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Consumi alimentari, crescita debole trainata dai prodotti confezionati

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Report Ismea: la spesa delle famiglie registra un’inversione di tendenza nel 1° trimestre 2017 (+0,2%). L’incremento è però da ascriversi esclusivamente all’aumento dei prezzi, mentre i volumi risultano in contrazione per quasi tutti i sotto-comparti

La spesa delle famiglie per gli acquisti agroalimentari registra nel 1° trimestre dell’anno una lieve espansione rispetto all’analogo trimestre del 2016, pari nel complesso a +0,2%, cui concorre la lieve crescita della spesa dei generi alimentari, che compensa la leggera flessione delle bevande. Il segno positivo, seppur ancora molto più vicino a una stabilizzazione che a una crescita, è indice comunque di un lento e graduale processo di uscita dalla crisi.

E’ quello che emerge dai dati elaborati dall’Ismea sui risultati delle indagini Nielsen (“vendite al dettaglio presso la distribuzione” e “acquisti delle famiglie”), i quali evidenziano che – dopo la lieve contrazione del 2016 (-0,6%) – c’è stata effettivamente una ripresa della spesa per l’agroalimentare, sostenuta dai prodotti confezionati provvisti di codice Ean-European article number (+1,6%).

I “leitmotiv” delle scelte merceologiche degli acquirenti, all’interno dei singoli comparti – riporta la ricerca Ismea – continuano a essere, oltre alla sobrietà (meno atti d’acquisto e minori volumi) e all’attenzione al risparmio (ancora tanti gli acquisti in promozione), gli aspetti salutistici: buone infatti le performance all’interno dei singoli comparti, per prodotti con farine integrali, frutta fresca e secca, yogurt super proteici tipo greco.

Ancora in calo invece gli acquisti di bevande alcoliche e gassate, di olio, di uova, carni, latte e formaggi cui si aggiunge anche il segno meno dei derivati dei cereali. Segno decisamente positivo, per contro, degli acquisti in valore di frutta, verdura e prodotti ittici oltre che per alcuni prodotti da scaffale quali aceto, zucchero e dolcificanti, cioccolata e altri snack salati

Nei primi tre mesi del 2017 per il comparto delle bevande – che pesa sul totale per il 9,9% – si registra una lieve flessione della spesa, pari a -0,3%. In particolare, all’interno del comparto si rilevano performance positive per le acque imbottigliate (+5,1%) e per le birre (+4,3%) controbilanciate da arretramenti per le bevande alcoliche (-5,1%), per le bevande analcoliche (-1,5%); in flessione nel 1° trimestre anche vini e spumanti.

consumi

Per quando riguarda i generi alimentari, alcuni distinguo sono tuttavia doverosi – puntualizza la ricerca – per le diverse e contrapposte tendenze seguite dai comparti del “confezionato” rispetto a quelli del “fresco sfuso”. In particolare, per i prodotti confezionati (provvisti di codice Ean), che hanno un’incidenza complessiva di oltre i due terzi (68%) sul carrello della spesa, si registra nel 1° trimestre 2017 una dinamica positiva della spesa, con un recupero sui valori del 2016 dell’1,6%, per il contributo soprattutto dei prodotti ittici (+2,9%, con una quota del confezionato del 44% sul totale del segmento), della frutta fresca (+8,7% con un peso Ean pari al 48%) e degli ortaggi (+6,6% con quota Ean pari al 65%). Anche i salumi, in difficoltà se considerati nel complesso, se presentati in vaschetta hanno fatto segnare un +6%. Al contempo i prodotti freschi, venduti per lo più a “peso variabile” (senza Codice Ean), hanno segnato un’evidente flessione della spesa, nell’ordine del -2,4% su base annua, alla quale hanno contribuito i forti cali dei prodotti serviti al banco: per la carne (-5,4%), per i formaggi (-8,8%) e per i salumi (-6,3%).

In definitiva, a segnare le dinamiche dei comportamenti d’acquisto presso i punti vendita non è più esclusivamente la categoria d’appartenenza ma anche le modalità di presentazione del prodotto con ormai una tendenza che va consolidandosi a favore del confezionato. In particolare, nel 1° trimestre 2017, le famiglie italiane hanno dedicato ai prodotti ittici l’8,2% della loro spesa agroalimentare complessiva. L’aumento per questo comparto si ripete per il terzo anno consecutivo.

Tuttavia, va evidenziato che non sempre all’aumento della spesa è corrisposto un aumento dei volumi: i dati del 2016 evidenziano, infatti, che l’incremento della spesa sia da ascriversi esclusivamente all’aumento dei prezzi unitari, i volumi risultano in contrazione per quasi tutti i sotto-comparti (freschi, conserve, salati, affumicati e decongelati), fanno eccezione solo i prodotti ittici surgelati confezionati.

 

[via repubblica]

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