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L’Odissea di Tuodì

tuo insegna

In aprile scrivemmo un articolo dove spiegavamo che c’erano importanti movimenti intorno alla possibile vendita del gruppo Tuo.

Erano solo le ultime notizie di voci che circolavano da almeno un anno. Il Gruppo Tuo ha una storia che porta a Roma ed a locations che sono sempre state di tutto rispetto. Che era un cattivo pagatore lo si sapeva da anni, si potrebbe scrivere da sempre: pagava male ma pagava, chi voleva lavorare con loro doveva mettere nel conto economico una necessaria attività finanziaria a supporto, e magari anche una impiegata amministrativa che si dedicasse all’incasso. Era però una azienda che macinava fatturato, prima della acquisizione dei DICO era molto performante. Con l’acquisizione dei discount della COOP iniziò il tracollo. Il management che prese in mano l’azienda dovette fare molta pulizia, al principio, di uomini e negozi cercando di organizzare una struttura che era stata indelebilmente devastata da scelte suicida da parte di COOP ITALIA a partire dagli ex managers di Eurospin che, assunti come i salvatori della patria, si rivelarono coloro i quali aumentarono a dismisura i debiti. Furono i debiti a portare alla vendita del “carrozzone”, sebbene COOP (i soci presenti in Sviluppo Discount) sempre adottò la soluzione di destinare al discount i propri supermercati non performanti.

Il Gruppo TUO acquisì i punti di vendita (correva voce) ad una somma pari alla vendita dei propri ex supermercati ceduti alla COOP, e volle con quella operazione diventare un player nazionale in un formato che nel Paese stava crescendo.

Il cambio di immagine e di assortimento fu notevole e decisamente migliorativo, gli acquisti e le vendite fecero un ottimo lavoro, sebbene i dubbi circa la tenuta finanziaria di quegli assortimenti c’erano tutti. 500 referenze solo di Freschi erano troppe, lo scrivemmo nel periodo del cambio, il rischio di dare a scadenza il prodotto era elevatissimo, ma come spesso accade, fare Retail in Italia non viene considerato un processo industriale, ma solo distributivo, cosa che non è.

Il cambio del management, la corsa all’uscita dei vari managers, e soprattutto gli scaffali che andavano svuotandosi erano, nell’ultimo anno, segnali inequivocabili.

Le voci di vendita e di vari interessi erano molteplici, da Pam (In’s), ad Aldi, Banche incaricate di trovare compratori, molta confusione e tanta ricerca.

Il nostro articolo era una traccia più concreta rispetto ad altre, e da quello i nostri lettori hanno costruito la storia degli ultimi mesi. A fine marzo i nostri lettori scrivevano che “la situazione attuale dei discount Tuodi è tremenda, dopo la chiusura del magazzino di Stradella poi tutto è crollato, la nuova logistica delle consegne non permette un rifornimento efficace ed efficiente di una catena così ampia, le quantità di prodotti mancanti anche per lunghissimi periodi nei punti vendita è inaccettabile, si assiste a scene in cui ci sono scaffali di una stessa famiglia merceologica completamente vuoti, e tutto ciò porta solamente al peggioramento della situazione.”

Ed ancora ai primi di Aprile: “In queste settimane- e tra l’altro proprio la settimana di Pasqua- almeno qui a Roma sembra quasi che stiano chiudendo: interi scaffali, se non addirittura corsie, completamente vuoti

Era ormai chiaro che il Gruppo era fermo in attesa di un acquirente, com’era chiaro che tutti gli acquirenti stessero alla finestra cercando di far affogare il più possibile il venditore per ottenere un miglior prezzo.

Ai primi di Giugno un nostro lettore ci aggiorna della situazione: “Oltre alla mancanza di quasi il 60% degli articoli nei negozi è stato sospeso il rifornimento di carne, probabilmente per mancati pagamenti da parte di Tuodi, mentre il rifornimento di frutta è stato ridotto a 1/4 rispetto al normale. Più in basso di così c’è solo il fallimento, questi negozi non posso stare aperti un solo giorno, in più vi prego chiudete tutto e riaprite quando avrete venduto il gruppo o non riaprite mai più che forse è meglio.”

Negli ultimi giorni una notizia di sollievo scritta da (probabilmente) un dipendente che scrive: “Ultime notizie: TuoDì viene rilevato dal gruppo tedesco Aldi. I tedeschi ci stanno comprando e colonizzando, come se fossimo greci. Ma almeno avremo negozi ben gestiti e fornitori pagati regolarmente.

Aldi probabilmente avrà acquisito una parte delle strutture, le più performanti, abbandonando quelle che non rientravano nei loro parametri (locations, metrature) ed ovviamente anche disinteressandosi degli affiliati. Le altre strutture, probabilmente, potrebbero essere chiuse, altre ancora acquisite da insegne come In’s per paura che arrivino concorrenti di rango.

La domanda è: la negoziazione posta in essere da Tuo sarà capace di dare soddisfazione al debito in modo da chiudere i conti con un accordo che salvi il Gruppo da azioni di fallimento? Lo vedremo.

Q COMMENTO
  1. Roberto

    L’inizio della fine é stato nel maggio 2009 con l’acquisizione di VIP Catering (struttura all’epoca presente a Savio di Cervia) con attività primaria nelle carni, dove il gruppo Tuodì A.F. iniziò ad ampliare il suo raggio d’azione, espandendo le forniture nell’HORECA ed iniziando a “gestire” piattaforme di distribuzione anche in Sardegna. Le problematiche più evidenti derivate da questa acquisizione furono; un management non capace nel gestire i freschissimi, in effetti tra prezzi di acquisto fuori mercato e prodotti che venivano consegnati già in stato di alterazione, si ebbero nei punti vendita ad insegna Tuodì, Despar, Asso, Inpiazza, Ingrande mancati MOL, perdita di fatturati, inoltre, il costo logistico incrementato di un punto per effetto che i mezzi dovevano fare maggior percorso partendo da zone dove la maggior parte dei punti vendita non era in prossimità della piattaforma,e la assoluta ingestione delle risorse umane inerenti un settore così delicato come le carni. Iniziando a sentire gli scricchiolii, il gruppo guidato da nuove strategie dettate da nuovi ingressi manageriali, anziché gestire iniziò i tagli, che interessarono le risorse umane (solo nei punti vendita) e decise di liberarsi di uno dei settori a mio avviso trainanti come i freschissimi/carni iniziando a terzializzarlo. Da lì la scelta di scambiare i pdv Despar e qualche Ingrande, con quelli di Coop (anche qui le problematiche soprattutto nella parte tirrenica non sono irrilevanti). Ritengo che se si vuole fare distribuzione alimentare in Italia, si deve fare attenzione ai propri collaboratori con particolare riferimento alle risorse umane nei punti vendita; i fornitori devono essere dei partners con programmazione dei pagamenti e di una scontistica che tenga sicuramente conto dei volumi ma che non sia un arma quest’ultima per derogare i contratti, che la differenza la fanno i freschissimi e non i prodotti “duri”.

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