GDO News
Nessun commento

La “filiera” della birra muove 7,8 miliardi di euro

birra2

Althesys ha quantificato per la fondazione Moretti il valore del comparto in Italia, che conta 88mila lavoratori. Salari lordi per 2 miliardi di euro, 3,6 miliardi di gettito fiscale. E crescono i consumi: +9% dal 2012 al 2016. Per ogni litro venduto, ricadute positive per oltre 4 euro

La chiamano “la primavera della birra”. Nel Paese dove i consumi pro capite continuano a crescere e si osserva il più alto indice reputazionale del prodotto, la birra si sta rivelando un “moltiplicatore di sviluppo”. A dirlo è la società di consulenza Althesys, che in uno studio commissionato dalla fondazione Birra Moretti e dal suo Osservatorio della birra, ha quantificato il valore generato dall’industria per tutto il sistema economico. Se infatti nel nostro Paese i livelli di consumo pro capite sono ancora i più bassi d’Europa, e dunque gli spazi di crescita appaiono molto ampi, allo stesso tempo nel 2015 la birra ha mosso in Italia 7,8 miliardi di euro, pari a mezzo punto di Pil.

Una cifra che comprende gli effetti diretti della produzione della birra, come valore aggiunto e contribuzione fiscale, sommati a quelli indiretti (fornitori e clienti) e i consumi indotti. Corrisponde al quadruplo del fatturato delle aziende produttrici di birra: ogni litro venduto genera un valore condiviso di 4,25 euro. E le ricadute sono positive anche sul fronte occupazionale: secondo i calcoli di Althesys, la filiera occupa quasi 88mila lavoratori – praticamente, ci sono 23 posti di lavoro per ogni persona impiegata direttamente nella produzione di birra – per un totale di circa 2 miliardi di euro di salari lordi, lo 0,2% dei consumi delle famiglie.

E-Book – La Birra – Manuale 2017

E la birra piace sempre di più agli italiani: i consumi medi pro capite sono passati da poco più di 29 litri del 2012 a 31,5 nel 2016, con un andamento contrario rispetto alla congiuntura economica stagnante. “Dal 2012 al 2016, a fronte di una significativa diminuzione della spesa media, e soprattutto di quella relativa ai generi alimentari, il consumo di birra è cresciuto dell’8,9%. Gli italiani possono essere definiti ‘curiosi in crescita’: non sono bevitori maturi come i belgi, per esempio, ma neanche distratti come inglesi e francesi”, spiega l’economista Alessandro Marangoni, fondatore di Althesys. Anche se quasi il 40% della birra consumata in Italia è ancora importata, alla crescita della domanda è corrisposto anche un aumento dell’offerta italiana a partire dal 2010 e ancora in corso. “A gennaio 2017, l’indice della produzione di birra è aumentato di 3,5 punti rispetto allo stesso mese del 2016, a fronte del calo generalizzato della produzione industriale del 2,3%, il più elevato d’Europa, che segna +0,9%”, si legge nello studio.

Una filiera in crescita, e capace di produrre valore “distribuito” in tutte le sue fasi. La maggior parte si concentra negli anelli finali di distribuzione e vendita, che da soli valgono 6 miliardi di euro. Segue la produzione, che da sola pesa per quasi 1,5 miliardi di euro. Più contenuto il valore degli anelli iniziali della catena, quelli della fornitura (273 milioni di euro), dove però il valore si spalma in settori diversi: agricoltura (14 milioni), industria (120) e servizi (140). La logistica della birra genera invece un valore complessivo di 69 milioni di euro.

Dei 7,8 miliardi di euro di valore totale generato in Italia dall’industria della birra, quasi la metà (3,6 miliardi) sono rappresentate da gettito fiscale. “Poco più dell’ultima manovrina varata dal governo e lo 0,8% del totale delle entrate fiscali in Italia”, aggiunge Marangoni. La voce più consistente è rappresentata dall’Iva (1,8 miliardi di euro), seguita da imposte e contributi sociali sul lavoro (960 milioni), accise (619 milioni), imposte sul reddito delle società (221 milioni).

In questo scenario, per continuare a crescere determinante sarà l’ulteriore sviluppo della cultura birraria in Italia. Promuoverla è l’obiettivo principale della fondazione Birra Moretti, fondata nel 2015 da Heineken Italia e dalla società di logistica del gruppo Partesa. “La cultura in Italia non è dove dovrebbe essere, ma negli ultimi anni c’è stata un’attenzione elevatissima alla qualità delle produzioni. Si sta innescando un meccanismo vincente, in cui la birra si fa anche vettore di cultura gastronomica. Allo stesso tempo, cambiano gli stili di consumo: le persone iniziano a sperimentare prodotti nuovi, diversi da quello che hanno sempre bevuto. Per il settore è una rivoluzione”, spiega il presidente della fondazione Alfredo Pratolongo.

In questo scenario Heineken Italia, cui oltre al marchio omonimo fanno capo, tra gli altri, i brand Birra Moretti e Ichnusa, si muove per trarre vantaggio da questo periodo di primavera per il settore. “Il nostro obiettivo per il futuro è portare ai consumatori una nuova esperienza della birra. Punteremo su nuovi prodotti, come la Ichnusa non filtrata appena lanciata, e sulla diffusione della spina anche in piccoli locali, attraverso una nuova macchina ad hoc. L’obiettivo è crescere in volumi, ma soprattutto in valore: per Birra Moretti, per esempio, puntiamo a un aumento del fatturato del 50% nei prossimi cinque-sette anni”, spiega l’ad di Heineken Italia Soren Hagh.

[via Repubblica]

COMMENTA

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi contrassegnati sono obbligatori *

ARTICOLI CORRELATI

Torna su