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Pugliese: l’Italia si rimette in moto, ma è ancora in riserva

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Di Francesco Pugliese, AD Conad

Dopo nove anni di crisi dura occorrerà lavorare nell’interesse comune perché l’intero Paese possa rinascere appieno

Ancora debole e modesta, eppure la ripresa prende fiato anche nel nostro Paese. C’è un po’ più di fiducia, più possibilità di spesa, più propensione a consumare, anche se è il lavoro in cima alle preoccupazioni degli italiani.

L’alimentare traina le vendite (+3,4% nel primo quadrimestre 2017). Cresce, molto di più (45%) l’e-commerce, che coinvolge ormai 5,4 milioni di famiglie anche se le vendite nel largo consumo confezionato sono di soli 622 milioni di euro in un mercato che vale 65 miliardi. Frena ancora una volta, invece, il non food (-2,5%).

Questo lo scenario in cui abbiamo chiuso il 2016 con un +1,6% di fatturato, a 12,4 miliardi di euro, tra le migliori performance del settore. Nei primi quattro mesi dell’anno in corso registriamo una crescita del 4,8 per cento rispetto all’analogo periodo dello scorso anno (171,6 milioni di euro in più), con buone performance degli store Sapori&Dintorni (+17,6%), dell’Ottico (+8,6%) e dei supermercati Conad (+6,2%), che si confermano uno dei luoghi preferiti dai clienti per fare la spesa.

Abbiamo scelto di dare ancora più valore alla relazione con i clienti, perché per noi la comunità non è la semplice somma di tante persone, bensì una rete di forti e salde relazioni tra tutti coloro che ne sono parte. I risultati confermano che i clienti si fidano di noi e apprezzano ciò che proponiamo. Perché siamo anche noi parte della loro stessa comunità.

Per il triennio 2017-2019 abbiamo un piano di investimenti di 1.101 milioni di euro che utilizzeremo per nuove aperture e ristrutturazioni, per cogliere nuove opportunità di crescita, per migliorare l’efficienza energetica dei nostri punti di vendita e dei magazzini.

Dopo nove anni di crisi dura è prematuro dire se l’Italia stia riacquistando almeno una parvenza di normalità; di certo occorrerà lavorare nell’interesse comune perché l’intero Paese possa rinascere appieno.

Con la recessione il Sud ha perduto 12 punti di pil, almeno il doppio di quanto sia accaduto al resto del Paese. Qualche segno di ripresa c’è – più rapido e “sostanzioso” che in altre parti d’Italia, grazie alla spinta fornita da un settore primario quale l’agricoltura –, ma le differenze permangono in termini di pil, di reddito pro-capite, di occupazione…

Ovunque, la crisi ha spazzato via la piccola borghesia, che negli anni passati aveva guidato il cambiamento e l’evoluzione sociale, e la classe operaia, che aveva spinto per l’equità sociale. Il risultato è una società in cui sono cresciute le diseguaglianze sociali, il numero di persone a rischio di povertà e dei giovani al di sotto dei 35 anni che vivono ancora nelle famiglie di origine.

Manca una spinta rinnovatrice, manca quella “fame di successo” che in passato ha portato il Paese fuori dai momenti più difficili. Per quanto ci riguarda abbiamo un solido piano di investimenti per crescere a tassi superiori alle medie di mercato e puntare a una relazione ancora più forte con i clienti in modo da rispondere al meglio e in modo tempestivo alle loro legittime aspettative.

Intanto facciamo tesoro di questi segnali di ripresa, senza abbassare la guardia: tanti, troppi i fattori di criticità che potrebbero rallentarla o arrestarla sul nascere.

 

[Via Repubblica]

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