive dei canali distributivi nel settore alimentare. Mercato che vale oltre 153 miliardi di euro. Pil del food in ripresa

Trend di vendita, la Gdo frena. Cresce il “fuori casa” e l’e-food In un mercato in rapida evoluzione, anche le dinamiche dei canali di vendita del settore food sono cambiate. Come? Gli ipermercati sembrano, in particolare, risentire della concorrenza di discount, punti vendita specializzati ed esercizi di prossimità. Un terzo dei consumi, invece, transita da canali alternativi alla Gdo (alimentaristi specializzati, ambulanti), mentre un ulteriore terzo rimane appannaggio del “fuori casa”. La situazione attuale in Italia appare quindi caratterizzata da un mix bilanciato di formati, in cui nessuno è dominante e non è probabile che lo diventi in futuro.

A sostenerlo è una ricerca di Trade Lab, presentata in occasione dell’assemblea annuale di Aiipa, che presenta un paese con un quadro distributivo assai frammentato all’interno del quale la Gdo gioca un ruolo da protagonista ma non da leader incontrastato considerato che da qui transita solo un terzo dei consumi degli italiani. Con il settore alimentare – e in particolare da quello del food & beverage (F&B) – che resta comunque una componente sempre più centrale del mass market, anche se con impatti diversi rispetto ad un altro grande Paese come il Regno Unito.

In Gran Bretagna, infatti, sono sempre più i contesti dove vediamo la grande industria e le sue marche conquistare il mercato. Qui i primi cinque player del grocery hanno una quota del 76,6%, escludendo i piccoli produttori locali e i piccoli punti vendita. Ma è così anche in Italia? Nel nostro Paese, nel 2015, i consumi del F&B sono stati pari a 153,4 miliardi (Fonte: Istat), di questi poco meno della metà (69,3 miliardi – Nielsen) è transitato dalla Gdo, la restante quota di mercato (84,1 miliardi) è attribuibile alla distribuzione specializzata e a modalità d’acquisto come l’autoconsumo, gli acquisti alle fiere o direttamente alla fonte.

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“E’ la dimostrazione che, a distanza di anni, sono state sfatate quelle previsioni secondo le quali la Gdo sarebbe diventata in poco tempo leader incontrato tra i canali distributivi – spiega Luca Pellegrini, ordinario di marketing all’Università Iulm di Milano e presidente di TradeLab -. I fatti provano invece che non è così e che difficilmente muterà qualcosa in futuro”. Perché? “E’ cambiata la tipologia delle famiglie italiane, due terzi delle quali è costituita da 1 o 2 membri, e anche la tempistica degli acquisti, sempre più mirati e quotidiani e sempre meno settimanali, con un’evidente preferenza per i punti vendita di prossimità”, risponde Pellegrini.
Numeri alla mano: la rete distributiva italiana, pur avendo fatto registrare una contrazione del -4,1% tra il 2007 e il 2016, ha comunque dimostrato di aver retto bene alla crisi. Oggi può contare ancora su 221.878 punti vendita (stime TradedLab su fonti Mise e Nilsen), molto più del doppio di quelli presenti nel Regno Unito (86.332 punti vendita esclusi gli ambulanti).

Proseguendo con l’analisi si scopre però che, in Italia, l’ipermercato non riesce mai a raggiungere una posizione dominante facendo registrare anzi una perdita di quote di mercato, mentre il supermercato resta il formato centrale di riferimento. Il discount, di contro, ha raggiunto rispettabilità e continuerà a guadagnare, lentamente, quote. “Anche in questo caso è la dimostrazione che il format dell’ipermercato è ormai perdente – sottolinea Pellegrini -, per i motivi che prima ho citato. E non solo: ricordiamoci che l’iper è nato con una doppia finalità, quella di servire il canale food e no food. Nel momento in cui soprattutto quest’ultimo è venuto meno in termini di vendite, per effetto dell’agguerrita concorrenza dei canali distributivi specializzati, risulta evidente che il suo futuro è segnato”.

Altro fenomeno in crescita constante nel nostro Paese, seppure da una base molto modesta, è quello dell’e-food, ossia gli acquisti online. Un’indagine Netcomm stima per il 2017 un valore di 758 milioni di Euro per questo mercato. Previsioni che, se fossero confermate, porterebbero a un incremento del +31,8% rispetto allo scorso anno. “E’ chiaro che nel segmento online la ‘diga’ si è rotta – osserva Pellegrini -, ovvero questo canale sta diventando via via sempre più importante, e la Gdo non può permettersi di sottovalutarlo. Certo, c’è una variabile di non poco conto che pesa sulle strategie delle insegne: quella dei costi del servizio di domiciliazione”.

Tra i consumi del F&B, sta diventando sempre più importante, infine, il mercato del “fuori casa” con 76,4 miliardi nel 2015. In Italia i punti di consumo continuano ad aumentare. Ad oggi si stima che siano oltre 300.000 e rappresentino più del 33% del mercato nazionale (stime TradeLab su dati Istat, Nielsen, Iri). Si tratta di un settore in continua crescita che non sembra risentire dell’andamento del ciclo economico, complice anche una platea di consumatori in cui i single e le coppie senza figli rappresentano ormai poco meno del 60% dei nuclei famigliari.

“Il successo di questa modalità di consumo è da attribuire anche ad un aumento delle occasioni di consumo, connotate da socialità ed entertainment. Proprio per questo, la crescita del mercato del ‘fuori casa’ sembra destinata a non arrestarsi”, puntualizza Pellegrini. E se oggi in Italia pesa per circa un terzo dei consumi totali (229,8 miliardi), fuori dai nostri confini si raggiungono numeri anche maggiori: in UK rappresenta il 42,5%; negli Usa il 43,5% e in Spagna, caso limite, oltre il 50%. Questo fa pensare che il margine di crescita sia ancora molto ampio.

 

[via repubblica]

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  1. giulio

    “Un terzo dei consumi, invece, transita da canali alternativi alla Gdo (alimentaristi specializzati, ambulanti)”

    Questo dato mi sembra un po’ troppo alto.
    Chi sono inclusi nella voce ‘alimentarsi specializzati’?

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