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Usa, così i retailer investono nel digitale

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Uno studio di Bdo fotografa la corsa dei rivenditori per crescere nel canale online. E la sfida passa per fusioni e acquisizioni

Per tutti il vero spauracchio è Jeff Bezos e il suo proposito, tutt’altro che utopistico, di rivoluzionare il mondo del grocery. Ma, anche oltre Amazon, la crescita vertiginosa degli acquisti online nel mercato americano rappresenta ormai una realtà evidente e non più trascurabile da parte dei principali retailer tradizionali. Anzi, secondo un recente studio di Bdo, network internazionale di revisione e consulenza aziendale, ben il 68% dei chief financial officer statunitensi quest’anno intende dedicare più risorse al canale e-commerce e, in particolare, al mobile. Non a caso, un approfondimento condotto da Bdo in collaborazione con Pitchbook, data software provider per operatori venture capital, private equity e M&A a livello globale, rivela che durante lo scorso anno negli Usa l’investimento in piattaforme online per il commercio elettronico è stato molto dinamico.

E’ boom di fusioni e acquisizioni

Considerando infatti le maggiori imprese al dettaglio, si contano 105 operazioni tra fusioni e acquisizioni, con un valore record pari a 17 miliardi di dollari. Risulta in forte sviluppo anche l’attività di M&A all’interno del segmento internet retail, che conta 155 operazioni per un controvalore di oltre 13 miliardi di dollari, in aumento del 22% rispetto al 2015.

 

L’esempio di Walmart

Insomma, il consumatore preferisce sempre più acquistare online e il modello di business al dettaglio si sta quindi modificando di conseguenza. Una sfida già colta prontamente dal leader Walmart“Jet.com – commenta Simone Del Bianco, Managing Partner di BDO Italia -, è stata acquisita l’estate scorsa con un’offerta premium di 3,3 miliardi di dollari, rispetto alla sua effettiva valutazione di 1,35 miliardi. Ma Walmart ha visto giusto, al punto che, alla fine dell’anno scorso, le vendite a livello globale nell’e-commerce sono incrementate a doppia cifra, con +15% rispetto al 2015, e quelle autoctone Usa sono salite di ben il 36%”

La parola d’ordine è multicanalità

Altri player, per adesso soprattutto nel settore dell’abbigliamento, come nel caso di Urban Outfitters, stanno collaborando con startup tecnologiche in modo da utilizzare la tecnologia dei beacon in-store, raccogliendo così informazioni in tempo reale sulle preferenze di acquisto dei clienti. Nel complesso, se però i rivenditori tradizionali puntano sull’approccio multicanale, allo stesso tempo gli e-retailer puri si espandono nel mondo fisico, a cominciare ovviamente da Amazon, con l’acquisizione di Whole Foods. “E’ interessante notare – continua Simone Del Bianco -, come i grandi retailer americani, la cui presenza nei mercati europei è sempre più significativa, stiano valutando di portare l’esperienza in-store al livello successivo. Secondo le analisi Bdo, un retailer su due prevede di investire nella riqualificazione oppure nel rimodellamento dei propri store. Allo stesso tempo il 70% si sta concentrando sull’online, investendo più capitale nel commercio elettronico e nei canali mobile”.

[via foodweb]

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