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La frutta secca fa bene ai consumatori e alla Gdo

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Se non fosse per i pinoli, affondati solo dalla deflazione, non ci sarebbe alcun frutto secco in crisi di vendite. In un settore come la Gdo, che fatica da ormai molti anni, la frutta secca è un’isola felice che deve ringraziare le mode salutistiche di moda oggi, esattamente come lo yogurt greco. Minerali, fibre, proteine e acidi grassi (Omega-3 e Omega-6) sono i principi nutritivi che ne decretano il successo, nonostante il suo altissimo apporto calorico (si va dalle 600 calorie per etto di pinoli, arachidi e mandorle ai quasi 700 delle noci).

Secondo i dati raccolti da Nielsen, nei dodici mesi che vanno dal febbraio 2016 al gennaio 2017, le vendite di frutta secca a peso variabile sono cresciute dell’11,1% a 185,3 milioni di euro, mentre quella a peso imposto ha fatto segnare un +12,1% a 704,9 milioni. Questo significa che per la distribuzione moderna questa categoria merceologica vale quasi un miliardo di euro all’anno – 890 milioni per la precisione – con una crescita a doppia cifra. Insomma un vero e proprio toccasana non solo per la salute (fisica) dei consumatori ma anche per quella (finanziaria) dei supermercati.

frutta secca

Il prodotto più venduto sono le mandorle senza guscio che, nei dodici mesi in esame, hanno portato nelle casse della Gdo 89,4 milioni di euro, una cifra in progresso del 22%, seguite dalle noci con guscio con i loro 74 milioni di fatturato (+10%). In termini di importanza ci sono poi i pinoli senza guscio che valgono 49,8 milioni ma risultano in calo del 5,1%; andando ad analizzare nel dettaglio questa performance emerge però che il rosso è dovuto esclusivamente al calo dei prezzi di vendite, visto che i volumi risultano in aumento dello 0,9%. Superano ampiamente la soglia dei 40 milioni di vendite anche le arachidi senza guscio (48,6 milioni; +8,8%) e quelle con guscio (41,6 milioni; +8,9%), i pistacchi con guscio (44,5 milioni; +7,9%) e le noci senza guscio (47,7 milioni; +19,4%).

Le noci risultano dunque di gran lunga il prodotto più venduto – sommando le vendite con e senza guscio si arriva a un totale di 122 milioni di euro – seguite da mandorle (93 milioni), arachidi (90 milioni), pistacchi (53 milioni) e nocciole (29 milioni).

Le cose vanno molto bene anche per la frutta essiccata, che ai grassi sostituisce gli zuccheri: dal febbraio 2016 al gennaio 2017 le vendite sono state pari a 119,6 milioni di euro con un rialzo del 7%. A questi valori va poi aggiunto il +23,1% (a 35,5 milioni) della frutta disidratata e il +6,4% (a 9 milioni) di quella ricoperta e pralinata.

L’unica nota stonata in un settore così florido è quella della (leggera) deflazione dei prezzi, un male comune a tutta la distribuzione moderna. La frutta secca col guscio è cresciuta del 9,2% a volume ma solo dell’8,6% a valore; quella con guscio ha messo a segno un balzo del 15,7% in termini di volumi ma “solo” del 15,3% in termini di valori. A salvarsi è solamente la frutta disidratata e ricoperta che mostra volumi in crescita del 7,1% e valori del 9,9%.

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