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Acquisti bio? Grande distribuzione in prima fila

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Bio Bank presenta il primo focus dedicato al biologico nei supemercati, un report statistico e ragionato sull’evoluzione del mercato non solo bio, ma anche dell’equosolidale e dei negozi specializzati. Non mancano sorprese e conferme di tendenze in atto da tempo: «Oltre il 90% dei prodotti certificati Fairtrade oggi passa dagli scaffali dei supermercati», osserva la curatrice della ricerca Rosa Maria Bertino

Da 23 anni sono la banca dati del bio in Italia, offrendo un annuario in grado di tracciare un ritratto completo di tutto quello che si muove nel mercato del biologico. Non potevano che essere Bio Bank a presentare un focus dedicato alla presenza del bio e dell’equosolidale nella grande distribuzione. «Un tema caldo, anche perché da un paio di anni si sono svegliate le grandi catene che erano in stand-by e si è assistito a una piccola esplosione», racconta Rosa Maria Bertino che con Achille Mingozzi ed Emanuele Mingozzi ha curato il Focus. «Lo scorso anno avevamo fatto un piccolo affondo, ma ci siamo resi conto che c’era molto di più da dire».
E il risultato è un report statistico e ragionato pubblicato sulla piattaforma di editoria digitale Issuu.

Dal 2001 al 2016, secondo i dati di Bio Bank le catene della Gdo con una propria marca bio sono passate da 9 a 22 (le referenze sono passate da 644 a 2.857), mentre le tre catene leader per numero di referenze con una propria marca bio (Coop, Esselunga e Carrefour) sono state anche le prime a investire nel settore del biologico. I negozi specializzati sono a quota 1.423 con un incremento annuale del 3% negli ultimi quattro anni, mentre prosegue il processo di aggregazione che interessa il 62% delle attività. Se le tre regioni leader per numero di negozi sono Lombardia, Veneto e Piemonte, le province leader sono Roma, Milano, Torino, Bolzano e Vicenza.

«In questi anni abbiamo assistito a trasformazioni impensabili anche solo pochi anni fa», continua Bertino che ricorda come ormai a offrire prodotti bio siano tantissime aziende tradizionali. «Basti poi pensare che anche tutte quelle che lavorano carne e formaggi hanno anche un’offerta tutta vegetale a base di seitan e tofu». A fare la differenza è stata la proposta da parte delle catene della Gdo di prodotti private label, giocando il proprio nome sulla filiera biologica. «E adesso arrivano anche i discount» osserva Bertino che segnala tra gli altri l’approdo in Italia del gigante tedesco dei discount Aldi (in Germania – si legge nel focus – Aldi propone una gamma di oltre 60 prodotti bio con la propria marca). I consumi del biologico, del resto stanno crescendo a doppia cifra da ormai una decina di anni. E secondo i dati Nielsen-Assobio nel 2015 è avvenuto il sorpasso storico di vendite bio nei supermercati rispetto agli specializzati e lo scorso anno ha sancito il distacco (1.191 milioni di euro contro gli 892 degli specializzati), nella grande distribuzione del resto il biologico rappresenta ormai il 3% delle vendite di alimenti confezionati.

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«Ormai tutti fanno tutto, il mercato non solo si è aperto, si è spalancato» continua Bertino che ricorda il vecchio refrain di diversi anni fa «dove trovo i prodotti bio? Adesso è una domanda che non fa più nessuno». Del resto lo sbarco degli alimenti biologici nei supermercati risale al 1993 con Coop che introduce l’ortofrutta biologica in due supermercati in Veneto, due anni dopo nasce il marchio ombrello, ma la svolta è opera di Esselunga che nel 1999 lancia una propria marca di alimenti bio “Esselunga bio” e sulla sua scia dal 2000 è tutto un fiorire di marchi private label bio. Oggi le marche sono 22 e in 16 anni le referenze (nello schema) sono triplicate passando dalle 644 del 2001 alle 2.857 del 2016. Nel focus sono censiti tutti i marchi, dove è facile notare che per tutti il colore dominante è il verde, con l’eccezione di Esselunga Bio che punta sull’azzurro.

«L’aver associato il proprio nome al termine bio ha fatto un passaggio culturale» afferma Bertino che osserva come un caso diverso sia rappresentato da Coop che «non solo ha una linea bio, ma ha anche una linea equosolidale a suo marchio dando un segnale forte di sostenibilità come impegno di tutta la catena». E sulla scelta dei diversi nomi per la curatrice del Focus ricorda come soprattutto nei primi tempi abbondavano marchi di fantasia prima di puntare all’associazione con il proprio nome.

Dal focus Bio Bank anche il primo censimento delle privat label del commercio equo e solidale. Nel capitolo dedicato a questo settore si ricorda come al di là delle esperienze pioniere degli anni Sessanta, i primi passi risalgano alla fine degli anni Ottanta con la nascita delle prime centrali di importazione tra cui Ctm Altromercato “oggi la più importante in Italia e tra le principali a livello internazionale” si legge. All’inizio l’unico canale di distribuzione erano le Botteghe del Mondo (Bio Bank ne censiva 300 nel 1997) che oggi sono 350 di cui 280 a marchio Altromercato. Nel 1994 nasce Fairtrade Italia e nel nostro Paese nasce la certificazione etica per gli alimenti equosolidali. «Oltre il 90% dei prodotti certificati Fairtrade oggi passa dagli scaffali dei supermercati, una quota che è cresciuta con gli anni», continua sottolineando come oggi «Ctm Altromercato è presente in una ventina di insegne della Gdo a partire da Esselenga, Auchan e Despar». Nel 2003 nasce Agices, l’assemblea generale italiana del commercio equo e solidale e nello stesso anno Coop dedica una propria marca agli alimenti equosolidali. A oggi sono sei le catene (dopo Coop, Crai, Lidl, Despar, Simply e Conad): tuti i prodotti sono certificati Fairtrade con l’eccezione di Simply che ha scelto il co-branding con Ctm Altromercato.

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L’ultimo capitolo del focus è dedicato ai negozi specializzati con un titolo che è tutto un programma: “L’evoluzione della specie” perché si osserva che i negozi bio stanno cambiand. Sono più che raddoppiati passando dai 682 del 1993 ai 1.423 del 2016, ma ci sono voluti vent’anni e negli ultimi quattro anni sono cresciuti del 12% con un ritmo di crescita del 3% annuo. Per lungo NaturaSì è stata la prima e l’unica catena di supermercati, nata nel 1993 oggi è in fase di evoluzione che oggi conta 230 negozi anche nei piccoli centri e a Milano dallo scorso anno conta anche della sinergia con Amazon Prime Now.
Quello dei negozi è un’area in fermento: da un lato il 2016 segna il debutto della rete NaturPlus, la prima che parte dal Sud un dozzina i negozi segnalati sul sito, mentre si ricorda il recente sbarco in Italia dei francesi Bio c’ Bon: la catena partita da Parigi nel 2008 ha aperto uno dopo l’altro oltre cento negozi in Francia in Italia ha puntato su Milano dove è arrivata a quota 13 negozi «è probabile che replichino il metodo applicato in Francia e da Milano una volta ottimizzata la logistica è molto probabile che partano alla conquista della penisola», preconizza Bertino.
Dopo questo primo focus, Bertino e il team di Bio Bank sta già pensando al prossimo, che, annuncia «censiremo le marche della cosmesi bio ed etica».

 

[via vita.it]

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